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Posts Tagged ‘BILL EMMOTT’

«Non farsi prendere». Mi ha risposto così un ex alto funzionario dell’intelligence britannica quando gli ho chiesto quali principi dovrebbero regolare le attività delle agenzie di spionaggio quando mettono sotto controllo i loro alleati.

Questo non significa che la polemica sulla Nsa americana che ascolta le telefonate di Angela Merkel non sia importante. Ma significa che è importante per un motivo diverso dall’idea ingenua che spiarsi tra alleati sia «inaccettabile», come si è sentita in obbligo di dire la Cancelliera. Il motivo per cui sono importanti le rivelazioni sulla Nsa che continuano ad arrivare dal loro ex dipendente, Edward Snowden, che ha ottenuto asilo politico in Russia, hanno a che fare con la competenza.   (altro…)

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Melandri censura: “Ordine del ministero”, che smentisce.

Beh, non mi sarei sorpreso se fosse stato un governo guidato da Silvio Berlusconi a impedirmi di tenere la mia anteprima italiana al museo d’arte MAXXI. Sarebbe stato normale, dopo che mi ha citato in giudizio due volte per diffamazione. Ma mi lascia letteralmente sbalordito che la prima, prevista a Roma il 13 febbraio, del mio documentario sull’Italia, «Girlfriend in a Coma», sia stata cancellata dalla Fondazione MAXXI dopo una consultazione con il ministero dei Beni Culturali.

La prima avrebbe dovuto essere un evento riservato agli ospiti invitati. Ed era stato previsto che questi includessero i leader di tutti i partiti politici, così come gli uomini d’affari al vertice, i giornalisti, gli ambasciatori, i personaggi intervistati dal film: potete immaginare il tipo di persone.   (altro…)

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Se una decina d’anni fa qualcuno mi avesse detto che avrei pensato, scritto e fatto un film non su Giappone, Cina o qualcuno dei miei vecchi temi di interesse, ma sull’Italia, mi sarei chiesto se il mio interlocutore avesse fumato sostanze illegali.

Ma per come la vedo ora, e per come ritengo che le imminenti elezioni politiche in Italia saranno cruciali, e il modo in cui ho trascorso i miei ultimi anni non mi sorprende per nulla.

Il motivo non sono solo quelle due famigerate parole, Silvio e Berlusconi. Il fatto è che l’Italia è centrale in una serie di fenomeni che da tempo mi preoccupano per il futuro dell’Occidente.  (altro…)

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Venerdì, mentre ero seduto nella Sala d’Arme dello splendido Palazzo Vecchio di Firenze, sentendo che così tanti giovani, da Renzi ai «Pionieri», vengono apprezzati e «cacciati» dai miei amici della Rete per l’Eccellenza Nazionale, continuava a venirmi in mente la famosa canzone dal film «South Pacific». 

Devi avere un sogno, se non hai un sogno come potrà avverarsi?

Ma continuavo anche a pensare questo: il problema dell’Italia è che vive in una specie di sogno, e che deve svegliarsi.

Ci sono, in realtà, due generi di sogno. Per anni, per decenni anche, l’Italia ne ha avuto troppo pochi del primo tipo e troppi del secondo.  (altro…)

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Il mondo è giustamente preoccupato dalla guerra civile in Siria, e dalla violenza antioccidentale nei Paesi arabi e nelle altre nazioni islamiche in risposta al noto film amatoriale che attaccava il Profeta. Ma c’è anche un’altra serie di tensioni di cui preoccuparsi: quelle tra Cina e Giappone. Molto probabilmente, alla fine rientreranno e tornerà la calma. Tuttavia, vi è un rischio significativo che non andrà così. Si potrebbe anche arrivare a un conflitto. (altro…)

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Sarebbe bello prevedere che l’autunno porterà un po’ di sole alle nostre cupe economie europee, una luce alla fine del tunnel della crisi dell’euro. Purtroppo, però, sarebbe avventato presumerlo, anche dopo l’importante annuncio di Mario Draghi, giovedì, alla Banca centrale europea. Perché nessuno dei tre principali problemi che affliggono l’euro è stato ancora risolto.
E’ vero che il quadro non pare molto più felice dall’altra parte della Manica, in Gran Bretagna o dall’altra parte dell’Atlantico negli Stati Uniti. La scorsa settimana il primo ministro britannico, David Cameron, ha annunciato un pacchetto di misure presumibilmente intese a rafforzare la crescita economica, ma il pacchetto, in definitiva, era vuoto: ha dimostrato che il suo governo non sa cosa fare. Allo stesso modo, il presidente Barack Obama nel suo discorso alla Convenzione del partito democratico non è riuscito a delineare un vero programma di quello che vorrebbe fare se a novembre sarà rieletto presidente. (altro…)

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Dovremmo probabilmente ringraziare Mitt Romney. Prima che il candidato repubblicano alla Casa Bianca arrivasse a Londra e commettesse l’errore di dubitare pubblicamente della preparazione britannica per le Olimpiadi, e ancora peggio, di quanto davvero ci piacesse l’idea dei Giochi, eravamo in effetti un po’ scontrosi e un po’ apatici sull’argomento. Ma da allora l’evento è diventato un grande festival patriottico, un simbolo di unità in una terra di solito litigiosa. (altro…)

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Noi qui nell’emisfero settentrionale stiamo per iniziare le nostre vacanze estive in uno stato d’animo cupo, in parte perché alla nostra malinconia si sono unite alcune delle economie emergenti del Sud del mondo. Ma la parola più importante da tenere a mente, quella che sta davvero determinando gli atteggiamenti dei mercati finanziari e anche delle gestioni aziendali, non è tristezza. È rischio. Se si dovessero guardare solo le previsioni economiche appena riviste, pubblicate dal Fondo Monetario Internazionale la scorsa settimana, si vedrebbe solo buio. L’Fmi ha tagliato la sua stima di crescita economica globale nel 2012 al 3,5%, grazie al rallentamento della crescita in Cina, India e Brasile, ma anche grazie alla recessione dell’euro-zona. (altro…)

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È possibile che si possa guadagnare ancora un po’ di tempo: forse grazie agli elettori greci che potrebbero anche non scegliere un governo anti-austerità, ma piuttosto uno che sostenga ancora il corso attuale; e forse, anche già questo fine settimana, grazie a un accordo a sostegno delle banche spagnole, che eliminerebbe uno dei più grandi timori su ciò che potrebbe accadere se i greci votassero per il partito di estrema sinistra Syriza e finissero per non onorare i loro debiti. La Spagna, almeno, non collasserebbe. (altro…)

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La democrazia è, essenzialmente, un meccanismo di controllo, di responsabilità. Dunque le elezioni sono l’occasione per esprimere la rabbia, per protestare, per punire chi è stato al governo nei periodi difficili. Il voto di oggi, in Francia, Grecia, Italia e Germania, così come le consultazioni locali il 3 maggio in Gran Bretagna, sarà principalmente un momento di protesta. Ma potrebbe anche costituire un punto di svolta.

La protesta non sorprende considerando che gran parte dell’Europa occidentale è alla sua seconda recessione nel giro di cinque anni, i disoccupati sono almeno un decimo della forza lavoro e la disoccupazione giovanile è al 30% in Italia e 50% in Spagna e Grecia. (altro…)

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Adare retta ai mercati finanziari, la differenza tra un felice recupero e un imminente disastro risiede in 80.000 posti di lavoro in America, un Paese con una forza lavoro di 155 milioni di persone, oltre che in alcune notizie leggermente negative dalla Cina. Naturalmente questo non può essere vero, soprattutto da un punto di vista europeo. Eppure, lo spavento post-pasquale dei mercati ci ricorda qualcosa che è reale.
È un errore prestare troppa attenzione, di là di una divertita ammirazione o dell’orrore, ai movimenti giornalieri o settimanali nei mercati azionari, obbligazionari o valutari. La ragione è semplice. E cioè che l’arte del trading finanziario non ha nulla a che fare con l’individuazione di reali tendenze economiche. (altro…)

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E’ stato un anno di straordinarie ondate emotive. Quando si diffuse la notizia del terremoto, poi dello tsunami e dell’incidente nucleare nel Nord-Est del Giappone, l’11 marzo 2011, la prima reazione fu un misto di shock, stupore e solidarietà.
ome poteva un Paese ricco e sviluppato essere improvvisamente devastato da una catastrofe naturale di tale portata, nel bel mezzo di un normale venerdì pomeriggio? Grazie alla capillarità degli smartphone e delle fotocamere digitali, questo è stato anche uno dei disastri naturali più ripresi nella storia, così tutti potemmo assistere con orrore all’onda che spazzava via l’entroterra, abbattendo edifici alti e trascinando con sé flotte di auto e di barche. (altro…)

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L’indisciplina degli Stati membri che ha portato alla crisi dell’euro, ha scritto nel giugno scorso un saggio, è nata da «una malsana cortesia reciproca e dall’eccessiva deferenza verso gli Stati membri di grandi dimensioni». Questo saggio è il professor Mario Monti, autore di un blog per il «Financial Times».
Ora che è il presidente Monti, e ora che la crisi dell’euro si sta di nuovo intensificando, è tempo che segua il suo stesso eccellente consiglio.

Dobbiamo sperare che, nei suoi incontri con il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, abbia già parlato in modo chiaro e diretto. Se così non fosse, questo è ciò che dovrebbe dire.

«Cari colleghi, come ben sapete mi piace dire che io sono il più tedesco tra tutti gli economisti italiani. Bene, ora sarò anche americano e senza peli sulla lingua. Sotto la vostra guida, la zona euro non riesce ancora ad affrontare la realtà. Sì, noi italiani siamo stati molto, molto lenti ad affrontarla, ma ora stiamo lavorando sodo. Adesso tocca a voi. (altro…)

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Purtroppo una buona giornata non salverà l’euro né lo salveranno le pie promesse di comportarsi meglio in futuro. Di sicuro il piano di austerità italiano e i propositi franco-tedeschi di unione fiscale rappresentano un progresso. Ma da fare c’è molto di più.
Come ha detto il presidente del Consiglio, l’Italia ha fatto la sua parte, ma solo la sua prima parte. Quella più vitale – le liberalizzazioni per affrancare energie, che indubbiamente ci sono, da investire nella libera iniziativa e nella crescita – deve ancora arrivare. Però l’euro deve sopravvivere, per rendere quelle misure possibili ed efficaci. (altro…)

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Guardare l’Italia negli ultimi anni è stato come guardare un incidente d’auto al rallentatore. O forse un’analogia migliore, più inglese sarebbe quella di paragonare il Bel Paese al Titanic. E’ forte, piena di gente ricca e ben costruita ma il proprio autocompiacimento la sta portando lentamente verso un iceberg. Ora, però, bisogna cambiare analogia. Dobbiamo chiederci che cosa può fare il professor Mario Monti per rianimare e curare il malato italiano. Il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha sicuramente ragione quando ha detto, venerdì, che «l’Italia ha un rendimento economico potenzialmente elevato ma ha bisogno di enormi sforzi per realizzarli in modo strutturale e permanente». (altro…)

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Cosa vuol dire «credibilità»? In uno dei suoi film Groucho Marx ha detto che la credibilità, insieme all’integrità, sono fondamentali nella vita, e che se riuscite a fingerle non avrete problemi. I mercati finanziari stanno mostrando di ritenere che, quando il 26 ottobre scorso i leader dei governi dell’Eurozona hanno annunciato una soluzione «completa» della crisi del debito sovrano, stavano fingendo. La sfida ora consiste nel ricostruire la credibilità perduta.
Il motivo immediato per la perdita di fiducia da parte dei mercati finanziari è la Grecia, visto che il referendum sul salvataggio annunciato dal governo di Atene aumenta la probabilità di un default sul debito del Paese, unica opzione rimanente nel caso gli elettori respingessero il piano. Ma il problema maggiore riguarda non la Grecia, ma gli altri debitori in difficoltà dell’Eurozona, in primo luogo l’Italia. (altro…)

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Quando, negli Anni 90, i politici del mio Paese litigavano furiosamente sul fatto che la Gran Bretagna dovesse o meno adottare l’euro, a volte mi stupiva che persone apparentemente sane potessero eccitarsi tanto per qualcosa di tanto noioso e tecnico come un sistema di valuta. Ora, vedendo ogni prossimo vertice dei governi europei annunciato come uno sforzo drammatico per salvare il mondo da un disastro finanziario causato dall’euro, mi rendo conto che sbagliavo. Dice una maledizione cinese: «Possa tu essere condannato a vivere in tempi interessanti», e non c’è dubbio, staremmo tutti meglio se l’euro tornasse a essere noioso. (altro…)

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Avendo trascorso la maggior parte di settembre a Perugia, so che di solito è deliziosamente isolata dal mondo, seppure piena di studenti stranieri, uno dei quali, in quel periodo, era questo giornalista inglese.

Almeno, la città dava questa sensazione fino a che improvvisamente piazza Matteotti si è riempita di camper delle tv quando in Corte d’appello si è aperto il processo d’appello a Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Mi è stato detto che qualcuno nella sala stampa del tribunale mi ha riconosciuto passeggiando per la città e ne ha dedotto che ero interessato al caso Knox. La verità è che non lo ero. Ma il mondo lo era. (altro…)

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Non ci penserà molto spesso ma tornando a casa in anticipo dal suo soggiorno italiano per farsi carico dell’emergenza, il premier britannico, David Cameron, deve aver pregato di trovare il classico tempo dell’estate inglese: pioggia, preferibilmente scrosciante. Perché la sensazione dominante nel governo e nelle forze di polizia è l’impotenza di fronte all’improvviso scoppio di disordini e illegalità nelle principali città della Gran Bretagna. È tanto difficile spiegare queste sommosse, quanto sarà per David Cameron venirne a capo. Solo la pioggia sembra in grado di poterle spegnere in fretta. (altro…)

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La turbolenza dei mercati finanziari è tale da farci quasi dare ragione al presidente del Consiglio: l’Italia appare come la vittima di questa crisi, non come la sua causa. Perché in parte è vero: la crescita economica si sta indebolendo ovunque nel mondo ricco, l’America ha evitato il default del debito, ma solo attraverso un compromesso fragile e i governi della zona euro non sono riusciti a dare una soluzione esauriente al problema della Grecia, l’incapacità di rimborsare i propri debiti. Ma non siate troppo solidali con Silvio Berlusconi. L’Italia, o meglio il suo governo, ha la sua parte di colpa. (altro…)

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