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Posts Tagged ‘armi’

“La nomina di Gianni De Gennaro a presidente di Finmeccanica è semplicemente inaccettabile. Basta con gli uomini buoni per tutte le stagioni. In un qualsiasi paese civile De Gennaro avrebbe concluso la sua inarrestabile carriera nel Luglio 2001 con la mattanza alla Diaz di Genova. Invece governi di centrodestra, governi tecnici e governi di larghe intese continuano a proporre questo personaggio per ruoli di primissimo piano. Il M5S dice con chiarezza un netto NO. (altro…)

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Abbiamo capito ora, che essendoci un sovrano, tutto ciò che sta sotto è a sovranità limitata.
A cominciare dal Parlamento, che ha meno potere legislativo, quanto meno su questioni che riguardano armi (i caccia F35, il TAV), riforme costituzionali, poteri di vincoli sulla spesa.
Abbiamo capito, dalla nomina di De Gennaro (considerato vicino agli USA) a Finmeccanica (sempre più improntata sul settore difesa) e dal comunicato del consiglio supremo di difesa, il senso dell’art 11 della Costituzione.
L’Italia ripudia la guerra e l’uso delle armi, ma non il denaro che deriva dal loro commercio. (altro…)

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F-35ENTRO IL 2015 SORGERÀ ANCHE IL PADIGLIONE DOVE I CACCIA VERRANNO RESI INVISIBILI. E LO STATO PAGA 680 MILIONI.

Viaggio a Cameri (Novara) nel mega impianto dove attualmente lavorano solo 150 persone La linea di montaggio dei caccia è in un’area grande quanto il quartiere di una città Poi l’Italia per comprare 90 di questi jet dovrà pagare alla Lockheed altri 13 miliardi di euro.

La fabbrica dei cacciabombardieri F-35 che il Fatto Quotidiano ha visitato è come un gigantesco sepolcro imbiancato, di una bellezza esteriore che copre le brutture. Nei campi del vecchio aeroporto militare di Cameri in provincia di Novara, su un’area di 550 mila metri quadrati, grande come un quartiere di città, dentro un hangar tirato a lucido hanno piazzato il meglio del meglio della tecnologia aeronautica organizzando una linea di montaggio dove operai dalle divise impeccabili lavorano intorno a scheletri di ali contrassegnate da bandierine a stelle e strisce essendo destinate agli Stati Uniti. Nei piazzali c’è fango e le betoniere vanno avanti e indietro sulla stradina che divide lo scalo da un bosco perché il grosso dello stabilimento deve ancora essere costruito. Entro il 2015, assicurano, qui ci saranno altri hangar, altre linee di montaggio e il padiglione dove i cacciabombardieri saranno resi stealth, invisibili.  (altro…)

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Dear PresidentLe letterine di quei bimbi emozionati che hanno spinto Barack a sfidare le lobby.
Ma il presidente non ha i voti per far approvare misure più restrittive.

È STATO triste e dolce immaginare che dalla commozione di Obama, dal sorriso dei bambini alla Casa Bianca e dal ricordo dei bambini nel cimitero di Newtown si sia alzato il vento della ragione che scuoterà l’America a mano armata. SONO tutte apprezzabili le iniziative che ieri il presidente ha firmato, ad appena quattro giorni dal suo insediamento per farne una delle missioni più importanti del secondo mandato, perché, ha detto, nessun diritto sancito dalla Costituzione «è più sacro del diritto di vivere ». È stato bello credere che la lettera di Julia, la ragazzina che gli aveva chiesto di fare tutto quello che è in suo potere per impedire altre stragi, possa davvero aiutare Obama a riprendere quel filo della ragione tante volte afferrato e altrettante volte spezzato. Anche Ronald Reagan che aveva provato nel proprio corpo bucherellato gli effetti del diritto a «portare armi» ci aveva provato. Ora ci sono andati di mezzo i bambini, dunque il vento cambierà, ci promette. Si dice retoricamente che debbano essere loro a cambiare il mondo, e sarebbe bene se ci riuscissero da vivi. (altro…)

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È possibile che Obama riesca a regolare in maniera un po’ meno dissennata la vendita di armi da fuoco negli Stati Uniti. Ma fa sorridere (amaramente) la sua volontà di mettere un argine alle immagini cruente su cinema, tivù e videogiochi. Da quella stalla, i buoi sono scappati da almeno un paio di generazioni, e l’assuefazione di miliardi di persone allo show quotidiano della sopraffazione fisica è ormai totale e irrimediabile. Così come irrimediabile è il primato della cultura di massa americana nella riproduzione e nella diffusione della morte violenta in ogni angolo del mondo, in ogni casa. (altro…)

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GLI Stati Uniti, realisticamente, non metteranno al bando le armi, ma promulgare misure per contenere la carneficina è possibile. Le uniche cose su cui non siamo rigidi sono quelle che hanno più probabilità di uccidere.
L’Occupational Safety and Health Administration, l’ente pubblico che si occupa della sicurezza sul lavoro, ha cinque pagine di regolamenti sulle scale, mentre le autorità federali fanno spallucce quando qualcuno propone di imporre limitazioni concrete alla diffusione delle armi da fuoco. Le scale uccidono circa 300 americani all’anno, le armi 30.000. (altro…)

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La SCUOLA DEL CONNECTICUTNoi conosciamo i bambini uccisi a Newtown (Connecticut), viso per viso, maglietta per maglietta. Sono come quelli che abbiamo visto sfilare, tenendosi per mano, nei primi filmati. Bambini fermati e gettati in un mare di sangue dalle pallottole, fra meraviglia e terrore. Noi sappiamo chi è l’assassino, un ventenne che sembra più giovane, senza espressione, senza voce o pensieri. Ha ucciso subito e si è ucciso. E noi, spettatori di morte del mondo, siamo qui, di fronte ai bambini morti (“un’esecuzione”) e a un esecutore quasi coetaneo di cui non sappiamo e non sapremo quasi nulla. Chi è stato giornalista di guerra non può dimenticare che, quando arrivi sul luogo di una strage, ti prende alla gola l’odore della pallottole esplose, l’odore delle armi che copre all’inizio l’odore del sangue. In quel momento non pensi alle ragioni dementi delle esecuzioni. Pensi alla velocità e quantità dei colpi. (altro…)

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Che cos´è che non manca mai? Che cos´è che sembra abbondare anche nei luoghi più poveri o remoti del pianeta? Le armi.
Quando è stata l´ultima volta che una guerra, una rivolta o un movimento guerrigliero sono cessati perché una delle parti in conflitto era rimasta a corto di munizioni? Mai.
Dove c´è la guerra compare sempre il denaro, e dove c´è il denaro compaiono sempre le armi. E non compaiono solo dove c´è la guerra e dove c´è il denaro. Le armi abbondano anche nei luoghi più miserabili del pianeta.
Nei centri urbani dove manca tutto e impera la carestia, dove i bambini non hanno latte, i giovani non hanno libri e la fame è una cosa di tutti i giorni, quello che non manca mai sono le armi. Pistole e revolver, fucili e mitragliette, lanciagranate e altre armi portatili sono una presenza tragicamente comune nei quartieri poveri di tutto il mondo. (altro…)

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ROMA – La notizia è stata inghiottita dai titoli sulle amministrative e sugli smottamenti nel governo, ma in altre circostanze – e forse in altri Paesi – avrebbe meritato approfondimenti in prima serata: da ieri, l’Italia ha messo fuori legge le munizioni a grappolo, che se esistesse un campionato di crudeltà tra le armi in commercio lo vincerebbero a spasso. Se le cosiddette bombe intelligenti sono pensate per colpire un obiettivo specifico, le cluster hanno esattamente la finalità opposta: colpire a casaccio, che sia un campo di battaglia o un campo di grano, che la guerra sia in corso o che sia finita da anni, che la vittima sia un soldato col bazooka o un bimbo col pallone. Lanciate dall’alto, nella traiettoria si sparpagliano dove capita e si fermano lì, spesso inesplose, finché qualche sventurato non le pesterà. (altro…)

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SONO COSE DA IMPARARE…

Pasquinoweb

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Oltre 40 miliardi di euro, un incremento del 20%. Il rapporto in Gazzetta Ufficiale dell’Unione.

Nel 2009 hanno raggiunto la cifra record di 40,3 miliardi di euro le autorizzazioni all’esportazione di materiali bellici dei paesi dell’Unione Europea: si tratta di un incremento del 20,1% rispetto all’anno precedente (33,5 miliardi di euro). Armamenti diretti soprattutto verso i paesi del Sud del mondo (il 53%) e principalmente verso il Medio Oriente (9,6 miliardi). Lo si ricava dall’analisi del “XII Rapporto sul controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari” pubblicato ieri, nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione. Un rapporto uscito con un certo ritardo, denso di dati, ma con numerose e gravi mancanze perché alcuni dei maggiori esportatori non hanno fornito informazioni sulle effettive consegne di armi e soprattutto carente di analisi e di valutazioni.

I maggiori esportatori
Per quanto riguarda le autorizzazioni (licences) all’esportazione di materiali militari che comprendono anche i “programmi intergovernativi” (solitamente contabilizzati a parte dalle relazioni nazionali), la Francia si conferma nel 2009 il principale esportatore dell’Unione (12,7 miliardi di euro a fronte di 10,6 miliardi nel 2008) seguita dall’Italia (6,7 miliardi; erano 5,6 miliardi nel 2008) che supera la Germania (5 miliardi nel 2009; 5,8 miliardi nel 2008), il Regno Unito (3,5 miliardi) e la Spagna (3,2 miliardi): questi cinque paesi ricoprono nel 2009 più dei ¾ delle esportazioni militari dell’Unione. In forte crescita anche le autorizzazioni all’export militare di Austria (oltre 2,2 miliardi; erano 946 milioni nel 2008), Polonia (1,4 miliardi; erano 368 milioni nel 2008) ma anche dei Paesi Bassi (1,3 miliardi) e Svezia (1,1 miliardi) mentre segnano un ribasso quelle del Belgio (1,1 miliardi). Di minor consistenza, ma in deciso incremento, anche le esportazioni della Repubblica Ceca (390 milioni), Danimarca (252 milioni), Grecia (227 milioni), Romania (165 milioni) e perfino di Malta che raggiunge la cifra di quasi 134 milioni di euro (erano 3,2 milioni nel 2008). (altro…)

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