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Posts Tagged ‘Alessandra Longo’

bersaniL’annuncio nei talk del martedì. L’ex segretario: “Dal primo giorno non mi sono preso con Renzi”. L’ex premier: “Rimosso lui, torneremo a essere uniti. Primarie per il leader”.

ROMA – Dove si consuma materialmente la scissione? All’assemblea del Pd? Assolutamente no. Alla direzione del Pd di ieri? Nemmeno per sogno, visto che nessuno, né i secessionisti né il segretario dimissionario, partito per la California, si sono presentati. Il luogo deputato è uno solo: si va in televisione. Lo strappo si racconta in tivù, all’insegna della modernità. Alle nove della sera c’è l’imbarazzo della scelta. Ecco Massimo D’Alema su Rai3 , guest star di «Cartabianca» (sembra di colpo ringiovanito) con Bianca Berlinguer, vestita rosso fuoco e promossa in prime time. Ed ecco anche Pierluigi Bersani ospite di Giovanni Floris, a «Dimartedì» su La7.

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Meloni

Il caso.

Settimane da fratelli-coltelli con quattro nomi in corsa. Il pressing degli ex An convince Berlusconi, il rebus è mollare l’ex sottosegretario.

ROMA – «Se si allagasse casa tua chi chiameresti, la Meloni, Marchini o Bertolaso?». «Io chiamerei Bertolaso, ma non basta a farne uno vincente. Come si dice a Roma: se non je la fa non je la fa». In queste ore, anche notturne, Maurizio Gasparri, e quella parte di destra confluita in Forza Italia, sta facendo di tutto per convincere il vecchio Cavaliere ad abbandonare al suo destino un candidato che gli ex An considerano, sondaggi alla mano, “un cavallo bolso, un cavallo che non beve”. Oggi, 21 aprile, Natale di Roma, Giorgia Meloni presenterà ufficialmente la sua candidatura, e intanto attende sulla riva del Tevere. La leader di Fratelli d’Italia, star del “blocco lepenista” con Salvini, sembra essere l’unica in grado di arrivare al ballottaggio. E Berlusconi prepara la virata sul suo nome. Oggi un vertice di Forza Italia.

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unioni civiliNONNA ARCOBALENO PAURA DI VOLARE INSIEME IL DONATORE APERTO STESSA DONNA, DUE PADRI CON NONNO ALBERTO.

ROMA – Hanno le guance rosse per il freddo, i piumini colorati, i berretti di lana con il ponpon. I più grandi fendono la folla con triciclo e bicicletta, i piccoli piccoli si attaccano al ciuccio, sgranano gli occhi,stringono i loro pelouches, intontiti dal frastuono di piazza del Pantheon, per un giorno color fucsia. Sono i bambini arcobaleno. Più semplicemente sono bambini. E nulla ovviamente sanno, e si ricorderanno, di questo sabato di gennaio dedicato alla battaglia per i diritti delle coppie omosessuali ma anche etero. Questa è la piazza di un Paese in cui la politica sembra far fatica a seguire il desiderio di relazioni e famiglia di un frammento di società che comunque ha già deciso e va avanti, con o senza leggi.

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Staino cuperloIl leader della minoranza dem al vignettista: rischiamo una scissione di fatto, D’Alema non mi guida Bersani punge l’Unità: bel modo di conquistare i lettori. Sui social il popolo del Pd si divide.

ROMA . Si è seduto al Caffè Tommaseo della sua Trieste, una birra, un toast, e la tastiera del computer. Il giorno dopo il fiume di veleno che Sergio Staino ha riversato sull’ex amico Gianni Cuperlo («Stai uccidendo la sinistra, la gente non vi sopporta più, sei ancora al guinzaglio di D’Alema»)l’ex presidente del Pd gli risponde dalle pagine dell’Unità che aveva ospitato il vignettista. Gli insulti l’hanno ferito («Caro Sergio non sono di gomma, il tuo linguaggio ha lasciato il segno») ma non si accanisce su Staino, non è nel suo stile ( tranne un alla fine). Piuttosto cerca di spiegarsi e spiegare. 200 righe, un’intera pagina dell’Unità di oggi, e un timore di fondo, quello che davvero la scissione possa materializzarsi per inerzia: «Senza un ascolto vero, senza stima reciproca, con campagne dal sapore denigratorio, ci si può trovare distanti o separati senza neppure dirselo. Ma a quel punto qualcuno potrà dire di aver vinto?».

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PDFabbri, deputata pd, non vota la fiducia e si dispera. Quelli di Sel sfilano con le fasce nere al braccio e c’è chi sventola un libro del costituente dc Dossetti. Ma lo strappo si consuma a sangue freddo, senza clamori.

ROMA – E al secondo giorno fu subito fiducia. Il tabellone di Montecitorio fissa i numeri della prima vittoria di Renzi : 352 sì e 207 no. Non c’è più il sangue che bolle, la rabbia di martedì scorso. Anzi, c’è un’aria stanca, anemica, quasi distratta. Ieri niente più insulti e piazzate, niente presunte passioni da difendere facendo vibrare l’aula. Quelli di Sel sfilano composti davanti alla presidenza con la fascia nera del lutto sul braccio, i CinqueStelle guardano disgustati laggiù, tra i banchi del centrosinistra, «le pecore» del dissenso sull’Italicum, incapaci di sottrarsi all’egemonia renziana, un’unica deputata del Pd, Marilena Fabbri, bolognese, cede alle lacrime. Non ha votato la fiducia e si dispera. Ma è l’eccezione. Il partito registra la spaccatura a sangue freddo.

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La minoranza

“Il premier sta attraendo una maggioranza di elettori sulla base di un impianto moderato Rassicura gli imprenditori, strapazza i sindacati vuole un Partito della nazione unica àncora”.

Attacco a Renzi e alla sua politica economica “Anche la legge di Stabilità non è espansiva”.
ROMA – Gianni Cuperlo mi lasci iniziare con la battuta di Landini sulla mediazione in materia di Jobs Act dentro il Pd. Dice che chi ha scelto la linea trattativista l’ha fatto per conservare la poltrona.
«Landini parla di donne e uomini che meritano rispetto. Io penso che la riforma vada cambiata ancora ma proprio lui che parla giustamente di unità deve evitare toni sbagliati».
Quelli che vedono il bicchiere mezzo pieno dicono che Renzi ha fatto un passo indietro.
«Una retromarcia l’ha fatta.
Riconosce che il Parlamento non è un passacarte. In questo anche le piazze hanno avuto un peso e lì non c’era gente col problema del ponte ma della spesa».

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SilvioL’apertura di Berlusconi sui diritti degli omosessuali spiazza i cattolici conservatori, oggi ancora più isolati E la destra si spacca: Lega, Fdi e Ncd contro Forza Italia. Ma Toti cita papa Francesco.

ROMA – Dove sono finiti i teocon? Berlusconi apre ai gay ed ecco la vera scoperta: c’è un mondo che, fino a non molto tempo fa, contava molto, un mondo a lungo raccolto all’ombra del cardinal Ruini, in grado di imporre alla pubblica opinione e alle forze politiche l’etica dei precetti, di difendere dagli assalti “nuovisti” la cosiddetta identità cristianoconservatrice- nazionale. Il mondo delle Binetti, dei Giovanardi, tanto per citarne due esponenti, il mondo di Formigoni, di Comunione e Liberazione, dell’Opus Dei, dei movimenti cattolici artefici delle piazze gremite e rabbiose del Family Day, capaci di spaventare il Parlamento nel momento delle scelte «sensibili». Ecco: questo mondo oggi sembra più bisbigliare che rumoreggiare. Deve essere davvero declinante la comunità degli atei
devoti se l’ex presidente del Consiglio ai servizi sociali ha allegramente deciso di ignorarla (forse su istigazione della giovane Pascale) e buttarsi – anche a costo di far irritare Alfano, Salvini e la Meloni, com’è successo ieri – nella battaglia per i diritti degli omosessuali. (altro…)

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Forza Roncola

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MarinoIl centrosinistra.
Ma resta prudente: “Non è ancora finita”.

ROMA— Il sorriso è contenuto, le parole poche e concrete. Ignazio Marino arriva tardissimo al comitato elettorale, cravatta rossa, abito grigio. Tutti hanno dichiarato: Gianni Alemanno, pallido e piegato dalla modestissima performance, il grillino De Vito carsicamente avvilito dall’involuzione del Movimento, Alfio Marchini, detto Beautiful, buon incassatore aiutato, per le parole di circostanza, dall’esperienza di salotto. Lui, invece, silente e rintanato a casa. Filo diretto con Epifani, prudenza fino all’ultimo, entusiasmo combattuto come una pericolosa malattia dell’umore. «Non è finita», dice il medico chirurgo. C’è il ballottaggio, altri 15 giorni di campagna elettorale che sarà dura. Però, insomma, un po’ emozionato lo è, giurano i suoi: «Un immenso grazie ai cittadini e alle cittadine che mi hanno votato. Roma vuole cambiare pagina, io ho colto questa ansia di ricostruzione in ogni luogo dove sono andato, in ogni quartiere che ho visitato…». (altro…)

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belpaese

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“È pericoloso fare a pezzi la nostra storia fuori dalla Costituzione l’Italia è perduta”.

ROMA — Negli ultimi due anni Stefano Rodotà ha incontrato quindicimila studenti. Lo ha fatto per sponsorizzare la Costituzione figlia della Resistenza, per regalarne i segreti alle future generazioni: «Non è vero che i giovani sono indifferenti. Spesso non sanno nulla. Se gliela spieghi, la Carta, ci trovano dentro i valori in cui credono». E nel giorno in cui Grillo dichiara «morto» il 25 aprile, il professore avverte: «Di questa storia non va smontato nessun pezzo». Il tono è severo, appassionato, anche se l’ex candidato alla presidenza della Repubblica non vuole scendere in polemica diretta con chi ha sostenuto il suo nome. Ma non si scherza con la storia se si vuole rinascere come Paese: «Dobbiamo essere consapevoli della radice profonda che hanno i diritti di libertà nel nostro Paese». (altro…)

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LEGA NORD

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