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Posts Tagged ‘bossi’

Bossi

Lo scontro sul vitalizio con Salvini. Il segretario: ci costituiremo parte civile contro Belsito Confermato l’atto di citazione dell’avvocato del fondatore: “Mi devono 6milioni di euro”.

MILANO – «Tra me e Umberto ci sono rapporti ottimi e trasparenti, non abbiamo tempo da perdere in beghe di partito», taglia corto Matteo Salvini a proposito dell’ultima rissa scoppiata nella Lega. Con Bossi, come rivelato ieri da Repubblica, che attraverso il suo avvocato Matteo Brigandì vuole trascinare in tribunale il nuovo segretario, intenzionato a tagliare drasticamente i fondi messi a disposizione del vecchio leader e attinti dalle casse del movimento. È tutto nero su bianco, lo racconta l’atto di citazione depositato al tribunale di Milano da Brigandì contro Salvini. (altro…)

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La schedaTra le spese quelle per le bollette di Gemonio e per la laurea del “Trota”
MILANO – Lega contro Lega. Vecchia guardia sul banco degli imputati, e il nuovo corso maroniano pronto a chiedere i danni d’immagine. Quello che si aprirà il 10 ottobre davanti al gup di Milano Carlo De Marchi, rischia di essere una vera e propria resa dei conti. Sul banco degli imputati il fondatore del Carroccio, Umberto Bossi, i figli Riccardo e Renzo, ma anche gli ex tesorieri di via Bellerio, a partire da Francesco Belsito. Accuse che parlano di anni di ruberie, spese folli, fondi del partito utilizzati come il conto personale della famiglia Bossi.
E dal decreto che fissa l’udienza, si scopre che la nuova gestione del Carroccio, sarà della partita. «Persona offesa: Movimento politico Lega Nord, nella persona del legale rappresentante Matteo Salvini ». Il legale prescelto, Domenico Aiello, lo storico difensore di Roberto Maroni, colui che lo assiste nell’ultima inchiesta che coinvolge a Busto Arsizio il governatore lombardo. La stessa mossa si era concretizzata poco dopo l’insediamento di Maroni al Pirellone. (altro…)

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BossiIl pm chiede il rinvio a giudizio anche per i figli del leader e per l’ex tesoriere Belsito, archiviazione per la pasionaria Le accuse: truffa da 40 milioni e appropriazione indebita per 500 mila euro spesi per multe, auto e laurea in Albania.

MILANO – Multe, tasse arretrate, noleggio di auto e riparazioni dal carrozziere, lavori in casa a Gemonio e una laurea in Albania, abbonamenti a Sky e visite dal veterinario. Per quasi 40 milioni di euro sottratti dai fondi pubblici della Lega, il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e i pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini hanno chiesto il processo per un pezzo del vecchio stato maggiore del Carroccio: Umberto Bossi e i suoi due figli, Riccardo e Renzo, l’ex tesoriere Francesco Belsito, e tre ex componenti del comitato di controllo della Lega (Stefano Aldovisi, Diego Sanavio e Antonio Turci) che avrebbero firmato i rendiconti irregolari presentati in Parlamento. (altro…)

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A me mi ha rovinato lo Stato»,dice Umberto Bossi (intervista di Tommaso Ciriaco, Re ubblica di ieri). È una frase storica. Chiude simbolicamente il cerchio aperto nel secolo scorso da Ettore Petrolini e ripreso poi da Alberto Sordi: «A me mi ha rovinato la guerra». È la consacrazione dell’eterno alibi italiano, rammodernato a seconda del periodo, ieri a rovinarci era la guerra, oggi lo Stato, domani le banche, dopodomani le donne, tutto pur di coprire l’insostenibile sospetto che la nostra sorte sia fondamentalmente nelle nostre mani, una responsabilità individuale da portare con dignità e non da addossare agli altri o al destino avverso.

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Salvini

Segretario con l’82% dei voti. Ma alle urne solo sei iscritti su dieci
La Lega.

MILANO— Alla fine contano i numeri. E i numeri dicono che Matteo Salvini è il nuovo segretario della Lega, che ha battuto Bossi con l’82 per cento contro il 18, che a votare non sono andati in moltissimi: il 60 per cento degli aventi diritto. Le han chiamate “primarie”, e in effetti per la per la prima volta il capo del Carroccio non è stato scelto dai delegati riuniti a congresso, ma da una platea più larga, con una conta interna riservata ai 17.047 iscritti da almeno un anno (su un totale di circa 22mila). (altro…)

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Bossi e Belsito

LEGA, AFFARI ILLECITI PER OTTO MILIONI. NEI GUAI ANCHE BONET.

Uno yacht da 2,5 milioni di euro comprato da Riccardo Bossi con i soldi del Carroccio. Il ragionamento del giudice è chiaro. Di più: l’acquisto del figlio del Sènatur viene concluso grazie a un prestanome e al supporto economico arrivato da un’appropriazione indebita di Francesco Belsito. L’ennesima grana per l’ex tesoriere della Lega nord arrestato ieri dalla Guardia di finanza di Milano assieme ad altre due persone. Una quarta è ricercata. Tutti risultano accusati di associazione a delinquere, riciclaggio e truffa ai danni dello Stato, anche per i fondi pubblici destinati al Carroccio e utilizzati per investimenti personali. Le manette sono scattate per il timore della reiterazione del reato. Attualmente, lo stesso Belsito, secondo la Finanza, risulta socio occulto del Sol Levante, il più importante stabilimento balneare della Liguria.  (altro…)

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Espulsioni

Cacciati a Padova 35 militanti. Bossi: “Non spaccherò il partito”.

MILANO — È finita a spintoni, ceffoni e bandiere listate a lutto la riunione del Consiglio nazionale della Liga Veneta che a Noventa Padovana ha deciso a maggioranza l’espulsione di 35 militanti “bossiani” che una settimana fa, al tradizionale raduno di Pontida, avevano contestato il leader del Carroccio. Da Trieste Roberto Maroni ha ribadito: «Fuori chi disfa ». Mentre in Veneto prevale la linea dura, il fondatore della Lega Umberto Bossi ribadisce il suo no allo strappo: «Non sarò io a rompere il partito». (altro…)

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La scissioneNon ci penso neanche”. Umberto Bossi smentisce non solo la nascita ma persino la volontà di dare vita a una nuova Lega Nord, un contenitore politico che ospiti i tanti cacciati dalle scope di Roberto Maroni e i militanti di fedele ortodossia bossiana che non si riconoscono nel nuovo corso pdlizzato del Carroccio maronita. Eppure non solo gli atti sono pronti da tempo, come già scritto la settimana scorsa da Il Fatto, ma sono stati anche firmati e depositati da un notaio a Varese, lo stesso di fiducia a cui la famiglia Bossi si rivolse anche per la compravendita della cascina agricola dei figli Roberto e Renzo. L’ex senatore Giuseppe Leoni prima e lo stesso Bossi hanno però smentito. Il motivo lo spiega un altro fedelissimo del Senatùr, cacciato dal movimento, ed ex consigliere del Capo nella gestione economica di via Bellerio. E il problema è uno: i soldi. “Il percorso è avviato da tempo – confida – ma prima di presentarlo ufficialmente dobbiamo avere la certezza di una cassa per partire”. Come? “Umberto non a caso a Pontida e dopo ha ricordato che la Lega è arrivata qui mica grazie a chi la guida ora ma all’opera sua e di altri. (altro…)

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Bossi-MaroniNon ho fatto la Lega per romperla”. Umberto Bossi tenta di calmare gli animi e decide la tregua armata di Pontida. Il partito se ne va apparentemente unito. Scissione solo rimandata. Salendo sul palco il vecchio Capo ha visto due gruppetti di leghisti insultarsi e spintonarsi. Volano fischi, tanti insulti e qualche schiaffo. Da una parte quelli con le bandiere Bossi e le maschere di Maroni col naso da Pinocchio, dall’altra i Barbari Sognanti. Così cerca la sintesi tra le due fazioni e la trova. Le proteste “hanno colpito nel segno, c’è una crisi democratica nella Lega”. Invita all’unità. “Le mani usatele per stringerle tra di voi, siamo tutti fratelli qui”. Poi guarda al movimento. “È arrivato il momento di fare i congressi”, in Veneto. E ammonisce: “Chi dice che nella Lega tutto va bene esagera, si sbaglia e soprattutto questi qui sono dei leccaculo”. E “sbaglia anche Maroni a fregarsene di Roma, dobbiamo battagliare ovunque mica solo in Lombardia”.  (altro…)

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MaroniI RIMBORSI ELETTORALI “GIRATI” SULLA CAMPAGNA DI MARONI.

Eppure lo avevano promesso. Che l’ultima tranche dei rimborsi elettorali della legislatura 2008-2013 sarebbe andata alle popolazioni terremotate dell’Emilia.

Prima Roberto Maroni annunciò che sarebbero stati devoluti in beneficenza. Poi il 3 giugno 2012 Giampaolo Dozzo, capogruppo del Carroccio alla Camera, afferma durante il congresso della Liga Veneta: “Proporrò che l’intera tranche di rimborsi elettorali riguardanti le politiche del 2008 venga devoluta alle popolazioni dell’Emilia colpite dal terremoto”. Sembrava fatta. Soprattutto dopo che lo stesso segretario , l’11 novembre, aveva lasciato tra le mani del sindaco di Bondeno, il leghista Alan Fabbri, un assegno da un milione di euro come promesso nella sua prima uscita ufficiale il 14 luglio. Tutti gli altri comuni duramente colpiti, si pensava, sarebbero seguiti di lì a poco, dividendo il rimanente della faraonica terza tranche del rimborso. La stessa che era stata bloccata, sempre a giugno 2012, dopo che al Senato erano state riscontrate incongruenze nei bilanci leghisti: 17 milioni e 547 mila euro. Invece no. La Lega non ha dato più un soldo. Se li è messi tutti in tasca. Con uno scopo preciso: finanziare la campagna elettorale per Maroni presidente della Lombardia. Il segretario del Carroccio, con in tasca il sogno della “macroregione europea”, un’illusione geografica prima ancora che politica, ha deciso di dare fondo alle casse leghiste per i manifesti 6×3 che tappezzano (non sempre legalmente) Milano e il resto della regione.   (altro…)

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Maroni

Il 75% delle tasse al nord? E in mano a chi dovrebbero finire?

Lega Nord

A queste persone? PS: anche B. si è difeso con l’immunità, quando la magistratura voleva perquisire la casa del ragionier Spinelli.

Da unoenessuno.blogspot.it

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Ellekappa

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Ecco la catena di Sant’Antonio per truffare lo Stato e la Ue.

MILANO — Forse dovevano arrivare i tempi delle vacche magre, o forse il sistema di mungitura era già talmente chiaro, lì, da vedere. Bastava solo mettere insieme dei passaggi, dei pezzi, delle dichiarazioni, e insieme le leggi, le promesse, le regole non rispettate, la resistenza a oltranza degli ultrà del latte. Febbraio 2012, quasi un anno fa. Nella sala riunioni siedono Mario Monti, Luca Zaia, Umberto Bossi, il ministro dell’agricoltura Mario Catania, i vertici dell’Agea, l’agenzia alimentare. Bossi ha una richiesta precisa: l’ennesima proroga che consenta a poche centinaia di allevatori di farla franca, di non pagare la multa del latte. L’incontro, naturalmente, si conclude con un nulla di fatto. Ma non è questo il punto. Il vero nodo è un altro: perché un manipolo di splafonatori, inviso a tutti gli allevatori che le multe le hanno pagate, continua a tenere sotto scacco i vertici della Lega? A costringerli a chiedere addirittura l’intercessione del tanto detestato premier dei tecnici? Qual è il potere di pressione dei «milk warriors» sui piani alti del Carroccio? Qual è la loro minaccia nascosta? Queste domande non sono curiosità di oggi. (altro…)

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Eccolo il condottiero che credeva di poter contare sull’aiuto di “sette“, o “dieci“, o “venti” milioni di padani “armati” fino al collo, mitra, fucili, cannoni (cito), e così liberare le sacrali terre del Nord dall’oppressione di Roma Ladrona. Eccolo ad una cena di contabili leghisti, solo al tavolo, che hanno tirato pacco pure loro.

Da nonleggerlo.blogspot.it

 

 

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Il Senatùr si confronta a cena con i fedelissimi “Nessun passo indietro, Maroni se ne accorgerà”.

Una Lega bis sarebbe solo uno specchietto per le allodole”. Umberto Bossi ne è sempre stato convinto. Lo disse al congresso straordinario del 1994, quando decise di far cadere il primo governo Berlusconi, lo ha ripetuto domenica a quanti lo invitavano a dar vita a una scissione. I fedelissimi di sempre. Giuseppe Leoni, Roberto Castelli, Leonardo Carioni, Marco Desiderati. DUE CONGRESSI, quello del 1994 e quello di domenica, celebrati a parti invertite. Nel primo fu Maroni a rischiare l’esilio. “A Roberto ho scaldato il latte tutte le mattine, ma è il nostro braccio debole e va amputato”, annunciò il Senatùr. E all’allora ministro dell’Inter no e vicepresidente del consiglio dei ministri (per appena otto mesi) non rimase che lasciare il Palatrussardi tra i fischi e gli insulti dei militanti, prendere un aereo e volare alle Maldive.
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MUOIA Bossi con tutti i filistei del nuovo corso leghista. L´affascinante suicidio della Lega Nord, in corso ormai da mesi, è precipitato in uno psicodramma collettivo, con tanto di scena madre.
Proprio nel giorno dell´atteso congresso che doveva segnare la rinascita dal fango degli scandali. Si doveva celebrare l´incoronazione di Bobo Maroni, con la benedizione di Bossi. Ma in tre minuti il Senatur ha fatto il presepe allestito dai maroniani e ha trasformato il Maroni day in un personale “Vaffa-day” ai successori, un addio amaro e polemico.
Due schiaffoni del fondatore hanno preceduto e seguito il discorso d´insediamento di Maroni, molto programmatico, piuttosto lungo, un po´ noioso. Il vecchio leone invece ha dato spettacolo. Nel primo intervento Bossi ha distribuito una serie di pesanti messaggi alla nuova reggenza leghista. Un misto di accuse dirette e allusive, ironie sui moralizzatori con la scopa in mano, sospetti feroci di complotto ordito all´interno della Lega, perfino minacce di scissione («se non ci fosse più questa Lega, ci sarebbe un altro movimento»), i cui bersagli mai nominati ma evidentissimi erano Maroni e i suoi grandi elettori veneti, Zaia e Tosi. Tanto che Zaia è intervenuto per fermarlo, ricordando che il nuovo statuto è stato approvato all´unanimità. (altro…)

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Fotografia appena scattata a Lazzate, provincia di Monza e Brianza.
Da nonleggerlo.blogspot.it

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E a voi inducono compassione o no, le lacrime di Bossi?

Un vecchio rimasto solo, malato e confuso, che si sente tradito dalla moglie e dai figli, che vede distrutto come un castello di carte tutto quello che pensava di aver costruito in una vita. Un vecchio senza forze che piange da solo in un ufficio.

Io avrei compassione – più nel senso buddista che in quello cristiano – per uno messo così. Voglio dire, sarebbe ovvio sentire qualche forma di solidarietà umana verso la sofferenza, la solitudine, la malattia, la debolezza.

Sarebbe ovvio, se solo per vent’anni lo stesso uomo non avesse predicato – anzi urlato, creandosi una tribù di seguaci – proprio la prevaricazione del più forte sul più debole, la negazione della solidarietà, l’esaltazione di chi ce l’ha più duro: insomma un’ideologia della prepotenza a metà tra il darwinismo sociale e il razzismo.

E io non so se ce la faccio, oggi, ad avere vera compassione per un uomo così.

Da PIOVONO RANE di Alessandro Gilioli.

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Nell’orribile declino leghista sconcerta la rassegnata, quasi bonaria comprensione che dirigenti e “base” riservano al vecchio capo, che pure è l’evidente artefice del clan avido e rozzo che usava le casse del partito per i propri comodi. Si tende a dire che è la fede popolare a impedire certe rese dei conti, ma è vero fino a un certo punto. Ho viva memoria della vergogna, dell’ira, delle assemblee tumultuose e certo non reticenti nelle quali la base comunista, ai tempi di Tangentopoli, accusava i suoi capi di essersi fatti coinvolgere in quel sistema di illegalità. (altro…)

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