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Posts Tagged ‘Camilla Conti’

Padoan

SCAMBIO DI INFORMAZIONI, L’ITALIA FIRMA L’ACCORDO CON LA SVIZZERA CONTRO L’EVASIONE. MA I CAPITALI SPORCHI SONO GIÀ VOLATI ALTROVE.

Milano – Dopo due anni e mezzo di negoziati, l’accordo è fatto: fine del segreto bancario. Il ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan e la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf hanno firmato ieri il protocollo con cui la Svizzera esce dalla lista nera italiana dei Paesi che non permettono uno scambio adeguato di informazioni, solo ai fini della voluntary disclosure (l’autodenuncia), perché ora dispone di una convenzione con Roma per evitare doppie imposizioni fiscali in cui è inserita una clausola sullo scambio di informazioni su domanda, conforme allo standard Ocse.   L’INTESA – che dovrà essere ratificata per via parlamentare dai due Paesi – è applicabile a fatti avvenuti dal giorno della firma in poi. Il primo effetto è quello di rendere più conveniente far emergere i capitali detenuti illecitamente in Svizzera.

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Camera vuota

IN BALLO 11 MILIARDI DI AFFARI. DIETRO 7.700 KM DI FIBRA OTTICA IN ITALIA C’È LA FRATELLANZA MUSULMANA.

Milano – Gli affari della Libia? Di fatto sono congelati, la situazione è troppo complicata, ogni giorno si rischia la vita negli uffici. Hanno altro cui pensare che alle partecipazioni…”. Così descriveva la situazione libica al Corriere della Sera un banchiere nell’ottobre del 2013, due anni dopo la morte di Muammar Gheddafi. Oggi il copione si ripete. Le speranze della primavera libica si sono spente tra la violenza delle milizie e l’indifferenza dell’Occidente, lasciando il terreno ai jihadisti dell’Isis. Gran parte degli affari beduini se ne sono andati con il colonnello, ma quel che resta dell’antico impero finanziario libico, stando ai documenti ufficiali più recenti, ha ancora un piede nel capitale di alcune importanti società italiane.   Il fondo sovrano Libyan Investment Authority possiede l’1,15% dell’Eni e il 2% di Finmeccanica, mentre la Central Bank of Libya sfiora il 3% di Unicredit dove fino a quattro anni fa esprimevano addirittura un vicepresidente nella figura di Omar Farhat Bengdara, allora governatore della Banca centrale. Non solo.

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JunckerUN’INCHIESTA RIVELA COME 340 GRUPPI USANO IL PARADISO FISCALE EUROPEO.

Milano – Il buco nero fiscale nel cuore dell’Europa si chiama Lussemburgo. Ed è lì che confluisce una massa di fondi parcheggiati da multinazionali, banche, imprese familiari, grandi marchi della moda e altre migliaia di società e sottratti all’economia del resto dell’Unione. Nella piena legalità. Perché il rifugio all’ombra del fisco leggero del Granducato non è contro la legge. Anzi, il sistema è fiorito e mantenuto anche grazie al lungo governo di Jean-Claude Juncker, premier per 18 anni e ora alla guida della Commissione europea. Alfiere dell’ortodossia contabile in Europa, ma “pirata” in casa quando era premier del più piccolo – meno di 550mila abitanti – ma molto ricco, paese membro dell’Ue.   LO SCANDALO è al centro dell’International Consortium of Investigative Journalism (ICIJ) diffusa in contemporanea in 26 paesi. Nel mirino, gli accordi segreti tra le autorità del Lussemburgo e 300 aziende in tutto il mondo (tra cui colossi come Amazon, Ikea, Deutsche Bank Procter & Gamble, Pepsi a Gazprom) e 31 in Italia per spostare flussi finanziari enormi pagando tasse minime.  

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Le banche incassano la Corte dei Conti indaga

LA RIVALUTAZIONE DELLE QUOTE DI VIA NAZIONALE NEI BILANCI DELLE BANCHE: A INTESA 2,5 MILIARDI, 1,4 PER UNICREDIT. EUROPA E CORTE DEI CONTI VOGLIONO VEDERCI CHIARO.

Il regalo è ancora da spacchettare ma intanto la rivalutazione delle quote di Banca d’Italia ha ridato ossigeno ai bilanci delle big del credito che in questi giorni hanno annunciato i conti del 2013. In totale parliamo di circa 4,6 miliardi, considerando solo le “grandi firme”.  (altro…)

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Top manager

LA GUERRA DELLE POLTRONE Tra poche settimane il governo dovrà decidere se confermare i vertici delle più importanti società controllate dal Tesoro.

Più faccio crescere l’azienda, più guadagno. L’equazione del mercato dovrebbe essere sempre applicata alle buste paga dei manager. Soprattutto se di mezzo ci sono i soldi degli italiani. Ovvero se la società in questione ha lo Stato fra i suoi principali azionisti. Come nel caso di Finmeccanica, Eni, Enel e Terna che tra poche settimane, insieme a un’altra settantina di partecipate pubbliche (tra cui le Poste) dovranno rinnovare i loro consigli di amministrazione.   (altro…)

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Agenzia delle entrateIL DEPUTATO ENRICO ZANETTI (SC) DENUNCIA LA STRUTTURA DELLE RETRIBUZIONI DEGLI UOMINI DEL FISCO, INCENTIVATI ALLO SCONTRO CON IL CONTRIBUENTE.

Più tassano, più guadagnano. Ecco perché va rivista al più presto la convenzione tra il ministero dell’Economia e l’Agenzia delle Entrate, in base alla quale gli incentivi extra stipendio assegnati agli ispettori del fisco vengono decisi in base agli obiettivi raggiunti, ovvero alle sanzioni comminate. Un potenziale fattore di aggravamento del tasso di litigiosità tra fisco e contribuenti che va corretto anche per accrescere la trasparenza nei rapporti interni all’Agenzia delle Entrate, denuncia il deputato di Scelta Civica e vicepresidente della Commissione Finanze, Enrico Zanetti.  (altro…)

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