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Posts Tagged ‘Anais Ginori’

le-pen
LIONE – “On est chez nous!”, padroni a casa nostra. Il coro risuona più volte durante il lungo discorso di Marine Le Pen. La leader del Front National ha presentato ieri il suo programma davanti a tremila militanti. Non è il trumpiano “America First”, ma quasi. E infatti non appena Le Pen cita la scelta di “libertà” del popolo americano, il riferimento al nuovo inquilino della Casa Bianca è accolto da un’ovazione nella sala.

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Stress

La legge.

Aziende e sindacati dovranno stabilire con accordi interni quando i dipendenti non possono essere disturbati.

PARIGI – MI AVVALGO del mio diritto alla disconnessione”. Dal primo gennaio, i lavoratori francesi potranno (non) rispondere così quando riceveranno mail o sms fuori ufficio. La Francia è uno dei primi Paesi a varare una legge che fissa un nuovo principio per tutti i dipendenti d’impresa: staccare telefono e computer, non rendersi sempre reperibile.

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EllekappaIdentificato anche il secondo killer Le Monde: non pubblichiamo i volti Le chiese di Francia: “Proteggeteci”.

SAINT-ÉTIENNE-DU-ROUVRAY. Era ricercato da giorni, sospettato di voler organizzare un attentato. Anche l’altro terrorista della chiesa di Saint-Étienne- du-Rouvray era noto all’antiterrorismo, schedato come aspirante jihadista. Abdel Malik P., 19 anni, era stato addirittura oggetto di un mandato di cattura sulla base di un allarme interno diffuso ai servizi segreti. Le autorità francesi avevano ricevuto un avviso con nome e fotografia due giorni prima dell’attacco in Normandia. Il ragazzo non era della regione, viveva a Aix-les-Bains, in Savoia. Aveva da poco passato la maturità e frequentava una moschea della città.

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La copertinaDa una settimana sono accampati a Place de la République, per protestare contro la riforma del lavoro del governo Li chiamano i manifestanti delle “notti in piedi”, perché discutono e lottano fino all’alba. Così il movimento dei nuovi Indignati sta dilagando in tutta la Francia.

PARIGI – IN PLACE de la République è il 37 marzo, secondo il nuovo calendario dei ragazzi insonni che si preparano a un’altra interminabile notte di discussioni e lotte. Piove e fa freddo ma al tramonto c’è già la fila per iscriversi a parlare durante l’assemblea generale. Tutto è cominciato una settimana fa, con la manifestazione contro la legge El Khomri, la riforma dello statuto dei lavoratori varata dal governo socialista che sta coalizzando il malcontento ben al di là dei sindacati.

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Gli spostamenti

Tra passaporti falsi e indagini non coordinate, 14 membri della cellula di Abaaoud “in viaggio” nel 2015.

BRUXELLES – A volte tornano, e trovano porte aperte, anzi girevoli. Lo hanno fatto sistematicamente, dal gennaio 2013 all’autunno del 2015: con un passaporto falso, talvolta senza doversi neppure nascondere, in alcuni casi fingendosi profughi.
Sono tanti i mezzi e le rotte per rincasare dalla Siria. Le reclute dell’Is hanno saputo sfruttare l’assenza di quel coordinamento tra
intelligence e polizia tra paesi che ancora credono di poter combattere il terrorismo proteggendo la propria sovranità. Ben quattordici membri della cellula di Abdelhamid Abaaoud hanno fatto marcia indietro verso l’Europa tra l’estate e l’autunno scorso.

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laicità

“Prof, perché non si può scherzare su Maometto?” “Perché i musulmani sono così poco rispettati?” Viaggio in un liceo di Parigi che, dopo gli attentati, ha introdotto le lezioni su religione, Stato e tolleranza.

PARIGI – Quando deve spiegare ai suoi alunni cosa significa il termine “laïcité”, Anne Doustaly procede al contrario. «Non è una guerra dello Stato contro la religione, non è una forma di discriminazione dei credenti». L’insegnante di storia e geografia comincia con togliere benzina dal fuoco: il tema è ormai incandescente.

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scontri

Gli incidenti

Protesta davanti all’altare per le vittime di venerdì 13 Violato il divieto di manifestare, duecento arresti.

PARIGI – «E’ una profanazione, qualcosa di indecente». Bertrand Boulet si occupa da giorni di tenere pulito e in ordine il memoriale sotto alla statua di Marianne, in place de la République. L’altare laico dedicato alle vittime degli attacchi del 13 novembre è stato preso di mira da un piccolo gruppo di individui a volto coperto che ha usato candele, cornici con messaggi e altri oggetti del memoriale come proiettili contro le forze dell’ordine. «Con quale diritto sono venuti a sputare sui nostri morti?» domanda Boulet a cui tocca adesso raccogliere nei sacchi della spazzatura quel che resta della battaglia sulla piazza simbolo di Parigi.

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Parigi

Il summit.

A 15 giorni dalle stragi Obama, Xi e altri 151 capi di Stato e di governo domani alla conferenza sul clima in una città in stato d’assedio.

PARIGI – Dal 26 novembre, Joël Domenjoud, deve presentarsi tre volte al giorno in commissariato. Il dirigente dell’associazione Coalition Climat è uno dei ventiquattro militanti ambientalisti finito agli arresti domiciliari in virtù dello stato d’emergenza dichiarato dal governo. La lotta al terrorismo non risparmia neanche gli attivisti ecologisti che volevano manifestare durante il vertice sul Clima. La Cop21 si apre domani in una Parigi blindata con oltre 11mila agenti dispiegati nella capitale, di cui quasi tremila a Le Bourget, banlieue nord dove si svolge il summit con 153 capi di Stato e di governo.

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Nel mirino

Lo scenario.

Cameron offre una base a Cipro. Incontro con Hollande. Oggi il presidente da Obama, pressing per rinforzare l’offensiva.

PARIGI – L’offensiva francese contro l’Is passa a un livello superiore. Dieci giorni dopo gli attentati di Parigi, la Francia ha condotto nuovi raid sulle basi dell’Is in Iraq e Siria. I caccia Rafale e Super- Etendard sono decollati dal ponte della portaerei Charles de Gaulle, salpata cinque giorni fa da Tolone e appena arrivata nel Mediterraneo orientale. E’ il segnale militare di un cambio di passo del governo francese, in una settimana che si annuncia decisiva sul piano diplomatico per la coalizione internazionale che deve combattere l’Is.

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police

La testimonianza.

Reagire è la parola d’ordine dei francesi, ma la paura non si cancella. Anche per chi da vent’anni ci è abituato, come l’agente di quartiere intervenuto in rue de Charonne dopo il primo allarme. Il destino di Louis e Apolline: i loro genitori sono stati uccisi, saranno adottati dallo Stato.

PARIGI – «Se non riusciamo a proteggere ragazzi che vanno a un concerto o a bere una birra, allora la nostra divisa non ha più senso”. Come tanti francesi, venerdì 13 Stéphane guardava i Bleus in tv, pregustando la rivincita sulla Germania. Nel commissariato dell’undicesimo arrondissement la radio a bassa frequenza taceva. «Le prime chiamate sono arrivate da abitanti della rue Fontaine au Roi». Stéphane ha sentito la parola “sparatoria”, la stessa di dieci mesi fa, quando la centrale ha dato l’allarme nella sede di
Charlie Hebdo.
Il comandante Stéphane è stato uno dei primi a salire nella redazione diventata un campo di battaglia. Ha visto morire uno dei suoi uomini, Ahmed Merabet, giustiziato dai fratelli Kouachi.

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Il caso.

Dal Bataclan allo Stade de France, decine di persone sono alla ricerca di chi li ha soccorsi nella notte degli attacchi. E ora sul web in tanti rispondono all’appello.

PARIGI – «Cerco l’uomo che mi ha aperto il suo portone in rue Alibert ». «Vorrei ritrovare la persona che mi ha soccorso in boulevard Voltaire». Da giorni strani appelli si diffondono sui social network. Sono alcune delle persone che si sono ritrovate nelle strade di Parigi, ferite o semplicemente nel panico, durante gli attacchi di venerdì 13 e che vogliono ritrovare i parigini che nonostante la paura di quelle ore non hanno esitato a scendere in strada, offrire rifugio, correre un piccolo rischio per aiutare altri cittadini in difficoltà.
L’appello era stato lanciato in rete al momento degli attentati, con l’hashtag #porteouvertes. Uno dei primi ad aver avuto l’idea è stato un giornalista che vuole essere chiamato solo per nome, Christophe. Abita nei pressi dello Stade de France e vedendo la situazione ha pensato di offrire ospitalità agli spettatori che uscivano dalla partita. Intorno allo stadio per fortuna non ci sono state molte scene di panico e alla fine Christophe ha dovuto accogliere solo qualche studente venuto da fuori Parigi e che non poteva tornare a casa perché metrò e treni sono rimasti bloccati tutta la notte.
E’ nell’undicesimo che è stata organizzata un’inedita gara di solidarietà. Molti l’hanno fatto senza dover neppure seguire la mobilitazione dei social network. Come Daniel Psenny, il giornalista di Le Monde, residente davanti al Bataclan, che dopo aver filmato i primi minuti di una sparatoria sotto casa sua è sceso ad aprire il portone del palazzo per dare accoglienza a Matthew, un americano ferito alla gamba che giaceva a terra. «Non ho riflettuto molto, hoagito d’istinto» racconta ora Psenny. Insieme a un altro uomo, Daniel è riuscito a portare Matthew nell’androne. Mentre entravano insieme, una pallottola volante ha ferito il giornalista al braccio. Altri condomini prestano soccorso a Psenny e intanto fanno salire l’americano ai piani alti. Passano ore di lunga attesa, finché i feriti sono evacuati dalla zona. Per un caso Matthew e il giornalista si ritrovano nello stesso ospedale. «Non riuscivo a trovare le parole giuste per ringraziarlo» spiega l’americano che era sopravvissuto per miracolo agli attacchi delle Torri Gemelle a New York l’11 Settembre del 2001. «Ma al Bataclan è stato mille volte peggio». A Daniel alla fine ha detto solo: «Sei il mio angelo».
Sono tante le storie come questa, bagliori di luce in una notte di tenebre. Come José, portiere di un palazzo di rue Oberkampf che ha portato coperte e bibite calde ai primi sopravvissuti evacuati dal Bataclan. Anche molti café e brasserie hanno dato rifugio a passanti che si sono trovati in mezzo a scene di guerra. Il sindaco di Parigi ha ordinato subito di aprire il municipio dell’undicesimo arrondissement dove sono stati portati nella notte molti sopravvissuti del Bataclan che non erano feriti ma avevano bisogno di un’assistenza psicologica.
Articolo intero su La Repubblica del 20/11/2015.

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Il blitz

Il blitz.

Battaglia a Saint-Denis, una jihadista si fa esplodere: tre morti e otto arresti. Ma la fine della mente degli attacchi non è ufficiale.

SAINT- DENIS – «Dov’è il tuo amico?». «Non è il mio amico ». Le squadre speciali, a pochi metri dai terroristi, sentono le ultime parole prima dell’esplosione. La palazzina di rue Corbillon trema, poi il silenzio. Dopo ore di battaglia, l’assalto è concluso. Gli esperti della polizia scientifica finalmente entrano e camminano su un campo di macerie, con la convinzione che tra i detriti ci siano anche i resti di Abdelhamid Abaaoud, il mandante degli attacchi di venerdì 13 cominciati a ottocento metri da qui, allo Stade de France.

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nel mondo

Il caso.

Nel Paese scandinavo si moltiplicano gli esempi di aziende che abbassano l’orario di lavoro “Così migliora la produttività”.

PARIGI – Eravamo rimasti alla battaglia per le 35 ore, e già si parla di un nuovo obiettivo: la settimana lavorativa di sole 30 ore, ovvero giornate in cui dopo 6 ore si va a casa o a divertirsi, fare sport, insomma a godersi il tempo libero.
L’idea di ridurre ancora l’orario di lavoro è stata lanciata con successo in Svezia, dal comune di Göteborg che ha deciso di tagliare l’orario in ufficio dei suoi dipendenti mantenendo lo stesso stipendio. L’amministrazione comunale ha avviato un test su alcuni impiegati che lavorano dalla primavera 2014 solo 30 ore settimanali. L’esperimento cominciato oltre un anno fa è stato positivo. La produttività infatti è aumentata in maniera proporzionale alla diminuzione dell’orario lavorativo, così come dimostrano già molti studi.

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Il ministroLaurent Fabius.

Il ministro degli Esteri francese invoca solidarietà: “È un principio fondante dell’Ue non à la carte”. Su Damasco: “Possibile un governo di transizione ma senza Assad. I nostri voli contro l’Is sono legittima difesa”.

PARIGI – “CHIUDERE le frontiere non risolverà la crisi dei rifugiati». Nel suo ufficio al Quai d’Orsay, Laurent Fabius parla con cinque testate europee, tra cui Repubblica , dei grandi temi internazionali. «La solidarietà — dice a proposito dell’accoglienza dei migranti tra i paesi Ue — non è un principio variabile, à la carte ». Sulla Siria il ministro degli Esteri conferma discussioni in corso con Mosca. «Un governo di transizione è possibile con elementi del regime ma senza Bashar al Assad», spiega Fabius, molto impegnato anche nei negoziati per la Cop21, la Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima di cui è il Presidente. Dal 30 novembre si riuniranno a Parigi 196 paesi. Un summit “vitale”, dice il ministro, per il futuro del nostro Pianeta.

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merkel

La cancelliera tedesca incontra il presidente francese Hollande: “Basta ritardi. Legislazione unica in tutta la Ue”.

PARIGI . Un appello all’Italia e alla Grecia per aprire «al più presto» i centri in cui registrare i nuovi richiedenti asilo. Angela Merkel e François Hollande chiedono una «accelerazione » delle procedure promesse dal governo Renzi per organizzare degli “hotspot” che possano servire a smistare i migranti che arrivano nel nostro paese così come in Grecia, dove in parte esistono già. Si tratta di centri in cui le autorità possono distinguere tra chi ha diritto all’asilo politico, e quindi può proseguire verso altri paesi Ue, e chi invece non ha i requisiti e deve essere espulso. La mancata attivazione dei centri, approvata nel piano europeo di fine giugno, indispettisce i due leader. «Devono essere aperti quest’anno» hanno ribadito la cancelliera e il presidente francese riuniti a Berlino per affrontare l’emergenza immigrazione. «Una situazione eccezionale che durerà ancora a lungo» ha precisato Hollande.

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Le città

Renzi: “Non accetteremo di vivere nella paura” Cameron piange i morti britannici: li sconfiggeremo.

PARIGI. Il giorno dopo il venerdì di sangue in tre continenti, l’Europa si risveglia con la consapevolezza che la guerra contro l’integralismo islamico è solo all’inizio. «La domanda non è se ci saranno altri attentati, ma quando» spiega Manuel Valls. «La Francia — continua il premier — deve imparare a convivere con la minaccia costante di attentati terroristici, azione di singoli come quello vicino a Lione o come le stragi di Parigi di gennaio». Una minaccia, dice ancora Valls, che potrebbe «durare anni».
All’indomani dei triplici attacchi — in Francia, Tunisia, Kuwait — la mobilitazione è globale. «Nel mondo moderno non c’è posto per questi estremisti islamici, li sconfiggeremo» dice il premier britannico David Cameron.

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L’attentato.

L’uomo ha appeso la testa del suo principale a una cancellata tra bandiere con i colori del Califfato poi ha tentato di colpire un deposito di gas con

un furgone facendo due feriti. Fermata la moglie.

Terrore vicino a Lione. Arrestato il colpevole Yassin Sahli controllato dai Servizi fino al 2014.

SAINT-QUENTIN-FALLAVIER. «Uffici in vendita ». Nella zona industriale a mezz’ora da Lione non c’è nulla o quasi, un deserto umano, solo un McDonald’s vicino all’uscita dell’autostrada con un cartello che indica Torino a 269 chilometri. Sulla cancellata della fabbrica Air Products, a Saint-Quentin- Fallavier, i gendarmi hanno scoperto ieri mattina la testa di un uomo infilzata tra due bandiere rudimentali. Una bianca e l’altra nera, i colori del Califfato, e sopra la Shahada, professione di fede dell’Islam.
Quasi sei mesi dopo gli attentati di Charlie Hebdo , la Francia scopre l’orrore della prima decapitazione rituale sul suo territorio. È successo tutto in pochi minuti. Alle 9.28 un furgoncino arriva davanti all’ingresso di Air Products e suona. Alla guida c’è Yassin Sahli, francese di 35 anni, che è arrivato nella regione di Lione da pochi mesi, insieme alla moglie e ai figli. Sahli è stato assunto a marzo da Atc Transport, una ditta di consegne.

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Airbus

Un Airbus della compagnia Germanwings precipita in Francia Giallo sulle cause: lunedì un guasto a un portello del carrello.

«L’AEREO è passato sopra alla mia testa, era vicino. Ho alzato lo sguardo. Non capita mai di vedere un aereo grande così basso nelle nostre valli». Sébastien ricorda di aver avvistato un velivolo «bianco con la coda arancione» a bassa altitudine, mille metri, forse anche meno. «Sembrava planare, ma ho capito che non sarebbe andato lontano. Aveva davanti una montagna», racconta l’abitante di Le Vernet, paesino di 150 abitanti nell’Alta Provenza. Nella sua apparentemente lenta, ma fatale discesa l’Airbus 320 di Germanwings si è trovato di fronte al Mont de l’Estrop. Una montagna di quasi tremila metri. L’A320 si è schiantato esattamente a metà della parete rocciosa delle Alpi.

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SarkozyAmministrative: per le proiezioni l’Ump tra il 29 e il 31%. Fn al 26%, i socialisti al 21% Ballottaggi il 29.

PARIGI – La grande marea si è vista sulle coste atlantiche, ma non è arrivata nelle urne. L’onda lunga “bleu marine” si è fermata. Dopo una serie ininterrotta di successi elettorali dal 2012 a oggi, il Front National non riesce a conquistare il primo posto nelle elezioni dipartimentali, così come sperava Marine Le Pen. L’exploit delle elezioni europee, quando il Fn aveva superato tutte le altre forze politiche francesi, non si è ripetuto. A sorpresa, l’estrema destra ottiene tra il 24 e il 26%, a seconda delle proiezioni. Per una volta i sondaggisti hanno sbagliato: tutti prevedevano un picco fino al 30%. Il Fn è al terzo posto dietro all’Ump e al Ps: i due tradizionali partiti possono contare su un risultato più ampio, grazie ai voti degli alleati, così come prevede il sistema francese maggioritario a doppio turno. (altro…)

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L’Eliseo raccoglie l’appello firmato anche da Rushdie e Auster a favore dello scrittore denunciato dalla società della Tav.

PARIGI – «Gli autori non vanno perseguiti per i loro testi». Con una dichiarazione a sorpresa, François Hollande aderisce all’appello lanciato da politici e intellettuali francesi in favore dello scrittore Erri De Luca, denunciato dalla società franco-italiana Lyon-Turin Ferroviaire (Ltf) per le sue parole sul “sabotaggio” della linea ad alta velocità Torino-Lione. Il presidente era stato chiamato in causa dal comitato di sostegno a De Luca e ieri ha deciso di schierarsi con l’autore italiano molto amato in Francia e che ha da poco pubblicato una breve autodifesa sul caso, La Parola contraria , tradotto dall’editore Gallimard.
«Non voglio intervenire in vicende giudiziarie, ma ciò che posso fare, a nome della Francia, è sostenere sempre la libertà d’espressione e di creazione, e questo vale anche per gli autori, siano essi francesi, italiani o di ogni altra nazionalità, che non vanno perseguiti per i loro testi» ha detto Hollande rispondendo a una domanda sul caso De Luca a margine della sua visita al Salone del Libro di Parigi.

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