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Posts Tagged ‘Arturo Zampaglione’

ClintonLa candidata democratica alla presidenza in un’intervista con “Fox” “A rischio la sicurezza nazionale”. La Casa Bianca valuta contromosse.

NEW YORK – Hillary Clinton esce allo scoperto sulla
spy- story che infiamma la politica elettorale americana e, senza remore, punta il dito sugli 007 russi. «Sappiamo — dice l’ex segretario di Stato candidata alle presidenziali in una intervista domenicale alla Fox — che sono stati i servizi di intelligence di Mosca, alle dipendenze del governo e sotto il diretto controllo da Vladimir Putin, ad aver hackerato i sistemi informatici del partito democratico. Sappiamo che sono loro ad aver disseminato migliaia di mail riservate (attraverso WikiLeaks, ndr) e sappiamo anche che Donald Trump mostra un’inquietante propensione ad appoggiare Putin». L’accusa è molto precisa.

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Nel mirino i database della campagna democratica E ora Trump minimizza l’appello a Putin: “Scherzavo”.

NEW YORK – Con il terzo cyberattacco in pochi giorni degli hackers russi contro il partito democratico americano, l’ombra di Vladimir Putin si allunga sulla campagna presidenziale americana. Dopo l’intrusione nella posta elettronica del comitato nazionale del partito, che aveva costretto alle dimissioni la presidente Debbie Wasserman Schultz, e dopo l’accesso agli archivi top-secret dei finanziatori, i pirati informatici sono adesso riusciti a entrare nel data-base elettorale della campagna di Hillary Clinton. L’Fbi ha subito aperto una inchiesta sul giallo politico. I democratici hanno assoldato la CrowdStrike, una società specializzata in cybersicurezza. Ma gli esperti non hanno dubbi: gli attacchi sono ricollegabili alla “Fancy Bear” (Orso simpatico), una cellula legata all’intelligence militare russa.

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Obama

Un terzo di emissioni di Co2 in meno entro il 2030: “Così possiamo ridurre le morti premature del 90%” Parte l’offensiva di Washington contro i gas serra. E a dicembre a Parigi il vertice dell’Onu sull’ambiente.

NEW YORK. «Siamo la prima generazione a subire gli effetti del cambiamento climatico, ma anche l’ultima che può fare qualcosa per salvare il pianeta». Con questo monito Barack Obama, che oggi compie 54 anni, ha annunciato il “Clean Power Plan”, il più ambizioso programma ambientalista della sua presidenza. Per la prima volta il governo americano fissa dei limiti alle emissioni di diossido di carbonio da parte delle centrali elettriche (soprattutto quelle a carbone), che entro il 2030 dovranno scendere del 32 per cento rispetto a dieci anni fa.

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NEW YORK – Assistiti da un aereo di ricognizione e uno per il rifornimento in volo, due jet Rafale hanno condotto ieri quattro raid vicino a Mosul, distruggendo un deposito di armi e carburante dell’Is. La Francia di Francois Hollande è stata così il primo Paese europeo che ha cominciato ad affiancare l’azione militare degli Stati Uniti per distruggere i jihadisti dello Stato Islamico.
Barack Obama se ne è rallegrato: l’intervento di Parigi, che nel passato si rifiutò sdegnosamente di partecipare alla guerra di George Bush contro Saddam Hussein, aiuterà la Casa Bianca che si trova in una posizione difficile. Da un lato, infatti, il presidente è in rotta di collisione con i suoi generali, che lo accusano di aver escluso l’intervento di truppe di terra, mentre potrebbero rivelarsi essenziali, più in là, per sconfiggere definitivamente il Califfato. Da un altro lato, dopo un sostegno iniziale, l’opinione pubblica americana appare nervosa e sempre più scettica per questa ennesima guerra del Pentagono.

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Iraq

Colpita l’artiglieria dell’Is, utilizzati anche i droni Gli islamisti al presidente Usa: “Sei un codardo”.

NEW YORK – Gli aerei cargo del Pentagono hanno paracadutato durante la notte 24mila litri di acqua e 36mila razioni alimentari attorno a Sinjar, dove cristiani e soprattutto yazidi sono assediati dagli jihadisti: i quali minacciano di trucidare tutti, a cominciare dai 4mila abitanti dei due villaggi di Haju e Hatemya, se non si convertiranno all’Islam. Il terrore è la loro principale arma: proprio ieri si è saputo che i jihadisti hanno ucciso a sangue freddo una vedova di 40 anni di Al Zab, a sud-ovest di Kirkuk, solo per aver imprecato contro di loro. (altro…)

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IraqI jihadisti dell’Is dilagano al nord e attaccano le minoranze “Ma niente truppe Usa di terra”. Hollande: “Pronti a intervenire”.

NEW YORK  – Perseguitati per la loro fede, terrorizzati dalle croci divelte, dai manoscritti sacri dati alle fiamme e soprattutto dalla cinica violenza dei jihadisti del-l’Is (Stato islamico), quasi centomila tra cristiani, yazidi e altri iracheni scappano dai loro villaggi. Abbandonano Qaraqosh. Cercano rifugio in luoghi più a Nord, più a Ovest, dietro alle fragili difese dei miliziani curdi. Si arrampicano sulle montagne attorno a Sinjad. Pregano e piangono. «Bruciano le croci delle chiese e antichi manoscritti» denuncia il patriarca caldeo di Kirkuk Louis Sako. Ma l’offensiva dell’autoproclamato Califfato islamico contro le minoranze religiose non dà tregua. Così si muore di fame,
di sete, per il caldo torrido, oltre che per le bombe e le stragi a sangue freddo. E di fronte a questa catastrofe umanitaria e al rischio che la crisi si trasformi in un vero e proprio genocidio, Barack Obama riunisce i suoi consiglieri e rompe gli indugi. (altro…)

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I Numeri

NEW YORK — Il burrascoso capodanno della politica washingtoniana si è concluso con un compromesso, votato in extremis, che evita al Paese di precipitare nel fiscal cliff (e in una nuova recessione), che regala a Barack Obama un’importante vittoria politica e che spacca il partito repubblicano, indebolendolo ulteriormente. Ma mentre i democratici brindano (con un giorno di ritardo) e Wall Street festeggia, una nuova nuvola si addensa sul futuro degli Stati Uniti. Il problema del debito americano è tutt’altro che risolto, come hanno ricordato ieri il Fondo monetario e l’agenzia Moody’s. Entro un paio di mesi il nuovo Congresso (che si insedia oggi) dovrà aumentare il tetto massimo dell’indebitamento del Tesoro, per consentirgli di fronteggiare le spese correnti e il pagamento degli interessi. Se non lo farà, se cioè i repubblicani cercheranno di bloccare la misura fino a quando non avranno ottenuti tagli consistenti alle spese sociali, l’America potrebbe trovarsi tecnicamente in default e subire un altro declassamento del rating come quello del 2011. (altro…)

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