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Legambiente, Libera, e altre 23 associazioni lanciano un appello a Pietro Grasso: i delitti ambientali nel codice penale subito! Firma la petizione su http://www.change.org/legambiente-ecoreati.
Al presidente del Senato Pietro Grasso, ai presidenti delle commissioni Ambiente e Giustizia, chiediamo di approvare subito i delitti ambientali nel codice penale. Chiediamo ai cittadini di sostenerci in questo appello, firmando la petizione In nome del popolo inquinato.

Ai senatori Grasso, Palma e Marinello chiediamo di porre fine a una grave anomalia: nel nostro Codice Penale non esistono né il delitto di inquinamento né quello di disastro ambientale. Chi inquina l’ambiente nella peggiore delle ipotesi si rende responsabile di reati di natura contravvenzionale, risolvibili pagando una ammenda, quando non vanno in prescrizione come successo di recente con la sentenza Eternit.

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L'appelloSiamo consapevoli che, se passano le “riforme” di Renzi, l’Italia avrà un uomo solo al comando, cioè lui? Abbiamo capito bene che, con la trasformazione del Senato in un ente inutile (lunedì in Consiglio dei ministri), le leggi saranno approvate esclusivamente dalla Camera, senza più la garanzia di una seconda lettura che spesso, nella storia repubblicana, ha evitato pericolosi colpi di mano di questo o quel governo? È chiaro a tutti che, con la nuova legge elettorale (il cosiddetto Italicum) frutto dell’inciucio tra l’ex sindaco e l’ex Caimano, il partito che vince anche per un solo voto avrà un premio di maggioranza da dittatura parlamentare? Stando a tutti i sondaggi, quella supermaggioranza sarà appannaggio del PR, il Partito di Renzi che avrà nel frattempo trasformato il Pd nel proprio scendiletto (già qualcosa si è visto nel voto bulgaro della Direzione di ieri). (altro…)

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CONTINUANO LE ADESIONI ALL’APPELLO DEL “FATTO QUOTIDIANO”: STUDIOSI, GIURISTI, INTELLETTUALI E MOLTISSIMI CITTADINI NON VOGLIONO CHE QUESTO PARLAMENTO CAMBI LA NORMA FONDAMENTALE IN MODO PARZIALE E NON CONDIVISO.

STEFANO RODOTÀ – ”Una riforma di parte”.

A parte le indubbie ed evidenti forzature costituzionali, questo tentativo di revisione della Carta propone difficili questioni politiche. La prima riguarda il fatto che la revisione è parte del cosiddetto “cronoprogramma” di governo. Così si associa la modifica costituzionale alla maggioranza più debole, contraddittoria e precaria della storia della Repubblica e la si fa diventare una questione di parte, dunque oggetto di conflitto e non di condivisione. Ricordiamo che la scrittura della Costituzione fu resa possibile anche da quello che fu chiamato “l’isolamento della Costituente” rispetto al governo, sicché i costituenti riuscirono a lavorare insieme anche dopo che De Gasperi fece cadere il governo tripartito. Le due revisioni costituzionali generali degli ultimi anni sono state un fallimento proprio perché condotte all’insegna del conflitto e identificate con una maggioranza precaria: mi riferisco alla riforma del Titolo V che ha provocato più problemi di quanti volesse risolvere e alla “costituzione berlusconiana” bocciata da 16 milioni di cittadini nel 2006. (altro…)

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Di MaioDI MAIO (M5S).

Li abbiamo fermati con 53 ore di opposizione di fila, nel momento giusto. Ed è solo l’inizio: vedrete che il governo cadrà proprio sul ddl costituzionale”. Luigi Di Maio, 27enne deputato, nonché vicepresidente della Camera (il più giovane della storia repubblicana) ne è convinto: insistendo sullo stravolgimento dell’articolo 138, la maggioranza andrà a sbattere. “Sono già spaccati sulle riforme. E poi tanta gente ancora non sa dell’attacco alla Carta. Per questo, faremo una grande manifestazione nazionale a settembre sul 138”.
Il primo risultato l’avete portato a casa, con il voto sul ddl slittato a settembre. Ma perché la maggioranza ha arretrato?
Il nostro ostruzionismo, che io preferisco definire opposizione, li ha bloccati. Si sono resi conto che con quattro decreti da approvare entro la pausa estiva, come quello sull’ecobonus, la nostra lotta li avrebbe messi nell’angolo. E poi non sono così convinti del provvedimento. Durante i nostri interventi in aula ho visto dubbi negli occhi di tanti deputati della maggioranza. (altro…)

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Costituzione

Ignorando il risultato del referendum popolare del 2006 che bocciò a grande maggioranza la proposta di mettere tutto il potere nelle mani di un “Premier assoluto”, é ripartito un nuovo e ancor più pericoloso tentativo di stravolgere in senso presidenzialista la nostra forma di governo, rinviando di mesi la indilazionabile modifica dell’attuale legge elettorale.

In fretta e furia e nel pressoché unanime silenzio dei grandi mezzi d’informazione la Camera dei Deputati ha iniziato a esaminare il disegno di legge governativo, già approvato dal Senato, di revisione dall’articolo 138, che fa saltare la “valvola di sicurezza” pensata dai nostri Padri costituenti per impedire stravolgimenti della Costituzione. (altro…)

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Spettabile presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
quasi tutto ci divide, tranne il fatto di essere italiani e la preoccupazione per il futuro della nostra Nazione. L’Italia è vicina al default, i titoli di Stato, l’ossigeno (meglio sarebbe dire l’anidride carbonica) che mantiene in vita la nostra economia, che permette di pagare pensioni e stipendi pubblici e di garantire i servizi essenziali, richiedono un interesse sempre più alto per essere venduti sui mercati. Interesse che non saremo in grado di pagare senza aumentare le tasse, già molto elevate, tagliare la spesa sociale falcidiata da anni e avviare nuove privatizzazioni. Un’impresa impossibile senza una rivolta sociale. La Deutsche Bank ha venduto nel 2011 sette miliardi di euro dei nostri titoli. E’ più di un segnale: è una campana a martello che ha risvegliato persino Romano Prodi dal suo torpore. Il Governo è squalificato, ha perso ogni credibilità internazionale, non è in grado di affrontare la crisi che ha prima creato e poi negato fino alla prova dell’evidenza. Le banche italiane sono a rischio, hanno 200 miliardi di euro di titoli pubblici e 85 miliardi di sofferenze, spesso crediti inesigibili. Non sono più in grado di salvare il Tesoro con l’acquisto di altri miliardi di titoli, a iniziare dalla prossima asta di fine agosto. Ora devono pensare a salvare sé stesse. (altro…)

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Confermata in appello la pena in primo grado.

La corte d’Appello di Bologna ha confermato la pena sancita in primo grado dal tribunale di Ferrara per la morte di Federico Aldrovandi, il giovane morto dopo un controllo di polizia nel 2005. Il tribunale ferrarese aveva condannato i quattro poliziotti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri a tre anni e sei mesi di reclusione.

PENA CONFERMATA – La Corte d’appello ha confermato la pena di primo grado di tre anni e sei mesi e ha anche applicato il condono per indulto di tre anni. La decisione e’ uscita oggi pomeriggio dopo quasi tre ore di camera di consiglio. ‘E’ una sentenza giusta – ha commentato Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi – una sentenza che non poteva che essere confermata. E’ anche una sentenza utile che potra’ cambiare qualcosa per impedire, nei processi che si stanno celebrando, il linciaggio delle vittime delle forze dell’ordine imputate. (altro…)

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BLOCCATE IL PARLAMENTO
Il governo Berlusconi, e la sua maggioranza parlamentare obbediente
“perinde ac cadaver”, è entrato in un crescendo di eversione che mira apertamente a distruggere i fondamenti della Costituzione repubblicana e perfino un principio onorato da tre secoli: la divisione dei poteri. Di fronte a questo conclamato progetto di dispotismo proprietario chiediamo alle opposizione (all’Idv che si riunisce domani, al Pd che dell’opposizione è il partito maggiore, ma anche all’Udc e a Fl, che ormai riconoscono
l’emergenza democratica che il permanere di Berlusconi al governo
configura) di reagire secondo una irrinunciabile e improcrastinabile legittima difesa repubblicana, proclamando solennemente e subito il blocco sistematico e permanente del Parlamento su qualsiasi provvedimento e con tutti i mezzi che la legge e i regolamenti mettono a disposizione, fino alle dimissioni di Berlusconi e conseguenti elezioni anticipate.
Se non ora, quando?

Andrea Camilleri, Paolo Flores
d’Arcais, Dario Fo, Margherita Hack,
Franca Rame, Barbara Spinelli, Antonio
Tabucchi, Furio Colombo, Roberta De
Monticelli e Marco Travaglio

pasquionoweb.wordpress.com

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Fine vita, alla Camera in discussione una nuova norma ispirata non al principio di libertà ma a quello di autorità: se approvata perderemmo il diritto ad autodeterminarsi. Appello di cento intellettuali per fermarla.

IL RISCHIO del “dispotismo etico”, evocato a sproposito per inveire contro chi opera perché sia ricostruito quel minimo di moralità pubblica inscindibile dalla democrazia, si è già materializzato alla Camera dei deputati, dove è in corso la discussione sul progetto di legge che disciplina le modalità da seguire se si vogliono dare “indicazioni” per il tempo della fine della vita, ispirato non al principio di libertà, ma a quello di autorità. Se questa legge venisse approvata, ciascuno di noi perderebbe il diritto fondamentale ad autodeterminarsi, verrebbe espropriato del potere di governare liberamente la propria vita. Una politica incapace di guardare ai problemi veri della società si fa di colpo prepotente, si dichiara padrona dei corpi delle persone, pretende di impadronirsi davvero delle “vite degli altri”.

FIRMA L’APPELLO 1 (altro…)

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Libertà e Giustizia.

Con stupefacente impudenza, un presidente del Consiglio, imputato in quattro processi per reati comuni, pretende di far ingoiare al paese l’introduzione di nuove leggi a suo uso e consumo, pomposamente etichettate come “riforma della giustizia”.

È sufficiente uno sguardo ai temi di questa presunta riforma per rendersi conto che essa in nessun modo affronta i problemi veri della giustizia italiana, quelli che interessano tutti i cittadini, rivolgendosi invece esclusivamente a lenire le ossessioni del presidente del Consiglio: i pubblici ministeri, le intercettazioni, la tanto inseguita e mai raggiunta impunità. Né il presidente del consiglio esita a stravolgere la Costituzione e attaccare la Corte Costituzionale per risolvere i suoi problemi giudiziari.

Poiché i membri del governo e la maggioranza parlamentare sembrano non rendersi conto della macroscopica anomalia e improprietà di questa iniziativa, spetta ai cittadini italiani far sentire la loro voce e chiedere che il governo e il parlamento, memori delle loro funzioni istituzionali di organi che devono operare nell’esclusivo interesse del Paese, rifiutino di farsi asservire all’utilità e al potere di un singolo imputato.
Firma anche tu

FIRMA QUI.

mivergognodiessereitaliana.blogspot.com

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Esempi:

Ermete, Zosimo, Cunegonda, Emerenziana, Paolo Miki, Policarpo, Gliceria, Carlo Lwanga, Medardo, Simmaco, Pammachio, Pulcheria, Oddone, etc etc etc.

pasquinoweb

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Sul sito Avaaz.org quasi 20 mila cittadini hanno già firmato una petizione per la nuova legge anti-corruzione. Noi di Valigia Blu abbiamo aderito insieme a FareFuturo, Agende Rosse e Ammazzateci tutti.

Il dramma della corruzione non può non riguardare tutti i cittadini in modo trasversale, al di là delle connotazioni politiche. Dovremo far sentire subito le nostre voci per “costringere” il Parlamento a occuparsi della proposta di legge anti-corruzione.

Insieme possiamo dimostrare al Parlamento che i cittadini italiani chiedono di agire. Firmate la petizione anti-corruzione qua sotto: sarà consegnata direttamente ai leader dei gruppi parlamentari chiave e ai media, e ogni volta che raggiungeremo altre 20.000 firme. Impegniamoci al massimo nella battaglia per una legge efficace contro la corruzione, senza accontentarci che sia discussa in Parlamento, ma perché diventi legge! 

Firmate la petizione qui.

Vincere questa battaglia non sarà facile, ma noi sappiamo che possiamo farcela: insieme abbiamo fermato la “legge bavaglio”. I giornalisti, i blogger, i movimenti della società civile e le centinaia di migliaia di cittadini che hanno combattuto contro la “legge bavaglio” erano una forza troppo dirompente per essere ignorata. Dobbiamo riprendere quella stessa energia e cercare di vincere una battaglia ancora più grande.

Ogni anno la corruzione ci costa 60 miliardi di euro. Dalla speculazione sugli appalti per ricostruire L’Aquila agli impianti eolici truffa per ottenere i fondi pubblici in Sardegna. La corruzione debilita la nostra economia e avvelena la nostra democrazia. Firmate la petizione ora e inoltrala a tutti i tuoi amici e alla tua famiglia.

valigiablu.it

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“Una donna di 43 anni, madre di due figli, Sakineh Mohammadi-Ashtiani, rischia nella Repubblica Islamica dell’Iran l’esecuzione per lapidazione (dopo aver ricevuto come “punizione” pubblica, e in presenza di uno dei suoi figli, a titolo di “esempio”, 99 colpi di frusta)”.
“I suoi crimini agli occhi delle autorità politico-religiose di questo paese? L’adulterio, che non è un crimine né un delitto. Ma, soprattutto, la presunta complicità in un omicidio che è stata costretta a confessare, talmente costretta che ha poi subito ritrattato”.
“Cosa bisogna pensare di questi metodi diretti a estorcere pretese verità? Noi, firmatari di questo testo, facciamo appello dunque alle autorità iraniane perchè mettano fine a questo tipo di procedure, oltre che a queste punizioni inique e barbare.
Ci uniamo a tutte le iniziative già intraprese dalle organizzazioni di difesa dei diritti dell’uomo, quali Human
Rights Watch e Amnesty International, a favore della signora Sakineh Mohammadi-Ashtiani”.
“Per il rispetto della dignità e della libertà di tutte le donne iraniane”.

La Farnesina si sta impegnando per vie diplomatiche con il governo iraniano.  La fotografia della donna iraniana condannata alla lapidazione è esposta da oggi sulla facciata di Palazzo Vecchio.

Sono oltre 40.000 le firme raccolte nel giro di tre giorni dai lettori di Repubblica per chiedere al governo iraniano di non eseguire la condanna a morte per lapidazione nei confronti di Sakineh Mohammadi-Ashtiani. E si moltiplicano soprattutto in Italia e in Francia le iniziative a favore della donna di 43 anni, madre di due figli. (altro…)

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