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Posts Tagged ‘cairo’

Il Sinai jihadista

La restaurazione di al-Sisi nuovo raìs sulle rive del Nilo Ha piegato gli islamisti, vuole salvare anche Mubarak.

IL CAIRO-IL GENERALE Abdel Fattah al-Sisi è un sentimentale. Gli capita di far piangere la platea. In aprile, a conclusione di un concerto, ha preso la parola per ringraziare gli interpreti, e li ha commossi al punto che sono scoppiati in lacrime. Il generale Sisi sorride spesso. Sembra un ictus. Le migliaia di ritratti appesi alle finestre, ai balconi, in molti quartieri del Cairo, non solo quelli borghesi, anche i sobborghi operai ne sono pieni, mostrano un volto disteso, sereno, senza il piglio militaresco che verrebbe spontaneo attribuire a chi ha promosso una repressione il cui bilancio supera il migliaio di vittime. Il suo sguardo è spesso mascherato da grossi occhiali ray-ban. Gli egiziani appartengono al mondo arabo dell’ulivo (i cui alberi ombreggiano il delta del Nilo che si getta nel Mediterraneo); un mondo contrapposto dagli storici per la sua gentilezza a quello arabo assai più rude della palma (i cui alberi punteggiano le rive irachene del Tigri e dell’Eufrate che si gettano nell’Oceano). (altro…)

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Il doloreIL GENERALE Abdel Fatah al-Sisi ha finalmente parlato.

Al Sisi avverte gli islamisti “Basta violenze o reagiremo” El Baradei abbandona l’Egitto.
Strage in carcere di Fratelli musulmani: 38 morti.
Il reportage.

IL DEMIURGO del colpo di stato, con cui il 30 giugno scorso è stato deposto il presidente Mohammed Morsi, ha parlato ma non ha detto nulla di nuovo, nulla che non si sapesse o che non avesse già fatto dire al governo ad interim da lui stesso di fatto nominato. Nel messaggio pubblicato sulla pagina Facebook dell’Esercito egiziano, il generale Sisi dichiara che il suo Paese si ergerà contro ogni tentativo di bruciare istituzioni governative o religiose. «Noi siamo più che disposti a tutelare l’Islam nella sua corretta interpretazione, con i principi tolleranti che sono ben lontani dal terrorizzare i cittadini. Ma non rimarremo in silenzio di fronte alla distruzione del paese e al rogo di istituzioni religiose », ha detto riferendosi alle decine di chiese cristiane date alle fiamme in questi giorni.
Le sole parole concilianti espresse dal capo delle forze armate egiziane, rivolte ai sostenitori di Morsi per esortarli a rivedere le loro posizioni, sono state: «In Egitto c’è posto per tutti ». (altro…)

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I poteri in campo

“Al bando i Fratelli musulmani” il pugno duro del generale al-Sisi in strada è caccia agli islamisti.
Migliaia di arresti al Cairo, ucciso il figlio del leader della Confraternita.
Il reportage.

IL CAIRO-L’ACCUSA di “fascismo religioso” è il nuovo anatema laico contro gli islamisti in rivolta. L’espressione pronunciata ieri, da un portavoce della provvisoria presidenza della Repubblica, potrebbe avere come inevitabile conseguenza lo scioglimento della Confraternita dei Fratelli musulmani, e del partito Libertà e Giustizia, sua espressione politica. Il capo del governo di transizione, Hazem el-Berlaui, un economista considerato un liberale, ha precisato che la messa al bando delle associazioni di “terroristi” è già allo studio. L’Egitto è impegnato in una guerra d’usura e quindi tutto deve essere fatto per combattere gli animatori di un complotto contro la nazione. Questo è il linguaggio del potere nelle ultime ore. (altro…)

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La moscheaSfida al Cairo sul minareto di Al Fath, i seguaci dell’ex presidente asserragliati nei luoghi di culto. Il governo: sono fascisti e terroristi.

I militari: sciogliete i Fratelli musulmani. Ucciso il figlio del leader.

L’esercito sgombera Al Fath la moschea degli irriducibili.
Paura per 4 giornalisti italiani: fermati e poi rilasciati.

IL CAIRO-L’ODORE del sangue ristagna ovunque, anche se i morti che i confratelli avevano trascinato dentro la moschea per un’ultima notte di veglia sono stati portati via da ore.

IL MANTO stradale della centralissima piazza Ramses, divelto a picconate per ricavarne pietre da scagliare contro i po-liziotti, è così accidentato che devi stare attento a non inciampare. Sono da poco passate le cinque del pomeriggio: i gas lacrimogeni ancora bruciano gli occhi, mentre gli ultimi curiosi stanno ormai abbandonando la piazza. Dopo una mezza giornata di trattative e qualche sventagliata di mitra contro il suo imponente minareto, le Forze di sicurezza hanno finalmente sgomberato la moschea Al Fath dai Fratelli musulmani più irriducibili, quelli che l’avevano scelta come loro ultima roccaforte durante gli scontri cominciati il giorno prima. (altro…)

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Nessuna direttivaAPPELLI ALLA PACE MA NESSUNA INIZIATIVA SULLA SICUREZZA DEI  CONNAZIONALI. SOLO L’AMBASCIATORE PARLA DI “PERICOLO”.

Forte, netto, l’allarme ai turisti scatta solo quando la repressione è divenuta carneficina e le vittime in tutto l’Egitto sono centinaia, forse migliaia. Fino alla vigilia di Ferragosto, malgrado la situazione fosse già precipitata, la Farnesina si limitava a consigliare ai turisti italiani di restare nei loro resort, quei villaggi per stranieri sul Mar Rosso fuori dal tempo e dalla realtà, e di evitare d’intraprendere escursioni all’interno del Paese. Dove, in passato, alle Piramidi come a Luxor o sul Nilo o altrove, non erano stati risparmiati attacchi cruenti ai malcapitati visitatori.

IERI, IL GIRO DI VITE: c’è stata una lunga riunione alla Farnesina con una task force dedicata, presente anche l’ambasciatore d’Italia in Egitto, Maurizio Massari, ed è emersa l’opportunità di sconsigliare “nuovi viaggi nel paese” insanguinato, dove si trovano circa 19mila italiani. Il vice-ministro degli Esteri Marta Dassù dice: “Chi è nei resort a nostro avviso non corre pericoli, ma la situazione è sufficientemente grave e complicata per non prevedere nuovi viaggi”.  (altro…)

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Gli elicotteri sparano sulla folla guerra civile nelle strade del Cairo decine di morti tra gli islamisti.
La rabbia dei Fratelli musulmani: “Ci uccidono, ma resistiamo”.
Il reportage.

IL CAIRO-IL VENERDI della “collera”, decretato dai Fratelli musulmani, è cominciato sul ponte 15 maggio, tra le due sponde del Nilo. È là che ci sono stati i primi morti, per quel che mi è capitato di vedere. Ingrossato dai fedeli usciti dalle moschee, dopo le preghiere del venerdì, il corteo islamista proveniente dai sobborghi nord orientali era diretto a piazza Ramses, nel cuore della capitale, dove era prevista una grande manifestazione. L’avanguardia, con la bandiera egiziana e quella nera dell’Islam, è stata fermata in mezzo al ponte da una grandine di pallottole. Erano tiri di intimidazione che si incastravano nell’asfalto a qualche metro davanti ai ragazzi in prima fila. Un proiettile di rimbalzo ha ferito alla gamba destra un mingherlino, di non più di diciotto anni, che gridava a squarciagola «no al golpe militare» e «Dio è grande». È stato un parapiglia. C’era chi ordinava di avanzare, e dava l’esempio continuando a marciare verso l’altra sponda del Nilo; chi sfoderava un fucile fino a quel momento nascosto e si appostava dietro al parapetto; e chi indietreggiava esitante per poi darsi alla fuga in preda al panico, lasciandosi alle spalle i primi morti. (altro…)

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Egitto

CECCHINI DAGLI ELICOTTERI E BARRIERE DI TANK: OLTRE CENTO MORTI.

L’Egitto non smette di contare i morti, che si accatastano nelle moschee e che non si saprà mai quanti sono in verità. Ieri sarebbero morte almeno una ventina di persone, secondo il bilancio ufficiale, oltre 90 i morti secondo i Fratelli Musulmani, nel “venerdì della rabbia” convocato dagli islamisti in protesta per il massacro di mercoledì, nel quale sarebbero morte “migliaia” di persone, ufficialmente “solo” 600. LA VIOLENZA È INIZIATA ieri subito dopo la preghiera di mezzogiorno, quando i sostenitori dei Fratelli Musulmani hanno cercato di marciare verso piazza Ramsete, in centro, da diversi punti della città, sfidando lo stato di emergenza e i tank. Gli scontri sono scoppiati sui principali ponti del Cairo, che per tutta la giornata è rimasto bloccato e terrorizzato. Nelle strade gli islamisti hanno lottato per ore contro le forze di sicurezza, appoggiate dai militari, e contro uomini armati, forse poliziotti in borghese, agenti dei servizi segreti – o pagati da loro – e semplici cittadini che hanno deciso di “difendersi”. (altro…)

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Egitto

Secondo giorno di alta tensione al Cairo, Alessandria, Giza, nel Sinai. Incerto bilancio vittime: oltre 600 per fonti ufficiali, oltre 4000 per i Fratelli musulmani. Che convocano nuove manifestazioni per il “venerdì della collera”. Obama annuncia blocco esercitazioni militari congiunte, gli Usa invitano gli americani a lasciare il Paese. Bonino: “Uso della forza sproporzionato”. Consiglio di sicurezza Onu alle parti: “Basta violenze”.

IL CAIRO – Sempre altissima la tensione in Egitto all’indomani della violenta repressione della polizia contro i manifestanti pro-Morsi. Secondo l’ultimo bilancio fornito dalle autorità, negli sgomberi delle piazze al Cairo e negli scontri scoppiati in tutto il Paese, hanno perso la vita, ieri, 638 persone.  (altro…)

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Egitto

Massacro nelle piazze: centinaia di morti. Obama: fermatevi.

I generali sparano sui Fratelli musulmani. Il vicepremier El Baradei si dimette per protesta. Uccisi due reporter.

IL CAIRO— Centinaia di morti, tra cui due giornalisti, anche se i Fratelli musulmani parlano invece di migliaia di vittime. È il bilancio dell’azione di forza decisa ieri dai militari per sgomberare le piazze dai manifestanti pro-Morsi. Il governo ha imposto il coprifuoco in tutto il Paese e sono stati arrestati otto leader degli islamisti. Il vice premier El Baradei si è dimesso per protesta contro l’uso della violenza. L’appello degli Usa: «Fermatevi».

NEL tragitto tra le due isole ribelli, almeno una decina di chilometri, mi stupisco di trovare le strade deserte. Il Cairo si è svuotato. Poche automobili, qualche passante. Agli incroci, in prossimità dei luoghi del dramma, davanti ai mezzi blindati dell’esercito, ci sono sparuti gruppi di giovani incerti. Amici o nemici degli assediati? Scopro cosi che milioni di egiziani si sono chiusi in casa. Certo, la paura. La contabilità dei morti vomitata dalle radio è impazzita: cinquanta,
cento, seicento, duemila…Ci vorranno ore per avere un bilancio approssimativo e credibile: alcune centinaia, meno dei duemila annunciati dai Fratelli musulmani e più dei centocinquanta annunciati dalla polizia. E più di mille feriti. (altro…)

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I personaggi

La sfida ai militari e il rischio di un bagno di sangue.

CACCIATI dal governo dell’Egitto i Fratelli musulmani hanno preso in ostaggio il Cairo, la capitale. Ed ora chiedono che Mohamed Morsi, il presidente destituito e imprigionato dai militari, venga non solo liberato. Ma anche reintegrato nella carica alla quale è stato eletto al suffragio universale diretto un anno fa. Negli ultimi giorni si sono formati due bastioni nella metropoli sul Nilo.

UNO vasto, simile a un campo trincerato, attorno alla moschea di Rabaa Al-Adawiya, nel quartiere di Medinet Nasr; e un altro sulla piazza Al-Nahda, in prossimità dell’Università del Cairo. Più che due enormi sit-in di protesta, sono due aree autonome, dissidenti, popolate da decine di migliaia di uomini e donne. Intere famiglie con vecchi e bambini arrivate dai sobborghi della capitale o da lontane province dell’Egitto rurale. (altro…)

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E Kerry ammonisce l’esercito: “Rispettare chi protesta”.
Il reportage.

IL CAIRO-CON le persone che portano con sé il pasto serale e se restano bloccati nel traffico lo consumano in macchina o parcheggiano l’automobile e dispongono il cibo sul cofano. Una corrente di questa fiumana punta verso piazza Tahrir, la piazza centrale del Cairo che era stata due anni fa epicentro della rivoluzione, e che ha visto una mega manifestazione come non ce n’erano più state dopo la cacciata di Mubarak. L’altra corrente punta verso Nasr City, la roccaforte dei Fratelli Musulmani. Due mondi che sono al massimo a nove chilometri di distanza ma che in questo momento sarebbero pronti ognuno a eliminare l’altro se potessero. La demonizzazione reciproca è arrivata al parossismo (altro…)

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Egitto

Morsi in carcere, esplode la rivolta blindati ed elicotteri a piazza Tahrir.

IL CAIRO-SEMBRA di essere tornati indietro di due anni, alle rivolte del 2011. Nelle strade intorno alla piazza Tahrir sono arrivati fin dalla mattina i blindati dell’esercito. I soldati hanno preso posizione, e sono rimasti ad aspettare che cosa avrebbe portato la giornata. Gli elicotteri hanno cominciato a sorvolare il centro del Cairo subito dopo la preghiera di mezzogiorno. Da una parte i sostenitori del governo di transizione, dall’altra i Fratelli musulmani. Ancora una volta l’Egitto trattiene il respiro. La politica è fallita, decide di nuovo la strada. E ad Alessandria ci sono già i primi cinque morti.

IL CAPO di stato maggiore dell’esercito e ministro della difesa Al Sissi ha chiesto appoggio agli egiziani per dimostrare con una grande manifestazione di massa che i militari hanno mandato per «procedere contro la violenza e il potenziale terrorismo». (altro…)

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Diritti umani

Amnesty International, presente in questi giorni al Cairo, ha messo in guardia rispetto a un giro di vite nei confronti dei sostenitori di Mohamed Morsi, all’indomani dell’arresto dei leader dei Fratelli musulmani, degli attacchi ai mezzi di comunicazione e dall’uccisione di un manifestante da parte dell’esercito.

L’organizzazione per i diritti umani ha raccolto testimonianze da persone che manifestavano in favore del deposto presidente, colpite da proiettili letali in una strada nei pressi di piazza Rabaa Aladaweya, nel quartiere di Nasr City.  (altro…)

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Il presidente va in tv e dice di voler guidare la transizione fino alle elezioni di settembre. E annuncia di voler trasferire i suoi poteri al suo vice, Omar Suleiman. Incertezza per le mosse dell’esercito a cui El Baradei chiede di intervenire.

IL CAIRO – L’invito, assordante, che arriva dalla folla è uno solo: “Vattene”. Ma Mubarak non si dimette. Il presidente egiziano, dopo giorni di sanguinose proteste non si arrende. E nonostante la pressione della piazza e dell’esercito, va in tv ma non per dare l’addio. Si limita ad annunciare di voler trasferire i poteri al suo vice Suleiman e a promettere la riforma di cinque articoli della Costituzione egiziana e l’abolizione di un sesto. Affermando di “non accettare i dettami che vengono dall’estero”, chiedendo scusa “alle famiglie delle vittime della repressione della polizia: il sangue dei vostri martiri non è stato versato invano”. Poi, la promessa di non candidarsi alle prossime elezioni a settembre: “Farò in modo che ci siano tutte le condizioni per tenere elezioni libere e trasparenti in Egitto”, dice. Il senso del suo discorso è tutto giocato sulla voglia di resistere e la possibilità di un’uscita di scena alle sue condizioni. Una notizia che fa infuriare le centinaia di migliaia di persone riunite in piazza Tahrir. (altro…)

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Ancora non sappiamo quale sarà l´esito delle rivoluzioni arabe, in Tunisia ma soprattutto in Egitto. E se davvero sfoceranno in democrazie costituzionali. Ma fin da ora quel che sta accadendo costringe gli occidentali a guardare da vicino questa regione, cosa che non hanno mai fatto sul serio né dopo l´ultima guerra mondiale, né dopo la decolonizzazione, né quando il Medio Oriente ha cessato di essere un luogo quasi astratto di accaparramento e di scontro fra Urss e democrazie liberali.
Questo sguardo da vicino giunge terribilmente tardi, e sono le popolazioni stesse a trasformare il luogo da astratto in concreto: sono quelle piazze arabe i cui cuori e le cui menti si volevano conquistare, dopo l´11 settembre, con il ferro e il fuoco, esportando democrazia come fosse un foglio appiccicato da fuori sui popoli. (altro…)

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 Pasquinoweb.wordpress.com

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La fuga degli stranieri dal Cairo. L’Onu: “Trecento morti da inizio protesta”. El Baradei sfida il Rais: “Entro venerdì si deve dimettere”.

L’opposizione egiziana tenta la spallata finale al regime di Mubarak. Per le vie del Cairo due milioni di persone sono scese in strada (anche se altre fonti fornisconoi numeri inferiori). Mohamed El Baradei ha detto che il dialogo sarà possibile solo dopo che il presidente Hosni Mubarak avrà abbandonato il potere. E ha ribadito, deve andarsene entro venerdì.

L’assembramento a piazza Tahrir è tale che non c’è quasi angolo nel quale ci si possa fermare senza essere spinti da flussi di uomini e donne che si muovono per raggiungere amici o gruppi fermi per ascoltare comizi improvvisati di varia natura. Da quello di giovani che continuano a chiedere libertà e caduta del regime di Mubarak, ad altri secondo i quali quello che è successo in questi giorni non può non convincere i potenti del mondo che Mubarak e i suoi uomini devono andarsene; al piccolo gruppo di shelkh dell’università-moschea Al Azhar, il maggior centro teologico dell’islam sunnita, riconoscibili per i loro camicioni marroni, che scandiscono slogan contro il presidente egiziano. (altro…)

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Chiusi i negozi, finita la benzina, i bancomat non danno più contanti, rifiuti dappertutto. Dopo che nella notte i detenuti erano fuggiti dalle carceri, molti quartieri sono controllati da vigilantes armati di bastoni e machete. Nel centro della capitale i carri armati proteggono ancora i palazzi del potere. La cronaca della nostra inviata.

Oggi, domenica, in teoria al Cairo doveva riprendere la settimana lavorativa: il fine settimana infatti qui è il venerdì e il sabato. Ma la capitale – dopo le devastazioni – è una città fantasma: semivuota, piena di immondizia, e con i check point dell’esercito a ogni angolo di strada come in un teatro di guerra.

Nella notte tra sabato e domenica infatti, la città è rimasta in mano a bande di detenuti usciti dalle carceri e saccheggiatori, mentre la maggioranza dei manifestanti pacifici che avevano affollato le strade e le piazze del centro cittadino erano rientrati nelle loro case. (altro…)

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Il governo si è dimesso, il capo dei servizi segreti nominato vicepresidente. La famiglia del leader sarebbe fuggita a Londra. Carri armati circondano piazza Tahir. El Baradei: “Torno in strada per il cambiamento”. Appello Ue: “Cessi la violenza”.

IL CAIRO – L’Egitto è in fiamme. Non solo in senso figurato. Secondo quanto riporta la tv Al Jazeera, il quartier generale del partito nazionale democratico del presidente egiziano Hosni Mubrak, che si trova al Cairo, nei pressi del museo nazionale egiziano, è stato incendiato. Sono in corso anche scontri tra forze di sicurezza e manifestanti al ministero dell’interno.

Malgrado il coprifuoco imposto dalle forze armate, decine di migliaia di persone sono rimaste in piazza chiedendo al presidente Mubarak di lasciare il potere. Non sono mancati i momenti di tensione, con assalti ai ministeri rintuzzati a colpi di arma da fuoco dalla polizia, ma nel complesso gli incidenti tra forze dell’ordine e manifestanti sembrano essere stati circoscritti. La televisione satellitare Al Jazeera ha mostrato immagini di carri armati in movimento letteralmente sommersi da dimostranti con bandiere e cartelli. (altro…)

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