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Posts Tagged ‘bavaglio’

M5s

Del bavaglio alla stampa appena varato dalla Camera sotto forma di legge delega al governo, che potrà fare carne di porco della libertà d’informazione quando e come vorrà, abbiamo già scritto tutto. Non adesso: nel 2007, quando centrosinistra e centrodestra amorevolmente affratellati approvarono la legge Mastella a Montecitorio,e non riuscirono a completare l’opera perché otto mesi dopo caddero il governo e la legislatura; e nel 2010-2011, quando ci riprovò il terzo governo Berlusconi con una norma-fotocopia firmata (con la X) dall’allora ministro della Giustizia Angelino Alfano, ora promosso ministro dell’Interno, e bloccata da alcuni rilievi del Quirinale a furor di popolo,visto che all’epoca il centrosinistra si oppose per motivi puramente strumentali a una norma che quattro anni prima aveva votato, e si associò alla Federazione della stampa, a quella degli editori e ai principali quotidiani che scatenarono una grande campagna giornalistica e una mobilitazione di piazza. (altro…)

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bavaglio

La grande truffa ai danni dei cittadini è tutta riassunta in tre frasi che, a prima vista, è impossibile non condividere. Dice David Ermini, responsabile giustizia del Pd: “I diritti delle persone vanno tutelati”. E ancora: “Captare parole fuori contesto ricorda il ventennio, le vite degli altri, il regime del terrore. Per noi ci vuole libertà di stampa e libertà di vivere”. Chi non può essere d’accordo? La privacy è importante. Vedere il proprio nome finire sui giornali o sul web per vicende che non hanno rilevanza penale, infastidisce. Anzi preoccupa. E quindi pensare che nei prossimi mesi il governo scriverà una legge che di fatto darà ai giudici il potere di stabilire cosa pubblicare e cosa censurare preventivamente, per molti è un fatto positivo. (altro…)

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no bavaglioOggi alla Camera comincia l’iter della nuova disciplina sulle intercettazioni. Dall’udienza filtro al carcere: così si mettono a tacere le notizie scomode.

L’allievo potrebbe superare il maestro. Silvio Berlusconi non riuscì a imporre il bavaglio alla stampa, fermato da girotondi e dubbi del Quirinale. Matteo Renzi invece è (quasi) a metà dell’op e r a . O g g i p o m e r i g g i o nell’aula della Camera arriva il disegno di legge sulla riforma penale,che contiene la delega al governo per riscrivere le norme sulla pubblicazione delle intercettazioni. Delega quasi in bianco, con una decina di righe generiche nel contenuto ma chiare nell’intento: vietare la diffusione delle intercettazioni“non penalmente rilevanti”. Spesso, scomode per partiti e accoliti vari. (altro…)

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OrlandoI dem cambiano la norma sulle registrazioni rubate difendono invece i 3 mesi per chiudere le inchieste.

ROMA. Ben 500 emendamenti da votare, in gran parte di M5S, anche eliminati i doppioni, condanneranno oggi la legge su intercettazioni e indagini alla stagione degli esami di riparazione.
Il Guardasigilli Andrea Orlando ancora spera nel voto prima delle vacanze, ma due decreti (missioni internazionali ed enti territoriali) incombono. Il Pd comunque ha corretto la norma blocca Jene sulle registrazioni fraudolente e ha introdotto un’esplicita clausola di salvaguardia per i giornalisti. Ma resta una pena importante, fino a 4 anni, per chi registra «fraudolentemente» una conversazione privata e la usa. D’accordo lo stato maggiore di Ncd, dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, al vice della Giustizia Enrico Costa, al proponente Alessandro Pagano.

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formigliL’intervista/1 Corrado Formigli: “Tutelare il diritto di cronaca”.

 

ROMA . Cresciuto nella scuderia di Michele Santoro, diventato conduttore di un talk show di successo come Piazzapulita, Corrado Formigli ha le idee molto chiare sull’emendamento di Area popolare che prevede il carcere per gli autori di registrazioni pirata.
Cosa pensa di questa vicenda?
«Do per scontato che chi esercita il diritto di cronaca, che è un diritto garantito dalla Costituzione, venga tututelato quando i fatti scoperti sono di interesse per l’opinione pubblica».
Nell’emendamento, le limitazioni riguardano solo i fatti che costituiscono reato.

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PD - Conferenza stampa di Matteo RenziVendetta Passa l’emendamento Pagano (Ap) che punisce chiunque diffonda registrazioni clandestine. Ma i dem frenano: “Cambierà”.

Il bavaglio dei bavagli viene partorito alla Camera di notte e rinnegato (in parte) di giorno. La maggioranza prevede nero su bianco la galera per i giornalisti cattivi, poi però il Pd precisaefrena,eilministrodellaGiustizia Andrea Orlando si smarca. Ma in mezzo a contestazioni, accuse incrociate e smentite, lo specchio della voglia di museruola rimane proprio l’emendamento Pagano,pensato dall’omonimo deputato di Area Popolare, Alessandro. Una norma aggiunta giovedì notte in commissione Giustizia al disegno di legge sul processo penale, che sembra una vendetta contro i programmi di inchiesta:“Chiunque diffonda,al fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, riprese o registrazioni di conversazioni svolte in sua presenza e fraudolentemente effettuate, è punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni”.E tanti saluti alle vergogne registrate da trasmissioni come Report, Striscia la Notizia e Le Iene. (altro…)

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nobavaglio

“In questi giorni è in discussione la riforma del codice di procedura penale, ed il Governo pare voglia mettere una stretta alla pubblicazione delle intercettazioni.
Ci aveva provato già Silvio Berlusconi, ed oggi ci ri-prova il Partito Democratico. Il progetto prevede che nelle ordinanze di custodia cautelare i magistrati non possano inserire intercettazioni che non abbiano rilevanza penale, che finiranno in un archivio riservato nella disponibilità di pochi. Ma la cosa grave è che si prevedono severe punizioni per imbavagliare i giornalisti che le pubblicano. (altro…)

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I puntiIl Pd Ermini intende estendere le regole della rettifica obbligatoria alle testate non registrate.

ROMA – Due tagliole incombono sulla stampa. Intercettazioni e diffamazione, bavagli che tornano d’attualità. La commissione Giustizia della Camera è al lavoro. Saranno ascoltati i direttori, come aveva proposto Renzi a giugno 2014. Il governo si muove. Il premier vede con favore il carcere per chi pubblica le telefonate: la proposta del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri lo attrae. Il Pd, con il responsabile Giustizia David Ermini, un renziano super doc, vuole estendere le nuove e rigide regole della rettifica obbligatoria da pubblicare entro due giorni anche ai blog, non solo alle testate giornalistiche registrate. Ieri ne ha parlato col Guardasigilli Andrea Orlando. Un altro pd, il relatore della legge Walter Verini, è tuttavia perplesso. (altro…)

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GuardasigilliRenzi rimetterà mano alla delega a giugno e punta ad avere il sì della Camera sul ddl Grasso entro l’estate Possibilmente senza modifiche, per evitare il ritorno al Senato. Accelerazione anche sulla prescrizione.

 ROMA – «Subito dopo le regionali facciamo le intercettazioni». Parola di Renzi. Detto ad Alfano durante un incontro sull’assetto del governo. Ancora Renzi: «Abbiamo fatto la prescrizione. Abbiamo fatto l’anti-corruzione. Il prossimo appuntamento è quello delle intercettazioni». Nei suoi programmi c’è di chiudere il pacchetto sulla corruzione per l’estate. E di tentare la stessa operazione con il ddl sulla prescrizione. Poi di partire con le intercettazioni. Un programma che il Guardasigilli Orlando sottoscrive. Ipotizzando perfino che il ddl anti-corruzione, appena approvato al Senato e già spedito alla Camera, possa avere l’ok senza correzioni. L’unico modo per evitare il ritorno al Senato.

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BavaglioIL PREMIER ANNUNCIA: “RIFORMA DELLE INTERCETTAZIONI ENTRO IL 2015”. E IL PARTITO DI B. CHIEDE DI CALENDARIZZARLA SUBITO.

La riforma delle intercettazioni si farà entro il 2015”. Matteo Renzi nella conferenza stampa di ieri dopo il Consiglio dei Ministri ufficializza una posizione che fino ad ora era stata molto più sfumata e lasciata sotto traccia. Il bavaglio si deve fare e si deve fare pure presto. Lo chiede Ncd, lo chiede Forza Italia e il premier ne è convinto. Finora era argomento impopolare, tant’è vero che si pensava non sarebbe stato affrontato prima della fine di maggio. (altro…)

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SULLA controversa vicenda delle intercettazioni telefoniche c’è da prendere atto (mestamente) che il solo criterio che nessuno considera affidabile è l’autodisciplina dei media. Ovvero, il loro autonomo discernimento a proposito della rilevanza pubblica di quelle conversazioni; evitando (ovviamente) di pubblicare quelle che hanno carattere esclusivamente privato, la cui pubblicazione (vedi le varie macchine e macchinette del fango) ha il solo scopo di svergognare, umiliare e intimidire l’intercettato. La categoria dei giornalisti dispone, almeno sulla carta, di organi di autodisciplina interna, custodi della cosiddetta deontologia professionale. Per quanto corporativo, è un meccanismo che potrebbe avere una qualche efficacia: perfino il mondo del calcio, che non citerei come esempio preclaro di etica e autocontrollo, è in grado di comminare autonomamente provvedimenti disciplinari a carico dei suoi tesserati. (altro…)

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Norme già approvateSparisce la reclusione per i giornalisti ma in cambio la nuova legge prevede multe da migliaia di euro, rettifiche senza diritto di replica, “oblio” che cancellerà i fatti. Scatta una raccolta di firme contro.
ROMA – Per una volta, contro i giornalisti, sembrano proprio tutti d’accordo. Niente divisioni politiche in questo caso. La legge sulla diffamazione, una delle peggiori tra le tante che si sono succedute ormai da un decennio in Parlamento, incombe alla Camera. Atto 925-B. Se dovesse passare così com’è adesso, il bavaglio per la stampa, anche e soprattutto per quella online, è assicurato. Multe da migliaia di euro, rettifiche ad horas, ma soprattuto quell’odioso “diritto all’oblio” che non c’entra nulla con la legge, ma che finirà per cancellare la memoria stessa di centinaia di fatti.

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ROMA – «Peggio la toppa del buco ». Esordisce così Caterina “Katia” Malavenda, avvocato, esperta di diritto dell’informazione, quando la si interroga sul ddl diffamazione che già questa settimana potrebbe approdare in aula al Senato.
Davvero? È da buttare pure questa volta? Di nuovo dopo 6 anni e tre tentativi andati a vuoto?
«No, qualcosa si può salvare. Eliminare il carcere per i giornalisti che diffamano è sicuramente un fatto positivo. Come la previsione che chi pubblica la rettifica non è punibile».
Tutto il resto? Compresa la rettifica che è una gabbia?

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Un mondo globale in cui la comunicazione, ormai, non è più uno strumento della politica ma ne è diventata l’essenza.
(da “Fuorigioco” di Mauro Calise – Laterza, 2013 – pag. 6)
Mandare in carcere i giornalisti per diffamazione equivale a negare la libertà d’informazione, cioè il diritto dei cittadini di essere informati. Non lo diciamo certamente per rivendicare una malintesa libertà di diffamare, bensì per tutelare quella d’informarsi. E infatti, di solito sono i regimi antidemocratici, autoritari, gli Stati di polizia, a privare i giornalisti della libertà personale.
È senz’altro confortante, perciò, che la Camera abbia abolito in prima istanza la carcerazione dei giornalisti, per sanzionare diversamente il reato di diffamazione a mezzo stampa che tale è e tale rimane. Ma l’aggravamento delle pene pecuniarie appare una forma di “monetizzazione” chiaramente intimidatoria, quasi una censura preventiva o un bavaglio virtuale, nei confronti della libera informazione. C’è da auspicare, quindi, che il Senato modifichi in seconda lettura la legge, per renderla nello stesso tempo più equa ed efficace. (altro…)

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Ellekappa

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Passa col voto segreto l’emendamento Lega-Rutelli che reintroduce le pene detentive (massimo 1 anno) e aumenta le multe (oggi minimo 500 euro, in futuro 5 mila con un massimo di 50 mila). Così la legge sulla diffamazione che doveva salvare Sallusti lo manda in carcere e diventa una gravissima minaccia per l’informazione. Il direttore del Giornale: “Vigliacchi nel Pdl”.

Da ieri, in Senato, c’è una nuovo gruppo politico. È un gruppo molto numeroso, sono 131, e appartengono a schieramenti politicamente opposti. Su un punto, però, sono tutti d’accordo, tanto da formare una maggioranza inquietante: sono i senatori che vogliono il carcere per i giornalisti. Lo hanno reinserito ieri nel ddl sulla diffamazione a mezzo stampa. Lo vogliono perché pensano che le patrie galere siano l’unico vero deterrente alla “macchina del fango” del giornalismo d’in – chiesta che in questi ultimi mesi ha contribuito a sollevare gli scandali politici che hanno scosso la casta, dalla Lega di Belsito a Lusi dell’Api, ai Fiorito. Non è stato dunque un caso se ieri a Palazzo Madama alla testa di questo reggimento di vendicatori, ci fossero proprio i senatori della Lega e dell’Api di Francesco Rutelli, uno dei più attivi contro i giornalisti. TUTTO È PARTITO da loro. (altro…)

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Senato, oggi voto finale in aula. Sospensione dall’Ordine, si spacca il Pd.

ROMA — Il bavaglio per la stampa si avvicina pericolosamente. Multe e risarcimenti per migliaia di euro, editori colpiti, giornalisti sospesi per un anno dall’Ordine dalla terza condanna per una diffamazione. La commissione Giustizia, pure con i voti di una parte del Pd, licenzia il testo, anziché fare l’ostruzionismo promesso. E stamane la partita si trasferisce in aula. Perde quota l’ipotesi — cui pure si è lavorato alla Camera con contatti tra Pd e Pdl — di un emendamento al ddl sulle misure alternative al carcere del Guardasigilli Severino in cui inserire una sola norma asciutta mirata ad evitare il carcere al direttore del Giornale Sallusti. Che peraltro la procura di Milano non vuole assolutamente spedire in cella, ma semmai mettere agli arresti domiciliari con tanto di permesso giornaliero per lavorare. A Montecitorio, dov’è stato riscritto il meccanismo della “messa in prova” — lavori socialmente utili, in luogo del processo, per condanne fino a 4 anni — hanno atteso l’esito delle trattative al Senato per non sovrapporsi con una norma fotocopia. Voci discordanti sull’ammissibilità di un simile emendamento, contrari qualificati tecnici del palazzo per via dell’estraneità di materia, favorevole il Pdl. «Sempre di alternative al carcere si parla» dice Costa. (altro…)

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Salvate il soldato Sallusti. La norma sulla diffamazione va rottamata in fretta: il direttore del Giornale rischia il carcere (anche se pare che no, al massimo l’affidamento ai servizi sociali o in alternativa i domiciliari) dopo la condanna per aver pubblicato un articolo falso, firmato con un nom de plume, Dreyfus (Renato Farina). Salvate il soldato Sallusti. La norma sulla diffamazione, vecchio arnese di epoca fascista, va rottamata in fretta. Bisogna fare alla svelta: il direttore del Giornale rischia il carcere (anche se pare che no, al massimo l’affidamento in prova ai servizi sociali o in alternativa i domiciliari) dopo la condanna per aver pubblicato un articolo falso, firmato con un nom de plume, Dreyfus (o agente Betulla, insomma Renato Farina). (altro…)

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Siccome Calderoli, che aveva ben meritato col Porcellum, sta scrivendo la nuova legge elettorale, a chi è stata affidata la riforma della diffamazione? A un altro benemerito della libertà di stampa: naturalmente Gasparri. La nuova norma, firmata anche dall’astuto Vannino Chiti del Pd, dovrebbe passare giovedì in sede deliberante alla commissione Giustizia del Senato, senza passare dall’aula. Tanta fretta viene giustificata con l’esigenza di salvare dal carcere il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, condannato a 14 mesi senza la condizionale per omesso controllo su un articolo pieno di balle. Ed è una balla anche la giustificazione, perché Sallusti in carcere non ci andrà, salvo che ne faccia espressa richiesta (rifiutando i servizi sociali e i domiciliari).
Come la pensiamo sul tema l’abbiamo scritto: la legge attuale è incivile perché la pena detentiva dev’essere l’extrema ratio, riservata ai giornalisti che mentono sapendo di mentire e rifiutano di rettificare le inesattezze o le falsità che hanno scritto. Ma questo punto fondamentale la porcata Gasparri-Chiti neppure lo sfiora. Si limita ad abrogare le pene detentive tout court, anche per i diffamatori professionali e incalliti. (altro…)

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BAVAGLIO: TUTTO QUELLO CHE NON SAPREMMO. 

Dagli amici dei furbetti a quelli della cupoletta vicina a Moggi: quanti scandali per i “terzi”.

Messa come la dice il vicepresidente del Csm Michele Vietti al Fatto , pare una norma ragionevole: “La priorità è tutelare i soggetti terzi che vengono intercettati, ma si trovano fuori dal processo… Trovare una misura che, a un certo punto dell’iter d’indagine, obblighi a tutelare i soggetti terzi, senza intaccare né le indagini né la possibilità di pubblicare gli atti riguardanti un procedimento (la famosa “udienza filtro” davanti al gip, in cui pm e avvocati difensori si accordano per la distruzione di tutto il materiale che coinvolge persone non indagate, ndr)… Almeno si trovi il modo di far uscire di scena subito chi non c’entra”. Si dirà: se uno non c’entra, perché dovrebbe finire sui giornali accanto a chi c’entra? (altro…)

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