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Posts Tagged ‘brasile’

Vauro

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CON tutto l’amore per lo sport, la vicenda brasiliana fa venire voglia di ricondurre il calcio alle sue dimensioni ordinarie. Che sono quelle, notevolissime, del più grande e condiviso gioco del pianeta. Non è già abbastanza? Non è già sufficiente a incollare davanti al video un paio di miliardi di esseri umani? Fare di un gioco, per quanto appassionante, il tabernacolo dell’onore e della dignità nazionale è una deformazione a metà tra il patologico e il ridicolo. Se la parola “vergogna” risuona ovunque per dire della disfatta dei verdeoro, vuol dire che in quel Paese la misura del gioco è perduta: i pianti di massa che l’enfasi mediatica moltiplica danno un’idea parecchio insana del rapporto tra i brasiliani e il pallone. Il rovescio della medaglia è, in caso di vittoria, sentirsi benvoluti dagli dei e al riparo da ogni travaglio o tristezza: sbornia autocelebrativa della quale anche il meno peggiore dei governi ha sempre fatto il suo buon uso politico. (altro…)

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Brasile

L’incredulità, l’umiliazione, le lacrime di un popolo e la rabbia per i tedeschi spietati. Ma poi torna l’orgoglio

La festa tragica del Paese umiliato “Perché? Perché?”.

IO DE JANEIRO COSÌ – no. Così no. Così è una violenza feroce e crudele che infierisce su un corpo, una squadra, un Paese steso a terra in lacrime, al buio nella pioggia, rannicchiato sotto i colpi. Perché non si fermano? chiede un tifoso olandese alla sua ragazza, il bambino che piange a sua madre.

no. Così no. Così è una violenza feroce e crudele che infierisce su un corpo, una squadra, un Paese steso a terra in lacrime, al buio nella pioggia, rannicchiato sotto i colpi. Perché non si fermano? chiede un tifoso olandese alla sua ragazza, il bambino che piange a sua madre, Dilma a sua figlia, perché non la smettono, come possono. Non la smettono. Sono il popolo che non smette. Non la smettono. (altro…)

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BrasileDilma, ricchi e poveri: il sollievo unisce tutti

Ai rigori un paese sospeso in palio ben più della coppa poi è festa per tutta la notte.

RIO DE JANEIRO – IL CRISTO Redentore si china sul milione di persone che trattengono il respiro a Copacabana, si ricorda delle preghiere della madre di Neymar, della vecchia in carrozzella, dei ragazzi, tutti immobili come nel fermo immagine di un film.

Silenziosi come una scena biblica senz’audio. Non ci possono credere, il Brasile intero non ci può credere che finisca così. Allora dall’alto del profilo di Rio de Janeiro il cristo che tutti segretamente invocano si distoglie dalla sua fissità immensa di pietra bianca e mette una mano su Julio Cesar, il portiere. Che di conseguenza para il secondo rigore, arrivano la madonna, tutti i santi neri e bianchi, scende il campo l’Olimpo delle divinità di questa terra baciata dal sole e nell’inverno estivo di Rio si sente proprio, si sente nitido, un immenso sospiro di sollievo. (altro…)

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San Paolo

San Paolo spaccata tra angeli e demoni black bloc e feriti nel cuore della festa.

SAN PAOLO – NEL giorno dell’amore il tifo batte i black bloc 5 a 0. San Valentino in Brasile si celebra oggi.

PERCHÉ a febbraio c’è il Carnevale e «nessuno è fedele a nessuno», ride il barista senza denti del barrio Bixiga, il quartiere degli immigrati italiani, dunque sarebbe assurdo, no?, fare la festa degli innamorati nel tempo del liberi tutti. Le coppie scendono in strada da casa mano nella mano, a Bixiga, mentre la polizia in armi presidia le fermate della metropolitana che porta, unica via di transito, all’Itaquerao. (altro…)

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ScontriPER GLI SCIOPERI 600 CHILOMETRI DI CODE.

La metro paralizzata. Grattacieli occupati in pieno centro, davanti ai palazzi scelti dalla Fifa. Favelas che spuntano in una settimana, a pochi chilometri dallo stadio dove giovedì si aprirà la festa del pallone, mentre i ricchi ogni giorno vanno al lavoro in elicottero. Viaggio nella metropoli che ha più abitanti dell’Olanda e che racchiude tutte le contraddizioni di un paese passato in pochi anni dall’illusione alla rabbia.

SAN PAOLO – L’ASTRONAVE della Fifa atterra a San Paolo su una città in guerra. Un enorme uccello con le piume verdi e fucsia, estraneo regale e impassibile, che plana tra i grattacieli abbandonati di un centro deserto, abitato da spettri miserabili, fumatori di crack e puttane, mendicanti.

I NUOVI abitanti, giovani, dell’antico quartiere dell’alta borghesia paulista innamorata dell’Europa sono oggi i senza lavoro, senza diritti. Sono arrivati dalle periferie coi fagotti e hanno riordinato, spazzato le macerie, costruito sale conferenze per l’attività politica nei vecchi auditorium, asili nei garage. Hanno preso possesso della città lasciata vuota. Manifestanti dei movimenti dei senza casa e senza terra sono ogni mattina respinti con proiettili di gomma dalla polizia statale in armi. Metro in sciopero, trasporti pubblici bloccati. Blade runner, il mondo dopo la fine del mondo. (altro…)

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La giornataL’allegria del pontefice contro la crisi della Chiesa.

TRE milioni di giovani di tutte le nazionalità per due giorni hanno sfrattato dai quattro chilometri della più famosa spiaggia del mondo giocatori di pallone, turisti, abbronzature, tanga microscopici (ma non i garotos da rua, bambini di strada che hanno continuato a tuffarsi nel surf mentre si recitava la liturgia della Messa) per ascoltarlo dire quello che la Chiesa Romana ha spesso dimenticato di dire: che non ci può essere «pacificazione» nella miseria e nell’ingiustizia. Parole che dagli anni della «Teologia della Liberazione» e dai vescovi contro come Helder Camara, non suonavano con tanta forza.
Gli obbiettivi delle telecamere e le parole dei telecronisti non riuscivano a rendere giustizia alla immensità di un popolo che si estendeva sulla spiaggia santuario del «sogno brasiliano» sotto l’ombra del Pan di Zucchero e i paragoni con altre manifestazioni di massa e concerti suonavano, più che involontariamente blasfemi, un po’ stonati. Papa Francesco ha distrutto il ricordo di Mick Jagger e degli Stones, che raccolsero «soltanto» un milione e mezzo di fan, di Lenny Kravitz, di Rod Stewart, che pure affollò
quasi tre milioni sulla spiaggia. Ha ridimensionato le cifre di altre Giornate della Gioventù guidate dal predecessore Benedetto XVI, come il milione a Madrid per la Veglia del 2011. Si deve tornare a Giovanni Paolo II e al suo carisma di pellegrino pontificale per trovare una folla più grande, i cinque milioni — record riconosciuto da Guinness — raccolti nel Parco de la Luneta a Manila, nel 1995. (altro…)

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Copacabana

SULLA SPIAGGIA DI COPACABANA.

Rio de Janeiro-Una cosa è certa: l’attenzione alla Giornata Mondiale della Gioventù è stata tutta per lui, Jorge Mario Bergoglio, “Francisco”, il primo sudamericano divenuto Papa. Sabato, però, i protagonisti sono stati finalmente loro, tre milioni di giovani giunti a Rio de Janeiro da ogni parte del mondo, per accamparsi sulla spiaggia della “peccatrice” Copacabana, divenuta santa per sette giorni. Si sono riparati dalla risacca dell’Atlantico e di Iemanja (l’acqua, la Regina del mare) che voleva prendersi sacchi a pelo, asciugamani, qualcosa da pellegrini, preti, suore e i seminaristi, che per tutto il giorno avevano gioito delle ciclopiche onde dell’Atlantico e fatto impazzire i Bombeiros, i bagnini che temevano per la sicurezza degli enloquecidos catolicos. (altro…)

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Papa Francesco

Messa e bagno di folla nel santuario di Aparecida. “Denaro, successo, potere, piacere non devono essere idoli”.

Rio de Janeiro

La pioggia incessante e il freddo dell’inverno brasiliano non hanno fermato più di centomila pellegrini provenienti da ogni canto del mondo, ma solo 45mila di loro hanno avuto accesso alla basilica di Nostra Signora della Concezione di Aparecida, a circa 150 chilometri da São Paulo, dove Papa Francesco, ha realizzato la sua prima visita sul campo nell’ambito delle celebrazioni della Giornata mondiale della gioventù in corso a Rio de Janeiro.  (altro…)

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La mappa delle proteste

L’intervista.
Aluã de Moura, leader del movimento “Passe livre”: “Per gli studenti e i poveri i bus costano troppo”.

Ieri, dopo le violenze di giovedì scorso sullo sfondo di Nigeria-Uruguay, il programma dei manifestanti della città da cui tutto è partito — a Salvador nel 2003 cominciò la protesta contro il caro trasporti in Brasile — appariva simbolico. Il percorso dei ventimila attivisti si snodava tra l’albergo che ospita i dirigenti della Fifa e il quartiere commerciale di Iguatemi, lontano dall’Arena Fonte Nova, dove l’Italia sfidava la Seleçao in uno stadio simbolo dello sperpero di denaro pubblico per il Mondiale 2014: spese moltiplicate fino a 225 milioni di euro, parte della copertura danneggiata un mese fa dalla pioggia, alcuni posti dai quali non si vede il campo. (altro…)

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Brasile/ IL GOVERNO CONTRO LA MULTINAZIONALE USA.  
La  sarà multata per «danno ecologico» dal ministero dell’Ambiente brasiliano. È responsabile della fuoriuscita di greggio da un pozzo sottomarino al largo della costa di Rio de Janeiro che ha contaminato la zona. L’incidente è avvenuto l’8 nopvembre scorso, durante la trivellazione di un pozzo sperimentale nell’area di Campo Frade, a 370 km a nord-est del litorale carioca: una rotta migratoria per delfini e balene, secondo gli organismi brasiliani per la tutela dell’ambiente.
L’incidente, che la multinazionale Usa non aveva reso noto, è venuto alla luce il 10 novembre quando l’Organizzazione non governativa Sky Trhth ha pubblicato le foto che mostravano una chiazza di petrolio sull’oceano lunga 35 miglia, che è arrivata fino a 120 km dalle spiagge di Rio. Secondo Greenpeace, la chiazza copre oltre 1.500 km quadrati: «La multinazionale Chevron, già sotto accusa per danni ambientali e violazione dei diritti umani per aver versato petrolio in Ecuador – ha dichiarato la rappresentanza brasiliana dell’organizzazione ambientalista – ora porta il suo marchio in Brasile».  (altro…)

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La giustizia brasiliana ha ordinato lo stop ai lavori di costruzione della gigantesca diga idroelettrica di Belo Monte.

Le popolazioni locali e le associazioni ambientaliste che si sono schierate dalla loro parte alla fine hanno vinto. La giustizia brasiliana ha ordinato lo stop ai lavori di costruzione della gigantesca diga idroelettrica di Belo Monte, nel cuore della foresta amazzonica.

La corte federale dello Stato di Para (nord) ha infatti vietato al consorzio Norte Energia di alterare il corso del fiume Xingu “con la costruzione di un porto, esplosioni controllate, innalzamento di dighe, incroci di canali e qualsiasi altro lavoro che modifichi il suo corso naturale” o possa “comportare rischi per la fauna ittica”. Si tratta di una vittoria soprattutto per le popolazioni di indios che vivono nell’area e la cui economia è legata in gran parte alla pesca e al fiume stesso. (altro…)

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Nel 1999 l’antica terra dei Deni, una tribù indigena della foresta amazzonica, viene venduta illegalmente a un’azienda per l’estrazione del legno. Dopo aver atteso invano per tanti anni una risposta dal governo brasiliano per il riconoscimento delle loro terre, i Deni chiedono aiuto a Greenpeace.

Entriamo in contatto con loro e nel 2000 parte la nostra spedizione a bordo della nave Amazon Guardian: i Deni e gli attivisti mandano insieme un messaggio alla multinazionale del legno chiedendogli di andare via.

Nel 2001 un team di Greenpeace va a vivere con loro e organizza corsi di formazione sul’utilizzo di GPS e altri strumenti di demarcazione. Si aggiungono anche tredici volontari venuti da tutto il mondo che li aiutano a delimitare la zona per proteggerla dai deforestatori. (altro…)

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Due giorni e due notti al cimitero dove è stata sepolta la donna, morta sotto le colate di fango dell’alluvione.

Fedeltà in mezzo alla catastrofe: ha trascorso due giorni e due notti in cimitero, accovacciato davanti alla tomba dove è stata sepolta la sua padrona, morta sotto i fiumi di fango conseguenti alle piogge torrenziali. Il Brasile piange per gli oltre 650 morti delle alluvioni che hanno devastato quattro città dello Stato di Rio de Janeiro. Ma si commuove anche per la storia del cane Leao, la bestiola che veglia pazientemente la tomba della sua padrona Maria Cristina Cesario Santana.

TERESOPOLIS – Siamo a Teresópolis, città a 90 chilometri da Rio, dove la tragedia ha spezzato 263 vite. E mentre si scava anche con le mani per cercare sopravvissuti e le persone scampate alla sciagura sono costrette a identificare i loro cari tra le centinaia di cadaveri, la toccante foto dell’Afp che ritrare il fedele Leao fa il giro del mondo. Storie analoghe ce ne sono tante. Quella forse più famosa risale alla fine del XIX secolo e ha come protagonista il piccolo terrier Bobby, che in Scozia è considerato ancora oggi una leggenda. Si narra che l’animale sia stato vicino alla tomba del suo padrone John Gray, nel cortile della chiesa di Edimburgo, per ben per quattordici anni, fino alla propria morte. In suo onore nella capitale scozzese è stata eretta una statua.

corriere.it

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