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Il Metodo Supercazzola, tutto chiacchiere e distintivo, non l’ha certo inventato Renzi: la cosiddetta seconda Repubblica è piena di annunciatori, promettitori, declamatori che a parole ci hanno salvati non una, ma cento volte, poi nei fatti ci han rovinati. Renzi l’ha solo affinato ed elevato alla massima potenza. Funziona a tappe. 1. Scoppia uno scandalo o giunge una notizia negativa. 2. Il piè veloce Matteo lancia subito un messaggio di segno opposto – via Twitter, Facebook, slide, conferenza stampa, Leopolda, video – per scacciare o declassare il precedente dai titoli di tg e giornali. 3. La stampa più credulona del mondo abbocca compiacente e strombazza la reazione del premier oscurando l’azione che l’ha provocata: “svolta”, “stretta”, “giro di vite”, “linea dura”, “così cambierà”, “rivoluzione”, “subito”, “ora”, “scatta”, “spunta”. (altro…)

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Balle

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Renzi

LA SPINTA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO CHE SPRINTA MA POI FRENA: IL LINGUAGGIO DEL SUO GOVERNO E DEI GIORNALONI AL SEGUITO, SPESSO IN VERSIONE VELINA DI STATO.

C’è una foto che pare un selfie e ritrae meglio di qualunque analisi politologica il primo Semestre Renziano: quella che immortala il pie’ veloce Matteo mentre attraversa la strada, ovviamente a passo di corsa, con entrambi i piedi sollevati da terra. Come ci sia riuscito, non si sa: l’esercizio, a pensarci bene, è difficilissimo. E anche comico: ricorda una vecchia gag di Stan Laurel, che in un film con Oliver Hardy improvvisamente saltava divaricando le gambe a spaccata e buttando un piede in avanti e l’altro all’indietro. La comunicazione di Renzi è anche questa, fatta con il corpo, per meglio sottolineare il distacco dal sonnacchioso dolce far nulla di Enrico Letta, noto anestesista di se stesso. Il TurboRenzi, per dirla con Stefano Disegni, incede al ritmo di Ridolini, ma a colori, con i titoli della stampa e dei tg a fare da colonna sonora. Un’incessante e martellante marcetta scandita da parole-chiave, subito trasformate in hashtag e sparate a razzo nell’iperuranio del web: #lavoltabuona, #unariformaalmese, #lasvoltabuona, #italiariparte, #semplificaitalia, #italiabella, #scuolabella, #labuonascuola, #eppursimuove, #cambiaverso, #coseconcrete, #proviamoci, #cominciamoildomani, #allafacciadeigufi. (altro…)

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RenziTutti i “faccio subito” diventati “fra un attimo”
DAGLI 80 EURO A INCAPIENTI E PENSIONATI ALLA FUSIONE DELLE FORZE DI POLIZIA, DALLA LEGGE SUL LAVORO ALLA MAFIA AI VITALIZI: ANTOLOGIA DELLE PROMESSE TRADITE DAL TURBO SCOUT.

Partendo da M come Manovra e come tante altre cose, riprendiamo la nostra cavalcata nel magico mondo di Matteo Renzi, cioè negli ultimi sei mesi di storia italiana a base di annunci, promesse e impegni, purtroppo (o per fortuna) mantenuti solo in minuscola parte. Manovra. “Palazzo Chigi: nessuna manovra” (Stampa, 7-3). “Non faremo manovre correttive” (Renzi, 10-4). “Basta sospetti, non servirà una manovra correttiva” (Padoan, Corriere, 6-7). “Smentisco che ci sarà un’altra manovra” (Renzi, 3-8). “Non ci sarà nessuna manovra” (Renzi, 4- 8). “Per il 2015 si profila, ad oggi, una correzione da 20 miliardi” (Enrico Morando, Pd, viceministro Economia, 18-8).   Marò. “Ho appena telefonato a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Faremo semplicemente di tutto” (Renzi, 22-2). “Adesso i marò tornino a casa” (Renzi, 28-3). “Rivendichiamo con forza la giurisdizione italiana e il rientro immediato dei nostri militari” (Palazzo Chigi, 28-3). “Dopo il malore di Latorre, la situazione ormai è insostenibile” (Roberta Pinotti, Pd, ministro della Difesa, 3-9). I due marò restano in India.  (altro…)

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passo dopo passo

Il gioco di prestigio ha funzionato ancora, non fatevi ingannare: quella di ieri non è stata la giornata “epocale” in cui il governo in carica presentava le sue riforme.
Ieri, alla fine, abbiamo assistito solo alla presentazione di un sito: carino, interessante, col countdown che mostra il tempo che manca.
Ma sempre un sito rimane.

Nemmeno Berlusconi era riuscito a focalizzare una intera conferenza stampa dell’esecutivo su un evento mediatico in questo modo.
D’altronde a Berlusconi non era riuscito nemmeno di toccare l’articolo 18, di bloccare la pubblicazione delle intercettazioni, di trasformare il Senato in un organo di nominati. (altro…)

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Natangelo

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RenziPRESENTATO A PALAZZO CHIGI IL SITO CHE ILLUSTRA IL PROGRAMMA DEI “MILLE GIORNI”. DAI PROCLAMI IL PREMIER PASSA AL GIORNO PER GIORNO.

Se riusciamo a togliere questo e a rimetterlo…. Intanto, togliamolo”. Alle spalle di Matteo Renzi, a Palazzo Chigi, lo schermo rimanda le immagini del sito “Passo dopo passo”. Quello che dovrebbe illustrare la rivoluzione dei mille giorni. Che si vedono molto poco. “Vedere male…”, dice lui, lasciando in sospeso la frase. Perché è un eufemismo. C’erano una volta le slide e il logo con il pesciolino rosso. Era il 12 marzo, la prima conferenza stampa di Renzi come premier. Quella passata alla storia (e poi ridefinita dallo stesso presidente del Consiglio) la “televendita”: ore e ore di annunci, proclami, programmi. Una furia comunicativa talmente energica da far dimenticare la presenza assai parziale di fatti. Sono passati cinque mesi e mezzo e persino il proiettore di Palazzo Chigi mostra la corda. (altro…)

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Renzi

La parola chiave è l’avverbio “così”. Quando appare in un titolo col verbo “cambiare” coniugato al futuro, conviene indossare le mutande di ghisa, perché sta arrivando il cetriolo della fregatura. La new wave dei giornali di anticipare epocali riforme inesistenti o solo annunciate o appena appena pensate, per compiacere i governi (spesso all’insaputa dei medesimi), nacque ai tempi di Monti, dilagò sotto Letta jr. ed è esplosa con Renzi. Nell’Era Montiana le avanguardie dattilografe erano tutte un frisson per l’Eldorado prossimo venturo. Breve antologia dal Corriere. “Fornero: ‘Così cambierà il lavoro’” (18-12-2011). “Fisco, casa, pensioni: così si cambia” (23-12). “Catricalà: ‘Così può cambiare la Rai’” (10-1-2012). “Famiglie e professioni, la vita cambia così” (21-1). “Monti a Obama: ‘Cambiare il nostro stile di vita’” (10-2). “Così cambiano le professioni” (4-8). “Così cambiano i tribunali” (11-8). Poi non cambiò una mazza, né “così” né altrimenti, a parte una serie di rapine ai ceti meno abbienti e di regali alle banche. (altro…)

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AnnunciPALAZZO CHIGI.

ANNUNCI RIPETUTI PER RILANCIARE UN TEMA SU CUI ORA IL GOVERNO VORREBBE PRESENTARE UN DISEGNO DI LEGGE.

Tra 48 ore sapremo se il governo Renzi passerà dalle parole ai fatti nella lotta alla corruzione. 

Venerdì, infatti, durante il consiglio dei ministri, dovrebbero essere stabiliti i poteri di Raffaele Cantone in merito al suo ruolo di controllore di Expo 2015, dopo gli arresti per gli appalti ottenuti, secondo la procura di Milano, a colpi di tangenti. 

Tanto per essere chiari, ci sarebbero i fatti e non gli annunci, per esempio, se Cantone avrà il potere di revoca di un appalto, nel caso in cui non dovesse corrispondere a requisiti di trasparenza.   (altro…)

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Le misure.

Le misure

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PadoanIL COLLE HA ESCLUSO IL DECRETO, IL MINISTRO CHIEDE TEMPO PER CAMBIARE I CONTI E AVERE L’OK DI BRUXELLES. TENSIONE TRA PALAZZO CHIGI E IL COMMISSARIO ALLA SPENDING REVIEW.

La traccia di quel che è accaduto negli ultimi due giorni al (benemerito) taglio dell’Irpef di Matteo Renzi arriva alla slide numero 2, nell’irridente capitolo “I compiti a casa”. Così la illustra il protagonista: “Il nostro nemico, quelli con cui battagliare in modo durissimo, sono quelli che dicono che si è sempre fatto così”. Sullo schermo si legge “Pubblica amministrazione, fisco e giustizia”, ma il pensiero non può che correre a quelli che hanno “respinto con perdite” (come dice lui) il tentativo del premier di tagliare il cuneo fiscale per decreto.  (altro…)

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mariolino_cannuli_L’Italia è di fronte a un baratro, ma il governo è fermo come un paracarro. Letta, dedito al gioco del Subbuteo dove il massimo rischio è la slogatura dell’indice, annuncia, annuncia, annuncia. Capitan Findus sembra la versione aggiornata e minimalista della presentatrice televisiva Mariolina Cannuli (che prego di scusarmi per l’irriverente, per lei, confronto). C’è una calma piatta, come in mare quando non vedi un gabbiano, non c’è un’onda, un refolo di vento prima della tempesta. Che aspettiamo? Siamo falliti e lo neghiamo e affossiamo le imprese con carichi insostenibili come l’aumento dell’anticipo dell’Irap, dell’Ires e dell’Irpef definiti dal ministro dell’Economia Saccomanni “Un prestito dei contribuenti che a livello individuale ha un peso molto soft“. Un peso di 2,3 miliardi di euro, soft- soft, una piuma. E’ necessaria attuare subito, entro l’autunno, un’economia di guerra. Tagliare le province, portare il tetto massimo delle pensioni a 5.000 euro, tagliare finanziamenti pubblici ai partiti e ai giornali, riportare la gestione delle concessioni pubbliche nelle mani dello Stato, a iniziare dalle autostrade, perché sia l’Erario a maturare profitti e non aziende private come Benetton o, dove questo non sia possibile, ridiscutere le condizioni, eliminare la burocrazia politica dalle partecipate dove prosperano migliaia di dirigenti, nazionalizzare il Monte dei Paschi di Siena, eliminare ogni grande opera inutile come la Tav in Val di Susa e l’Expo di Milano, ridurre drasticamente stipendi e benefit dei parlamentari e di ogni carica pubblica, cancellare la missione in Afghanistan, fermare l’acquisto degli F35. (altro…)

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