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Posts Tagged ‘beppe severgnini’

TiburtinaSe vogliamo aiutare i razzisti, siamo sulla strada giusta. Lasciamo che le stazioni diventino bivacchi, che i parchi si trasformino in dormitori, che le periferie siano trappole per poveri di ogni nazionalità. Chiudiamoci nei nostri appartamenti con l’aria condizionata in attesa di spostarci nella casa al mare. Ma dovremo uscirne, prima o poi.
Il degrado porta degrado, la bellezza di una città provoca orgoglio e regala voglia di fare. Milano, agghindata per l’Expo, sta riscoprendo questo piacere. Un piacere che non è legato a una classe sociale, a un’etnia, a un’età. Andate in piazza Duomo, una di queste sere, passeggiate nella Galleria ripulita: il decoro non è la consolazione dei superficiali, è la ricompensa degli onesti.

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berberiPer tedeschi o americani è sospetta ogni interferenza sui magistrati. Soltanto un giornale russo difende Berlusconi.

Giovedì sera, pochi minuti dopo la pronuncia della Corte di cassazione, sulle frequenze di Bbc World Service è andata in onda una curiosa conversazione. Lucio Malan, senatore del Pdl, spiegava con convinzione che la condanna era ingiusta e Silvio Berlusconi era innocente. Il conduttore, serafico, ha ribattuto: «Mi scusi, ma come può dir questo? Tre gradi di giudizio hanno stabilito il contrario».
Nella sua semplicità, lo scambio illustra il nostro vero, grande rischio nazionale: all’estero non capiscono. Non capisce l’opinione pubblica internazionale. Non capiscono i giornali, le televisioni, le radio e i siti web. Non capiscono i conservatori, i liberali e i socialisti. Nessuno capisce come, in una democrazia, una parte del potere politico possa rivoltarsi contro il potere giudiziario, pur di difendere il proprio capo. (altro…)

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Le espressioni-chiave del bilancio di fine anno.

Breve frasario montiano-italiano, resosi necessario dopo la conferenza-stampa di fine d’anno, in cui s’è detto molto ma non s’è capito altrettanto.
Convenienze
«Mi è abbastanza chiaro quale sarebbe la mia convenienza e dove mi porta la mia coscienza».
ovvero
Speriamo di non essermi giocato il Quirinale.
Eccetera, eccetera
«La convenienza è non fare strettamente niente, e sento dire che un giorno potrei accedere a eccetera eccetera eccetera…».
ovvero
Un eccetera eccetera eccetera con i corazzieri! Lo so, lo so: me l’hanno detto sia Bersani sia Napolitano.
Assalti alla diligenza
«È un imperativo morale, non so in che misura ci sarà un seguito concreto»
ovvero
Ma avete visto i centristi? Che maniere! Per l’assalto alla diligenza, nel Far West, si aspettava almeno che fosse partita.  (altro…)

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CHICAGO — Da un lato strumenti nuovissimi, quasi fantascientifici: i candidati, ormai, sanno tutto degli elettori (ma gli elettori, come sempre, sanno poco dei candidati). Dall’altro, obiettivi vecchi, quasi antichi: lavoro, assistenza sanitaria, tasse. Tutto il resto viene in secondo piano. È l’impasto di soldi e ansia che deciderà queste elezioni. È la corsa schizofrenica 2012, e la tribuna migliore sta qui sui Grandi Laghi. Illinois, Ohio, Wisconsin, Michigan, Minnesota: gli Stati industriali, lo stomaco impaziente dell’America. Se Barack Obama vincesse ovunque, com’è accaduto nel 2008, la riconferma sarebbe assicurata. Ma se perdesse uno solo di questi Stati, Mitt Romney avrebbe speranze d’arrivare ai fatidici 270 voti elettorali e, quindi, alla Casa Bianca.
Eppure chi arrivasse oggi a Chicago non vedrebbe l’agitazione di una vigilia. La città di Obama — quella che lo ha festeggiato quattro anni fa e spera di rifarlo domani — è fredda e indaffarata come sempre, piena di steak-house e neon colorati, sopraelevate e sottopassaggi, vento sull’acqua e sirene nelle strade. Manifesti, cartelli, spille e coccarde sono invisibili. La campagna elettorale, ormai, avviene altrove.  (altro…)

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Come ebbe a dire Maurizio Crozza a Elsa Fornero, “commuove vedere ministri che danno l’impressione di capirci qualcosa”. Stupisce vederli così spesso, tuttavia. Trasmissioni televisive. Talk-show. Interviste. Congressi. Eventi. Convegni. Partecipazioni. Dichiarazioni. Testimonianze. E’ grave? Ma no. In fondo, se escludiamo alcune timidezze (in materia di alcolici, gioco e sigarette, per esempio), il governo sta lavorando. Rispetto al recente passato, siamo passati dalla latta all’argento. Tuttavia, ripeto, questo iperattivismo stupisce.  (altro…)

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Secondo la tradizione induista, richiamata da Carlo Maria Martini in un suo libro, esistono quattro età della vita: nella prima si impara, nella seconda si insegna, nella terza si riflette, nella quarta si mendica, preparandosi all’uscita di scena. In Italia abbiamo allungato la prima età, ignorato la terza e complicato la quarta. In quanto alla seconda, viene dimenticata. I maestri hanno preso congedo illimitato. Non parliamo di scuole, ovviamente. Lì i maestri e gli insegnanti ci sono (bravi e meno bravi, motivati e demotivati). Parliamo della trasmissione della saggezza; del piacere di aiutare chi viene dopo. Non si tratta soltanto di trasferire un’esperienza, ma di suggerire una prospettiva. (altro…)

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Il Financial Times ha pubblicato la scorsa settimana un articolo di Beppe Severgnini nel quale il MoVimento 5 Stelle è dipinto come un fenomeno da baraccone. Oggi il FT ha pubblicato la mia risposta: “Internet movement promises real democracy for Italy.

Sir, I’ve read your June 5 Comment piece “The chirruping allure of Italy’s Jiminy Cricket”, talking about myself and the Italian Five Star Movement.
The article is a deliberate attack on the democratic movement that I represent. The Five Star Movement does not have “simplistic solutions to difficult problems”, but a complete programme that has been discussed on the internet for months and published online at http://www.beppegrillo.it. Any journalist can read it, even Beppe Severgnini. I have been compared to Benito Mussolini, a dictator. To me, this is an outrage.
The Five Star Movement is accused of being “Populism 2.0”. It is exactly the opposite.
In Italy, the political parties have occupied every space in industry, in the banks, in the media, etc. We live in a partitocracy, not in a democracy any more.
Unlike the political parties, the Five Star Movement has refused any public financing. It is actually predicted to be the second political force in Italy with 20 per cent of the votes, after only two and a half years since it came into being. It has the goal of achieving a real democracy and of giving the opportunity to citizens to be involved in any decision that affects their life without the intermediation of the parties. (altro…)

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Referendum sulla privacy tra i novecento milioni di iscritti.

Cosa spinge la creatura di Mark Zuckerberg a lanciarsi in questa sfida dal risultato incerto? Il senso di responsabilità, certo. Il gusto del futuro, ovvio. Ma anche la paura. La paura di sentirsi dire: ehi, stai vendendo ciò che non possiedi!
Andiamo con ordine. Facebook, prima di continuare a scavare nella nostra privacy in cerca delle preziose informazioni care ai pubblicitari, ha deciso d’interpellare gli iscritti, che di quelle informazioni sono i titolari. Le novità riguardano nuove sezioni, diverse impostazioni delle pagine e strumenti per gli amministratori. Si parla della possibilità di utilizzare le informazioni anche al di fuori della piattaforma. Si discute (di nuovo) della «Timeline», per decidere se mantenere il nuovo aspetto del social network o tornare alla vecchia formula. (altro…)

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Quello striscione a Brindisi.

Sullo striscione di un gruppo di ragazzi a Brindisi: «Siamo cittadini di un Paese che si ricorda di stare unito quando si muore». Riassunto impeccabile di un paradosso apparente (non è un caso che siano stati i più giovani tra noi a scoprirlo). Il dolore è un’emozione forte. E di queste abbiamo bisogno – purtroppo —per capire cosa rischiamo di perdere. Meglio che non capire mai nulla, dirà qualcuno. Certo. Ma sarebbe utile – e prudente — capire senza sollecitazioni estreme. Leggere il mondo con la testa e con il cuore, prima che arrivi a colpirci nella pancia. Se quell’attacco disgustoso e premeditato contro una folata di ragazzine non suscitasse sdegno e coesione, be’, diciamolo: non dovremmo preoccuparci del nostro Paese, ma della nostra umanità.Strano, cupo fine settimana. Evitiamo di mettere in giro sciocchezze su strane profezie: sono la proiezione delle nostre paure, ombre venute dal passato, da liquidare con un sorriso. (altro…)

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Scrive Wall Street Journal: il nel corso della storia americana, i figli sono sempre stati più istruiti dei genitori. Oggi non è più così. Gli americani nati nel 1980, quando hanno compiuto 30 anni nel 2010, avevano studiato soltanto otto mesi più dei genitori. Un’inezia, destinata presto a scomparire.
Claudia Goldin e Lawrence Katz, gli economisti di Harvard University autori della ricerca, sostengono che questa tendenza avrà conseguenze pesanti. In un mercato globale competitivo, gli Stati Uniti si troveranno presto in difficoltà. «La ricchezza delle nazioni non dipende più dalle materie prime. O dal capitale fisico. Sta nel capitale umano» afferma Ms. Goldin. (altro…)

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Caro Severgnini, non ho difficoltà ad accogliere il Suo invito a rispondere all’articolo di ieri, anche se devo dire che mi scopro malinconico anch’io, dal momento che mi vedo costretto per lo più a ripetere cose da me già dette, e non contestate da nessuno perché incontestabili. Lei parla di «denari della sanità» e di «montagne di denaro pubblico evaporate». Non è così. I giornali parlano di milioni di euro, ma non un solo euro di questi è pubblico. La Regione non ha subito alcun danno, tant’è vero che nessuno di Regione Lombardia – politico o tecnico che sia – è sotto indagine, e nessun atto della giunta è sottoposto a rilievi. Pensi che non abbiamo neppure potuto costituirci parte civile nel processo, proprio perché ci è stato confermato che non abbiamo subito alcun danno. (altro…)

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Tempi strani: l’Italia è alla vigilia di qualcosa, il problema è che non si capisce cosa. In questo pigro 25 aprile, reso remoto dalle nostre amnesie, leggo, vedo e ascolto le ripetute dichiarazioni di Roberto Formigoni, impegnato a spiegare ciò che per noi resta inspiegabile: e mi prende la malinconia. Non rabbia, non indignazione, non solidarietà (come forse vorrebbe lui). Oggi, malinconia.
Malinconia per un potere incapace di distinguere tra fisiologia e patologia (trattandosi di denari della Sanità, uno se l’aspetta, no?). Malinconia per una classe dirigente che, una volta ancora, non capisce — o finge per non capire — un concetto tanto evidente da sembrare banale: in attesa di conoscere la responsabilità giudiziaria, occorre prendersi la responsabilità politica, civile e morale. (altro…)

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Ha detto ieri Mario Monti: «Gli italiani stanno dando prova di maturità e responsabilità». È vero. Ora ci si aspetta che la classe dirigente faccia lo stesso. Gli sforzi di molti, nel governo e nelle istituzioni, sono indiscutibili. Ma altrettanto sorprendenti sono le disattenzioni.
È inopportuno agitare lo spettro della Grecia, per esempio. Gli spettri si rispettano: non si stuzzicano. Il presidente del Consiglio, dopo aver ricordato l’impressionante numero di suicidi nel Paese ellenico, ha promesso: «Noi lo eviteremo». Ne siamo convinti. Ma i suicidi non vanno soltanto evitati. Come gli spettri, non bisogna neppure evocarli.
Perché spaventare una nazione spaventata? Meglio rassicurarla. E ormai c’è un solo modo per farlo: mantenere le promesse (sui tagli delle spese pubbliche, sulla riforma del lavoro) e disinnescare la frustrazione seguita alle molte, ripetute delusioni. Una frustrazione che potrebbe diventare rabbia e che comunque alimenta spinte populiste e antisistema alla Beppe Grillo. (altro…)

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Se un ministro dicesse «vaffa…», noi risponderemmo «uffa». In sostanza, non ci faremmo caso. Umberto Bossi — non da solo — ci ha indurito il cuore e cambiato il lessico. Elsa Fornero parla invece di una «paccata di miliardi», e noi tendiamo l’orecchio. «Paccata»? Che vocabolo è mai questo? Una sberla alla piemontese, una nuova forma di sadomasochismo contributivo? I giovani dicono «un botto», i meno giovani «un casino», gli anziani «un sacco», gli antenati «un mondo». «Una paccata» è nuovo. Sa di antiche consegne a domicilio, rassicura. (altro…)

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Se davvero Mario Monti volesse cambiare il modo di vivere degli italiani, Giulio Andreotti dovrebbe aggiornare la sua massima: i pazzi non sono soltanto quelli che credono di essere Napoleone e riformare le Ferrovie dello Stato. Ma il presidente del Consiglio non è pazzo. Semmai silenziosamente euforico e, di conseguenza, incauto. Perché bisogna abbandonare ogni cautela per dire agli italiani una cosa semplice e ovvia come questa: «Qualsiasi riforma sarà effimera se non entra gradualmente nella cultura della gente».
Non credo che Mario Monti, nella sua intervista a Time, intendesse «bocciare gli italiani», come riassume il Giornale. Ma è evidente: non intende neppure assolverci e applaudirci qualsiasi cosa facciamo. (altro…)

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Se l’Europa avanza per spaventi, l’Italia procede per ansie e furori. Stavolta appaiono più gravi e giustificati del solito. La recessione potrebbe trasformarsi in una nuova, grande depressione, uno spettro evocato da Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale. E accadrà, se accettiamo che la delusione diventi rassegnazione.
L’ultimo furore collettivo risale all’inizio degli anni Novanta: le indagini di Mani Pulite rivelarono meccanismi nauseanti, destinati a finanziare i partiti e non solo. Noi italiani mostrammo in molti modi la voglia di cambiare: il tifo calcistico per i magistrati, i referendum di Mario Segni, l’appoggio alla Lega nascente, l’entusiasmo per Forza Italia. È andata male. Tutto quello che abbiamo saputo creare è una Seconda Repubblica velleitaria e costosa, oggi defunta e non rimpianta. (altro…)

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Per Francesco, Rossella e Fausto.

Chi sono Francesco Azzarà, Rossella Urru e Fausto Tentorio? Dovreste, anzi dovremmo saperlo. Sono tre italiani come noi, forse un po’ più coraggiosi di noi (qualcuno dirà: incoscienti). Italiani che hanno deciso di dedicare la vita al prossimo. So che non è un’attività di moda, ma Gesù Cristo è stato piuttosto chiaro in materia («Ama il prossimo tuo come te stesso» Mt 19,16-19). Gli atei devoti devono farsene una ragione. (altro…)

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Arrivederci Steve Jobs, ingegnere dei sogni, genio di senso pratico, uomo non facile specializzato in cose facilissime da usare. Non ti hanno assegnato il premio Nobel: troppo difficile collocarti in una categoria. Qualcuno ha scritto che non ci hai lasciato, ti sei soltanto trasferito sulle nuvole «a settare il nuovo iCloud». Sono le consolazioni poetiche del lutto, il modo in cui chi resta s’inventa fili con chi va. Come se certi morti fossero aquiloni, cui non vogliamo assolutamente rinunciare. Steve Jobs è nostro: proprietà collettiva. Appartiene a chi ha scelto da molti anni i suoi prodotti, intuendone la genialità; a chi s’è innamorato di un iPhone o di un iPad solo recentemente, riconoscendo le icone del nuovo secolo; a chi ha lavorato con lui o per lui o contro di lui; a chi scrive questo saluto nella sera lattiginosa di Sa Pa, Vietnam settentrionale, la Cina oltre un fiume, wi-fi che funziona, MacBook Air sulle ginocchia. Tredici etti di metallo e intelligenza che mi tengono compagnia nel mondo. (altro…)

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Il nostro è un continente « fobovoltaico » : trasforma il timore in energia. L’ Europa, per trovare il coraggio, ha bisogno d’avere paura. Il nostro è un continente «fobovoltaico». Trasforma il timore in energia. Quand’è tranquillo, sta fermo e sbuffa. Ottimista? Che ci volete fare, sono un europeo nato nella seconda metà degli anni 50: l’ultima generazione di latta, fornita di giocattoli che producevano suoni memorabili (poi è arrivata la plastica), allevata da genitori convinti che il peggio fosse passato. Il loro entusiasmo era contagioso, e noi ci siamo lasciati contagiare. Il sogno era proporzionale alla tragedia appena conclusa: un’altra guerra in Europa non la voleva nessuno.  (altro…)

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La proposta è questa: non scendete in strada a far danno, state in casa e bevetevi una tazza di tè. Lanciata da un ex concorrente del Grande Fratello britannico, e ripresa da una serie di celebrità, Operation Cup of Tea è dilagata su Facebook e su Twitter, dove è stata a lungo «top trend», l’argomento più seguito. «Stay In and Drink Tea» è un modo (ingenuo) in cui l’Inghilterra cerca di ricordare a se stessa chi è? Certo: ma dimostra come i social network non siano, in sé, buoni e cattivi. Dipende quale uso ne facciamo.
Non si capisce, quindi, perché David Cameron mediti «di impedire alle persone di comunicare attraverso questi siti e servizi quando sappiamo che stanno preparando violenze, disordini e atti criminali». L’uomo è giovane, conosce i nuovi strumenti (sa certamente che Google non si pronuncia Gogòl, per esempio). (altro…)

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