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Posts Tagged ‘bambini’

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poletti ministro

Brutte abitudini Basta un numero mensile positivo e #l’Italiariparte, ma così si mente e ci si espone a figuracce.

L’Italia riparte. D’altronde, ormai, ripartire è il suo mestiere, la sua ragion d’essere. Sono mesi che riparte, almeno a stare ai tweet di Matteo Renzi e seguaci vari. Ne sono così convinti e da talmente tanto tempo che comincia a girare un dubbio: se l’Italia continua a ripartire,non avrà pure una certa tendenza a fermarsi mentre nessuno la guarda?   IERI IL PREMIER ha trovato modo di far ripartire l’Italia grazie ai dati mensili sulla Cassa integrazione diffusi dall’Inps. Sono buoni: le ore di Cig (ordinaria, straordinaria e in deroga) autorizzate a luglio sono state 52,3 milioni, il 26,9% inmeno rispetto a un anno prima, l’8,7% rispetto a giugno. (altro…)

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Papa e Abu MazenMERCANTI DI SANGUE.

Domenica scorsa parlando all’Angelus in piazza San Pietro, Papa Francesco ha detto: “Fermatevi, smettete di uccidere i bambini”. Si rivolgeva naturalmente al governo israeliano e Hamas e come tutti aveva negli occhi le immagini della strage degli innocenti.

Domenica scorsa parlando all’Angelus in piazza San Pietro, Papa Francesco ha detto: “Fermatevi, smettete di uccidere i bambini”. Si rivolgeva naturalmente al governo israeliano e Hamas e come tutti aveva negli occhi le immagini della strage degli innocenti nelle scuole e negli ospedali di Gaza, strage che non finisce mai. Non sapeva che due giorni dopo un missile (israeliano secondo Hamas, di Hamas secondo Israele) avrebbe colpito un parco giochi della Striscia e dilaniato otto bambini e due adulti che li accompagnavano. E ieri un’altra carneficina: decine di piccole vittime nella scuola protetta dalle bandiere dell’Onu.  (altro…)

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Gaza

Colpi di cannone contro le aule che ospitano i rifugiati e sulla folla in cerca di provviste: uccisi donne e bambini.

GAZA – ALEGGIA nelle strade, nei vicoli, nei mercati e nelle scuole dell’Unrwa, dove forse sarebbe meglio alzare la bandiera bianca invece di quella blu dell’Onu. Questa guerra non risparmia niente e nessuno, tutti sono ormai sono solo un bersaglio anche durante la “tregua umanitaria”. Due stragi di civili innocenti con quaranta morti sono il tragico segnale di una guerra che nessuno sembra in grado di poter fermare.
A Gaza City, dopo una notte di bombardamenti, all’alba l’ululato lacerava le strade di una città fantasma mentre il rumore cupo delle esplosioni andava avanti a ritmo continuo nei quartieri e nei rioni a nord, Shajaya, Jabalya, Rimal. Tutte le ambulanze ancora disponibili correvano verso la scuola elementare femminile di Jabalya dell’Unrwa, dove un’umanità di 3.300 persone aveva cercato scampo dall’avanzare dei combattimenti, ammassati nelle aule e nel cortile. (altro…)

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Vauro

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GazaHamas e lo Stato ebraico si scambiamo accuse Raid nella Striscia. Netanyahu: “Sarà una lunga guerra”.

GAZA – NON hanno avuto nemmeno il tempo di avere paura, la morte li ha presi in un piccolo parco giochi alle porte del miserabile campo profughi di Shati, alla periferia nord di Gaza City. Giocavano, inconsapevoli dei rischi di una guerra dove nessuno e nessun posto è più sicuro, nemmeno un parco giochi. Orgogliosi delle scarpe nuove e della maglietta ricevuta come dono per l’Eid Al Fitr, piccoli doni sono la tradizione di questa festa, i bambini giocavano non lontano dalle loro case. Adesso stampate sul macadam restano solo le impronte del loro sangue, le due altalene accartocciate, le bustine di patatine fritte e di marshmallow, resti di vestiti e stracci. Dieci i morti di questa strage, otto bambini e due adulti che guardavano i loro figli giocare felici, un attimo di svago da una tragedia umana che stringe il petto. Queste dieci vittime allungano il bilancio ogni ora più drammatico di questa guerra di Gaza, che tocca i 1200 morti. La disperata corsa di auto e ambulanze verso il vicino Shifa Hospital per molti è stata vana, gli otto ragazzini sono tutti morti sul colpo, trafitti dalle schegge della bomba che si è schiantata perforando corpi, sfigurando volti e tranciando arti come una falce impazzita. (altro…)

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In fuga

Profughi e rifugiati l’altra apocalisse che l’Occidente vuole dimenticare.

Sono 51,2 milioni, la metà dei quali minori. Da Gaza all’Iraq al Sudan all’Ucraina.

L’Europa “pacifista” si divide tra chi vuole accoglierli e chi li vuole espellere ma appare ogni giorno più impotente.

IERI il sito di Repubblica si apriva con l’appello della benemerita Unicef in favore dei bambini di Gaza. In concorrenza coi bambini dell’Iraq, che hanno soppiantato gli appelli per i bambini della Siria, e a loro volta le bambine della Nigeria.

APPENA un mese fa si era comunicato il numero raggiunto dai profughi sulla faccia della terra: 51,2 milioni, il record, metà di loro minori. Abbiamo imparato le parole per nominarli: gli sfollati — quelli che hanno perduto le loro case e le loro città e sono dispersi nel loro paese — i profughi — quelli sparsi ai quattro angoli del mondo — e i rifugiati — quelli che chiedono e quelli che ottengono asilo, perché sfuggono a guerre e persecuzioni riconosciute da altri Paesi. Poi esistono delle sottocategorie, che spaccano i fuggiaschi in quattro. La dizione più suggestiva è quella: displaced persons — gli spostati! E anche qui: gli sfollati invidiano i profughi, i profughi invidiano i rifugiati, i rifugiati in Italia invidiano i rifugiati in Svezia… Alla fine del 2013, i diversi profughi erano diventati 6 milioni di più che alla fine dell’anno precedente. A distanza di pochi mesi, il record è surclassato. (altro…)

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Gaza

GERUSALEMME – CREDEVANO che la bandiera blu dell’Onu che sventolava sulla Kaa Albir, la scuola dell’Unrwa di Beit Hanoun dove si erano rifugiati, li avrebbe protetti dalle bombe che cadevano da giorni tutt’attorno. Pigiati in più di 1500, erano accampati ovunque: nelle aule, negli uffici, in palestra, nel cortile invaso da famiglie che si accontentavano di dormire per terra su una coperta lurida, ma al sicuro. Di questa umanità ieri pomeriggio restavano le pozze di sangue, i banchi macchiati di rosso, stracci sporchi, libri e oggetti disseminati ovunque. Gli schizzi di terra e fango sui muri bianchi e blu. Un colpo di cannone è arrivato nel cortile della Kaa Albir portandosi via almeno 17 vite di donne e bambini palestinesi sfollati. Duecento i feriti nell’esplosione che a ondate sono stati portati via per ore dalle ambulanze della Mezzaluna Rossa e della Croce Rossa internazionale, che hanno sfidato i combattimenti in corso in tutta la zona. Sono stati trasferiti in tre diversi ospedali, perché nessuna struttura sanitaria della Striscia può sostenere una simile emergenza dopo 18 giorni di guerra. (altro…)

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Vauro

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Costa D'Avorio
NEGLI SLUM IN COSTA D’AVORIO SI MUORE PER GLI SCARICHI TOSSICI DI UNA MULTINAZIONALE.
Abidjan (Costa d’Avorio) – Vista da lontano, dalla strada asfaltata, prima di addentrarvisi la baraccopoli Attè Coubè di Boribana ad Abidjan appare come una sterminata chiazza grigia. I tetti di lamiera, di cartone o di tela sono così a ridosso tra loro da dare la sensazione di un tutt’uno scolorito uniformemente dalla miseria. Una chiazza grigia schiacciata tra gli ultimi brandelli di città e l’acqua limacciosa della laguna della baia. Ma appena i piedi calpestano la fanghiglia del Dedalo dei suoi vicoli strettissimi ritagliati tra le baracche, tanto stretti che due persone affiancate stentano a passarvi, i colori esplodono rivelandone la vita come espulsi dalle vene della bidonville, i canali delle fogne a cielo aperto colmi di putridume indistinto.

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guerra-incidente-educazione-militare

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Il bombardamentoQuei piccoli corpi sulla sabbia di una prigione a cielo aperto.

LE PAGINE di ieri si aggiornavano con titoli e foto su quattro bambini uccisi a Gaza su una spiaggia. Una di queste fotografie è specialmente difficile da guardare.

PER il modo in cui il colpo ha schiacciato il viso nella sabbia sporca, ha invertito il sopra e il sotto, il davanti e il di dietro degli arti. Si sceglierà di non pubblicarla quella foto, di sostituirle un’altra, che mostri quello che è accaduto, e però si tenga un passo di qua dal troppo orrore. Ci si interrogherà anche su come sia stata scattata, sul fondale di spiaggia vuota, prima dell’impulso a correre a toccarlo, ricomporlo, sollevarlo.
Su tutto ci si interroga in questa quarta guerra di Gaza, una specie di Biennale dell’odio e del furore. Sulle fotografie falsificate, sulla provenienza dei proiettili, sulle intenzioni reciproche. Ci si interroga su tutto perché niente ha senso. (altro…)

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A me non interessa se erano israeliani o palestinesi. A me interessa che erano bambini. Bambini che stavano giocando a pallone sulla spiaggia. Il primo missile li ha sorvolati, lasciandoli increduli. Possibile che la guerra potesse ruggire proprio lì, tra gli alberghi e i capanni del lungomare? Sono scappati col pallone sotto l’ascella. Qualcuno è corso verso un gruppo di giornalisti stranieri appena usciti da un hotel. Qualcun altro si è rifugiato dentro un capanno, nell’illusione che al riparo di un tetto il male sparisse o facesse meno danni. È a quel punto che il secondo missile li ha colpiti. Sono morti in quattro, tutti della stessa famiglia. Il più piccolo aveva nove anni. Il più grande dodici. I feriti perdevano sangue dalla testa e si tenevano le mani sullo stomaco, urlando di spavento e di dolore.   (altro…)

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In fuga da guerra e fame la generazione perduta dei bambini siriani.
Un milione di minori nei campi, 7 mila uccisi.
L’emergenza.

Il milionesimo profugo bambinoC’È MOLTO posto, nel deserto. Però c’è solo posto. Tutto il resto bisogna portarlo. La città di tende si chiama Zaatari, nel deserto giordano, a 12 km dalla frontiera siriana. Era seconda per grandezza nella classifica mondiale dei campi profughi, dopo Dadaab, oltre il confine somalo del Kenya; ora sarà superata da un’altra, Azraq.

MESSA da parte la compassione, rende orgogliosi del nostro progresso guardare Zaatari dal computer di casa, mappe satellitari — clicca per ingrandire — filmati — il giro del campo in auto prende 20 minuti, accelerato 41 secondi — fotografie, interviste. La contabilità dell’Onu ha appena aggiornato le cifre. Due milioni e mezzo di rifugiati fuori dalla Siria, un milione sono bambini, la gran maggioranza sotto i dieci anni — orfani, ma anche affidati dai genitori a qualcuno purché li portasse via, a costo di non rivederli più — quattro milioni e mezzo di sfollati nel paese, e due milioni sono bambini. (altro…)

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Disperazione di una mamma tra i corpi dei bambini siriani gasati da Assad

Disperazione di una mamma tra i corpi dei bambini siriani gasati da Assad

Vi chiediamo scusa per l’intrusione. È estate, i tempi sono già abbastanza duri e da un giornale si pretende, giustamente, un alito di speranza. Ma la speranza si nutre di consapevolezza e invece intorno a noi avvengono cose che ci rimbalzano addosso. Abbiamo imparato a difenderci dalle parole: svuotandole, rendendole innocue. Solo le immagini hanno ancora il potere di svegliarci. Sbattendoci in faccia la vita in ogni sua espressione, anche inaccettabile, tanto da non potere più fare finta che non esista o che non ci riguardi.

Ieri, durante la riunione del mattino, al giornale è planata la notizia che, secondo l’opposizione, le truppe di Assad avevano compiuto una strage nei sobborghi di Damasco utilizzando gas nervino. Cento, duecento, mille caduti. Il collega degli Esteri riportava l’incerta contabilità senza suscitare reazioni particolari: atrofizzata in una statistica, la morte di massa non fa scalpore. Poi sono arrivate le foto e il clima è cambiato. I numeri sono diventati volti. E corpi, serrati dentro i lenzuoli. L’assenza di ferite d’arma da fuoco, quindi di sangue, rendeva i cadaveri quasi metafisici: sembravano angeli, specie i bambini.   (altro…)

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Quel padre che parla anche a noi: come fate a tollerare questo crimine?
Il dolore disumano del combattente che mostra alla telecamera i figli uccisi.

Siamo bravissimi a rispettare — le istanze dei ribelli e quelle di Assad —, ma come si può accettare la morte di quei bambini? Una mano solleva il lembo di una coperta e la telecamera inquadra un cervello. Un cervello umano. La mano è di un uomo che impreca e urla e piange aggirandosi tra i corpi allineati dei bambini. Parla in arabo, ma si capisce benissimo cosa dice. A parte l’invocazione di Allah, diremmo tutti la stessa cosa, la stiamo dicendo insieme a lui. Com’è possibile tutto questo? Come potremmo mai essere perdonati per questo? È un padre e probabilmente un combattente. Insieme a lui ci sono altri padri seminascosti sullo sfondo di questa casa trasformata in obitorio, con morti sui divani, sui tavoli, e l’esposizione dei figlioletti-pesce appena usciti dalla mattanza. L’uomo vaga tra i corpi e li solleva. (altro…)

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Hanno pochi anni, a volte perfino pochi mesi. Sono venuti dall’Africa sui barconi. Adesso sono rinchiusi a centinaia nel centro di detenzione dell’isola. Dove restano per settimane tra malattie, incidenti e un caldo infernale. L’inviato dell’Espresso è riuscito a entrare in questo carcere di cui nessuno vuole parlare.

Non dorme nessuno stanotte. Il mondo dei grandi è in rivolta. La stanza rimbomba sotto una grandinata di colpi. Omar comunque non sa cosa siano una rivolta e la grandine. E’ un neonato, ha due mesi. Nemmeno suo fratello Hamza, 3 anni, e sua sorella Maha, 7, capiscono da dove arrivi questo rumore spaventoso.

Infatti non grandina. Sull’isola di Lampedusa d’estate non succede mai. Sono i sassi che cadono contro le pareti e il tetto in lamiera. Lanciano pietre ovunque.

Una notte ordinaria nel centro di detenzione per immigrati e rifugiati. Omar, Hamza e Maha sono piccoli carcerati. Da settimane non possono uscire dal recinto di filo spinato e lamiere arroventati dal sole.  (altro…)

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Uccisi in 12 da un bombardamento. L´Isaf: ora un´inchiesta. Il blitz dell´Alleanza nell´Helmand. Il presidente afgano: “No ad azioni unilaterali e inutili”.

Il «danno collaterale» si materializza di nuovo nell´inferno dell´Helmand. Proprio qui, nel distretto di Nawzad, dodici bambini vengono straziati insieme a due donne in un raid delle forze Nato-Isaf. Un´ennesima strage di civili. Che però solleva parole di rara durezza, con il presidente Hamid Karzai che sbotta lanciando «un ultimo avvertimento» alle truppe straniere che conducono «operazioni arbitrarie e inutili». (altro…)

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NON FATELA MANGIARE

In fondo la storia è molto semplice: una bambina di quattro anni lasciata senza pasto, nella mensa del suo asilo, e rimandata a casa per volontà di un sindaco. In fondo questa è una nuova, piccola, storia feroce, una storia di uomini coraggiosi che si mettono a fare la guerra ai bambini. Ed è una di quelle facili guerre con cui alcuni amministratori della Lega provano a stravolgere la faccia bella del nord e a macchiare la generosità dei veneti con il pretesto della buona amministrazione.
Sarebbe forse una “Nuova Adro” – questa storia – se a Fossalta di Piave la solidarietà dei genitori (che sono andati a protestare in istituto), delle insegnanti e dei collaboratori scolastici non si fosse opposta alle decisioni del sindaco e della direttrice scolastica. E sarebbe una storia sicuramente incredibile se a raccontarla a “Il Fatto” non fossero le testimonianze dei genitori, le carte bollate e persino le parole dei diretti interessati. (altro…)

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