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Posts Tagged ‘Alberto D’argenio’

Oggi a Parigi vertice con i big Ue. Arriva il sostegno alla linea italiana Intesa con i paesi del Sahel per fermare l’esodo attraverso la Libia.

BRUXELLES. I grandi d’Europa riuniti oggi a Parigi daranno il loro sostegno alle politiche migratorie italiane e cercheranno di lanciare un piano europeo, sul quale poi far convergere gli altri partner Ue, per chiudere la Rotta del Sahel che porta i migranti in Libia. E’ questo l’obiettivo del vertice organizzato da Emmanuel Macron al quale parteciperanno Merkel, Gentiloni e Rajoy.

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BRUXELLES – Politica e banche, sono queste le due incognite che per la Commissione europea minacciano l’Italia, Paese che oltretutto registra la crescita economica più bassa dell’Eurozona e di tutta l’Unione europea. L’allarme arriva dalle previsioni economiche di primavera pubblicate ieri a Bruxelles dall’esecutivo comunitario guidato da Jean-Claude Juncker. Ma per quanto la precaria situazione del governo e i crediti deteriorati in pancia agli istituti di credito nostrani siano elementi di rischio, la Commissione riconosce che la manovrina di aprile da 3,4 miliardi ha corretto il deficit dello 0,2% — portandolo al 2,2% del Pil — e dunque si appresta (mercoledì prossimo) a promuovere i nostri conti pubblici rimettendo nel cassetto la minaccia di una procedura su deficit e debito capace di commissariare l’Italia ed esporla sui mercati.

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Il documento

I tecnici avvertono la Commissione: deficit e debito fuori controllo, così salta la costruzione del bilancio italiano degli ultimi due anni.

BRUXELLES – Sale la pressione sul governo di Paolo Gentiloni per la manovra correttiva da 3,4 miliardi che l’Unione chiede entro aprile. Nelle scorse ore gli sherpa dei ministri europei delle Finanze hanno approvato l’Opinione sui conti italiani che sarà sul tavolo dell’Eurogruppo il 20 marzo a Bruxelles. Un passo avanti verso la procedura d’infrazione – un commissariamento sulla politica economica e un rischio per la tenuta del Paese sui mercati – che Roma potrà disinnescare solo con un intervento credibile sui conti nel prossimo mese.

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BRUXELLES – Bene la promessa del ministro Padoan di varare la manovra correttiva da 3,4 miliardi, ma le sole parole per Bruxelles non bastano. Per evitare una procedura d’infrazione europea serve qualcosa di più, l’approvazione delle prime misure e un calendario pubblico e dettagliato delle restanti. Si chiude così la prima delle giornate cruciali per i conti pubblici italiani. Ora proseguiranno i negoziati riservati tra governo e Commissione in attesa della prossima, ancor più decisiva, tappa: la pubblicazione del rapporto sul debito pubblico italiano al momento ufficiosamente prevista per il 22 febbraio.

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i-numeri

Il retroscena.

Bruxelles vuole un segnale prima del dossier sul debito che vedrà l’Italia molto oltre i parametri La mano tesa di Moscovici e l’offensiva dei falchi del Nord.

BRUXELLES – Anche con tutta la buona volontà del mondo, per aiutare l’Italia Bruxelles ha bisogno di essere aiutata. E per questo la Commissione chiede al governo di approvare subito un pezzo della manovra correttiva da 3,4 miliardi. Entro dieci giorni. In tempo per il rapporto sul debito italiano che sarà pubblicato il 22 febbraio. Altrimenti i negoziati si complicheranno davvero, entreranno in un terreno incognito dal quale Roma potrebbe uscire sotto procedura d’infrazione, con la sovranità economica limitata e la reputazione compromessa.

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manovra

La richiesta è arrivata a Roma la scorsa settimana Già partita la trattativa tra Moscovici e Padoan.

IL DISCORSO era rimasto in sospeso, ma ora Bruxelles chiama: in tempi brevi il governo italiano deve aggiustare i conti pubblici. Servono circa 3,4 miliardi di euro, una manovra bis che vale lo 0,2 per cento del Prodotto interno lordo. La richiesta è piombata su Roma giusto la scorsa settimana e questa volta l’esecutivo non può più rinviare, dovrà mettere mano al portafoglio. Anche perché in caso contrario — la Commissione europea lo ha messo ben in chiaro nei contatti riservati delle ultime ore con il Tesoro — è pronta una procedura d’infrazione per deficit eccessivo a carico dell’Italia per il mancato rispetto della regola del debito. Un commissariamento per diversi anni sulle scelte di politica economica che il governo Gentiloni difficilmente potrà permettersi.

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RenziIl premier: “Se vince il Sì, 500 milioni ai poveri”. Sulla data: “Non è priorità” Ma poi parla di voto a novembre. Polemica su Boschi che attacca il No.

ROMA – E’ la giornata del doppio affondo alla minoranza del Pd firmato Matteo Renzi – che ai suoi detrattori interni attribuisce la «sindrome Bertinotti» – e Maria Elena Boschi. La prima ad attaccare è proprio la ministra delle Riforme con una frase che scatena polemiche: «Chi vota No non rispetta il Parlamento ». Parole che per l’opposizione sono indirizzate agli elettori, tanto che Sel, M5S, Forza Italia e Lega insorgono. Ma lo staff della ministra chiarisce che «la frase era riferita solo a chi (minoranza dem, ndr) oggi chiede di ripartire da capo con il percorso in Parlamento » quando alle Camere nei mesi scorsi ha votato il testo attuale.

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Il piano.

La Commissione sta lavorando al progetto per lanciare il Migration compact proposto da Renzi. Il 7 giugno il via libera.

A partire da Angela Merkel e dal presidente dell’esecutivo comunitario Jean-Claude Juncker. Tanto che Bruxelles sta lavorando a un testo che sarà approvato dal collegio dei commissari Ue il 7 giugno e poi portato al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno alla ricerca del via libera da parte dei capi di Stato e di governo dei Ventotto. Un testo decisamente politico, la forma scelta è quella della Comunicazione da attuare poi con provvedimenti legislativi specifici, firmato da due vicepresidenti della Commissione: l’olandese Frans Timmermans e l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione, Federica Mogherini.

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Il premier riunisce i capigruppo Fi apprezza. Lega: parole a vuoto Oggi vertice Ue sull’antiterrorismo.

ROMA – «Abbiamo messo in campo tutte le misure di sicurezza necessarie, anche se ad ora non risulta una minaccia specifica in Italia». Matteo Renzi riceve a Palazzo Chigi i capigruppo di maggioranza e opposizione per fare il punto sulla sicurezza dopo gli attentati di Bruxelles.
Il premier ribadisce che «occorre stringere sui meccanismi di intelligence tra i paesi europei e non solo, valorizzare Europol e lavorare su una struttura condivisa».

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Con la messa in mora della Grecia parte la procedura per prolungare di 2 anni da maggio il ripristino dei confini Le capitali del Nord potrebbero blindarsi verso il Sud. Uno scenario che penalizza l’Italia, contraria alle misure.

ROMA – L’Europa mette in mora la Grecia e lancia la procedura per prolungare, da maggio, la chiusura delle frontiere interne per due anni. Una scelta che mette a rischio Schengen, la stessa tenuta politica dell’Unione e che lascia insoddisfatti diversi governi, come quello italiano. Le raccomandazioni che impongono a Tsipras di bloccare il flusso dei profughi in arrivo dalla Turchia verso l’Europa del Nord sono state approvate ieri dagli ambasciatori dei Ventotto riuniti a Bruxelles. Domani il via libera definitivo da parte dei ministri delle Finanze.

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Ellekappa

Il retroscena

In gioco il giudizio sulla manovra 2016. E giovedì Bruxelles segnalerà già uno slittamento del deficit italiano al 2,5% del Pil.

PER me i soldi alla Turchia sono un precedente, ora devono sfilare dal calcolo del deficit anche i miliardi che spendiamo per salvare le vite nel Mediterraneo». All’arrivo in Nigeria Matteo Renzi legge le dichiarazioni della Commissione europea sui fondi ai migranti. «Il solito anonimo portavoce di Bruxelles», sbotta.
CON i collaboratori che lo accompagnano nella trasferta africana li chiama indispettito «i professionisti dello zero virgola». Eppure la partita si gioca proprio sui decimali, che valgono miliardi di euro.
Renzi scatta per il metodo usato da Bruxelles, per «l’idea che su un tema cruciale e carico di destini, quello delle vite umane nei flutti e dell’Europa stessa, tutto quello che la Commissione abbia da dire sono soltanto cifre e clausole ».

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renzi ue

I vertici della Commissione europea avvertono il governo italiano: i trattati saranno applicati senza deroghe su banche e deficit. L’ira di Juncker e della Germania dopo le ultime critiche espresse dal premier italiano.

ROMA – Anche quando responsabili politici e funzionari europei lasciano Bruxelles per trascorrere le vacanze nel proprio Paese, alcuni cellulari restano accesi. E così chi lavora a stretto contatto con Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione, spiega come viene giudicata la nuova offensiva europea di Matteo Renzi. «Certo, anche se il premier italiano ultimamente è molto aggressivo – spiegano diversi funzionari Ue di rango – sappiamo che non ha dimenticato che su diversi dossier, ad esempio le banche, ha bisogno dell’Europa e per questo l’approccio di Juncker resta lo stesso: lavoriamo insieme ma non ci lasciamo innervosire o influenzare nel nostro ruolo di guardiano imparziale dei Trattati. Anche se spesso questo a Renzi non piace».

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Il retroscena

Lunedì le pagelle di Bruxelles alle manovre dei 19. Ma sull’Italia il parere definitivo sarà rinviato.

Il punto fermo è il congelamento del giudizio fino a marzo. Nel nome della flessibilità il governo nel 2016 porterà il deficit nominale al 2,2% (contro l’1,8 concordato) chiedendo oltretutto di salire al 2,4% per tagliare l’Ires grazie alla flessibilità per l’emergenza rifugiati. Bruxelles però non dà garanzie, e anche se non dovesse, come sembra dopo l’intervento di Renzi, dire subito di no a parte della flessibilità, lunedì non si sbilancerà sulla possibilità di concederla in primavera (riforme, investimenti e migranti).

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merkelSettimana decisiva sulle quote,si va verso un voto a maggioranza per superare il no dei paesi dell’Est Kerry:100mila in Usa nel 2017.

ROMA – È la settimana decisiva per capire se l’Europa sarà in grado di mettere fine al caos rifugiati, ma ancora una volta all’appuntamento i governi arrivano spaccati. Per costringere il fronte dell’Est ad accettare la solidarietà tra partner, spunta l’ipotesi di far pagare alle capitali egoiste 6.500 euro per ogni richiedente asilo scaricato alle cure degli altri paesi dell’Unione. E mentre John Kerry annuncia che nel 2017 gli Usa ospiteranno fino a 100mila rifugiati, in Europa si va verso un voto a maggioranza che metterà nell’angolo l’ex blocco sovietico, uno shock politico inevitabile dopo le scelte sul filo della xenofobia di leader come l’ungherese Orbàn.

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la distribuzione

La nuova ripartizione delle quote :i tre paesi accoglieranno circa 70 mila richiedenti asilo. Dall’Italia andranno via 40 mila migranti.

ROMA – Saranno Germania, Francia e Spagna ad accogliere la maggioranza dei richiedenti asilo giunti negli ultimi mesi in Europa. Lo prevede lo schema per i ricollocamenti che oggi sarà sul tavolo della Commissione europea guidata da Jean-Claude Juncker. Il collegio Ue analizzerà il progetto nella sua riunione di Strasburgo, ma l’approvazione formale potrebbe slittare a domani mattina in modo da permettere a Juncker di presentarlo direttamente al Parlamento europeo nell’annuale discorso sullo stato dell’Unione. Il pacchetto sarà poi esaminato lunedì dai ministri degli Interni dei Ventotto e non si esclude che nei giorni successivi venga convocato un vertice straordinario dei leader per piegare le resistenze dei paesi dell’Est contrari alla solidarietà.

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I numeriIL RETROSCENA.

ROMA . Ora che il dramma migranti mette in difficoltà e scuote le coscienze di quasi tutti i governi europei, Bruxelles prepara il rilancio per imbrigliare la crisi. La data cruciale è l’8 settembre, giorno nel quale a sorpresa la Commissione europea approverà un robusto pacchetto con nuove misure poi da sottoporre ai governi con il quale chiederà alle capitali di accogliere un numero di migranti sbarcati in Italia e Grecia superiore ai 40mila chiesti a maggio. Ma soprattutto l’esecutivo comunitario emenderà in modo permanente le regole di Dublino sull’asilo all’insegna della solidarietà verso i paesi sotto pressione.

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Le tappeCosì si sono inasprite le condizioni imposte alla Grecia dall’Europa Dall’Iva alle pensioni, ecco il pesantissimo calendario che dovrà affrontare Tsipras nei prossimi giorni.

BRUXELLES. . La rappresaglia dei governi europei contro la Grecia di Tsipras prende forma nelle sette pagine approvate ieri dai leader dei Diciannove al termine del summit più lungo della storia dell’Unione. Diciassette ore consecutive, con epilogo alle nove di ieri mattina, che lievitano se si considera l’Eurogruppo dei ministri iniziato sabato pomeriggio. Tsipras è stato umiliato per avere bloccato i negoziati per cinque mesi, per essersi regolarmente rimangiato gli impegni, per avere convocato il referendum a tempo scaduto e schierandosi contro un compromesso che sarebbe andato incontro a diverse richieste greche. E per avert dato dei «terroristi » ai partner. La cui reazione è stata però inaspettata: già venerdì scorso Tsipras era capitolato accettando un accordo molto simile a quello bocciato dai suoi cittadini.

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L'accordo
BRUXELLES. Alexis Tsipras si alza dal tavolo, dopo ore di snervanti battibecchi con i leader europei perde le staffe: «Questa non è un’Unione, questa è un’associazione ricattatoria!». Sono le quattro del mattino, è il momento in cui può saltare tutto. Prima che gli altri leader gli rispondano per le rime provocando l’irreparabile, il navigato Jean Claude Juncker precedete i colleghi: «Alexis, ora basta! Non si possono usare questi toni in una riunione del genere, chi si comporta così fa spirare il negoziato».

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Il salvataggio
BRUXELLES. E’ stato un diverbio tra Angela Merkel e Wolfgang Schaeuble a ridare qualche flebile speranza alla Grecia. Ma le condizioni poste a Tsipras per restare nella moneta unica, sempre che le accetti, saranno durissime. Ieri notte il destino del primo ministro greco era appeso a delle parentesi quadre, quelle del testo inviato dall’Eurogruppo ai capi di governo che contenevano i passaggi più duri non concordati da tutti i ministri delle finanze e pertanto più facili da smussare.
Gli occhi erano rivolti alla Merkel, alla possibilità che si dimostrasse più morbida del suo ministro delle Finanze che da sabato notte si è battuto per espellere la Grecia dall’euro.

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L'eurogruppo
BRUXELLES. «Il governo greco ha fatto di tutto per perdere la nostra fiducia». La sentenza emessa dal Finanzminister Wolfgang Schaeuble entrando all’ennesimo Eurogruppo straordinario sulla Grecia inchioda gli altri ministri al tavolo negoziale fino a notte. E così ancora una volta, quando le parti sembravano pronte alla stretta di mano finale, le trattative per salvare Atene tornano in bilico. Se oggi i capi di Stato e di governo seguiranno la linea dei loro ministri, la telenovela greca si allungherà di un’altra, inaspettata, settimana.

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