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Posts Tagged ‘Andrea Carugati’

renziPd alla resa dei conti in direzione. Orfini: gravissima la chiusura dei dissidenti. Franceschini “addolorato”.

ROMA – «Non dicono No perché hanno un’alternativa, ma solo per antipatia». Matteo Renzi usa toni pesanti contro la minoranza dem che ha annunciato il suo No al referendum costituzionale. «Bersani ha votato sì tre volte a questa riforma, se cambia idea ciascuno si farà una sua opinione…». Ieri l’ex segretario, sul Corriere,
ha bollato come «chiacchiere» le ipotesi di una modifica della legge elettorale. E Roberto Speranza, su Repubblica, ha parlato di «tempo scaduto». La minoranza teme che oggi alla direzione Pd il segretario si limiti a proporre una delegazione per trattare le modifiche all’Italicum con gli altri partiti.

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ParisiL’ex manager e la convention di settembre. In platea Squinzi e Bombassei. Quagliariello: “L’esempio di Prodi”.

ROMA – Nel 2012 si contesero dopo una dura battaglia la presidenza di Confindustria. Quattro anni dopo Giorgio Squinzi e Alberto Bombassei si ritroveranno insieme a Milano alla convention di Stefano Parisi a metà settembre. Federatore dentro e fuori la politica, dunque, l’ex candidato a sindaco di Milano. Che, col suo passato da direttore generale di Confindustria, pesca a mani basse proprio nel mondo degli imprenditori per gli oratori e il parterre della suo battesimo sulla politica nazionale. Tra i partecipanti sono già quasi certi il presidente di Federacciaio Antonio Gozzi, il numero uno dell’Ance Claudio De Albertis ed è in corso un pressing serrato sul presidente di Assolombarda Gianfelice Rocca.

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renziGli obiettivi.

Così tenta di spoliticizzare le urne per disunire gli avversari e preparare una exit strategy in caso di sconfitta.

ROMA – Limitarsi a dire che a novembre non si vota per il governo non bastava più. E del resto era già stato detto a proposito delle comunali, con esiti deludenti. Per spersonalizzare il referendum costituzionale, e disinnescare il rischio che si trasformi in un “Renzi contro il resto del mondo”, serviva un fatto politico pesante: come allontanare le urne al 2018, qualsiasi sia il risultato della consultazione.

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Il premier apprezza il tentativo di mediazione di Errani: per lui l’ipotesi di un ruolo nel partito. I bersaniani: Vasco ha tolto gli alibi, se si vuole trattare non diremo no.

ROMA – La strada del “casco blu” Vasco Errani, tra le trincee delle due anime Pd, appare molto stretta. Ma i contenuti e soprattutto i toni della sua intervista di ieri a Repubblica sono stati apprezzati da Matteo Renzi, che ha sempre tenuto aperto un canale di comunicazione con l’ex governatore emiliano. Bersaniano da una vita, appena uscito immacolato dalla vicenda giudiziaria che lo portò alle dimissioni nel 2014, Errani chiede a Renzi una «svolta» nelle politiche di governo dopo il flop delle amministrative.

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NoIL CASO. ZAGREBELSKY E PACE: STOPAL TENTATIVO DI “NORMALIZZARE” I TG

ROMA – «Un tentativo del governo di “normalizzare” i tg Rai in vista del referendum sarebbe gravissimo». I giuristi Alessandro Pace e Gustavo Zagrebelsky, alla guida del comitato per il No al referendum costituzionale, scrivono al capo dello Stato per lamentare di essere «discriminati su radio e tv» e chiedendogli «di far valere la sua autorità super partes per garantire parità tra le posizioni».
Nella lettera a Mattarella, i giuristi denunciano come, fino ad ora, ci sia stata una «rappresentazione distorta dei soggetti in causa, la quasi totalità del tempo è stata dedicata ai sostenitori del Sì, su tutti il governo». E fanno riferimento all’ipotesi di un blitz ai primi di agosto sui direttori dei tg Rai manifestando le loro preoccupazioni.

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Nonostante gli sforzi di quel gran- de attore che è (stato) Umberto Bossi, la “pace di Milano” evocata dal palco di piazza Duomo finisce in un flop. Bossi, unico dei big al microfono (tranne i governatori Cota e Zaia), si affanna per mezz’ora a dire che «è stato facile riunirci, tutti hanno fatto un passo indietro, abbiamo messo da parte ogni discussione». Ma basta che nomini per un istante i nomi di Reguzzoni e Rosi Mauro, i suoi due fedelissimi nel mirino dei Bobo boys, che la piazza si scatena in una selva di fischi. Esattamente come quando cita «il buon Berlusconi». «Buu», pollice verso. Fischi che si mischiano ai cori «Maroni, Maroni», con l’ex ministro dell’Interno, in piedi sul palco insieme a tutta la nomenclatura, che alterna inchini e sorrisi, si frega le mani, e poi indica l’Umberto e scandisce «Bossi, Bossi», come la Mauro al suo fianco, che fuma nervosamente e non sa dove guardare. (altro…)

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Un foglietto con 12 deputati maroniani da «non ricandidare». Tra loro Giorgetti e Stucchi. «L’ha compilata Reguzzoni». Dopo la lista dei 47 leghisti epurandi di Varese, ora c’è un altro elenco ad agitare le già tesissime giornate del Carroccio. Un foglietto con sopra scritti i nomi di 12 deputati vicinissimi a Maroni, con una indicazione precisa: non vanno ricandidati. Al gruppo leghista a Montecitorio non si parla d’altro. La lista, secondo fonti maroniane, sarebbe stata compilata dal capogruppo Reguzzoni, uomo di punta del cosiddetto Cerchio magico e “bestia nera” degli uomini più vicini al ministro dell’Interno. (altro…)

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Un taglio drastico ai costi della politica. A partire dagli stipendi e dalle pensioni dei parlamentari, i cosiddetti vitalizi. E un immediato aumento dell’aliquota sulle rendite finanziarie dal 12,5 al 20%. È questo il cuore delle proposte del Pd sulla manovra economica, che saranno presentate oggi al Senato. Di fronte alla crisi dei titoli italiani sui mercati, e all’urgenza di varare in tempi rapidi una manovra che rassicuri gli investitori internazionali, i democratici hanno scelto di lanciare un messaggio forte, senza rinunciare alle proposte per modificare significativamente il testo del governo, giudicato «non equo e non in grado di sostenere crescita e sviluppo», come ha spiegato Massimo D’Alema, ribadendo che «la situazione è grave e ognuno deve contribuire ad evitare danni ancora maggiori». «Noi siamo quelli che hanno affrontato il peggio. (altro…)

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