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Posts Tagged ‘Bernardo Valli’

I personaggi

La sfida ai militari e il rischio di un bagno di sangue.

CACCIATI dal governo dell’Egitto i Fratelli musulmani hanno preso in ostaggio il Cairo, la capitale. Ed ora chiedono che Mohamed Morsi, il presidente destituito e imprigionato dai militari, venga non solo liberato. Ma anche reintegrato nella carica alla quale è stato eletto al suffragio universale diretto un anno fa. Negli ultimi giorni si sono formati due bastioni nella metropoli sul Nilo.

UNO vasto, simile a un campo trincerato, attorno alla moschea di Rabaa Al-Adawiya, nel quartiere di Medinet Nasr; e un altro sulla piazza Al-Nahda, in prossimità dell’Università del Cairo. Più che due enormi sit-in di protesta, sono due aree autonome, dissidenti, popolate da decine di migliaia di uomini e donne. Intere famiglie con vecchi e bambini arrivate dai sobborghi della capitale o da lontane province dell’Egitto rurale. (altro…)

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EllekappaIL DILEMMA posto dall’intervento militare francese nel Nord del Mali è evidente. Si tratta di un’inevitabile azione contro il terrorismo o di un’operazione neocoloniale? Quest’ultima versione acquista peso se si tiene conto che a condurre l’intervento, con un impegnativo dispiegamento di forze aeree e di terra, è l’ex potenza coloniale, sospettabile di voler mantenere la sua decrescente influenza in quella regione africana. Altro punto in favore di questa versione, con l’aggiunta di una sfumatura personalizzata, è che a prendere l’iniziativa sia stato un presidente socialista, François Hollande, ansioso di dimostrare energia e capacità di decisione ai concittadini scettici su queste sue virtù, e invece adesso colpiti dal gagliardo modo in cui ha assolto il ruolo di capo delle forze armate assegnatogli dalla Costituzione della Quinta Repubblica. Il presidente dileggiato perché “troppo normale” acquista prestigio sulla punta dei fucili. La Francia ritorna sulla ribalta militare, con l’approvazione della maggioranza degli alleati europei, la benedizione delle Nazioni Unite e l’obiettivo di sconfiggere il terrorismo. Dunque un’operazione legittima e nobile. Ma con quel sospetto di necolonialismo senz’altro fastidioso. (altro…)

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LA NUOVA fiammata, nel cronico conflitto tra Israele e Gaza, avviene in un Medio Oriente profondamente cambiato. La situazione nella regione è più confusa e più esplosiva.
ED È pericoloso accendere fuochi in prossimità di una polveriera. Eppure è quel che hanno fatto e fanno i due contendenti. In un anno più di 750 razzi partiti da Gaza sono piovuti sul Sud di Israele, ma quelli risultati micidiali (tre morti nel piccolo centro di Kiryat Malachi), sono stati lanciati dopo che un missile aveva ucciso Ahmed al-Jabari, capo militare di Hamas, mentre guidava la sua automobile in una strada di Gaza. Dopo una lunga, rischiosa routine, dopo una contenuta ostilità, l’omicidio mirato ha riacceso il conflitto.
Nei quattro anni trascorsi dall’inverno 2008-9, quando l’operazione israeliana (Piombo fuso) fece mille trecento morti nella Striscia di Gaza, provincia separata e non occupata della Palestina, sono intervenuti tanti mutamenti. Mi limito ai due più rilevanti prodotti dalla “primavera araba”: i Fratelli musulmani sono arrivati al potere nel vicino Egitto e la guerra civile infuria nell’altrettanto limitrofa Siria. (altro…)

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Dai blogger ai salafiti sfida al regime erede di Mubarak . La violenza che si scatenerebbe in caso di annullamento delle elezioni sarebbe di ben altre dimensioni.

Mancano appena sei giorni all´inizio delle elezioni egiziane, fissate per lunedì prossimo, 28 novembre. E c´è chi dubita che quel primo autentico appuntamento democratico nel più grande paese arabo venga mantenuto.
Ma chi può azzardarsi ad annullarlo o a rinviarlo troppo in là? La violenza degli ultimi giorni potrebbe essere un pretesto: ma la violenza che seguirebbe sarebbe di ben altre dimensioni. La calma auspicata quando si celebra il rito del suffragio universale, non è comunque garantita durante il voto programmato in vari turni destinati a durare settimane, per nominare i due rami del Parlamento. Voto che dovrebbe culminare nelle presidenziali, ancora senza data. Forse nel 2013. L´esplosione della “seconda rivoluzione”, dieci mesi dopo quella di gennaio, conclusasi con la destituzione di Hosni Mubarak, il raìs al potere da trent´anni, più che incertezza crea smarrimento. Morti e feriti non sono un preludio rassicurante.  (altro…)

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“Guida” della Libia dal ´69, spazzato via dalla Primavera araba.

Con la morte di Muammar Gheddafi finisce un incubo. Non costituiva più una minaccia. Il potere era ormai in mano agli insorti, ma l´idea che la “guida”, onnipotente per quarantadue anni, si potesse aggirare ancora nel Paese con i suoi fedeli, armato e pieno di progetti tendenti a mettere a ferro e a fuoco Tripoli, Bengasi, Tobruk, creava angoscia, alimentava le voci sui presunti nascondigli. Si diceva che il raìs vivesse in un bunker, nel cuore della capitale, sotto i piedi dei manifestanti che lo dileggiavano o lo maledicevano. E a un certo punto sarebbe spuntato fuori pronto a punire gli insolenti, che l´avevano applaudito per decenni. (altro…)

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Tutto, o quasi tutto, è crollato come un castello di sabbia. Con un´avanzata lampo, i ribelli hanno sfondato senza incontrare una seria resistenza “l´anello d´acciaio” destinato a difendere Tripoli, e sono entrati nei quartieri occidentali della metropoli, acclamati dalla popolazione. Alcune pattuglie hanno raggiunto la piazza Verde, quella dei grandi comizi del rais, dove c´era una folla entusiasta ad accoglierle, ma anche sparute unità governative pronte a combattere. E infatti si è acceso uno scontro a fuoco. A tarda notte una contabilità approssimativa dava centotrenta morti nell´insieme della capitale. Un figlio del rais, il preferito, quello che doveva succedergli, il secondogenito Saif el-Islam, è stato catturato. Il regime di Muhammar Gheddafi è ormai agonizzante. Sembra barricato nella parte orientale di Tripoli, dove i ribelli dovrebbero scontrarsi con i reparti più agguerriti, nel caso questi non si disperdessero come le truppe destinate a difendere la città. Ma lui, Gheddafi, non è rassegnato alla resa resa. Al contrario i suoi messaggi trasmessi per telefono sono stati diffusi con insistenza da radio e televisione. (altro…)

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VenerdÌ pomeriggio, la notizia dell´esplosione nel centro di Oslo ha provocato in molti un immediato riflesso condizionato. Si trattava con tutta probabilità di un´autobomba e quindi di terrorismo di origine islamica. Niente di più classico. Esasperante, tragica routine. Poi, col passare delle ore, sono arrivati i dettagli della strage sull´isolotto di Utoya ed è emerso quel giovane biondo, con lo sguardo azzurrino. Alla certezza iniziale sulla natura jihadista dell´attentato è succeduto un momento di incredulità. Il terrorista era un puro scandinavo. Un norvegese aveva ammazzato decine di ragazzi norvegesi a sangue freddo. L´assassino era di incontestata origine europea, era un cristiano e fiero di esserlo. Se il pensiero che si trattasse di un arabo, di un musulmano, era stato un riflesso condizionato, la scoperta che il criminale era “uno dei nostri” ha suscitato sgomento. Il terrorismo può dunque essere europeo. La sorpresa ha stordito non solo i norvegesi. (altro…)

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