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Posts Tagged ‘Andrea Tarquini’

Alfano e de Maizière: “Sistema di registrazione unico” Al confine con la Macedonia bloccati in migliaia.

BERLINO – Schieramenti sempre più netti in Europa, ma anche un fronte comune tra Germania o Italia, decisi a un fronte comune sulla crisi dei migranti. Due giorni prima del vertice europeo a Bruxelles tra i Capi di Stato e di governo dei 28 e il premier turco Davutoglu, chiamato ad affrontare la sfida della grande migrazione e a bloccare il flusso dei profughi dalla Turchia, i ministri dell’Interno di Roma e Berlino, Angelino Alfano e Thomas de Maizière, chiedono all’Ue «un sistema di registrazione unico europeo dei profughi» e l’armonizzazione delle procedure per esaminare le domande di asilo.

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Ellekappa“Verifiche entro maggio”. La Macedonia chiude la frontiera con la Grecia Renzi: “Merkel non può risolvere problemi con Hollande escludendoci”.

BERLINO – Non è avvenuto il Grexit monetario ma è alle porte il Grexit delle frontiere: Atene, bocciata dalla Commissione europea e accusata di «carenze gravi» nell’identificazione e registrazione dei migranti, rischia l’espulsione temporanea dall’accordo di Schengen. «La Grecia sta seriamente trascurando i suoi obblighi, mettendo a rischio la tenuta del sistema Schengen», afferma la Commissione sulla base di ispezioni condotte a novembre. Intanto Bruxelles apre alla possibilità di aiuti bilaterali alla Macedonia, il cui governo proprio ieri ha annunciato la chiusura della frontiera con la Grecia. Il provvedimento della Commissione verso Atene apre la strada alla possibilità di estendere i controlli alle frontiere interne fino a due anni, se Atene non avrà provveduto a mettere la situazione in regola la situazione ed assicurare entro maggio controlli giudicati efficienti e credibili da Bruxelles.

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L'accordo

Oggi il summit europeo sui profughi. In Germania la politica dell’accoglienza della Merkel è sempre più in difficoltà. E gli stop alla libera circolazione mettono a rischio l’Unione.

BERLINO – Oggi ad Amsterdam il vertice straordinario dei ministri dell’Interno dell’Unione europea sui migranti è atteso come una scadenza decisiva non soltanto per la libera circolazione tra i paesi dell’area Schengen, ma per l’avvenire stesso dell’Unione e della moneta unica. Come ha ammonito la presidente del Fondo monetario, Christine Lagarde, lo stesso futuro dell’euro è in forse se Schengen verrà di fatto sospeso o revocato. E nelle ultime ore, alcuni paesi-chiave (Germania, Austria, Danimarca, Svezia e Norvegia) hanno chiesto la proroga fino al 2017 dei controlli provvisori al confine.

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La scheda
BERLINO – HANNO deciso in quattro. Ancora in volo sull’Airbus 340 di seconda mano ‘Konrad Adenauer’ che la riportava a casa da Parigi, Angela Merkel ha convocato in corsa il summit dell’emergenza. Solo lei e la sua delfina e ministra della Difesa Ursula von der Leyen (Cdu), il vicecancelliere e leader spd Sigmar Gabriel e il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, socialdemocratico anche lui. Brainstorming a porte chiuse. Alla fine, la svolta: Berlino dubbiosa e riluttante fino a ieri su azioni militari ha deciso di muoversi: «Non possiamo lasciare sola la Francia». Ecco come, secondo fonti governative, si è arrivati allo strappo, allo “Angie va alla guerra”.

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I protagonisti

In rapporto Ue l’alterazione dei test. In Italia un milione di veicoli coinvolti. Padoan: timori per la nostra industria.

WOLFSBURG – Tutto il mondo è ormai contro Volkswagen. E quello dei software-truffa montati dal gigante di Wolfsburg su milioni di auto diventa sempre più uno scandalo politico, mentre si allarga il cerchio dei sospetti complici e sale di ora in ora il pericolo di conseguenze pesantissime, insostenibili per le economie europee e per i poteri di Berlino e dell’intera Ue.
La Commissione europea, accusa il Financial Times , sapeva dal 2013 delle centraline truccate che riducono le emissioni solo nei test e poi in marcia su strada le rialzano a 40 volte oltre i limiti legali, ma non ha mosso un dito. «Non è nostro compito controllare i software né essere responsabili di test su strada», si difende Bruxelles, ma il danno è irreparabile.

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FrodeIndagine penale Usa: violate norme anti-smog, stop alla vendita di modelli diesel.L’ad: “Chiedo scusa”.

BERLINO- Nel mondo dell’auto globale di massa, è quasi un Goetterdaemmerung, un wagneriano crepuscolo degli dèì: denunciato dalle autorità americane per truffa sui dati delle emissioni delle sue auto, il colosso multimarchi tedesco Volkswagen subisce un tracollo del 18,6% in Borsa, con punte vicine al meno 20 nelle ore di contrattazione. Ciò vuol dire 13 miliardi di euro bruciati in poche ore. Ancor più pesante minaccia di essere per i bilanci il peso dell’annunciata multa-sanzione Usa: 18 miliardi di dollari. Vacilla la posizione dell’ad Martin Winterkorn, appena uscito vittorioso a fatica dal braccio di ferro con il “grande vecchio” del gruppo, Ferdinand Piech, nipote del leggendario Ferdinand Porsche. Ma siccome Volkswagen è ovunque sul pianeta un simbolo della rinascita postbellica tedesca, il danno è gravissimo per l’insieme del sistema Germania.
Persino il portavoce della Casa Bianca ha espresso «seria preoccupazione», e il vice cancelliere tedesco, leader della Spd e superministro dell’Economia Sigmar Gabriel, ha ammonito che il governo è «molto inquieto del colpo alla reputazione dell’industria dell’auto nazionale in generale, non solo di Vw».

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Le rotteScontri al confine con la Serbia, 300 feriti e 29 arresti Mattarella: “Ora serve un’azione di tutta l’Unione”.

BERLINO – Frontiera serbo-ungherese, contro i “dannati della terra” in cerca d’Europa, è il giorno della violenza. Ieri reparti della polizia del premier Orbán in assetto di guerra hanno attaccato con gas lacrimogeni, potenti idranti e manganellate tutti quelli che – molti issando un ritratto di Angela Merkel – cercavano di passare. Tra questi anche donne, anziani e bambini. Ore di scontri a Horgos, circa trecento feriti( tra questi due bambini) per le conseguenze dei lacrimogeni e delle ferite da taglio. In ospedale anche 20 agenti ungheresi, mentre 29 profughi sono stati arrestati. «I migranti sono un chiaro pericolo alla sicurezza della nostra nazione », tuonava da Budapest, Zoltàn Kovacs, il potente portavoce del premier. «Che la Serbia fermi i migranti violenti e armati».

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