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Posts Tagged ‘Bologna’

Bologna

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la srage di Bologna

La strage di Bologna.

Dopo 35 anni Silvana Ancillotti ricorda l’esplosione nella sala d’aspetto della stazione. Quel giorno era con due amiche e la piccola Angela, tutte morte. Era la più vicina al tritolo ma nessun giudice ha mai ascoltato il suo racconto.

MONTESPERTOLI (FIRENZE) . Silvana era seduta a pochi passi dalla bomba. «Mi ricordo tutto. Tutto. Eravamo sedute tutte assieme. Maria no, era in piedi lì accanto. Mi ricordo il boato. Un grande boato. Ho chiamato Verdiana. Non mi ha risposto. Sono svenuta. Poi mi sono risvegliata sotto le macerie. E ho visto Verdiana e la bambina, Angela. Erano di spalle. Non si muovevano. Verdiana forse aveva provato a proteggerla con il suo corpo. Maria non c’era più. Ho strillato, ho chiamato i soccorsi. “Aiutate le mie amiche…”».

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Bologna
CHI è testimone o protagonista di una tragedia storica – tale fu ed è la strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna – vive il resto dei suoi giorni accompagnato da due paure. La prima è che di quella tragedia si perda memoria, che la morte, il dolore, il prezzo pagato perdano peso e significato, svaniscano come la polvere dopo l’esplosione. La seconda è che il suo racconto – cui si sente in un certo modo obbligato – sia infiacchito dalla retorica, che di ogni linguaggio è il parassita più temibile, quello che gli fa perdere energia, veridicità, forza emotiva.
Il film che Repubblica (non solo il “marchio”: proprio la comunità di persone) ha prodotto a 35 anni dalla strage di Bologna va accolto, in questo senso, con sollievo e con un certo orgoglio: perché riesce ad allontanare entrambe le paure, quella dell’oblio e quella dell’accanimento retorico. È un film intensamente “bolognese”, dunque asciutto e perfino spiritoso quando occorre ingoiare le lacrime senza farsene accorgere. Lo è per la protagonista indiscussa – che è la città, la sua gente, le sue strade, le sue pietre – e lo è perché la grande parte dei suoi artefici è bolognese o lavorava a Bologna quando si compì quel martirio politico. Ne conosce l’incalcolabile ferita, lo squarcio immondo prodotto in odio alla sua civiltà e alla sua democrazia “rossa”, ricorda la forza e la fermezza dei vivi, la compostezza del lutto, il faticosissimo percorso processuale che ha dato alla dicitura “strage fascista” una evidenza mai smentita dai fatti e men che meno dalle opinioni.

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Proteste

Bello, bello, son le cose che ci piacciono”. Dopo l’incontro con i volontari della Festa dell’Unità di Bologna, Matteo Renzi la mette così. Durante il comizio l’hanno contestato, come non era mai successo. Ma lui non si scompone: “Erano partiti che non volevano farmi parlare. Sono andato avanti e alla fine si sono azzittiti. E le cose gliele ho dette. I 3 miliardi sulla scuola, le assunzioni. A urlare sono quelli rimasti fuori”, commenta, riferendosi ai precari delle scuola che lo hanno fischiato. Intorno c’è chi gli urla “Vattene” e chi lo incoraggia “Non mollare”. Ma lui insiste con il bicchiere mezzo pieno: “C’è un bel clima, bella gente. Son contento”.   ATMOSFERA TESA, ieri a Bologna. All’entrata della Festa (quella delle esclusioni illustri, Bersani in testa, e le contestazioni ai ministri Giannini e Poletti), le forze dell’ordine sono in tenuta anti-sommossa. Gli attivisti dei centri sociali bolognesi, tra cui i collettivi Tpo e Hobo, insieme ad alcuni studenti universitari hanno organizzato un corteo, partito dalla stazione. (altro…)

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Mafia

IN 200 MILA A BOLOGNA PER CELEBRARE I 20 ANNI DI “LIBERA” PER RESISTERE CONTRO LE MAFIE: “LA CORRUZIONE SPIANA LA STRADA ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA”.

Al centro in prima fila ci sono i familiari del giudice Pietro Scaglione e dell’agente di polizia Nino Agostino. Loro non mancano mai. Il 21 marzo è data “loro”, appuntamento fisso per rinnovare una domanda di giustizia. Il manifesto che ritrae l’agente il giorno del matrimonio con la moglie, anche lei vittima di assassini sconosciuti, è piazzato di fronte al palco. La piazza è strapiena e continua ad affollarsi su tutti i lati, anche dall’altra parte di via Indipendenza. Corrono e crescono le cifre. Cento, centocinquanta, duecentomila persone. E forse lo sono davvero, dietro le bandiere gialle, arancioni, viola, azzurre, di Libera, alcune che portano stampato il viso di Lea Garofalo, la donna simbolo dei testimoni di giustizia. (altro…)

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MobilityNell’ottavo rapporto di Euromobility sulla mobilità sostenibile nelle principali 50 città italiane emerge un Paese diviso tra nord e sud. Ai primi 10 posti della classifica solo città del centro nord. La Capitale chiude al 24esimo posto.

Bologna conquista la prima posizione e si aggiudica il titolo di città più “eco-mobile” d’Italia. Vince non solo per una buona dotazione di parcheggi a pagamento e di scambio, per il basso indice di incidentalità sulle strade e la dotazione di corsie ciclabili, ma anche per una elevata domanda soddisfatta dal trasporto pubblico e per il servizio di car sharing, nonché per le attività del mobility manager di Area. Sul podio anche quest’anno tutte città del nord, con il secondo posto aParma e il terzo a Milano; poco sotto, a seguire nelle prime dieci posizioni,Venezia, Brescia, Bergamo, Firenze, Padova,Torino e Genova. Roma chiude al ventiquattresimo posto, mentre chiudono la classifica Siracusa, Reggio Calabria e Potenza. (altro…)

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E’ prevista per oggi una clamorosa protesta annunciata da alcuni disabili, e da numerose associazioni del settore, che in piazza Nettuno a Bologna si getteranno a terra per cinque lunghissimi minuti, fingendosi morti, per contestare i pesantissimi tagli al welfare che stanno uccidendo i disabili e le loro famiglie.

Scenderanno in piazza e si immobilizzeranno simulando un olocausto che, nel silenzio assoluto dei media nazionali,  si sta avvicinando su un’intera e numerosa generazione.

I protagonisti della giornata di oggi saranno i disabili e le loro famiglie, ma anche chi lavora con loro tutti i giorni, gli educatori sociali e le associazioni di volontariato in primis, ma anche tutte quelle persone, speriamo tante, che vorranno solidarizzare con una parte importante della società italiana.

nientebarriere.blogspot.com

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Hanno organizzato gli stati generali er parlare delle esperienze e di come muoversi, anche dal punto di vista legale. “Siamo qui per far sentire la nostra voce. Anche a rischio di perdere il lavoro”.

Una riunione che doveva essere informale, ma che alla fine si è trasformata in un’assemblea aperta: così si è aperta la due giorni degli Stati Generali, per organizzare il primo sciopero precario, previsto per il 15 ottobre prossimo.  Al Vag61, in via Paolo Fabbri, a Bologna, ragazzi provenienti un po’ da tutta Italia si sono trovati per discutere di precariato, per raccontarsi le proprie esperienze, come sportelli san precario, risorsa per chi un contratto stabile e sicuro non ce l’ha.

Prima dieci, poi una cinquantina di persone si sono sedute in cerchio, come alle assemblee d’istituto  in una scuola, e hanno parlato a turno di ciò che accade nella loro città e di come cambiare le cose a poco a poco in tutto il Paese. Perché essere precari non è solo una condizione lavorativa, ma è anche uno stato esistenziale spesso rifiutato, che coinvolge tutte le fasce d’età e che tende a isolare gli individui, allontanandoli dalla rete sociale. (altro…)

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Sono trascorsi trentuno anni dalla strage di Bologna. Per ricordare le vittime è stato inaugurato ieri, nel parco di Villa Toschi, un monumento dedicato ai sette bambini morti nell´attentato, il più grave della storia repubblicana: Angela Fresu (3 anni), Luca Mauri (6), Sonia Burri (7), Manuela Gallon (11), Kai Mader (8), Eckhardt Mader (14) e Cesare Francesco Diomede Fresa (14). Tante storie piccole e anonime polverizzate da una mano assassina; un insieme di traiettorie possibili divenute all´improvviso un futuro negato. Non per una tragica fatalità, come sarebbe più comodo pensare, ma perché in Italia nel 1980 c´era chi faceva politica mettendo le bombe allo scopo di uccidere dei cittadini inermi. La stazione di Bologna è uno snodo ferroviario tra i più importanti in Italia e tanti viaggiatori in questi anni hanno sostato, almeno una volta, davanti a uno squarcio nel muro, una ferita di marmo, che ricorda il luogo in cui fu lasciata la bomba. (altro…)

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Il segretario ora non ha dubbi. Ma 6 dei 13 fondatori del gruppo che vuole mantenere la risorsa idrica privatizzata sono iscritti al suo partito. Gli stessi che hanno festeggiato una proposta di legge presentata dai Democratici lo scorso novembre, definendola “la Caporetto dei referendari”. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani invita gli elettori a votare ‘sì’ a tutti e quattro i referendum. Compresi i due quesiti sull’acqua. Ma nell’aprile 2010 aveva detto: “Noi non abbiamo una strategia referendaria”, spiegando perché il Pd non aveva contribuito a raccogliere le firme. E sei dei 13 fondatori del comitato per il ‘no’ “Acqua libera tutti”, che vuole che il decreto Ronchi sulla privatizzazione della risorsa idrica resti in vigore, sono iscritti proprio al suo partito. Furono loro a parlare di definitivo affossamento dei referendum, quando il Pd lo scorso novembre presentò una proposta di legge per superare il decreto Ronchi senza passare dalla consultazione popolare. Così ora Giovanni Favia, consigliere regionale in Emilia Romagna del Movimento 5 Stelle, accusa i Democratici di “ambiguità” e di aver cambiato idea per “opportunismo politico”. (altro…)

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