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Posts Tagged ‘Antonio Sciotto’

cgil-camusso-landiniLa Cgil di Susanna Camusso respinge la nuova formula dei tre anni a termine: «Crea maggiore precarietà: piuttosto torniamo a discutere del contratto unico». No anche dalla Fiom di Maurizio Landini.

Prima la minac­cia di scio­pero gene­rale, poi – dopo la con­fe­renza stampa di Mat­teo Renzi — l’entusiasmo per gli 85 euro in busta paga. Ieri, final­mente, la Cgil ha car­bu­rato: Susanna Camusso, durante la tra­smis­sione di Canale 5 Matrix, ha chie­sto «l’abolizione del decreto Poletti», quello sui con­tratti a ter­mine e l’apprendistato.Ma già durante tutta la gior­nata era stato un sus­se­guirsi di tweet cigiel­lini con­tro il prov­ve­di­mento. Anche la Fiom ha taciuto, per quasi 48 ore dopo gli annunci mes­sia­nici del pre­mier. Ma sem­pre ieri Mau­ri­zio Lan­dini, seguendo a ruota la segre­ta­ria, ha detto la sua: «Vedo un allar­ga­mento della pre­ca­rietà». (altro…)

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Messaggio di Camusso e Landini al governo che verrà: la legge di Sacconi per la Fiat demolisce i contratti. I casi di Paderno Dugnano e Golden Lady. Il leader Fiom: «Ti lasciano da solo davanti all’impresa». La segreteria Cgil: «Tornare all’accordo del 28 giugno».

La Cgil si mette in moto verso la nuova stagione politica (ancora densa di incognite) e sindacale (piena invece di alcune certezze: la crisi e una legislazione che non aiuta). E lo fa ribadendo una richiesta che Susanna Camusso ha già declinato con chiarezza in campagna elettorale: «L’articolo 8 deve essere abrogato». La legge, voluta dal ministro Maurizio Sacconi per accontentare Sergio Marchionne e la Fiat, è in realtà un potentissimo demolitore dei contratti nazionali e di tutte le tutele dei lavoratori: varata il 13 agosto del 2011 (non a caso, in piena estate), prevede che un qualsiasi accordo aziendale possa derogare non solo al contratto nazionale ma anche alle leggi. (altro…)

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Cgil: «Passi avanti Tornano al centro contratto nazionale e tempo indeterminato».

La riforma dei licenziamenti «made in Fornero» non si applicherà al pubblico impiego. Si evince dall’intesa dell’altroieri sera del ministro Filippo Patroni Griffi con i sindacati, e vengono così smentite alcune voci circolate ieri e riportate anche dal nostro giornale. I punti fondamentali sono quelli «l» e «m»: «l) riordinare la disciplina dei licenziamenti per motivi disciplinari fermo restando le competenze attribuite alla contrattazione collettiva nazionale; m) rafforzare i doveri disciplinari dei dipendenti prevedendo al contempo garanzie di stabilità in caso di licenziamento illegittimo». (altro…)

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Niente reintegro per i neo assunti: per loro soltanto un risarcimento. Il Pd resta diviso

Sul tema caldissimo dell’articolo 18 continuano a rincorrersi voci e indiscrezioni sul tavolo che si riaprirà domani: ieri la giornata è stata dominata da una presunta «novità» pubblicata da Repubblica, secondo cui il governo vorrebbe proporre ai sindacati la cancellazione dell’articolo 18 solo per i neo assunti, «salvando» chi già oggi gode di questo diritto. Ma è praticamente la scoperta dell’acqua calda, dato che Mario Monti sin dal suo insediamento ha ripetuto che non verranno toccati i diritti acquisiti (operazione che, tra l’altro, avrebbe implicazioni di carattere costituzionale) e che si cambieranno le regole solo per i nuovi ingressi. Dall’altro lato, sembrerebbe prevalere di nuovo l’ipotesi Ichino (articolo 18 mai, ma un risarcimento al posto del reintegro) rispetto a quella Boeri-Garibaldi (che invece prevede la «maturazione» dell’articolo 18 pieno alla fine dei tre anni).  (altro…)

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Primo incontro tra esecutivo e parti sociali: non si è parlato di art. 18. Fornero propone la «flexsecurity» ma non ha i soldi per chi è licenziato.

Un nuovo coniglio dal cappello di Monti: il governo punta a ridimensionare la cassa integrazione, limitandola alla sola ordinaria e per un solo anno, e riservandola unicamente alle imprese che hanno buone possibilità di riprendere il lavoro. La proposta choc (tantopiù in un momento di crisi per centinaia di aziende in Italia) è venuta dal tavolo aperto ieri dallo stesso premier Mario Monti con imprese e sindacati. Un’idea subito respinta, con nettezza, dalla Cgil. Non si sarebbe parlato per ora di articolo 18 – anche se il tema resta sempre sospeso sulla testa dei lavoratori – nè del «contratto unico» (cioè con il licenziamento possibile nei primi tre anni), caro alla ministra Elsa Fornero. Anzi, la titolare del Lavoro ha detto che il tavolo si dovrebbe limitare a un massimo di 3 o 4 settimane, e che di contratto unico al limite si parlerà soltanto alla fine.  (altro…)

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Fin dagli anni Settanta le imprese restano piccole ma si collegano tra loro, per non applicare la tutela. Ricordo i tre fratelli dei flipper».

«La riforma annunciata non è altro che un regalo ai furbetti, una vera e propria sanatoria». Il giuslavorista Piergiovanni Alleva, da anni nella consulta giuridica della Cgil, smonta la modifica dell’articolo 18 ipotizzata dal governo Monti. Oggi quella tutela non si applica sotto i 15 dipendenti: ebbene, per spingere le imprese a crescere di dimensioni, l’esecutivo vorrebbe permettere che la non applicazione del 18 fosse estesa anche alle piccole aziende che si fondono tra loro, e che pur superando l’asticella dei 16 dipendenti, non vadano però oltre i 50.
Il meccanismo quindi non vi convince? (altro…)

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Farmacie, tassisti, benzinai: Monti annuncia la «fase due». Ma l’ombra dei privati si allunga su tutti i servizi pubblici, e minaccia l’acqua.

Monti è deciso a procedere con la «fase due» delle riforme, e cioè il capitolo occupazione e crescita: ci sono due vie principali che il premier vuole imboccare, la modifica del mercato del lavoro (con i contestati progetti sull’articolo 18 e gli ammortizzatori) e le liberalizzazioni. Ieri il presidente del Consiglio, parlando a Reggio Emilia in occasione del 215esimo anniversario del tricolore, ha detto che il governo «farà saltare i colli di bottiglia»: ci saranno «equilibrate e pragmatiche ma non timide liberalizzazioni, riconoscendo che ogni settore dà un contributo ma che è più equo se avviene in regime di libera concorrenza». (altro…)

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IL LINGOTTO NELL’ERA MONTI .Marchionne realizza la sua «rivoluzione» e con una lettera disdice gli accordi vigenti.

Dopo l’uscita dalla Confindustria, l’ultima doccia fredda sulla Fiom: dal 2012 tutto il gruppo passerà al «modello Pomigliano». Pause ridotte e più straordinari, la Cgil non avrà Rsu. Il sindacato di Camusso si appella al nuovo premier Maurizio Landini «Metteremo in campo qualsiasi azione. Il governo deve cancellare l’articolo 8» La Cgil a Palazzo Chigi: «Il nuovo governo chieda conto a Fiat del piano industriale e la faccia desistere dalla disdetta» Il momento è arrivato: Sergio Marchionne entra pienamente nel «dopo Cristo» più volte annunciato, e forse cogliendo anche al volo la novità di un governo Monti appena insediato, sferra l’attacco finale al suo nemico numero uno, la Fiom. L’amministratore delegato della Fiat – e ormai pluridecorato manager globale grazie alla presidenza della Chrysler – ha deciso di disdire, a partire dal primo gennaio 2012, tutti i contratti attualmente vigenti nel gruppo. Per poter ripartire da zero, applicando presumibilmente a tutti il «modello Pomigliano», e mettendo così definitivamente fuori dalla rappresentanza riconosciuta (ma non certo dalle fabbriche) la Fiom.  (altro…)

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Tagli. La Lega ha una nuova idea per reperire le risorse della manovra: togliere fondi all’assistenza di donne anziane, pensionati e disabili. L’allarme del Pd
Crudele uscita agostana di Calderoli: via gli assegni a chi non lavora. Nel mirino gli invalidi, le vedove e i non autosufficienti.

Il ministro che porta i maiali a calpestare i terreni destinati alle moschee, ne ha pensata un’altra delle sue: accanirsi sulle vedove, gli anziani non autosufficienti e i disabili. Alla faccia dell’anima social della Lega, quella che avrebbe dovuto difendere le pensioni a spada tratta, e alla faccia anche della platea davanti alla quale si è esibito (i «cattolicissimi» di Cl), Roberto Calderoli ha lanciato l’ultima boutade estiva dall’alto dei suoi bermuda agostani: «Tagliamo le pensioni a chi non ha mai lavorato», cominciando da «quelle di reversibilità eccessivamente alte e da quelle di accompagnamento non legate oggi a limiti di reddito». (altro…)

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Rapporti tesi tra il Pd e la Cgil: causa di attrito lo stop generale del 6 settembre.

Se Camusso sceglie di non attaccare il partito di Bersani, gli altri segretari non gradiscono il «no» al 6 settembre: «Siano coerenti, siamo tutti contro la manovra.

In Cgil non è piaciuto affatto il fuoco di fila del Pd contro lo sciopero del 6 settembre, visto che la fase è molto grave, l’attacco al lavoro è forte: tutto ci si aspetta da un partito di opposizione, e soprattutto di centrosinistra, tranne che vada a criticare chi scende in piazza per difendere salari, pensioni e diritti già pesantemente martoriati dalla crisi e dal governo. Ma la leader Susanna Camusso, attentissima ai rapporti con tutte le realtà fuori dalla Cgil, ha scelto di non manifestare contrarietà, e se due giorni fa aveva detto a Pierluigi Bersani di rivolgere l’appello all’unità a Cisl e Uil e a tutti quelli che avevano firmato l’accordo del 28 giugno, stravolto dalla manovra, ieri è tornata sull’argomento ribadendo che «la posizione di Bersani è corretta»: «È uno strano dibattito questo, non è che agli scioperi generali dei sindacati debbano aderire i partiti», ha tagliato corto. (altro…)

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