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Posts Tagged ‘carestia’

Per la cartestia rischiano di morire 750 mila persone. Ma a mettere in fuga uomini, donne e bambini sono anche le tensioni politiche. In centinaia di migliaia hanno lasciato il paese.

E’ una tragedia senza fine quella che colpisce la Somalia con centinaia di persone in fuga dal paese. Da mesi carestia e siccità mettono a rischio la vita di 13 milioni di individui in tutto il Corno D’Africa. Secondo l’Onu si tratta della più grave crisi di questo tipo negli ultimi 60 anni: coinvolge 3,2 milioni di persone in Kenya, 2,6 in Somalia, 3,2 in Etiopia, ma anche migliaia di persone in Eritrea e a Gibuti. Ma la Somalia si trova ad affrontare anche una serie di conflitti interni. Si assiste ad un esodo di massa, non solo per la carenza di acqua, ma anche per il complesso quadro politico.  (altro…)

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La carestia è anche colpa del capitalismo di rapina globale.

Le notizie che giungono dalla Somalia sono tremende e sconcertanti insieme. Un’umanità disperata ha lasciato i propri luoghi natii, le proprie comunità, perché si è vista disgregare quella società naturale che lì, più di quanto non sia per noi, è vitale, ossia la famiglia, ed è costretta in lunghe marce verso i campi profughi, marce che segnano i campi di cadaveri.
Il mondo delle istituzioni internazionali delle grandi e medie potenze è inerme, desolatamente impotente perché manca di qualsivoglia volontà effettiva di porre fine a quello che sta delineandosi come un genocidio. (altro…)

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In Somalia la carestia si spinge verso sud e coinvolge anche la regione di Bay. Con un tasso di malnutrizione del 58% (tra i bambini), Bay è la sesta regione colpita da quando l’Onu ha ufficialmente dichiarato la carestia a luglio e vive la situazione peggiore tra quelle finora registrate. Un record, considerato per parlare di carestia è sufficiente la metà del tasso raggiunto qui. Lo riporta il Centro di analisi per la sicurezza alimentare dell’Onu (Fsnau) in un rapporto elaborato con il Famine early warning systems network (Fews.net), che analizza lo stato generale del paese. «In totale, 4 milioni di persone in Somalia soffrono la crisi alimentare, e 750,000 rischiano di morire nei prossimi quattro mesi in assenza di una risposta adeguata». Di questi 4 milioni, 3 vivono nel sud, nella zona controllata dai militanti islamici al-Shabab.
Raggiungere le zone colpite è molto difficile: le agenzie umanitarie riescono a portare cibo soltanto a 1 milione di persone. Se la risposta all’emergenza resterà questa anche in futuro, sarà sicuramente inadeguata e porterà a un’ulteriore diffusione della carestia. «Decine di migliaia di persone sono già morte, di cui la metà bambini. Assumendo che il livello di aiuti fornito resti stabile, la carestia si estenderà ancora nei prossimi mesi», dichiara il Fsnau, e spiega l’origine di queste drammatiche conclusioni. (altro…)

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Corno d’Africa, la tragedia continua. Bambini in fuga tra le sparatorie.

Costretti ad abbandonare l’area di SOS Bambini coinvolta nei conflitti a fuoco fra le truppe dell’esercito del governo provvisorio, quelle dell’Unione Africana e le milizie islamiche di Al Shabaab. Gli aiuti dell’Unhcr e dell’Unicef. L’assistenza della Croce Rossa Italiana.

ROMA – I capitoli della lunga tragedia in Somalia e nel Corno d’Africa si arricchiscono, mentre il grande “circo” della solidarietà internazionale, prosegue il suo triste “spettacolo”. Ma nel frattempo, si è costretti a riportare la notizia di bambini costretti a fuggire tra le pallottole, in mezzo al fuoco incrociato dei continui scontri in a Mogadiscio fra le truppe del TFG (Transitional Federal Government), dell’AMISOM (African Union Mission in Somalia) e i ribelli di Al Shabaab 1, ci capitano anche i bambini, che sono stati costretti a fuggire, assieme allo staff del Villaggio SOS 2, a Mogadiscio. Ora sono al sicuro nell’area chiamata “Kilometre 13”, nel corridoio di Afgooye. L’ospedale SOS nella capitale è rimasto attivo. (altro…)

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Il campo profughi fra Somalia e Kenya è l’ultimo rifugio dalla carestia. Ci vivono 400 mila disperati, molti son qui da 20 anni:
«Uscire è vietato».

Ancora sette chilometri, soltanto sette chilometri. Cosa sono di fronte a quelli che avete patito per undici giorni nella savana, passo dopo passo, paura dopo paura? Niente. Marciare non vi spaventa, siete africani e questo continente è fatto di gente sempre in cammino, in movimento, dispersa. Chi scappa dalla guerra, chi dalla siccità, chi dalla fame. Fuggono, girano, si disperdono. Non fermatevi, voi almeno siete salvi. Sono due anziani, alcuni giovani, quattro bambini. (altro…)

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Si profila sempre più un quadro a doppia faccia. Da una parte i continui incontri internazionali, le delegazioni che si riusniscono per poi fare annunci di denaro da destinare al paese dove – secondo l’Onu – ci sarebbero 3 milioni e 600 mila persone in procinto di morire di fame. Dall’altra le condizioni di vita infermali nelle quali continua l’esistenza di persone senza più speranze e futuro.

ROMA – Qualcuno, prima o poi, dovrà pur spiegare come mai in Somalia, nonostante il continuo afflusso di risorse alimentari e finanziarie, la gente continua a morire di stenti e a fuggire – chi può – in cerca almeno di un campo profughi a Mogadiscio o fuori dai confini nazionali, già stracolmi, dove almeno un po’ d’acqua e un pasto al giorno può essere più o meno garantito. Le notizie che arrivano dal Corno d’Africa – e da Mogadiscio in particolare – disegnano dunque un quadro a due facce. (altro…)

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Nel campo profughi di Kobe, in Etiopia, sono morte 25 persone, forse contaminate dal virus. Che, secondo l’Unhcr  starebbe dilagando nei campi stracolmi di persone in fuga. Venti pastori uccisi nella lotta per la sopravvivenza imposta dalla siccità. Dieci navi cariche di armi per le milizie islamiche.

ROMA – E adesso anche l’epidemia di morbillo. Che si sta diffondendo in Etiopia, nei campi già pieni zeppi di profughi provenienti in gran parte dalla Somalia, gente in fuga dalla carestia che sta prosciugando di risorse e vite umane l’intero Corno d’Africa e che in Somalia assume i connotati della catastrofe umanitaria, anche per l’endemica instabilità politica e l’evanescenza di un governo provvisorio ed eterodiretto. L’Unhcr 1, l’agenzia dell’Onu per i profughi, teme che l’epidemia possa aumentare il numero dei decessi e alla diffusione di gravi malattie tra la popolazione, la cui salute è già fragile e compromessa. Nel campo di Kobe stamattina sono stati contati 25 morti nel campo, la metà dei quali c’è il sospetto siano stati contaminati dal morbillo. In Etiopia vivono 237 mila profughi, in maggioranza somali, ma provenienti anche dall’Eritrea e dal Sudan. Prosegue intanto la raccolta fondi di Agire 2, il network di Ong italiane per le emergenze umanitarie. Sms al 45500; oppure il numero verde: 800.132.870. (altro…)

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Le Nazioni Unite hanno decretato lo stato di carestia ad altre tre regioni somale. Il quadro generale si aggrava, dunque, mentre gli aiuti alimentari continuano ad essere difficili per gli ostacoli posti dalle milizie islamiche Al Shabaab, come è accaduto nella città meridionale di Kismayo, la terza città del Paese. Intanto dilagano anche le violenze e le uccisioni di civili anche da parte dei militari Amison.

ROMA – La carestia si estende come una coltre nera sulla Somalia, sotto il quale milioni di persone muore di stenti o si muove in cerca di luoghi per sopravvivere, affrontando viaggi infiniti a piedi, che si concludono in giganteschi campi profughi, già stracolmi da altri disgraziati segnati dallo stesso destino. Nel frattempo in altre tre regioni somale è stato ieri decretato lo stato di carestia. Si tratta della regione di Barandor, che comprende l’area di Mogadiscio; quella di Afgooye e quella di Shabeele, in particolare le aree agro-pastorali nei distretti di Balcad e Cadale nel Medio Shabelle. Si lamentano, intanto nuovi ritardi negli aiuti umanitari, dovuti alle difficoltà di accesso in alcune aree del paese controllate dalle milizie Al Shabaab, come è avvenuto a Kismayo, nel sud, la terza città somala, dove le milizie islamiche hanno impedito la distribuzione degli aiuti alimentari. (altro…)

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Dopo la Somalia la carestia minaccia Uganda e Sud Sudan.

Nel Corno d’Africa assediato dalla fame e dalla siccità, gli uomini bisognosi di assistenza potrebbero essere molti di più dei 12 milioni calcolati dal dipartimento per gli Affari umanitari dell’Onu. Tra la scarsità degli aiuti e le rappresaglie del gruppo qaedista al-Shaabab a sud la tragedia umanitaria potrebbe presto estendersi anche a Uganda e Sud Sudan.

In questa catastrofe senza precedenti sono soprattutto i bambini a morire: l’Unicef nota che più di 2 milioni di minori sono in stato di malnutrizione acuta e delle 54 mila persone arrivate nel 2011 nel campo profughi di Dollo Ado, in Kenya, la metà ha meno di 10 anni. «Abbiamo bisogno di alimenti adatti ai bambini e facili da somministrare», ha spiegato a Lettera43.it Stefano Porretti, responsabile del World food program per la Somalia, «ed è su questo che stiamo chiedendo più sforzi alla comunità internazionale».

lettera43.it/dopo-la-somalia-la-carestia-minaccia-etiopia-e-sud-sudan

mivergognodiessereitaliana.blogspot.com

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Più di quarant’anni fa il mondo scoprì le immagini del Biafra: bambini denutriti, scheletrini con il pancione gonfio. Erano le grandi carestie a cavallo degli Anni 60 e 70 che sconvolsero l’Occidente.

Quelle prime foto in bianco e nero portarono nelle nostre case il significato della morte per fame, della malnutrizione cronica, della siccità che distrugge ogni possibilità di sopravvivenza. Quelle stesse scene le avremmo riviste vent’anni dopo in Somalia, poi in Etiopia e pochi anni fa in Sudan. Allora l’Africa era lontana dalle nostre vite e molte volte in questi quattro decenni il mondo si mobilitò commosso portando aiuti e inviando dottori e medicinali. (altro…)

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L’immensa regione a sud-est dell’Africa Orientale è oggi lo snodo strategico più delicato riguardo alle fonti energetiche e alle vie di traffico verso l’India e la Cina. In quell’area vivono infiniti insiemi di tribù di antichissima civilizzazione, contadina e imperiale insieme: nel Corno d’Africa, nel nord del Kenya, nel sud dell’Etiopia, a Gibuti, nella regione di Karamoija in Uganda, nell’intera Somalia. E qui più di dieci milioni di persone sono minacciate dalla fame per la siccità che ha devastato le loro regioni con una implacabile ferocia e per la carestia che su di essa si è innescata, privando delle elementari fonti di sopravvivenza le tribù e le comunità di contadini coltivatori e allevatori, di pescatori e di pastori che in quelle zone per secoli sono sopravvissuti a molte siccità e a molte carestie. Adesso il pericolo è che la sopravvivenza non sia più assicurata e che gli immensi campi profughi segnino la fine della riproducibilità stessa della vita sociale. (altro…)

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