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Posts Tagged ‘biagi’

Le carteLA PROCURA DI BOLOGNA HA RIAPERTO IL CASO: IPOTESI OMICIDIO PER OMISSIONE L’EX MINISTRO NEI GUAI PER LE CARTE FIRMATE DAL SUO PRIMO COLLABORATORE AL VIMINALE.

Ecco le carte che accusano Scajola. Questi documenti insieme alla testimonianza di chi li ha vergati, l’allora segretario particolare del ministro dell’Interno Scajola, Luciano Zocchi, hanno portato la Procura di Bologna a riaprire l’indagine sulla mancata protezione del giuslavorista Marco Biagi, ucciso il 19 marzo 2002 dalle Brigate Rosse. Zocchi, carte alla mano, accusa Scajola di non avere fatto nulla nonostante fosse stato avvertito del rischio con una lettera. Inoltre accusa il prefetto Giuseppe Pecoraro di avere pronunciato, per replicare al suo allarme su Biagi, la frase: “ma quello si fa le telefonate (di minaccia) da solo”. Pecoraro nega, da quello che risulta al Fatto, ma il carteggio che oggi pubblichiamo unitamente alla testimonianza di Zocchi è impressionante. Al punto che il pm di Bologna Antonello Gustapane ha riaperto l’indagine 12 anni dopo, stavolta per omicidio per omissione, un’ipotesi di reato più grave dell’omissione semplice che si sarebbe prescritta nel 2009. L’inchiesta è contro ignoti.  (altro…)

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Biagi

Dalla settimana prossima il Fatto pubblicherà ogni giovedì alcune fra le migliori interviste televisive di Enzo Biagi. La cosa non è affatto piaciuta a Pigi Battista e al Giornale di Sallusti, affetti da sindrome di Salieri. Il primo ha scaricato la sua bile contro il curatore dell’iniziativa, Loris Mazzetti, che ha collaborato per anni come regista e capostruttura ai programmi di Biagi Il Fatto (Rai1) e Rt (Rai3) e ha firmato con lui i suoi ultimi libri. “Ma perché – twitta Battista – le figlie di Biagi consentono a uno sfaccendato come Loris Mazzetti di sfruttare così il lavoro di loro (sic, ndr) padre?”. Il Giornale dedica un’intera pagina al “vizio di fare il portavoce dei morti sicuri di non essere smentiti: da Travaglio a Mazzetti, da Ingroia alla Bindi, ecco chi fa carriera grazie ai defunti eccellenti”. Scrive Maurizio Caverzan: “i portavoce dei morti non abbisognano di nomine e documentazione. Basta un pizzico di millanteria, una certa voglia di carriera e si autocertificano secondo la propria indole”. Mazzetti “ventriloquo post mortem di Biagi”, Travaglio “esegeta abusivo di Montanelli”, Ingroia “presuntissimo continuatore di Falcone e Borsellino”. (altro…)

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Da gennaio l’Elefantino sarà in onda il giovedì in prima serata sulla seconda rete. “E’ stata un’ispirazione, ho preso la cattedra di Enzo Biagi e ora il trono di Michele Santoro”.

Giuliano Ferrara è sportivo: “Che c’è? Sono impegnato. Ci sentiamo più tardi”. Richiama: “Volete sapere del mio nuovo programma? Bene, potete pure scrivere che sono cornuto, ma vi voglio dare una notizia”. Calma, prego: “Una mattina sfogliavo un giornale, leggevo gli ascolti di Rai 2 e di Gianluigi Paragone, stanco di manifestazioni, petizioni, appelli e un’ispirazione mi ha travolto”. (altro…)

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Nell’estate del 1994, la prima di B. al governo, Montanelli scrisse sulla Voce: “Oggi, per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul Palazzo d’Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra di essi, sovrana e irresistibile, la televisione. Il risultato è scontato: il sudario di conformismo e di menzogne che, senza bisogno di leggi speciali, calerà su questo Paese riducendolo sempre più a una telenovela di borgatari e avviandolo a un risveglio in cui siamo ben contenti di sapere che non faremo in tempo a trovarci coinvolti”. Sette anni dopo, l’ultima volta che s’incontrarono in tv, nel 2001, Biagi gli chiese una previsione. E lui: “Berlusconi, se vince, governerà senza quadrate legioni, ma con molta corruzione” (il direttore di Rai1, Maurizio Beretta, censurò la frase e fece subito carriera in Confindustria). Ecco, quel che è accaduto ieri nel regno dei morti – Montecitorio, l’unico posto al mondo dove B. ha ancora la maggioranza – è una mirabile sintesi del regime Tv & Corruzione denunciato fin dall’inizio da Montanelli. Anche ieri era scontato il risultato: e non perché si prevedesse che le signore Siliquini e Polidori sarebbero state colte da crisi di coscienza last minute alla toilette o dalla manicure, in perfetta simbiosi con i Calearo, i Cesario, gli Scilipoti e i Razzi; ma perché chi si proponeva di abbattere il regime non l’ha mai, in cuor suo, considerato un regime e dunque s’è comportato come se dovesse rovesciare un normale governo. Come se bastasse chiudere una parentesi aperta nel ‘94 per riportare il paese alla normalità. L’Italia, specie ai piani alti, non è più un paese: 16 anni di berlusconismo l’hanno trasformata in quella “telenovela di borgatari” avvolta in un “sudario di conformismo e di menzogne senza bisogno di leggi speciali” profetizzata dal vecchio Indro. Non c’è più arbitro, a regolare la contesa. La Corte costituzionale se la dà a gambe perché “il clima politico è surriscaldato” (dice il neo-presidente De Siervo, noto cuor di leone, che l’altra notte era da Marzullo). (altro…)

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