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Posts Tagged ‘Carlo Petrini’

scosse
C’È un’Italia sempre più vasta tagliata fuori dal resto del Paese che soffre da mesi e che ha paura del futuro. Di vivere un giorno dopo l’altro nell’incubo del terremoto. Le scosse in un’area colpita da gelo e neve hanno messo a nudo una situazione drammatica.
L’ENNESIMO colpo al cuore per centinaia di migliaia di persone. Un disastro senza fine ha messo in ginocchio una parte d’Italia che tutti dovremmo sentire come culla della nostra civiltà di bellezza, di comunità, di storia religiosa, agricola e pastorale.
Siamo di fronte a una tragedia che merita una mobilitazione ben più grande di quella, già meritoria, che si è messa in moto sin dallo scorso agosto.

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Papa Francesco

La lettura dell’Enciclica rivela la riflessione drammatica fatta dal Pontefice per descrivere così lucidamente i disastri che ci circondano e individuarne i responsabili. Ma a prevalere è la speranza di una nuova umanità.

Francesco, alla fine di questa Enciclica, prima di proporre le due preghiere conclusive, sostiene di aver compiuto una «riflessione insieme gioiosa e drammatica». Mi sento di dire, però, che è la gioia a prevalere — e lo affermo da lettore non credente — seppur i presupposti siano dolorosi. È la gioia di poter credere in un cambiamento rivoluzionario, e in una nuova umanità. È la gioia che profondono le parole del Papa, piene di speranza anche quando descrivono i peggiori disastri in cui versiamo.

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Alluvioni
TROVARSI di fronte al crescendo di alluvioni, frane, allagamenti, disastri dovuti a eventi atmosferici fuori dell’ordinario e cercare di capirne le cause è affare molto complesso perché i fattori da considerare e le realtà coinvolte sono numerosi. L’agricoltura è sicuramente uno dei settori più colpiti, legata com’è a doppia mandata agli umori del tempo. Molte produzioni sono messe in ginocchio, terreni che devono essere risistemati, allevamenti in difficoltà, tutto questo in un anno in cui le avversità climatiche si sono manifestate più volte e in forma diversa (gelo, pioggia, grandine…) in ogni stagione. L’agricoltura in queste situazioni è vittima e, allo stesso tempo, anche una delle possibili realtà che possono concorrere ad alleviare questi danni. Ma l’analisi è molto più complessa e per districarsi è utile una metafora: è come se ci trovassimo di fronte a un piatto di cattivo gusto e facessimo fatica a ricostruire le quantità d’ingredienti che sono state utilizzate.

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La terra

Incontro con il premio Nobel per la pace impegnato nella difesa di chi non ha voce.

ADOLFO Perez-Esquivel, premio Nobel per la pace nel 1980 per aver denunciato gli orrori della dittatura militare argentina degli anni ‘70, si occupa da sempre della difesa dei diritti di chi non ha voce, dei non rappresentati, degli ultimi, e oggi con la sua associazione, Serpaj, promuove forme di ritorno alla terra come strumenti di prevenzione del disagio e promozione dei diritti nelle realtà più difficili dell’America
Latina. (altro…)

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Sacchetti di plastica

In arrivo la messa al bando. Ma c’è chi bluffa sugli eco- shopper.

LE BUSTE di plastica sembrano avere i giorni contati. Il prossimo 10 marzo, il Parlamento europeo voterà una direttiva per la loro sostanziale messa al bando e chiederà agli Stati membri di decidere in tempi certi le strategie per arrivare al risultato. Un passo avanti, in un settore in cui l’Italia è all’avanguardia. Ma attenzione: la battaglia non è finita. Non tutti gli shopper definiti biodegradabili lo sono per davvero. Insomma, fatta la legge bisognerà vigilare perché qualcuno non si ingegni per trovare il relativo inganno. (altro…)

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NEGLI Stati Uniti, in questa fine d’estate, non c’è solo la campagna presidenziale a tenere banco nelle cronache politiche. C’è anche un’altra questione che, sebbene riguardi uno solo dei 50 Stati a stelle e strisce, può avere una ricaduta di assoluto impatto su tutto il sistema alimentare americano e non solo.
In concomitanza con il voto presidenziale i cittadini californiani saranno chiamati a esprimersi, attraverso il metodo del referendum (proposition), su una serie di leggi. Tra queste, una delle più rilevanti e dibattute è la Proposition 37 che, una volta in vigore, obbligherebbe a dichiarare in etichetta l’eventuale presenza di Ogm nei prodotti freschi o trasformati e proibirebbe di definire “naturali” in etichetta tali prodotti. (altro…)

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LA PROTESTA. Gli indios Bororo sfilano al G20 contestando lo sfruttamento della loro terra e i danni alla foresta pluviale.

ORGANIZZARE un meeting mondiale sulla sostenibilità in un luogo e con metodi assolutamente insostenibili può essere il dazio da pagare per un accordo e un progetto da condividere con la comunità mondiale. Se poi questo accordo è sostanzialmente irrilevante, solo di facciata e non funzionale per politiche ambientali come questi tempi richiedono, l’operazione Rio+20 è un altro appuntamento inutile. Le premesse dell’incontro erano celebrative di un evento che vent’anni fa aveva suscitato presa di coscienza mondiale e legittime aspettative. Proprio questo approccio commemorativo avrebbe consentito più coraggio, più partecipazione e visionarietà. Ma i grandi della terra si sono via via defilati svuotando questo appuntamento da qualsiasi impegno negoziale. È venuto fuori un documento di principi triti e ritriti, figlio di un compromesso inutile che non serve e scontenta la forte presenza delle associazioni ambientaliste. Ai brasiliani va la responsabilità di un’organizzazione che fa acqua da tutte le parti, senza alcun controllo sull’accoglienza di migliaia di delegati. LA DELEGAZIONEdel Parlamento europeo ha dato forfait per non subire condizioni economiche insopportabili (seicento euro a notte per un minimo di 7 giorni garantiti, quando il meeting dura 4 giorni). Se queste sono le prove generali per i futuri appuntamenti sportivi (mondiali di calcio e Olimpiadi) la politica della municipalità carioca ne esce a pezzi. Se questo è sviluppo sostenibile meglio starne alla larga. Per fortuna sulla spiaggia di Flamengo in una cornice più viva, meno blindata, si svolgeva il People’s Summit, l’appuntamento dei popoli di questo paese-continente, con migliaia di comunità di base, di associazioni che praticano quotidianamente progetti sostenibili e che, con la loro rete di relazioni, attivano processi virtuosi. (altro…)

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Non siamo figli delle stelle ma figli della Terra. E lo abbiamo dimenticato: non conosciamo più intimamente la Terra, sprechiamo i suoi frutti, rivoltiamo il suolo, ammazziamo chi la abita.

Dice Carlo Petrini, fondatore di Slow Food nel suo monologo dedicato alla parola Terra e pronunciato ieri sera durante la trasmissione Quello che (non) ho su La7 di Fabio Fazio e Roberto Saviano:

Appartengo alla Terra. E come me tutta l’umanità, e ogni forma di vita. Piante e foreste, frutti e fiori, e ancora fiumi, monti, animali d’ogni specie e tutto ciò che il lavoro umano ha plasmato e trasformato nel tempo. San Francesco la chiamava sorella e madre, che ci governa e dà sostentamento. E per essa rendeva lode al creatore. La Terra non appartiene a nessuno o non dovrebbe appartenere a nessuno; i suoi frutti appartengono a tutti o dovrebbero appartenere a tutti.

Da ecoblog.it

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Il 4 novembre 1966 l´Arno invase Firenze. Dopo 45 anni nulla è cambiato. Si resta sgomenti. L´Italia non regge più ore e giorni di pioggia. Muoiono persone, e anche una sarebbe troppo. Muoiono bambini.
Non servono più gli allarmi se i sindaci non mettono in atto misure di prevenzione. Se il clima è cambiato, se a Genova in cinque minuti sono caduti 50 millimetri di acqua, dobbiamo cambiare anche noi. Altrimenti si continuerà a morire, nelle grandi città e nelle nostre case che crediamo sicure. A Genova il sindaco ha lasciato scuole e uffici aperti, e solo ieri sera ha proibito, per oggi, il traffico di auto. Troppo tardi. (altro…)

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Come tutti gli anni, il 16 ottobre, la Fao ci chiama a riflettere con la Giornata Mondiale dell´Alimentazione. Ciclicamente, purtroppo solo per un attimo, torniamo a prendere atto che fame a malnutrizione non spariscono dalla faccia della Terra neanche per sbaglio. Tra i tanti, è questo il vero, più serio e potente motivo per sentirsi indignati oggi.

Anche se grazie alla ricorrenza si spendono fiumi di parole, purtroppo soltanto quelli, si spendono. Gli Stati e gli organismi internazionali non mantengono le promesse che fanno in tema di aiuti allo sviluppo e quasi sempre, quando ci provano davvero, finiscono con il far “costare più la salsa che il pesce”. Nel 2000, con la Dichiarazione del Millennio dell´Onu, ogni Stato ricco promise di aumentare gli aiuti pubblici allo sviluppo per lo 0,7% del proprio Pil entro il 2015. (altro…)

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