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Posts Tagged ‘andreotti’

AndreottiVentun anni dopo le prime rivelazioni del suo ex autista pentito Balduccio Di Maggio ai pm di Palermo, Salvatore Riina conferma – intercettato mentre si confida con il suo compagno di ora d’aria – ciò che chiunque conosce le carte del processo ha sempre saputo: e cioè che nel 1987 il capo di Cosa Nostra incontrò per davvero il sette volte capo del governo Giulio Andreotti, allora ministro degli Esteri, in casa di Ignazio Salvo a Palermo. Lo incontrò, ma non lo baciò. Quante ironie, aggressioni e lapidazioni hanno subìto i pm Caselli, Lo Forte, Natoli e Scarpinato che ebbero l’ardire di istruire il processo al politico più potente della Prima Repubblica, indagando su quel summit e portandone le prove. Ironie che partivano da un dettaglio trascurabile, il bacio, anziché dalla sostanza: il colloquio col boss. Ora a quelle prove si aggiunge l’ammissione di Totò ‘u curtu, ma c’è da giurare che anche questa cadrà nel dimenticatoio: Andreotti è morto da padre della patria, omaggiato dal presidente della Repubblica Napolitano, del Consiglio Letta e del Senato Grasso (già capo della Procura di Palermo e poi di quella Nazionale Antimafia). (altro…)

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andreotti-berlusconi

Non basta qualche film mandato in prima visione su Rai e Rai movie (I cento passi, Il giorno della civetta).
Non bastano gli spot con le immagini del cratere di Capaci.

Vogliamo sapere, come cittadini di una democrazia vera, e non di facciata, quali sono le forze e i rapporti che non si possono nominare che hanno portatoall’attentato al giudice Falcone (e alla morte della moglie e della sua scorta).
La trattativa tra pezzi dello stato e della mafia dopo la morte dell’onorevole Salvo Lima. L’attentato a Falcone spostato da Roma in Sicilia, con quella bomba che doveva essere un segnale che qualcuno doveva cogliere.

E poi gli incontri tra ufficiali del Ros e colletti bianchi della mafia, come Ciancimino. Il papello, le altre bombe. E poi il silenzio, dpo il nuovo miracolo italiano.

In uno stato democratico non si scende a patti con un entità criminale che rappresenta l’antistato. (altro…)

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Curva Primavera

Falcone e Borsellino, la curva contro Andreotti

Mercoledì sera, durante il minuto di silenzio in memoria di Andreotti, la curva Primavera del Toro non ha fischiato, non ha insultato, non ha odiato nessuno.

Ha esposto centinaia di foto di due eroi veri, Falcone e Borsellino.

Oggi sono piuttosto orgoglioso di essere tifoso granata (e cittadino italiano).

Da La Stampa del 10/05/2013.

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Vauro

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NapolitanoALLO STADIO OLIMPICO I TIFOSI VIOLANO IL MINUTO DI SILENZIO. L’ABATE DI MONTECASSINO AL FUNERALE: “PRESCRITTO VUOL DIRE INNOCENTE”.

Il giorno dell’addio al Divo è stato interrotto dai fischi (e lanci di petardi) dei tifosi all’Olimpico, non proprio inclini a osservare il minuto di silenzio. Ma più che un funerale, quello di ieri è stato un allegro ritrovo di democristiani. Perché a parte Giulia Bongiorno – inconsolabile per davvero – le vecchie e nuove leve che ieri hanno reso omaggio a Giulio Andreotti hanno trascorso la messa tra gran chiacchiere e sorrisi. Tra i più loquaci c’era Pier FerdinandoCasini, che ha parlato fitto fitto con Paolo Cirino Pomicino per una ventina di minuti almeno. Pacche sulle spalle e folte sopracciglia che si alzavano e abbassavano al ritmo dei racconti. Almeno finché non è arrivato Ciriaco De Mita, che si è seduto in prima fila al fianco di Gianni Letta: Casini li ha subito raggiunti e mai più lasciati. Poi il neovicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, col suo inamovibile sorriso, ha approfittato di una distrazione di Casini per conquistare un posto al fianco di De Mita. (altro…)

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La silenziosa uscita di Umberto Ambrosoli dal Consiglio regionale lombardo mentre si commemorava Andreotti è uno dei più eloquenti epitaffi dello scomparso. Come è noto — ma come è salutare ricordare — il padre di Umberto, l’avvocato Giorgio Ambrosoli, liberale e monarchico, “eroe borghese” in un Paese che di eroi ha purtroppo costante bisogno, cadde sotto casa ucciso da un killer di Michele Sindona, banchiere di mafia, molto appoggiato da Andreotti. Ambrosoli, per conto dello stesso Stato per il quale lavorò anche Andreotti (un datore di lavoro, lo Stato italiano, decisamente ondivago nella selezione del personale…) era liquidatore della Banca Privata, braccio finanziario di Sindona. Sapeva, maneggiando quelle carte infette, di rischiare la vita. (altro…)

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Mentre il consiglio regionale della Lombardia rendeva omaggio al fantasma di Andreotti, il capo dell’opposizione Umberto Ambrosoli è uscito dall’aula. Suo padre, l’avvocato Giorgio, fu ammazzato sotto casa in una notte di luglio per ordine del banchiere andreottiano Sindona: aveva scoperto che costui era un riciclatore di denaro mafioso. Trent’anni dopo Andreotti commentò l’assassinio di Ambrosoli con queste parole: «Se l’è andata a cercare».   

Il perdono è una cosa seria. E’ fatto della stessa sostanza del dolore e si nutre di accettazione e di memoria, non di ipocrisie e rimozioni forzate. La morte livella, ma non cancella. Con buona pace del quotidiano dei vescovi che ieri titolava: «Ora Andreotti è solo luce». Per usare una parola alla moda, Andreotti era divisivo. Lo era da vivo e lo rimane da morto. Purtroppo anche Ambrosoli. Perché esistono due Italie, da sempre. E non è che una sia «buona» e l’altra «cattiva», una di destra e l’altra di sinistra (Giorgio Ambrosoli era un liberale monarchico). (altro…)

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Andreotti

LA SENTENZA D’APPELLO, CONFERMATA IN CASSAZIONE, STABILÌ CHE IL REATO FU “COMMESSO FINO ALLA PRIMAVERA DEL 1980”. LO SALVÒ LA PRESCRIZIONE.

Lo Stato non può processare se stesso”, diceva Leonardo Sciascia. Senza prevedere che, in una breve e luminosa stagione, quella dei primi anni 90 del XX secolo, lo Stato avrebbe processato se stesso grazie a un pugno di magistrati coraggiosi, raccolti in poche Procure e Tribunali. Fra questi, quelli di Milano e di Palermo. Giulio Andreotti passerà alla storia come l’unico presidente del Consiglio (lo fu per ben sette volte) processato per mafia. Ma come sia finito il suo processo a Palermo, che per questo motivo è il più importante della storia non solo d’Italia, ma del mondo, lo sanno in pochi, e in pochissimi lo sapranno nelle generazioni future. Perché quel processo è stato il banco di prova di una delle più colossali manipolazioni mai viste nella storia dell’informazione.  (altro…)

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Andreotti

Giulio Andreotti è morto ieri nella sua casa romana. Aveva 94 anni. Per lui la politica è stata un record: 11 mandati parlamentari, 22 volte ministro, 7 volte presidente del Consiglio, 2 al Parlamento europeo Oggi i funerali.

È stata un’insufficienza respiratoria a stroncare Giulio Andreotti alle 12.25 di ieri mattina. Il genero Marco Ravaglioli è stato tra i primi ad accorgersene, mentre chi ieri ha visitato la famiglia racconta che Livia, la moglie del divo, non si è ancora resa conto dell’accaduto. “Sta poco bene da tempo, non è lucida. Era chiusa in un’altra stanza e non ha voluto vedere nessuno”, dicono i più intimi. La salma di Andreotti è rimasta in camera da letto fino al tardo pomeriggio di ieri, quando è arrivata una bara di legno chiaro, sobria e laccata, e la famiglia ha potuto allestire la camera ardente nello studio del presidente.

Attorno all’una, in corso Vittorio Emanuele, a due passi dal Tevere, non c’era ancora nessuno. Solo i negozianti facevano capolino per chiedere se quello che si diceva in tv, vista la calma che c’era, fosse vero (“non sarebbe la prima volta che ne annunciano la morte”). Ma il silenzio è durato una mezz’ora appena. Poi polizia e giornalisti hanno formato cordoni che hanno rallentato il traffico verso il lungotevere.  (altro…)

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Andreottisi inscrive a pieno titolo dentro una tradizione di realismo politico di origine cattolico controriformata e, in particolare, nella specifica variante della dottrina della ragion di Stato ecclesiastica, di cui è stato l’ultimo interprete novecentesco, il più abile e raffinato. Chi sa non parla e chi parla non sa, giacché si è schiavi delle parole e padroni dei propri silenzi: questi sono stati i due principali comandamenti cui Andreotti ha affidato il segreto di un’eccezionale resistenza dentro i meccanismi del potere nazionale.
Ma a cosa si deve questa speciale capacità di durata? Anzitutto all’essere stato, prima che un uomo di governo italiano, un politico vaticano e romano, una sorta di cardinale rinascimentale interprete di un mondo e di una saggezza millenari capaci di unire e di mediare tra il senso di una missione universale e un fascio apparentemente inestricabile di interessi particolari. (altro…)

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Una volta Montanelli scrisse che in chiesa De Gasperi e Andreotti si dividevano i compiti: De Gasperi parlava con Dio e Andreotti col prete. «Sì, ma a me il prete rispondeva», gli replicò Andreotti. Forse ora toccherà a lui parlare con Dio e non se la potrà cavare con una delle sue battute. Ciniche, gelide, brevi: da star di Twitter prima di Twitter. Se Dio esiste, ci sono forti dubbi che sia democristiano (ecco, questa potrebbe averla detta lui) e meno che mai della sua corrente, per un pregiudizio anzitutto estetico (Sbardella, Vitalone, Evangelisti: più che ritratti sono foto segnaletiche).

Senza l’ambizione di rubare il mestiere al pubblico ministero celeste, un lungo soggiorno in purgatorio deve averlo messo in preventivo anche Andreotti. Fin dal giorno in cui, ancora imberbe, decise di sporcarsi le mani con il potere. Perché il potere logora chi non ce l’ha, ma sporca tutti coloro che lo toccano, e chi sostiene il contrario è solo un fanatico, o un ipocrita.   (altro…)

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IL VENERABILE DELLA P2 FRA VERITÀ E ALLUSIONI

Gelli riapre unmistero:   “Era Giulio Andreotti il leader  dell’Anello”. Era il nome in codice di un servizio segreto attivo dal 1945.

Licio Gelli ogni tanto ritrova
la verve dei vecchi tempi. Intervistato
dal settimanale
«Oggi», dopo avere assestato
qualche colpetto a Berlusconi
(«Un debole, goliardico, ha paura
della minoranza») e Fini («Un uomo senza carattere»), ne affibbia uno fortissimo al vecchio Giulio Andreotti. «Era lui il capo dell’Anello».
Allusione assolutamente criptica che Andreotti smentisce e che solo gli addetti ai lavori possono capire. Si torna infatti a parlare dell’Anello, nome
in codice di un servizio segreto che ha operato nel retrobottega
della Repubblica dal 1945 fino all’avvento della Seconda Repubblica. (altro…)

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