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Posts Tagged ‘boeri’

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Il presidente dell’Inps ha ha spiegato che limitarne l’uso ad alcuni settori sarebbe inefficace. Meglio proibirlo “lì dove il lavoro svolto ponga una questione di sicurezza”. E fissare un tetto massimo, per esempio “10 giorni al mese o 40 all’anno”. Intanto il direttore dell’Ispettorato nazionale del Lavoro ha rimarcato che da quanto è partita la tracciabilità il fenomeno dell’utilizzo dei buoni per una sola ora è diminuito. (altro…)

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Intervenendo a un dibattito del Sole 24 Ore, il presidente dell’Inps ha ribadito che la legge di Bilancio accresce la spesa per gli assegni previdenziali “aumentando la generosità per categorie che hanno già fruito di trattamenti più vantaggiosi di chi ne fruirà in futuro”.

E tre. Per la terza volta, a tre mesi dalle prime critiche, il presidente dell’Inps Tito Boeri attacca le novità contenute nella legge di Bilancio. “Questa è una manovra che fa aumentare il debito implicito e ogni manovra che lo fa scarica oneri sulle generazioni future. (altro…)

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RIFORMA PENSIONI 201,5 Una nuova spinta alla flessibilità pensionistica arriva da Tito Boeri. Per il Presidente dellInps. infatti. ‘è molto difficile riuscire a misurare con esattezza la speranza di vita dei singoli e delle specifiche carriere. Anche per questo credo che una maggior flessibilità sia qualcosa da perseguire con forza”. In effetti, Boeri tra le sue proposte di riforma delle pensioni che tanto hanno fatto discutere prevedeva l’introduzione di una flessibilità. Il punto in ogni caso resta capire a quali condizioni (requisiti minimi e penalizzazioni) è possibile pensare a una pensione anticipata. (altro…)

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Boeri denuncia: “Ai più ricchi vanno 5 miliardi di assistenza” Il premier: “Non voglio finire per colpire chi ha un assegno di 2 mila euro al mese”.

ROMA- Intervenire a fondo sulle pensioni: «Non per cassa, ma per equità». È questo il titolo del documento che contiene le proposte dell’Inps sulle modifiche da apportare alla previdenza per renderla sostenibile ed equilibrata. Il piano è già stato presentato al governo all’inizio dell’estate, ieri l’istituto lo ha pubblicato sul suo sito.
Prevede sostegni agli over 55enni che hanno perso un lavoro e che non riescono a trovarne un altro, introduce la flessibilità in uscita (possibilità di lasciare il lavoro prima del previsto accettando una decurtazione dell’assegno) e chiede di togliere ai ricchi per dare ai poveri. O meglio di introdurre tagli a vitalizi e pensioni alte per finanziare i sostegni al reddito.

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Il presidente dell’Inps ha spiegato che l’idea di permettere l’uscita anticipata dal lavoro a fronte di un taglio dell’assegno non è sostenibile per i conti pubblici. Bocciata anche la proposta di Cesare Damiano e Pier Paolo Baretta già depositata in Parlamento, che determinerebbe un buco di 8,5 miliardi.

L’introduzione di una maggiore flessibilità dell’età di pensionamento può arrivare a costare, nel 2019, oltre 10 miliardi. Per la precisione 10,6. Un peso decisamente eccessivo per le casse dello Stato. A fare i conti è stato il presidente Inps, Tito Boeri, che ha bocciato l’idea di rendere meno rigidi i paletti fissati dalla legge Fornero per l’uscita dal lavoro annunciata a fine maggio dal premier Matteo Renzi, e dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan sulla scia di quanto auspicato dal titolare del Lavoro Giuliano Poletti. Idea ribadita mercoledì mattina dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, che ha confermato come l’esecutivo intenda “procedere ad alcuni aggiustamenti di natura previdenziale”, con un’idea di “flessibilità in uscita che permetterà anche un recupero dell’occupazione giovanile”. (altro…)

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lavoroÈ passata un’era da quando Elsa Fornero accusava l’Inps di non fornirle i dati precisi sugli esodati: “Il lavoro che cresce è più stabile. Non solo grazie alla decontribuzione ma anche al contratto a tutele crescenti”. Matteo Renzi? No, Tito Boeri, presidente Inps voluto dal premier, che ha così twittato. E subito Renzi ha rilanciato il commento. Boeri è anche il primo teorico – insieme a Pietro Garibaldi (nominato da Boeri all’Inps “responsabile scientifico” del programma “VisitINPS Scholars”) – del nuovo contratto a tutele crescenti su cui è centrato il jobs act.   I NUMERI. Lunedì l’Inps ha comunicato – attraverso l’Osservatorio sul precariato creato da Boeri – che nei primi tre mesi dell’anno ci sono stati 203 mila nuovi contratti stabili in più rispetto allo stesso trimestre del 2014 (+24%). (altro…)

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boeriIl docente di Economia del lavoro della Bocconi spiega che i “risultati” rivendicati da Matteo Renzi e Maria Elena Boschi non trovano conferma nei dati: da maggio a luglio “la curva degli occupati è praticamente piatta”. E “c’è una sostituzione tra contratti a termine e a tempo indeterminato”. In più, la liberalizzazione dei contratti a tempo determinato “renderà molto difficile introdurre con successo in Italia quelli a tutele progressive: le aziende non avranno interesse a usarli”.

Matteo Renzi e Maria Elena Boschi lunedì l’hanno rivendicato come un grande successo. Oggetto, il decreto Poletti, noto come “prima parte del Jobs Act”. Quello che permette di stipulare contratti a termine di durata triennale senza indicare la causa. Il premier, presentando il programma dei Millegiorni, ha parlato di “un dl che ha portato dei risultati verificabili immediati con un aumento dell’occupazione da febbraio a oggi”, mentre il ministro delle Riforme ha detto che “grazie al decreto negli ultimi due mesi si è visto un aumento del numero degli occupati”. I numeri? A ricordarli è una finestra ad hoc su passodopopasso.italia.it, il sito web che dovrebbe permettere ai cittadini di seguire l’evoluzione dell’attività parlamentare e delle riforme: “Da febbraio a luglio 2014, gli occupati in Italia sono passati da 22.316.331 a 22.360.459, facendo registrare un aumento dello 0,2%”. Vero, spiega Tito Boeri, professore di Economia del lavoro all’università Bocconi e tra i fondatori di lavoce.info. Peccato che il lievissimo incremento non dipenda affatto dal decreto che porta il nome del ministro del Lavoro. E che, soprattutto, quegli occupati in più siano tutti precari, mentre i contratti stabili continuano a calare. (altro…)

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Sapere chi abbia ragione e chi torto, tra il sindaco Pisapia e il suo ex assessore Stefano Boeri, è importante ma non decisivo. Decisivo è capire che i soli veri sconfitti sono gli elettori milanesi che pochi mesi fa, per mandare Pisapia a Palazzo Marino con una maggioranza schiacciante, avevano messo da parte differenze e diffidenze ben più cospicue di quelle che oggi lacerano il governo di Milano. A festeggiare in piazza del Duomo c’erano la borghesia che vota al centro e i ragazzi dei centri sociali, i vecchi militanti dei partiti di sinistra e la nuova leva di cani sciolti in-ternettari, i referendari senza tessera che si mobilitano di volta in volta e i funzionari di partito che sono mobilitati per mestiere. (altro…)

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Era il 4 novembre 2010 quando Giuliano Pisapia ruppe gli indugi e annunciò al corriere.it la sua candidatura alle primarie di Milano   per l’aspirante sindaco del centrosinistra. Disse di farlo per “far tornare Milano una città che sorride, che dà case e lavoro, dove l’aria è respirabile e le esigenze di tutti hanno diritto di  cittadinanza”.  Quando gli domandarono che differenza c’era fra lui e l’architetto-urbanista Stefano Boeri, candidato ufficiale del Pd, Pisapia dichiarò: “Boeri parla molto bene di progetti e di cose; io parlo delle persone  e dei loro bisogni, delle loro necessità: su questo ho impegnato tutta la mia vita”.  Chissà se immaginava che, di lì a sette mesi, una volta vinte le primarie e poi le comunali, avrebbe nominato proprio Stefano Boeri,  quello che parla molto bene di progetti e molto meno delle persone, ad assessore alla Cultura, Moda, Design ed Expo. Un omonimo dello Stefano Boeri che aveva seguito il “concept plan” dell’Expo 2015, regolarmente retribuito per il suo incarico professionale? No, proprio lui. (altro…)

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