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Posts Tagged ‘arte’

Klimt.Salomè-Un solo, unico, semplice girasole si erge, al centro di un quadro interamente cosparso di punti d’oro, su di un piedistallo fiorito, contro un fondale di foglie che riempie, senza lasciare vuoti, tutto lo spazio della tela. Una sorta di mosaico mistico, davanti al quale il critico Ludwig Hevesi esclamò affascinato: “Sta davanti a noi come una fata innamorata, il cui abito verde-grigio fluisce verso il basso con un brivido di passione”.
“Girasole”, dipinto fra il 1907 e il 1908, è uno dei venti oli di Gustav Klimt che fino al 13 luglio saranno esposti a Milano, a Palazzo Reale, nell’ambito della mostra (in tutto 134 “pezzi”, fra opere anche di altri artisti, lettere e cimeli) “Klimt. Alle origini di un mito”. (altro…)

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Qualche informazione sulle opere ospitate dalla piattaforma Google Art Project, in occasione della Giornata Mondiale dell’Arte che si celebra oggi.

Oggi, lunedì 15 aprile, si celebra la Giornata Mondiale dell’Arte. Anche bigG ha voluto dare il proprio contributo con un report su Google Art Project, piattaforma lanciata due anni fa che raccoglie oltre 40.000 opere di artisti provenienti da ogni epoca e parte del mondo. Con un post intitolato “Hai un minuto per l’arte?” comparso questa mattina sul blog ufficiale, il motore di ricerca fornisce qualche dettaglio sui capolavori che più hanno attirato l’attenzione di chi naviga.
l dipinto più visualizzato e inserito tra i preferiti con maggiore frequenza è Notte stellata di Vincent Van Gogh (un dettaglio nell’immagine di apertura), tela dalle dimensioni pari a 92×73 cm conservata presso il Museo di Arte Moderna di New York. Secondo le statistiche le opere classiche risultano le più cliccate, ma nell’ultimo periodo Google ha rilevato un interesse crescente nei confronti dell’arte moderna, in particolar modo quella di artisti come Dali e Klimt. (altro…)

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Dopo il caso Dante-Dan Brown: perché le glorie del nostro passato ispirano solo gli stranieri?

E così, dopo aver visitato la Roma dei Papi e il mondo esoterico di Leonardo, nel nuovo thriller di Dan Brown si passeggia tra le strade di Firenze e le pagine infernali di Dante. Dan Brown non sarà un maestro di stile, ma è un’autorità indiscussa in materia di fatturato. Se ogni volta mette l’Italia sullo sfondo dei suoi polpettoni è perché sa che l’Italia fa vendere in tutto il mondo. Non l’Italia di oggi, naturalmente, mediocre sobborgo d’Occidente come tanti altri. L’Italia del passato: le città d’arte del Rinascimento e l’Antica Roma. Gli unici due momenti della storia in cui siamo stati la locomotiva dell’umanità.   

E a questo punto, ossessiva, scatta la solita domanda: perché? Perché, se l’Italia fa vendere, a guadagnarci devono essere sempre gli altri? Perché i miti del passato italiano affascinano gli scrittori e i registi stranieri, ma non i nostri?

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“Per vie ad alta velocità stiamo portando il mondo alla rovina ambientale, climatica, energetica e sociale. Un sentiero più umano ci può far cambiare direzione, evitando l’abisso e scoprendo nuovi territori della conoscenza, per un avvenire più sostenibile e più gratificante”. Questo il messaggio del climatologo Luca Mercalli che parteciperà al Sentiero Umano di Solidarietà Artistica e Ambientale, una catena di mani lunga 50 km per unire Torino a Susa. (altro…)

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MIGLIAIA DI QUADRI E REPERTI ARCHEOLOGICI CONSERVATI IN DEPOSITI: NELL’ OMBRA DEI SOTTERRANEI DEI MUSEI CAPOLAVORI INESTIMABILI CHE IL MONDO INTERO CI INVIDIA.

E’un tesoro sommerso, opere d’arte che non vedrete mai, conservate nelle segrete stanze dei musei italiani. Migliaia e migliaia di tele, quadri, arazzi, reperti archeologici, custoditi gelosamente nei depositi dei musei, al riparo da occhi indiscreti. Cosa ci sia là sotto lo sanno soltanto i direttori dei musei anche perché in Italia, come denunciato dalla Corte dei conti “non esiste una catalogazione definitiva, specie per i reperti archeologici”. Così come non esiste, per i grandi musei statali, una stima del valore delle opere possedute. Ogni tentativo di valutazione commerciale si è attirato sempre le ire della comunità di studiosi e degli storici e comunque non è mai stato realizzato. Dal punto di vista quantitativo, però, a quello che è esposto corrisponde spesso un uguale numero di opere conservate nei depositi. Un doppio museo, quindi. Negli Uffizi, ad esempio, in quelle che il direttore Antonio Natali preferisce chiamare “le stanze della riserva” sono conservati oltre 2000 dipinti con circa 1800 autoritratti. (altro…)

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NECROPOLI, REGGE, ACQUEDOTTI E BORGHI ANTICHI: UN CAPITALE UNICO PROPRIO PERCHÈ DISSEMINATO IN OGNI REGIONE E PAESE.

“Oggi sono stato alla Ninfa Egeria, poi alle terme di Caracalla e sulla via Appia a vedere le tombe ruinate e quella meglio conservata di Cecilia Metella, che dà un giusto concetto della solidità dell’arte muraria. Questi uomini lavoravano per l’eternità ed avevano calcolato tutto, meno la ferocia devastatrice di coloro che sono venuti dopo e innanzi ai quali tutto doveva cedere”. Lo scriveva Goethe nel suo Viaggio in Italia in luoghi a volte sconosciuti e che oggi rischiano di scomparire. Parchi archeologici abbandonati ad abusi e furti e ormai prossimi al tracollo. Il museo dell’Accademia Ligustica delle Belle Arti di Genova destinato allo smembramento se non addirittura alla chiusura per un debito di quasi 2 milioni di euro. (altro…)

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Ha esposto al MoMa, alla Tate, alla Biennale. E oggi ha un nuovo progetto: “Racconto la bellezza per chi non vede””Voglio fare una mostra sui non vedenti e sul loro concetto estetico. Tutto il mio lavoro ruota intorno a quel che abbiamo perduto” “Ogni mia opera è pensata per essere appesa al muro: non ho un atelier ma una scrivania, un computer, un laboratorio e un corniciaio”.

PARIGI – L´orizzonte del mare, una scultura di Rodin, il verde, un uomo biondo, un gregge di pecore, un quadro, il viso di Alain Delon. La bellezza negli occhi di chi non può vedere. Aveugles è l´ultimo progetto di Sophie Calle, una delle maggiori artiste francesi contemporanee, esposta al MoMA di New York, alla Tate Modern di Londra e alla Biennale di Venezia. Minuta e spigliata, cinquantanove anni, vive tra la Camargue e un´ex fabbrica della periferia parigina. All´arte si è avvicinata per caso, dopo aver tentato molte altre strade. Gauchiste sessantottina, figlia dei fiori in California, modella in una scuola di disegno, contadina in una fattoria, spogliarellista. (altro…)

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Qualche pezzo d´orecchio staccato, può sembrare poca cosa. Possiamo dirci: si riparerà. Non è così. Suona forte l´allarme per un problema ormai cronico e che, a volerlo affrontare senza ipocrisie, è questo: molte nostre città, Roma in particolare, sono disseminate di capolavori, grandi e piccoli ma tutti significativi. Per secoli queste opere sono rimaste affidate alla pubblica fede, all´aura della loro provenienza e del loro passato che in qualche modo le proteggeva. Quell´aura non c´è più, è svanita. Le opere, grandi o piccole, non sono più esposte alla pubblica fiducia ma al rischio del pubblico oltraggio. Diciamo la verità, sgradevole o scorretta che sia: molti italiani non si meritano più le città che abitano. (altro…)

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Fotografia di Ed Kashi, tratta dalla mostra "I colori del Mondo"in scena al Palazzo delle Esposizioni fino all'8 maggio 2011.

Una settimana contrassegnata da una serie di mostre ed eventi in tutti gli angoli del Belpaese. Dalla fotografia documentaristica a quella artistica, dalle esposizioni sull’impressionismo alle retrospettive sui grandi protagonisti del secondo dopoguerra italiano, fino alle iniziative promosse dal Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano: i migliori appuntamenti selezionati per voi.
 
IN EVIDENZA:

Prorogata fino all’8 maggio la mostra di National Geographic I colori del mondo a Roma al Palazzo delle Esposizioni, un viaggio fotografico che vuole raccontare la vita sulla Terra attraverso i colori. Guarda le fotogallerie: generale biancorosso verde azzurro

I colori del mondo
12 febbraio-1 maggio 2011 (prorogata all’8 maggio)
Palazzo delle Esposizioni, Roma
La mostra, a cura di Guglielmo Pepe, è al piano zero del Palazzo delle Esposizioni (con accesso da via Milano). L’ingresso è gratuito. Orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì, dalle 10 alle 20; venerdì e sabato, dalle 10 alle 22.30. Lunedì: chiuso
Per maggiori informazioni: http://www.palazzoesposizioni.it (altro…)

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Giunta alla XIII edizione, la Settimana della Cultura dal 9 al 17 aprile 2011 apre gratuitamente le porte di musei, aree archeologiche, archivi e biblioteche statali. Oltre 2.500 appuntamenti in tutta Italia tra mostre, convegni, aperture straordinarie, laboratori didattici, visite guidate e concerti.

L’Italia è un Paese dallo straordinario patrimonio artistico e culturale. Si tratta di un tesoro dall’inestimabile valore che abbiamo avuto il privilegio di ricevere in eredità dai nostri antenati nel corso dei secoli. (altro…)

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Due mostre per celebrare l’Unità attraverso le vicende dei Savoia e la storia delle “capitali culturali” con centinaia di tele di pregio.

La Reggia di Venaria ha riaperto al pubblico offrendo un nuovo percorso di visita dedicato alle vicende di casa Savoia e chiamato “Teatro di Storia e Magnificenza”, che si snoda lungo gli 80mila metri quadrati del complesso.

Due chilometri di magiche atmosfere in cui sono esposte circa 300 opere provenienti da collezioni private e musei che ricostruiscono la vita della corte sabauda. Il percorso si divide idealmente in due momenti. Nei sotterranei della Reggia si rievocano la storia della dinastia e dello stato sabaudo e di Torino sua Capitale. Spiccano una quarantina di tele del ‘600 che raffigurano i sovrani sabaudi nei secoli. (altro…)

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Andrea Carandini, archeologo di fama mondiale, ha lasciato la presidenza del Consiglio superiore dei Beni culturali: i troppi tagli al bilancio gli impediscono di continuare a svolgere seriamente il suo mestiere. Non sappiamo a chi Carandini abbia materialmente rassegnato le dimissioni, dato che il ministro Bondi non esce di casa da mesi. Però ci piacerebbe almeno sapere che cos’ha fatto di male la cultura a questo Paese per meritarsi un disinteresse così suicida. Nonostante molti lo ignorino o addirittura lo disprezzino, il patrimonio artistico e culturale è l’unico petrolio su cui siamo seduti, nonché la principale e forse unica ragione per cui il mondo si ricorda ancora ogni tanto della nostra esistenza. (altro…)

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“La vera terra dei barbari non è quella che non ha mai conosciuto l’arte, ma quella che, disseminata di capolavori, non sa, né apprezzarli né conservarli”.

Marcel Proust.

Sabato 5 marzo la coalizione “Abbracciamo la Cultura” promuove una grande iniziativa contro i tagli alla cultura e per dare dignità al lavoro. Alle ore 9:30 davanti al Colosseo raccolta firme, animazione e testimonianze. In programma interventi di Rossella Muroni Direttore generale di Legambiente, Salvo Barrano Vice presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi, Giulio Scarpati presidente del SAI, Roberto Natale presidente della FNSI e Susanna Camusso segretario generale CGIL.

Tutte le informazioni sul sito www.abbracciamolacultura.it.

 

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Alla Gnam di Roma a confronto opere di pittori inglesi dell’epoca vittoriana  e i capolavori, da Giotto a Botticelli, da cui trassero linfa.

Colori chiari, purezza della forma, bellezze muliebri morbide e sensuali. Immerse in un bagno di fiori pre-liberty. Fondendo l’immagine idealizzata della donna stilnovistica con l’immagine delle eroine shakespeariane e romantiche.Così Dante Gabriel Rossetti coltivava in pittura il mito del (altro…)

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La seduzione che la scultura di Michelangelo esercitò su Matisse al centro di una grande mostra nel complesso di Santa Giulia a Brescia. Con centottanta opere del maestro francese.

Quella di Michelangelo scultore fu per antonomasia “arte del levare”, in un titanico corpo a corpo con blocchi di marmo intonso, fino a a cavarne forme originali e possenti. Basta pensare alla forza plastica del David. Oppure al drammatico e vibrante affiorare alla superficie della pietra dell’ultimo movimento ribelle dei Prigioni.

Nel Novecento, Henri Matisse fu uno dei più grandi ammiratori del maestro rinascimentale e uno degli artisti che seppe rielaborarne la lezione nel modo più vivo e moderno. Con questa idea Claudia Beltramo Ceppi (dopo aver esplorato il rapporto fra Matisse e l’Oriente nel 1997 a Firenze) ora ha curato la mostra Matisse. La seduzione di Michelangelo che fino al 12 giugno raduna centottanta opere del pittore francese nel complesso di Santa Giulia a Brescia. (altro…)

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La quarta edizione della mostra fotografica organizzata da National Geographic Italia e curata da Guglielmo Pepe, editorialista della rivista, si intitola “I colori del mondo”: rosso, verde, azzurro e bianco sono i colori di riferimento in 95 immagini inedite, con cui 48 grandi fotografi internazionali che collaborano con la rivista interpretano le vicende e le trasformazioni delle persone e dell’ambiente.

“Quattro colori per descrivere, tra contrasti e suggestioni, il presente e il futuro del mondo, la forza e la debolezza della natura e degli animali, l’umiltà, l’orgoglio, il dolore e la felicità degli esseri umani”. (altro…)

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La crisi economica e le trasformazioni globali che l’hanno innescata. Le guerre aperte e le rivolte silenziose, i conflitti sociali e i disastri ambientali, testimoniati dagli scatti di 19 importanti fotoreporter mondiali.

Dal premio Pulitzer Rick Loomis a Pietro Masturzo, il giovane napoletano vincitore del Word Press Photo 2010, arrestato dopo aver documentato la protesta delle donne sui tetti di Teheran, fino a Ashley Gilbertson, vincitore della medaglia d’oro “Robert Capa”.
La mostra che verrà ospitata alle Officine Fotografiche di Roma, dal 21 gennaio al 21 febbraio, offrirà un mosaico di immagini sui temi fondamentali del nuovo millennio. Dai rifiuti di Scampia ai clochard che vivono nella metro di New York, dalla guerra in Iraq fino alla liberazione di Aung San Suu Kyi in Birmania, raccontata dagli scatti ancora inediti di Pietro Masturzo.
Organizzata dalla rivista Loop con il contributo della Provincia di Roma, l’esposizione collettiva si pone da un lato come una ‘cartografia della crisi’, nei suoi molteplici aspetti, ma anche come un tentativo di prefigurare il mondo nuovo e ancora inesplorato che essa sta dischiudendo, facendo emergere le conseguenze più inquietanti ma anche le imprevedibili risposte positive che in varie parti del globo ha generato. Esporranno gli autori che dal 2008 hanno collaborato a vario titolo con la rivista, nata in Italia quando New York veniva scossa dai primi segnali del terremoto finanziario mondiale: da Rick Loomis a Giancarlo Ceraudo, da Pietro Masturzo a Ashley Gilbertson, da Reza a Riccardo Venturi e Walter Astrada. «Mentre tutto si frammenta e personalizza, si fa instabile e transitorio, dai rapporti umani ai rapporti di lavoro, all’informazione – spiega Stefano Simoncini, photoeditor di Loop e tra i curatori della mostra – abbiamo cercato di costituire una visione condivisa della realtà che ci circonda, di far trasparire la struttura nascosta degli interessi e dei conflitti, di far affiorare storie di eroi ignorati. La fotografia – conclude Simoncini – è scrittura per immagini che lascia spazio all’immaginazione, seleziona i momenti salienti di un’esperienza, parla ancora del rapporto tra realtà e soggetto». La mostra è dunque un viaggio “dentro l’apocalisse” attraverso una raccolta d’immagini “straordinarie”, ma è anche una descrizione delle “potenzialità linguistiche ed espressive” della fotografia come strumento ideale per raccontare una “difficile” e “opaca” contemporaneità. 
Lo spazio e il periodo dell’esposizione saranno anche l’occasione per dibattiti e incontri letterari e teatrali sui temi della crisi del giornalismo e della fotografia.

espresso.repubblica.it

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Celebrato in data odierna con un logo estremamente artistico, Paul Cézanne e’ il protagonista di Google per oggi.

Artista e pittore francese, Paul Cézanne e’ vissuto a cavallo tra il XIX e XX secolo segnando in maniera decisiva il mondo artistico.
Egli, infatti, ha creato il passaggio tra il periodo dell’Impressionismo e quello del Cubismo, tanto che gli stessi Matisse e Picasso hanno reputato Paul Cézanne “il padre di tutti noi”.

Come si puo’ ammirare nei suoi dipinti, Cézanne, e’ altamente riconoscibile grazie al caratteristico tratto che lo contraddistingue in tutte le sue opere.
Inoltre, si nota come Cézanne effettui una profonda analisi dei soggetti, contemplandoli e studiandoli nei particolari.

Tra le opere piu’ celebri di Cézanne ricordiamo I Giocatori di Carte (custodita al Museo d’Orsay di Parigi), i vari dipinti di natura morta, per poi passare dai ritratti di persone come il Ritratto di Madame Cézanne nella poltrona gialla o i molti autoritratti.

Come detto, la maggioranza delle opere di Paul Cézanne sono custodite a Parigi al Museo d’Orsay, ma sono presenti dipinti in vari musei di tutto il mondo, tra cui l’Ermitage di San Pietroburgo, il Museum of Modern Art di New York e la Galleria d’Arte Moderna di Milano.

di seguito un video veramente di ottima fattura con le meravigliose opere di Paul Cézanne corredato della musica di Debussy, assolutamente da vedere ed ascoltare!

http://www.magictech.it

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Un vademecum delle mostre da non perdere nel 2011. Fra proposte culturali alte e rivisitazioni.

Van Gogh e il viaggio come ricerca, in Palazzo Ducale a Genova, si annuncia come l’evento autunnale dell’anno. Per l’11 febbraio, invece, nel complesso Santa Giulia di Brescia si prepara una mostra che rilegge l’opera di Henri Matisse attraverso la seduzione che sul pittore francese esercitò Michelangelo scultore.

Dagli inizi di marzo, in Palazzo Strozzi a Firenze, Picasso sarà spietatamente messo a confronto con i surrealisti spagnoli Mirò e Dalì, che nei riguardi del genio malagueño tentarono l’emulazione di stili e di provocazioni finendo (specie Dalì) nel solo camouflage.

Sempre a marzo, a Milano, Palazzo Reale ospiterà una mostra sugli Impressionisti con un nucleo di trenta opere di Renoir che, di fatto, formerà una monografica all’interno della collettiva dedicata a Monet, Pissarro, Gauguin, Manet e Degas.

E ancora: l’esistenzialista e “spirituale” Alberto Giacometti, insolitamente indagato dal punto di vista della predominanza e della forza della materia in una mostra curata da Michael Peppiatt (autore di In Giacometti’s studio) nel nuovo Maga di Gallarate dal 3 marzo. E i due movimenti artistici Die Brücke (il Ponte) e Der Blaue Reiter (il cavaliere azzurro) nati dalla ricerca di Kandinsky e Marc, ripercorsi in una ampia esposizione e a Villa Manin  di Codroipo, a Udine, dal 24 settembre, grazie alla collaborazione con importanti istituzioni berlinesi .

Quanto al versante della più classica storia dell’arte italiana, una scelta di 350 opere e capolavori – da Giotto a Leonardo, da Tiziano a Caravaggio e oltre – dal 18 marzo, in mostra negli splendidi spazi di Venaria Reale a Torino in un allestimento fortemente voluto dal presidente Giorgio Napolitano e curato scenograficamente dal regista Luca Ronconi per i 150 anni dell’Unità d’Italia. E non è tutto: (altro…)

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Il Gesù Nuovo non è solo un capolavoro dell’arte barocca che nei secoli ha sedotto studiosi e viaggiatori. Non è solo il tempio di una fede che da controriformistica si è trasformata in schietta devozione popolare. Non è neanche solo una cartolina di Napoli che, anni fa, finì sul retro delle diecimila lire. Non è nemmeno il semplice contraltare dell’ascetico e gotico monastero di Santa Chiara. È questo, ma è anche un pentagramma a cielo aperto, con una musica scolpita nella facciata e finalmente decifrata da uno storico dell’arte, Vincenzo De Pasquale, 55 anni, con la passione per il misterioso Rinascimento napoletano, quello vero e non quello posticcio dell’ultimo quindicennio.

La sua indagine, cominciata nel 2005, insieme a Salvatore Onorato che l’ha aiutato nei sopralluoghi, assomiglia, ma senza i delitti connessi, a quella del «Codice da Vinci» e spazia dall’Italia all’Ungheria, dal cuore sacro di Napoli ai trompe-l’oeil rococò di Eger, cittadina magiara quasi ai confini con l’Ucraina. La scoperta ha del clamoroso. In breve, i segni che sono incisi sul bugnato della facciata del Gesù Nuovo non sono altro che la partitura di un concerto per strumenti a plettro (mandole e affini).

Infatti a osservare bene le pietre nere vulcaniche si scoprono dei segni di circa dieci centimetri. «Finora si è pensato che fossero i simboli delle diverse cave di piperno dalle quali provenivano» spiega De Pasquale, mostrando un largo foglio che riproduce pietra per pietra la facciata della chiesa.

«Sono invece delle lettere aramaiche. L’aramaico era la lingua parlata da Gesù. Sono solo sette segni e ognuno corrisponde a una delle note». Lette in sequenza da destra a sinistra, guardando la chiesa, dall’edificio del liceo pedagogico Fonseca a quello del liceo classico Genovesi, e dal basso verso l’altro, le incisioni, tradotte in note, compongono una musica della durata di quasi tre quarti d’ora. (altro…)

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