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Posts Tagged ‘Andrea Bonanni’

Lo scenario.

Donne

La dura May punterà ai benefici del mercato unico con autonomia su fisco e immigrazione.

BRUXELLES – Sarà anche considerata meno anti europea della sua rivale Andrea Leadsom, si sarà anche schierata (molto tiepidamente) a fianco di David Cameron per il “Remain”, ma Theresa May a Bruxelles è vista come una riedizione più cattiva e, se possibile, più euroscettica di Margareth Thatcher. Quando ancora l’idea di un referendum per far uscire la Gran Bretagna dalla Ue era una ipotesi che molti consideravano improbabile, era stata proprio Theresa May, da poco nominata ministro dell’Interno, a pretendere una lunga serie di opt-out per gli inglesi su tutte le questioni riguardanti la cooperazione giudiziaria e di polizia.

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UE

Lo scenario.

C’è chi studia vie per scongiurare il “Leave”: da un secondo referendum al veto scozzese.

BRUXELLES – Dopo aver rinfacciato per decenni all’Europa la sua mancanza di legittimità democratica, le menti più sottili del Regno Unito si stanno esercitando da giorni a studiare il modo di mantenere la Gran Bretagna nella Ue nonostante il risultato inequivocabile del referendum, che ha decretato la volontà popolare di lasciare l’Unione europea. Secondo Gideon Rachman, del
Financial Times, l’idea tenterebbe lo stesso Boris Johnson, probabile prossimo premier britannico e leader dei conservatori che hanno abbandonato Cameron per fare campagna in favore del Leave.

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Il summit
Sono quattro le puntate dell’inchiesta sugli snodi cruciali della storia recente della Unione europea: quattro occasioni in cui omissioni ed errori hanno minato un progetto che ora appare segnare il passo La prima puntata, sul Trattato di Maastricht, è stata pubblicata ieri
Viaggio negli errori che hanno fatto deragliare l’Europa: al vertice di Nizza del 2000 sull’inclusione dei paesi dell’ex blocco sovietico, Germania e Francia invece di parlare di democrazia e valori si accapigliarono sul peso dei voti in Consiglio
L’allargamento a Est tra burocrazia e liti così l’Unione gettò il seme dei nuovi Muri

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Filo spinatoI leader vicini a mini-accordo. Oggi tocca a Davutoglu Londra: ora l’Italia rischia nuovi flussi dalla Libia.

BRUXELLES – I leader europei sono arrivati a Bruxelles con il freno a mano tirato. L’ennesimo vertice con la Turchia sull’emergenza migranti rischia di incagliarsi in una serie di veti, reticenze e perplessità che di fatto svuotano i contenuti dell’accordo abbozzato solo dieci giorni fa, al precedente Consiglio europeo. Nella notte, i capi di governo hanno ridotto le differenze tra di loro, definendo una piattaforma comune pur senza raggiungere un accordo formale per le riserve di Cipro. E questa mattina il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk dovrà far accettare al premier turco Davutoglu un’offerta che è molto distante dalle richieste iniziali di Ankara. Se i due troveranno un accordo, i leader si riconvocheranno per formalizzare la dichiarazione comune. «Non sarà un negoziato facile», prevede Angela Merkel, che pure è la più favorevole a trovare un’intesa.

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Padoan_ministroNella lettera non si dice di fare manovre ma di dettagliare interventi per il pareggio di bilancio.

MILANO – Il possibile matrimonio tra Orange e Telecom Italia appare più concreto. «Siamo ben felici se si creerà un polo che potrà valorizzare la cultura latina, franco-italiana, europea, ma lasciamo che sia il mercato a fare la propria parte», ha detto Matteo Renzi al vertice italo-francese di Venezia.
BRUXELLES. – Oggi la Commissione avvierà una lettera di avvertimento all’Italia sottolineando il rischio di una significativa deviazione dei nostri conti pubblici dagli obiettivi del Fiscal compact. Non si tratta però della apertura di una procedura per deficit eccessivo, che porrebbe il nostro Paese nel cosiddetto «braccio correttivo» della disciplina di bilancio europea, vincolando ulteriormente i margini di manovra del governo.

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immigratiRichiesta al summit dei ministri Ue. Atene sotto tiro Alfano: patto per ora salvo. Austria: ma sta per saltare.

BRUXELLES – . Schengen è più che mai in bilico. Sulla questione dei migranti dall’Europa parte un ultimatum alla Grecia, e indirettamente anche all’Italia. I ministri dell’Interno della Ue, riuniti ieri ad Amsterdam, hanno chiesto infatti alla Commissione di attivare le procedure dell’articolo 26 del Trattato, che prevede l’autorizzazione ad uno stato membro di estendere i controlli temporanei alle proprie frontiere fino ad un massimo di due anni. Finora i controlli sono stati introdotti da Francia, Germania, Austria, Danimarca e Svezia.

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Migranti

L’emergenza migranti

Il reportage.

Il municipio in Lussemburgo, la farmacia in Francia, l’hotel più vicino in Germania. E poi il molo: qui nel 1985, a bordo di un barcone, fu firmato quell’accordo per abolire le frontiere che oggi viene messo in discussione.

SCHENGEN – Eccolo qui, il nome che fa tremare l’Europa. Cinque distributori (il gasolio costa 91 centesimi al litro), un ristorante (cinese), un negozio di parrucchiera.
Il municipio è a Remerschen, in Lussemburgo. La farmacia è in Francia. L’albergo più vicino in Germania. Benvenuti a Schengen, cittadina di quattromila abitanti sulle rive della Mosella, patria di un discreto vino bianco e di un’idea francamente più grande di lei.
Sul piccolo molo dove il 14 giugno 1985, a bordo di un barcone per gite fluviali pomposamente intitolato Princesse Marie Astrid, vennero firmati i primi accordi di libera circolazione, adesso c’è un pescatore solitario. «È la fine della stagione per il persico — spiega — ma in questo punto, se abboccano, sono grossi».

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I monumenti

Federica Mogherini.

L’Alto rappresentante per la Politica estera e la sicurezza europea: “È una battaglia che non possiamo perdere” “Per la Siria e per la Libia si intravedono possibili soluzioni”.

BRUXELLES – Le bombe a Istanbul, le stragi in Libia, le violenze contro le donne a Colonia, l’attentato al premier libico designato che lei aveva appena incontrato a Tunisi cronaca degli ultimi giorni e delle ultime ore: permetta una domanda personale, signora Mogherini, ma non le capita mai di sentirsi in guerra?
Federica Mogherini, l’Alto rappresentante per la Politica estera e la sicurezza europea, ci pensa un attimo. «No. L’unica guerra che mi sento addosso, ed è drammatica, è la guerra contro il tempo.

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Piccole patrie

Il caso.

Dopo la vittoria alle regionali in Catalogna dei partiti indipendentisti riprendono forza i movimenti autonomisti o separatisti. Mettendo in imbarazzo la Ue.

BRUXELLES
Tante sono le “piccole patrie” di cui l’Europa si scopre casa comune, quante sono le sfumature dei movimenti indipendentisti, separatisti, federalisti e autonomisti che percorrono il Vecchio continente. Si va da chi, in passato, non ha esitato a imbracciare il fucile, come gli irlandesi del Nord, i baschi, i corsi, i sudtirolesi, a chi rivendica il diritto al recupero di una identità culturale perduta, come gli occitani in Provenza e nel Sud della Francia. Fuori dalla casa comune europea, l’indipendentismo è ancora bagnato di sangue, come dimostrano la guerra in Ucraina, l’occupazione della Crimea o i massacri dell’ex Jugoslavia. Sotto il cielo a dodici stelle dell’Unione, le rivendicazioni indipendentiste tendono invece a incanalarsi in processi democratici.

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Migranti

Veto dell’Est sulla redistribuzione dei migranti. Secondo nodo: gli “hotspot” per registrazione e rimpatri. Parigi minaccia controlli ai confini italiani.

BRUXELLES- Un accordo “di principio” che somiglia molto a un rinvio. E un rinvio che ha il sapore di una sconfitta. Non passano, per ora, le quote obbligatorie per la redistribuzione dei 120mila rifugiati proposte dalla Commissione. Anche sul numero, per ora non si trova un’intesa. I ministri dell’interno riuniti ieri a Bruxelles si limitano a prenderne atto: «i numeri proposti dalla Commissione costituiscono la base per un accordo sulla distribuzione di queste persone entro l’Unione europea », era scritto nell’ultima bozza su cui i rappresentanti dei governi si sono azzuffati fino a tarda sera. La spaccatura è talmente profonda che alla fine si è rinunciato a sottoscrivere una dichiarazione comune lasciando alla presidenza lussemburghese il compito di illustrare le conclusioni. Ogni decisione è rinviata alla prossima riunione del Consiglio affari Interni, che si terrà l’8 ottobre a Lussemburgo.

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falchi e colombe

Durissimo scontro all’Eurogruppo Berlino detta le condizioni, poi eurosummit nella notte.Atene: “Richieste offensive e disastrose”.

BRUXELLES. Tre giorni per riformare la Grecia, e una serie di diktat uno più duro dell’altro. I falchi volteggiano trionfanti sui cieli d’Europa. E dettano a Tsipras un ultimatum impossibile, come quello dell’Austria alla Serbia che innescò la prima guerra mondiale. Le colombe cercano di negoziare sulle briciole per rendere più accettabile un testo che mette comunque sotto i piedi qualsiasi residua sovranità di Atene. E’ questo il clima che si respira alla riunione dei capi di governo dell’eurozona, mentre le discussioni proseguono nella notte. Il vertice che avrebbe dovuto allontanare definitivamente lo spettro di un’uscita della Grecia dall’euro in realtà rende questa ipotesi sempre più credibile e immanente.

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Parlamento greco

Oggi l’Eurogruppo potrebbe dare il primo ok al salvataggio da 53 miliardi. Si riavvia la trattativa. Bce pronta a fornire più liquidità. Milano sale del 3%, spread a 120.

BRUXELLES. Adesso che Tsipras ha fatto un’altra inversione a U e propone un pacchetto di tagli, tasse e riforme perfino più duro di quello bocciato nel referendum, la strada del salvataggio della Grecia si spiana in Europa. Il sì del Parlamento greco è scontato. Ma nelle prossime settimane ci si chiede se la marcia indietro del governo potrà in qualche modo destabilizzare il quadro politico. E’ una domanda che si porranno oggi i ministri dell’Eurogruppo per decidere se avviare la discussione sui 53 miliardi del terzo prestito- salvagente chiesto dalla Grecia. Paradossalmente, anche se le cancellerie non lo amano, Tsipras diventa adesso ai loro occhi il garante del nuovo programma. Se all’orizzonte si dovessero profilare elezioni imminenti, gestite magari da un governo di transizione,il rischio di una nuova vittoria del fronte anti-austerithy potrebbe invitare i creditori alla cautela. Nessuno ha voglia di un sequel della telenovela greca.

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espertiAtene presenta un programma di riforme da 12 miliardi in due anni, che riprende con alcune modifiche l’ultima offerta di Juncker prima del referendum.

BRUXELLES. In attesa di conoscere nei dettagli il programma greco di riforme (si parla di una manovra da 12 miliardi in due anni) consegnato nella notte di ieri, le Borse brindano, le colombe tubano, e i falchi, prevalentemente, tacciono. Che non è detto sia un buon segno. Quella di ieri è stata un giornata dedicata dai governi, e in primo luogo da quello greco, a prendere le misure dei propri margini di manovra. Mentre Tsipras era chiuso con i suoi per cercare di mettere a punto una proposta che andasse il più possibile incontro alle richieste dei creditori, in molte cancellerie si è cercato di capire se, e a quali condizioni, si potrà dire di “si” alle nuove richieste di Atene. Nelle capitali dell’Est e del Nord Europa, a cominicare da Berlino, gli spazi politici per coagulare un consenso verso un terzo piano di salvataggio della Grecia sono veramente risicati. Al punto che il premier slovacco Robert Fico ha minacciato di indire un referendum nazionale per decidere se prestare o meno nuovi soldi a Tsipras.

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GreciaOtto uomini e due donne sono i protagonisti del capitolo conclusivo della lunga telenovela greca.

BRUXELLES – NELLA commedia dell’arte, le maschere sono più o meno sempre le stesse. Ma recitano a soggetto, sulla base di un semplice canovaccio. E dunque, se qualche maschera è sempre uguale a se stessa, altre assumono ruoli mutevoli: a volte buone, a volte cattive, a volte intransigenti, a volte concilianti. I protagonisti europei di questa interminabile telenovela greca non fanno eccezione. Ci sono quelli arruolati in servizio permanente sul fronte dei falchi o su quello delle colombe. E altri che recitano a braccio, adeguandosi di volta in volta alla situazione e alle esigenze del canovaccio. I canoni della commedia dell’arte prevedono dieci personaggi: otto uomini e due donne. Eccoli.

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Le condizioni“Porte sempre aperte al confronto ma mancano al momento le condizioni” Oggi l’ eurosummit. Fmi: no a nuovi prestiti fino a che non rimborsate i vecchi.

BRUXELLES. «La porta resta aperta », dicono Merkel e Hollande dall’Eliseo. Ma la sensazione è che Tsipras dovrà farsi molto piccolo, abbassando notevolmente le sue richieste, per riuscire a superarla. Il vertice franco-tedesco di ieri ha confermato che, dopo il referendum greco, i tempi e i margini per un accordo che consenta la permanenza di Atene nell’euro sono ancora più stretti. «La porta del confronto resta aperta — ha spiegato la Cancelliera — e questo è il senso della riunione dei leader dell’Eurozona di domani. Ma allo stesso tempo diciamo che al momento non ci sono le condizioni per avviare negoziati su un concreto programma di assistenza».

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Grecia

L’Ft: ipotesi di prelievo forzoso sui depositi Juncker: tempi duri anche se vince il sì.

BRUXELLES. Le banche greche hanno ancora in cassa liquidità per un miliardo di euro, che dovrebbe consentire di far fronte alla situazione almeno per la giornata di lunedì, quando gli istituti di credito dovrebbero riaprire gli sportelli al pubblico. Lo ha detto il direttore generale dell’Associazione bancaria greca, Louka Katseli per rassicurare rispetto alle voci secondo cui le banche non sarebbero state in grado di riprendere il lavoro dopo il referendum. Il Financial Times azzarda che sarebbe già pronto un piano di emergenza che prevede un prelievo forzoso di almeno il trenta percento sui depositi superiori agli ottomila euro.

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Grecia

Offerta di Juncker sul debito e Tsipras chiede terzo salvataggio No dell’Eurogruppo. Oggi nuova riunione con proposte dei greci.

BRUXELLES – Dalla mezzanotte di ieri la Grecia è insolvente nei confronti del Fondo monetario internazionale, e dunque entra in procedura di default. Inoltre, sempre dalla mezzanotte, è scaduto anche il programma di assistenza che i suoi creditori avevano già prorogato nel febbraio scorso fino alla fine di giugno. E quindi Atene ha perso la possibilità di rivecere i dodici miliardi di euro dell’ultima tranche del prestito collegato al programma e alla ricapitalizzazione delle banche greche. E’ questa l’amara conclusione di una giornata frenetica, in cui le parti hanno fatto estremi tentativi per trovare un accordo che evitasse al Paese di sprofondare ancora di più nel baratro. Senza riuscirci.

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In piazza

Ue: delusi da Tsipras. Il premier: “I voti per il no ci rafforzano” Oggi nessun rimborso all’Fmi Europarlamento chiede summit Merkel:“Senza euro fallisce la Ue”.

BRUXELLES – Ultimi, affannosi, e finora inutili tentativi per convincere il governo greco ad accettare le proposte dei creditori e presentarsi al refrendum schierato sul fronte del “sì”, rendendo così possibile una proroga del programma di aiuti che scade alla mezzanotte di oggi. «La porta è sempre aperta», dice il presidente dell’eurogruppo Dijsselbloem. Si mobilita perfino Obama, che telefona a Hollande: i due esprimono la speranza di una ripresa dei negoziati.
Il mondo intero si china sulla crisi greca. La Cina esprime «solidarietà alla Ue» e spera che Atene resti nell’euro. Mosca dice di capire la convocazione del referendum da parte di Tsipras, ma auspica un accordo. Le borse di tutto il Pianeta incassano una botta negativa, e Milano è tra quelle più colpite. Lo spread dei titoli italiani subisce un’impennata ma poi torna a livelli non allarmanti. Come sempre, la fine della ricreazione la suona Angela Merkel, quando si dice pronta a riaprire i negoziati, ma «dopo il referendum».

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Il premierNo dell’Eurogruppo alla proroga degli aiuti fino al referendum annunciato dalla Grecia. Oggi vertice straordinario Bce in vista della riapertura dei mercati.

BRUXELLES  – La Grecia si avvia verso il default, ma non per questo uscirà dalla zona euro. La crisi è precipitata dopo l’annuncio a sorpresa fatto venerdì notte dal premier greco Alexis Tsipras che ha indetto un referendum popolare sulle proposte dei creditori. Ieri il ministro ellenico delle finanze, Yannis Varoufakis, si è presentato all’Eurogruppo straordinario convocato a Bruxelles annunciando che il suo governo respingeva le proposte degli europei, ma chiedendo comunque un’ulteriore proroga di un mese del programma di aiuti che scade martedì. Gli altri diciotto ministri delle Finanze, all’unanimità, gli hanno risposto di no. L’ultima tranche del prestito da 7,5 miliardi non sarà versata.

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A Bruxelles, Tsipras e Juncker

A Bruxelles, Tsipras e Juncker

L’ultimo piano ellenico convince Bruxelles, trovata l’intesa politica Giovedì l’Eurogruppo per la conferma la Borsa di Atene fa +9%,spread sotto 130.

BRUXELLES . Pensioni, Iva, fiscalità, tagli al bilancio della difesa, avanzo primario: alla fine Tsipras ha ceduto quasi su tutto e un accordo per salvare la Grecia esce dal mantra degli auspici per diventare una possibilità concreta. I capi di governo della zona euro riuniti ieri sera a Bruxelles non hanno chiuso l’accordo, ma hanno dato il loro assenso politico perchè l’intesa si perfezioni in settimana, possibilmente in occasione del vertice europeo di dopodomani. Questo dovrebbe consentire di sbloccare i sette miliardi di euro dell’ultima tranche del prestito europeo, permettere ai greci di rimborsare il Fmi a fine mese ed evitare il default di Atene. Ma la cena di lavoro di ieri non è stata inutile.

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