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Posts Tagged ‘Andrea Greco’

L’analisi.

Il ministro Padoan prepara il decreto per la liquidazione delle due ex popolari entro il fine settimana. Fuori gioco Atlante.

MILANO – Tra i palazzi zitti del potere, politico e finanziario, si lavora a oltranza per chiudere, se possibile nel fine settimana con un decreto che riformuli il Salvabanche natalizio, il dossier di liquidazione ordinata delle due ex popolari Vicenza e Veneto banca.
I contatti con le autorità sovranazionali corrono, così come le riunioni telefoniche tra i protagonisti dell’operazione, inedita e complessa nei meccanismi. L’ad di Vicenza, Fabrizio Viola, che presto potrebbe venire nominato tra i commissari liquidatori, è già in contatto con l’advisor del Tesoro Rothschild per conto dei compratori.

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L’istituto guidato da Messina vuole solo la parte sana di Popolare Vicenza e Veneto Banca Il Tesoro cerca la trattativa per spuntare di più: ora l’operazione rischia di costargli 10 miliardi.

MILANO – Con la forza di chi sa di essere l’unico compratore possibile, Intesa Sanpaolo lancia il suo salvagente alla parte più sana delle due ex popolari Vicenza e Veneto banca. Salvagente da un euro, ma che potrebbe costare una decina di miliardi allo Stato: che per non far pagare ai portatori di bond senior veneti (i meno rischiosi) i costi della crisi ha scartato l’idea della “risoluzione” dei due istituti e si prepara a liquidarli, con costi più alti per le casse pubbliche. Dietro le quinte il governo, comunque deciso a chiudere il dossier a giorni, si prepara a negoziare con Ca’ de Sass per far crescere l’assegno – da un euro – messo sul tavolo ieri, dopo che il cda della banca si è detto disposto a rilevarne la parte sana, ma fatta salva «la totale neutralità dell’operazione» sul suo solido patrimonio e i suoi lauti dividendi: due cardini della strategia decennale, e che da giorni l’ad Carlo Messina poneva come vincolo a intervenire sui gruppi decotti per la crescita smodata del decennio scorso.

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Da gennaio rincari medi del 6% per i conti degli istituti italiani Caselli (Bocconi): “Nel 2017 possibili anche qui interessi negativi”.

MILANO – I tassi passivi iniziano a mordere i fianchi dei clienti delle banche. In Germania, Svizzera, Danimarca, Francia il tasso di interesse negativo sui depositi è una realtà crescente, che i correntisti stanno assaporando come corollario della politica espansiva delle Banche centrali europee. E gli istituti italiani? I tassi negativi qui non ci sono ancora: anche perché il rendimento del Btp decennale (basso, ma sempre l’1,1% annuo) rende ancora conveniente il “carry trade”, che consiste nell’investire in titoli di Stato il denaro dei depositanti. Una pratica che le banche estendono al 50-60% di tutte le somme non vincolate che raccolgono.

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IL CASO/GLI ISTITUTI ITALIANI LE HANNO DOTATE DI 1,8 MILIARDI DI PATRIMONIO MA ORA NON VALGONO NEANCHE LA METÀ. ENTRO LUGLIO LE OFFERTE
MILANO – La buona notizia è che la cura tampone applicata alle quattro banche salvate a novembre funziona: i conti unificati del primo trimestre evidenziano una perdita di 49 milioni, dai 153 milioni di rosso a dicembre (e contro stime di perdita per un centinaio a marzo). Anche nei dati di giugno, che saranno pubblicati il prossimo mese, evidenzierebbero dinamiche positive sulla raccolta e sul margine di interesse.
La cattiva notizia, in compenso, è che le trattative finali per la loro vendita – obbligatoria entro il 30 settembre, come promesso sette mesi fa alla Commissione Ue per avere l’ok al decreto salvabanche – avranno per cornice una turbolenza che non promette bene per i prezzi.

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Il presidente dell’Authority rivendica l’indipendenza da “pressioni politiche”. Ma si allarga il fronte di chi chiede un cambio al vertice.

MILANO – Lo scontro sulla Consob sale e si sposta al livello politico: dalle polemiche sulla trasparenza dell’informativa di mercato ai fini istituzionali e all’indipendenza dell’authority dal governo. La più recente critica, del ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda, ha fatto scattare l’arrocco del presidente Giuseppe Vegas per riparare la sua Commissione «dalle pressioni politiche». E rende ancor più delicato il chiarimento interno che domani, o al più tardi venerdì, è stato chiesto dal plenum della Consob al presidente che la guida con piglio accentratore dal 2011.

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Bad bank

Il nuovo sistema.

Bad bank garantita dalle cartolarizzazioni. Pronti 50 miliardi di fondi e il rischio si riduce a quello dei Btp.

UN MERCATO DEL CREDITO INGESSATO ARRIVANO LE GARANZIE DEL TESORO.

MILANO – La bad bank all’italiana è pronta. La società che dovrà smaltire i crediti che i clienti non hanno rimborsato alle banche, dopo un anno di estenuanti negoziati, assomiglia però a qualcosa di diverso. Il modello è quello delle cartolarizzazioni, cioè il meccanismo che permette di vendere crediti bancari tramite l’emissione di obbligazioni che li incorporano. In pratica un uovo di Colombo che — se funzionerà — permetterà di trasformare le sofferenze delle banche in qualcosa di simile ai Btp.

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documentazioneDomande e risposte.

A che cosa prestare attenzione negli investimenti: importante non superare la soglia dei 100 mila euro oltre la quale si perde tutto in caso di fallimento.

ROMA – La rivoluzione del bail in costringe milioni di risparmiatori in Italia (e in Europa) a stare più attenti ai loro investimenti in banca, perché dal 1° gennaio sarà molto più difficile che a pagare il costo dei salvataggi siano gli Stati, con i quattrini della fiscalità generale. La direttiva Brrd prevede che i primi a farsi carico delle perdite bancarie (fino all’8 per cento del totale) siano azionisti, obbligazionisti subordinati, obbligazionisti ordinari, e se non basta i depositanti oltre i 100mila euro.

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risparmatori

Il dossier.

Dal primo gennaio le nuove norme sui bail in renderanno meno sicure molte categorie del passivo bancario, chiamate a coprire fino all’8% delle perdite.

MILANO – La direttiva europea Brrd è una rivoluzione in banca, perché dal 1° gennaio sposta il costo dei salvataggi e dei fallimenti più di prima sulle spalle di azionisti, obbligazionisti e nei casi più estremi depositanti. Ne abbiamo avuto un antipasto con la messa in sicurezza dei quattro istituti del Centro Italia, costata 788 milioni a 10mila prestatori subordinati, e che conta per l’1% degli attivi totali ma ha portato l’insicurezza nelle pance del restante 99%. Ed è normale. Perché da una parte non sarà più lo Stato a pagare gli errori delle banche, come avvenuto nei grandi paesi del capitalismo (ma non in Italia: mancavano i fondi).

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MILANO – Se importa il risultato, e non il colore del gatto, allora le banche italiane hanno un problema. Reduci dal terzo stress test europeo finito tra gli ultimi, punite dagli investitori che vendono alla rinfusa a Piazza Affari, dove ci sono otto banche italiane in coda ai 49 membri dell’indice Stoxx creditizio (-2%). Da settimane s’erano sparse voci zuccherose sull’esito dei test ai 15 gruppi domestici. Così non è stato. È italiano il record di deficit dei 131 scrutinati (Mps, 2,11 miliardi). Italiano il primato delle coperture sui crediti dopo la revisione (Aqr), per cui la Bce imporrà nei bilanci 2014 ben 12 miliardi di euro — lo stesso ammontare degli aumenti dell’anno — contro 7,6 in Grecia, 6,7 in Germania, 5,6 in Francia, 3 in Spagna.

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EllekappaÈ il convitato di pietra, anzi d’acciaio, del vertice Asem. Dove s’è parlato molto di gas, ma pare che nessuno tra i protagonisti abbia osato buttare sul tavolo la rogna chiamata South Stream. «Troppo delicato affrontare il dossier in un contesto così ostile», dice chi conosce la diplomazia putiniana. Ma i tempi stringono: tra sei mesi il consorzio costruttore (tra cui Eni, che ha il 20% dei 931 chilometri di tubi sotto il Mar Nero) dovrà ricapitalizzare per una quindicina di miliardi, costo dell’impresa. «Eni non si sfilerà, ha tanti interessi in ballo come le commesse di Saipem – si dice a Mosca – e se lo facesse, Gazprom la rimpiazzerebbe domattina. Comunque faremo in ogni caso il South Stream: se i permessi in Bulgaria non arrivano ci sono diverse alternative al tracciato attuale».

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È crescente il rischio della protesta sociale causata dalla crisi economica. A lanciare l’allarme, questa volta, sono i Giovani Industriali il cui presidente Jacopo Morelli spiega che «senza prospettive per il futuro l’unica prospettiva è la rivolta». E i segni della crisi si confermano anche rispetto al credito. Le banche, dal 2012, hanno prestato 60 miliardi in meno alle imprese.

Il credit crunch continua. Poco curante degli allarmi sui giornali, e della moria di imprese che ne porta via mezzo migliaio al giorno. Le banche prestano poco al sistema, sottocapitalizzato e bancocentrico di suo, e al quinto anno di recessione la spirale è perversa. Stime di mercato indicano che dal 2012 il credito domestico mancante all’appello ammonterebbe a un centinaio di miliardi. Nel solo aprile 2013 Bankitalia ha misurato nel 2,3% la contrazione, più marcata per le imprese (-3,7%). E il rischio sovrano — 265 punti base oltre il Bund tedesco — impedisce alla Bce di trasmettere all’Italia una politica monetaria più espansiva che mai. (altro…)

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L'indagine

E il dirigente scherzava con i colleghi: “Ho il telefono sotto controllo”.

MILANO — La prima vittima dello scandalo Monte dei Paschi è il capo della comunicazione dell’istituto, David Rossi. Dopo mesi di lavoro forsennato, affrontati senza scomporsi, tranne il sorriso amaro che tanti gli conoscevano, ha deciso che non ne valeva la pena. Proprio adesso che quasi un anno di inchieste giudiziarie stavano accertando le responsabilità della passata gestione (non le sue, poiché non indagato). Adesso che i 4 miliardi di prestito statale avevano messo in sicurezza la pericolante «più antica banca del mondo». Adesso che la nuova gestione di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola iniziava a pensare al domani, e dopo averlo imbarcato, diversamente dai cento manager estromessi nel repulisti del 2012. (altro…)

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Mini patrimoniale

Arriva la mini-patrimoniale sui risparmi ma i conti correnti pagano solo 34 euro.

Dal primo gennaio l’imposta di bollo sui titoli sale allo 0,15% senza più il tetto, che resta solo per le società
Elusione possibile per chi riesce a parcheggiare temporaneamente i suoi investimenti nei depositi bancari
IL DOSSIER. Le misure del governo
Le tasse.

MILANO — Se il Natale 2012 vi sembrerà di magro, preparate il Veglione con la nuova imposta di bollo sugli investimenti. Il 31 dicembre l’erario fotograferà tutte le giacenze — conti correnti bancari e postali, libretti, polizze vita, fondi comuni e derivati — e applicherà l’1 per mille, destinata a rincarare dal 2013, quando le persone fisiche pagheranno l’1,5 per mille senza limiti. Fanno 1.500 euro per ogni milione. (altro…)

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