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Posts Tagged ‘bertolaso’

natangelo

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Vauro

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bertolasoDa quando è sceso in campo, la combattutissima corsa in retromarcia dei partiti per non vincere le elezioni a Roma ha il destino segnato. In attesa di sapere chi farà il sindaco, già sappiamo chi non lo farà: Disguido Bertolaso. Il suo impegno per mettere in fuga gli eventuali elettori è certosino, quotidiano, scientifico, da vero professionista della sconfitta. Mentre gli altri, inavvertitamente, infilano nel solito mare di scemenze qualcosa di ragionevole, lui no: lui solo cazzate. A presa rapida e a lunga gittata: con quella della Meloni incinta che deve stare a casa ad allattare può camparci una settimana. (altro…)

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«A L’AQUILA LA VERITÀ NON SI DICE». CON QUESTE POCHE PAROLE PRONUNCIATE DA BERTOLASO A BOSCHI È STATO SEGNATO IL DESTINO CRUDELE DI UNA CITTÀ. Oggi più che mai sento tutto il dolore per l’inganno che abbiamo subito. L’ennesima ulteriore dimostrazione che prima del terremoto gli aquilani non sono stati messi in condizione di essere informati su quello che stava accadendo.
Sfido chiunque ora a difendere la commissione Grandi Rischi in nome di una ideologica difesa della scienza. Queste persone erano venute all’Aquila con il proposito predeterminato di rassicurarci. I giudici sono stati non solo coraggiosi ma veri difensori dello Stato. Uno Stato che in quei giorni ci ha scientificamente ignorati. Gli scienziati infatti, invece di fare il loro mestiere, hanno piegato la loro scienza e la loro coscienza ad una logica allucinante. Una pagina vergognosa. (altro…)

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“Mentre Monti e Napolitano vanno a prendersi gli applausi alla festa del Volontariato, i loro compari approvano la riforma sugli interventi in caso di disastro ambientale. Nello stesso giorno in cui vengono sequestrati 32 milioni di beni ad Anemone e famiglia (l’imprenditore colluso con Bertolaso), dopo le proteste dei magnati della telefonia mobile sulla paventata tassa di 2 cents per sms, si scarica ancora una volta sui cittadini con una nuova accisa (di 5 cents, ndr) sulla benzina i latrocini organizzati fra Protezione Civile, Imprenditoria e potere politico. E’ proprio vero che bisogna che tutto cambi perchè tutto resti com’è… Saluti.” Terzo Nick

da beppegrillo.it

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Ogni tanto qualche cretino che crede di essere à la page se ne esce a dire che la magistratura deve rientrare nei ranghi per restituire alla politica il suo primato e comunque bisogna rifuggire la “via giudiziaria” perché non sta bene sperare che siano i giudici, e non la politica, a liberarci della banda larga che occupa lo Stato. Bellissime parole. Di fatto, cazzate. Dove sarebbe la politica? Lasciamo perdere una volta tanto B., che comunque teme solo i giudici, e occupiamoci di quell’altro bel tipino di Guido Bertolaso. Fino a due anni fa era leccato da tutta la stampa che conta come un santo sceso in terra per fermare le calamità naturali con le nude mani, anzi con la sola forza del pensiero. Un genio che tutto il mondo ci invidia. Il volto umano del berlusconismo. Un civil servant bipartisan con cui si può, anzi si deve dialogare in nome dell’interesse “nazionale”. Dietro quell’unanimismo naturalmente si celavano interessi tanto inconfessabili quanto trasversali: non a caso San Guido, come Gromyko, è sopravvissuto a una dozzina di governi, Prima e Seconda Repubblica, destra-sinistra-centro, più Vaticano (vedi Giubileo 2000) e altri poteri forti. (altro…)

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I capi di imputazione nell’avviso
di conclusione indagini dei pm.

PERUGIA-Soldi, sesso e case in cambio degli appalti per i lavori del G8 alla Maddalena. Secondo i pm di Perugia è questo il “patto” siglato dall’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso con l’imprenditore Diego Anemone, figura centrale di quella che gli stessi inquirenti hanno definito «la cricca» degli appalti.

Nelle 23 pagine dell’avviso di chiusura indagine inviato agli indagati, i magistrati perugini hanno ricostruito il modo in cui il patto si sarebbe concretizzato e contestato a Bertolaso il reato di corruzione. Accuse che il capo della Protezione civile ha sempre negato, sostenendo di non aver mai preso denaro nè, tantomeno, di aver avuto rapporti sessuali con donne messegli a disposizione da Anemone. «Sono un servitore dello Stato», ha sempre detto, definendo «infamanti» le accuse. (altro…)

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Ma è un’emergenza rifiuti o un’emergenza democratica? Me lo sono chiesto subito appena arrivata a Terzigno e alla discarica S.A.R.I riaperta due anni fa da Guido Bertolaso per risolvere l’emergenza rifiuti della Campania.

Era una ex discarica, gli abitanti del vesuviano aspettavano da tempo la bonifica e si sono ritrovati senza fiatare la riapertura, con la promessa che entro un anno il volume dei conferimenti si sarebbe ridotto al minimo grazie all’entrata in funzione del termovalorizzatore di Acerra. Peccato però che questo, ad oggi, funzioni parzialmente: due linee su tre non sono attive mentre l’unica linea funzionante la settimana scorsa si è fermata per un guasto. Pare che accada spesso. Per quel sacrificio i comuni investiti dalla discarica avrebbero usufruito delle compensazioni, soldi che non sono mai arrivati.

Arriviamo alla discarica lungo un percorso fatto di autocompattatori dati alle fiamme durante una delle proteste e parcheggiati lì a colare percolato e liquidi scuri. Ai lati della strada quello che doveva essere uno dei più bei posti dell’Italia, chilometri di vigneti, frutteti, alberi di ulivo e di noccioline ricoperti totalmente di polveri, in un abbraccio violento tra bellezza e bruttezza. Come se un alito di morte avesse soffiato su tutto quel ben di Dio. L’odore è insopportabile, indecente, sconvolgente. La discarica S.A.R.I. è una zona protetta dai militari, inaccessibile, ma da un lato è possibile vedere tutto, alzandosi su alcune cancellate che fiancheggiano un maneggio, dove soprattutto i bambini vengono a cavalcare.

È enorme e fa impressione avere davanti l’immensità del Parco Nazionale del Vesuvio scavato da dentro da cave ormai inquinate come fossero tumori. Gli operai stanno lavorando e spostano i rifiuti in compagnia dei gabbiani, i veri padroni della zona. La loro presenza tra l’altro è la spia di una discarica “fatta male”. Il Vesuvio è patrimonio dell’Unesco, la Commissione Petizioni del Parlamento europeo in visita ad aprile ha dato parere negativo all’apertura delle discariche. (altro…)

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Auto in fiamme, scontri e feriti. Ormai è allarme rosso tra Napoli e Terzigno. Ma Bertolaso getta acqua sul fuoco: “E’ solo un tentativo di speculare. Situazione sotto controllo”

Spazzatura per le strade, proteste antidiscariche, guerriglia urbana, camion dati alle fiamme. No, non è il 2008, quando l’emergenza rifiuti nella Campania rossa di Bassolino fu tra le cause del collasso del governo Prodi. Siamo nel settembre 2010, la Campania è azzurra e al governo c’è Berlusconi, il premier-spazzino che aveva annunciato la risoluzione definitiva del problema, emanando nel dicembre 2009 un decreto che ha steso le basi del nuovo ciclo integrato dei rifiuti, che affida pieni poteri alle Province (li otterranno nel 2011) e ha proclamato la fine dell’emergenza e del commissariamento. Un decreto che dopo appena nove mesi, fa acqua da tutte le parti: le discariche sono in via di esaurimento, l’inceneritore di Acerra funziona poco e male (fuori uso due forni su tre), la differenziata è ferma a livelli da terzo mondo. Sotto il 20% a Napoli, che produce più della metà della monnezza campana. E ben lontana dal 40% che rappresenterebbe lo standard minimo per prolungare la vita degli sversatoi e dare respiro a un territorio martoriato.

Gli scontri di Terzigno Da quattro giorni i comitati civici dei comuni ricompresi tra Terzigno e l’area boschese in provincia di Napoli, sono in rivolta, occupano l’aula consiliare di Boscoreale e presidiano a singhiozzo i cancelli e le strade di accesso di Cava Sari, la discarica collocata all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio. Lo sversatoio è in esercizio da circa un anno, ha una capacità complessiva di 750.000 metri cubi, accoglie circa il 75% dei rifiuti prodotti tra Napoli e provincia ed è vicino alla saturazione. La protesta ostacola il conferimento dei rifiuti: decine e decine di camion attendono in fila il loro turno, tra urla e proteste dei residenti, mentre la polizia in tenuta antisommossa cerca di mantenere l’ordine pubblico. (altro…)

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