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Posts Tagged ‘america’

ellekappa

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SENTO alla radio un dato impressionante, così impressionante che cerco conferma e la trovo nella rivista online “Il Post Internazionale”. Il dato è questo: la metà dei privati armati del pianeta Terra abita negli Stati Uniti d’America, a fronte di una popolazione complessiva pari al 4 per cento di tutti gli umani. Che le stragi per arma da fuoco (ormai quotidiane, e i morti sono migliaia) siano una specialità di quel grande Paese, è una inevitabile conseguenza statistica della maggiore concentrazione mai vista al mondo di armi da fuoco nelle case, nelle automobili, nelle mani di chiunque. Non per infierire, ma di questa vera e propria passione per gli spari e per il piombo che trapassa le carni degli altri c’è abbondante, anzi esondante prova in una produzione iconografica ormai sterminata.

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A ROMA (Trastevere) c’è un piccolo cinema dismesso, l’America, da un paio d’anni preso “in affido”, se così si può dire, da un gruppo di ragazzi che l’ha occupato poi disoccupato poi rioccupato (ma solo il tetto) a seconda dei complicati sviluppi tecnico-giuridici di questo genere di vicende. L’occupazione ha scopo “conservativo”: quei ragazzi vorrebbero che il cinema rimanesse un cinema, e come tale cercano di rianimarlo. La moria delle sale rende il gesto romanticamene anacronistico. Eppure l’occupazione dell’America, nel suo semplice e nel suo piccolo, è diventata quasi popolare, non solo tra la gente di cinema: anche il presidente Napolitano, sia pure nei limiti concessi dalla sua delicata carica eccetera eccetera, scrisse ai ragazzi dell’America parole di simpatia. (altro…)

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Manifestazione
Washington – A decine di migliaia nelle strade e nelle piazze nel “Sabato della rabbia” per i morti di Ferguson, Cleveland e Staten Island. Gli agenti di New York attaccano de Blasio “Non venga ai funerali dei nostri caduti”.
«L’ALBERO del male ha radici profonde nella nostra storia», dice il presidente Obama, e i suoi frutti amari rotolano per le piazze e le strade d’America. Hanno provato anche ieri a scuoterlo, a Washington, a New York, a San Francisco, in tutte le maggiori città americane, cortei pacifici di persone di ogni colore ed età, nella “Giornata Nazionale della Resistenza”, ma troppe folle e cartelli come questi abbiamo visto per credere che le sue radici possano essere tagliate.
Sono trascorsi esattamente 50 anni da quando il reverendo Martin Luther King ricevette nel 1964 il Nobel per la Pace assegnato da un mondo dell’Uomo Bianco insieme sollevato dopo il terrore della rivoluzione e compiaciuto con se stesso. Ma per Michael Brown del Missouri, Eric Garner di New York, Tamir Rice di Cleveland, abbattuto dalla polizia impugnando una pistola giocattolo, il tempo della giustizia uguale per tutti è rimasto inchiodato alla verità che ieri ha spinto milioni di persone nelle strade: la polizia può abbattere cittadini di colore impunemente. Senza neppure passare per un processo.

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DICE il ministro degli esteri iraniano Zarif che il suo paese non entrerà nella coalizione anti-Isis perché “nutre dubbi sulla serietà degli Stati Uniti nella lotta ai gruppi jihadisti. È deplorevole che un paese che, per la sua azione e i suoi appoggi, ha aiutato il terrorismo a infettare la nostra regione con il male rappresentato dallo Stato Islamico, si permetta di accusare l’Iran”. Agli esperti di politica internazionale il compito di capire quanto, nel rifiuto dell’Iran sciita di muovere guerra al fanatismo sunnita, pesino ragioni di opportunità o di calcolo o di propaganda interna. Ma rileggendo la dichiarazione di Zarif è molto difficile correggere una sola riga o una sola parola. (altro…)

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Ecco una domanda alla quale non trovo una risposta (provateci voi). La domanda è questa: perché i membri del Ku Klux Klan, una delle più antiche associazioni razziste del mondo, possono riunirsi legalmente in una sede municipale (Elkton, Usa), con il loro fottuto cappuccio bianco in testa; e nelle stesse ore una giovane manager americana viene licenziata in tronco, e massacrata di insulti online, per avere affidato a Twitter una goffa battuta sulla facilità con la quale in Africa si può contrarre l’Aids? Forse che il primo emendamento della Costituzione americana, che garantisce libertà di pensiero, vale per chi invita a impiccare i “negri” ma non vale per chi twitta una scemenza? (altro…)

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Staino

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GLI Stati Uniti, realisticamente, non metteranno al bando le armi, ma promulgare misure per contenere la carneficina è possibile. Le uniche cose su cui non siamo rigidi sono quelle che hanno più probabilità di uccidere.
L’Occupational Safety and Health Administration, l’ente pubblico che si occupa della sicurezza sul lavoro, ha cinque pagine di regolamenti sulle scale, mentre le autorità federali fanno spallucce quando qualcuno propone di imporre limitazioni concrete alla diffusione delle armi da fuoco. Le scale uccidono circa 300 americani all’anno, le armi 30.000. (altro…)

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CHICAGO — Vinte le elezioni scatta il toto-nomine per la nuova squadra che affiancherà Obama alla Casa Bianca. Due le posizioni-chiave su cui si concentrano i giochi tra gli uomini (e le donne) più vicini al presidente: la poltrona di Segretario di Stato e quella del Tesoro. Per sostituire Hillary Clinton a “Foggy Bottom” i due nomi più gettonati sono quelli dell’ambasciatrice alle Nazioni Unite Susan Rice e di John Kerry, il candidato democratico sconfitto da George W. Bush nel 2004. Rimpiazzare Hillary — che sta già riflettendo insieme al marito Bill sulla candidatura alla Casa Bianca 2016 — non è impresa facile. L’ex First Lady, anche se in varie occasioni ha manifestato perplessità sulle scelte di Obama in politica estera, ha guidato il Dipartimento di Stato in modo positivo, cosa che le viene (quasi) universalmente riconosciuta. Inoltre è amata, nonostante un carattere non facile, dalla maggioranza di diplomatici e funzionari, sia quelli che lavorano con lei a più stretto contatto, sia quelli distaccati nelle sedi estere. (altro…)

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LA STRAGRANDE maggioranza della popolazione mondiale non potrà votare alle imminenti elezioni presidenziali degli Stati Uniti, pur avendo una posta in gioco enorme. Il numero dei non americani favorevoli alla rielezione di Barack Obama è schiacciante rispetto a quello di chi vorrebbe che a vincere fosse il suo sfidante Mitt Romney. E per ottimi motivi. Dal punto di vista dell’economia, le politiche di Romney volte a creare una società meno equa e più divisa avrebbero effetti non direttamente percepibili all’estero. Ma in passato, nel bene come nel male, altri seguirono l’esempio dell’America in più occasioni. Le politiche restrittive proposte da Romney quasi certamente svigoriranno la già anemica crescita americana e qualora la crisi dell’euro si aggravasse potrebbero innescare un’altra recessione. (altro…)

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Ha ragione Barbara Spinelli, la libertà d’espressione perde valore e senso se resta “sovranamente indifferente alle sue conseguenze” (più in breve, e più in generale, non c’è mai libertà senza responsabilità). Ma ciò che fa paura, e continuerebbe a farla anche laddove la libertà d’espressione fosse così ben temperata da evitare ogni trappola, è la totale pretestuosità che arma l’odio islamista: che cosa c’entra, con il film cretino e mediocre girato da un mediocre cretino, il governo americano? Cosa c’entra con gli “insulti al Corano” l’ambasciatore Stevens, amico della cultura araba, amico dell’Islam, amico della democrazia libica? La questione è che se la visione del mondo è tribale, l’individuo non esiste: esistono solo le tribù. (altro…)

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Naturalmente sono virili manifestazioni di abilità anche la caccia alle balene e le scommesse sui combattimenti di galli, ma credo che il migliore e più edificante spettacolo dell’uomo – insieme ai bombardamenti a tappeto – siano le convention repubblicane americane.
È sempre un piacere speciale vedere alcune centinaia di uomini bianchi ricchi sostenere la supremazia dell’uomo bianco ricco sul resto del genere umano e animale. Come sempre, il programma è entusiasmante: meno stato e più pezzi di merda armati di fucili a pompa. Più pistole per tutti, così se un pazzo entra al cinema a fare una strage, gli spettatori possono rispondere al fuoco, e si riscoprono le vere radici americane. Meno welfare e più darwinismo sociale. (altro…)

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VUOLE bandirlo dal territorio Usa. Allarmato dalla penetrazione camorrista il governo americano ha infatti comminato sanzioni a cinque boss del clan, (e questo sarebbe il meno) ma ha vietato a chiunque di fare affari con loro. Nessuno può introdurre i loro capitali in America, nessuna banca può accogliere il loro denaro, chi sarà sorpreso a fare affari finanziari con loro la pagherà cara. L’obiettivo è ambizioso: il ministero del Tesoro dichiara che punta ad «espellere la Camorra dal sistema finanziario globale e tutelare il sistema finanziario americano dal riciclaggio dei suoi proventi criminali». Se Geithner usa queste parole vuol dire che il pericolo è grave. (altro…)

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Provate un attimo ad immedesimarvi …

provate a pensare che da oggi la popolazione, che sò, romena in Italia (precisazione: nomino la comunità romena perchè è una delle più numerose in Italia, ma potremmo prendere come esempio qualunque altra nazionalità) si espandesse in maniera talmente esponenziale che nel giro di 50 anni supererebbe in numero la popolazione Italiana … e tutto questo grazie all’appoggio di Gran Bretagna prima, e America poi, e con la complicità delle forze internazionali, tutte ben consapevoli di quello che stava accadendo … addirittura poi, sempre con la complicità delle forze Internazionali, ai “nuovi arrivati” viene riconosciuto uno stato sovrano, uno stato sovrano nella tua terra, mentre per te rimangono solo persecuzioni, confische dei tuoi terreni poi ceduti agli altri, violenze e morti, divisi da un muro come animali e costretti a vivere in quelle poche zone in cui ancora hai libero accesso …

Quello che hanno subito gli ebrei nella seconda guerra mondiale è una delle tragedie più grandi della storia dell’uomo, ma quello che sta facendo Israele in Palestina è come un secondo Olocausto (autorizzato dalle forze internazionali)!

Da stopcensura.com

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Un anno fa il saggista americano Robert Kaplan pubblicò un affascinante volume, «Monsoon», storia dell’Oceano Indiano da sempre mare di pace e commerci, come di guerra e battaglie. La Cina e la sua ambizione di varare una flotta d’alto mare, sono al centro di «Monsoon» e qualcuno storse il naso, ripensando ai falchi «neoconservatori» di George W. Bush. Ieri però, il presidente cinese Hu Jintao, giunto quasi alla fine del suo mandato, ammonisce la Marina cinese di «prepararsi alla guerra», o a «combattimenti militari», o «lotta militare», secondo altre traduzioni. E di nuovo gli analisti si interrogano: la rivalità Pechino-Washington resterà geopolitica ed economica, il debito americano, la produzione cinese, le rotte dei commerci, la supremazia Usa nell’innovazione tecnologica e lo sforzo immane dei cinesi di primeggiare ora anche nell’high tech? O precipiterà nello scontro militare? (altro…)

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Visto che oggi ricorre la nona giornata mondiale contro la pena di morte, colgo l’occasione per ricordare che negli Stati Uniti d’America del premio Nobel per la pace Barack Obama, leader mondiali dello stato di diritto e solerti esportatori della democrazia a suon di basi militari disseminate ovunque, dall’inizio dell’anno sono state praticate 37 esecuzioni capitali.
Poi qualcuno inizierà coni soliti distinguo, tipo che non è il paese nel suo complesso, ma alcuni dei singoli stati da cui è composto, a dover abrogare la pena di morte; la questione, tuttavia, resta bella aperta: prima di indispettirci per quello che succede nella Bielorussia del perfido Lukašenko, non sarebbe il caso di dire due paroline ai nostri amici yankee, ai quali diciamo di volerci ispirare un giorno sì e l’altro pure?

Da metilparaben.blogspot.com

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A Wall Street, lo chiamano «il concorso di bruttezza» – la battaglia tra America ed Europa per stabilire chi stia peggio, tra economie in tracollo, deficit enormi e monete allo sbando. Venerdì sera la competizione è diventata ancora più brutta. Per la prima volta nella storia, gli Stati Uniti hanno perso l’importantissima «tripla A». L’agenzia di credit rating Standard & Poor’s ha bocciato la politica economica Usa, togliendo al Paese il rating più alto – un imprimatur che, per 70 anni, ha rassicurato investitori e governi del fatto che lo zio Sam paga sempre i suoi debiti. La decisione bomba della S&P è stata subito contestata dall’amministrazione Obama che ha accusato l’agenzia di un errore di calcolo di 2 triliardi di dollari. S&P – una delle tre «big» nel mondo del rating che contribuì alla crisi finanziaria del 2008 non è certo senza peccato. Ma il tempo delle recriminazioni è ormai passato. (altro…)

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LE TEMPESTE non vengono mai sole, ma una ne porta appresso un’altra. Si pensava che nella giornata finanziaria di domani il sole si sarebbe aperto un varco tra le nuvole nere dei giorni scorsi e che i mercati avrebbero respirato. Ma probabilmente non sarà così: l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato il debito americano. Non era mai avvenuto e gli operatori si aspettano il peggio in tutto il mondo a cominciare dal governo cinese che ha chiesto ad Obama con toni ultimativi di prendere drastiche decisioni per ridurre il disavanzo federale americano.

Non si era mai visto prima d’ora che uno Stato estero desse ordini alla Casa Bianca. Semmai accadeva il contrario. C’è di che aspettare col fiato sospeso che cosa accadrà domani nelle Borse asiatiche, in quelle europee e soprattutto a New York quando alle nove del mattino (le tre del pomeriggio per noi) si apriranno le contrattazioni a Wall Street. A quell’ora Piazza degli Affari a Milano sarà già da sei ore sull’Ottovolante. Forse ci sarebbe stata in tutti i casi perché la conferenza stampa di venerdì sera a Palazzo Chigi non era stata affatto rassicurante. Se l’America ha il raffreddore  –  si diceva un tempo  –  in Europa abbiamo la polmonite. Ma se la polmonite ce l’ha l’America, che cosa può accadere qui? (altro…)

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