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Posts Tagged ‘algeria’

Stavolta non hanno tagliato la testa a un soldato, a un giornalista o a un volontario: qualcuno che avesse a che fare con la guerra. Stavolta, e per la prima volta, a venire macellato come simbolo dell’Occidente è una persona che passava di lì per motivi suoi. Hervé Pierre Gourdel era un alpinista e fotografo di paesaggi: stava facendo trekking sui monti d’Algeria. I masnadieri lo hanno localizzato, sequestrato e giustiziato nel giro di quarantott’ore, non prima di averlo costretto al rito surreale e stalinista dell’autoaccusa. Nel video si vede un uomo con i capelli bianchi – un nonno giovane o un padre vecchio – in ginocchio davanti alla telecamera mentre ripete a pappagallo delle frasi contro Hollande. E appena la sua voce ha un sussulto di esitazione, il miliziano gli avvicina il fucile alla testa per fargli paura.   (altro…)

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Venivano dall’Algeria, dal Mali: “Gheddafi ci dava 200 euro a settimana”.

Ayed quasi lo nascondono. E’ il più piccolo, quattordici anni appena. Abitava al confine con l’Algeria, ma l’hanno preso qui con i mercenari del colonnello Gheddafi. «Io non ho fatto niente», si lamenta lui. Non aggiunge altro, in questa scuola elementare diventata prigione deve aver paura anche delle sue parole. Si volta subito verso il muro, gli altri prigionieri ragazzini, chi quindici, chi sedici anni, lo proteggono. Lungo cinquanta passi e largo venti, il refettorio dei bambini di Tajura è diventato la loro cella. Un camerone pieno di 375 detenuti, vestiti con un pigiama azzurro o rosa. Chi ha sparato, chi ha ammazzato, chi ha fatto la spia.  (altro…)

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La protesta per l’ingiustificato aumento dei generi alimentari si è spostata dall’Algeria alla Giordania (la crisi in Tunisia ha radici più politiche). 5000 persone sono scese in piazza dall’altro ieri a Amman per protestare contro gli aumenti del prezzo pane e degli alimenti in genere.

Anche qui sotto accusa le politiche economiche del governo retto da Re Abdullah II. la Fao aveva previsto che crisi alimentari avrebbero scosso molti paesi. Il rapporto si intitola State of Food Insecurity in the World e pone l’accento sul fatto che gli affamati sarebbero cresciuti di circa un miliardo di persone. E individuava la fascia del Nord Africa a rischio a causa del conflitto in Afghanistan. Ebbene, la previsione è stata rispettata.

Spiega The Guardian:

Le proteste in Giordania, e infatti in Tunisia e Algeria,arrivano dopo che la FAO ha pubblicato uno studio sulle cifre, che dimostrano che i prezzi sono al loro massimo dopo la crisi alimentare del 2008. Il prezzo medio globale di cibo – tra cui i cereali, olio, carni e prodotti lattiero-caseari – è stato superiore del 25% nel dicembre 2010 rispetto a dicembre 2009. La scorsa settimana, la benzina superato i 90 dollari al barile.

Secondo Green Prophet a acuire la crisi anche le conseguenze di una serie di carestie e inondazioni:

Mentre l’impatto dei cambiamenti climatici è difficile da quantificare in termini esatti, non c’è dubbio che le recenti siccità e inondazioni hanno svolto un ruolo nella crisi alimentare. In realtà gli echi dei recenti disordini politici sono secondo Polly Higgins, l’avvocato ambientalista recentemente intervistata da Green Prophet, il risultato di un progressivo esaurimento delle risorse derivanti dalla grave distruzione dell’ambiente. Ha spiegato che “quando si riducono le nostre risorse ci ritroviamo in conflitto, letteralmente in guerra. In Darfur c’è una guerra per l’acqua, in Iraq c’è stata una guerra per il petrolio … “

ecoblog.it

 

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Principali Paesi esportatori (verdi) e importatori (rossi) di cereali per milioni di tonnellate 2009/2010.

Cos’hanno in comune la rivolta in corso in Algeria, gli incendi estivi in Russia e le inondazioni in Australia? La risposta è l’aumento del prezzo dei cereali che ha raggiunto il suo picco all’inizio del 2011. Il prezzo è aumentato del 32% da giugno a dicembre 2010 e continua a salire. Le ultime rivolte per il cibo, i vecchi “assalti ai forni“, avvennero nel 2008 in molti Paesi, tra cui l’Egitto, la Somalia e il Cameroun in occasione del precedente picco. Rispetto ad allora la situazione è cambiata in peggio. Alcuni tra i principali produttori di cereali sono stati colpiti da siccità come l’Argentina e gli Stati Uniti, da inondazioni come l’Australia o da un caldo infernale, mai registrato nell’ultimo secolo, come la Russia. I Paesi importatori devono pagare di più, ma spesso non è sufficiente per ottenere la quantità di cibo necessaria.
La Russia, finora la terza esportatrice di frumento, dovrà importare 5 milioni di tonnellate di cereali e insieme all’Ucraina ha posto restrizioni all’esportazione. La Cina, da nazione esportatrice, è diventata importatrice, in prevalenza da Argentina e Stati Uniti, a causa dell’urbanizzazione e della crescente scarsità d’acqua. Nei primi sette mesi del 2010 la Cina ha importato circa 38 milioni di tonnellate di cereali, con un aumento del 20% anno su anno. La sola quantità di grano importata nel 2010 è stata 56 volte quella del 2009. Nel mondo le prime nazioni importatrici sono nelle aree del Nord Africa e nel Medio Oriente. Non sorprende che la prima reazione sia avvenuta in Algeria ed è probabile che si possa estendere a macchia d’olio. Secondo la FAO un miliardo di persone nel mondo soffre la fame. Il peggioramento del clima e la diminuzione dei raccolti, un andamento che non sembra reversibile nei prossimi anni, non potrà che aumentare il numero degli affamati e delle nazioni che terranno per sé i loro raccolti. Primum vivere.
La Comunità Europea nel suo complesso per ora esporta cereali, ma tra tutti i suoi membri la prima importatrice di cereali dall’esterno della UE è l’Italia. Non sembra vero, ma riusciamo a eccellere nel peggio con una tenacia formidabile. Nel periodo gennaio/luglio 2010 abbiamo importato ben 6,7 milioni di tonnellate di cereali. L’autosufficienza alimentare è la prima assicurazione per il nostro futuro. E’ necessario il rilancio dell’agricoltura. Meno cemento e più campi di grano.

beppegrillo.it

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