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I nuovi Senatori a vita
DUE SCIENZIATI E DUE ARTISTI. POLEMICA LEGA E CINQUE STELLE SULLO “SPRECO ”: “RINUNCINO AI LORO EMOLUMENTI”.

La notizia arriva attorno a mezzogiorno. Giorgio Napolitano ha nominato quattro nuovi senatori a vita. Non fa in tempo ad annunciare i nomi di Elena Cattaneo, Carlo Rubbia, Renzo Piano e Claudio Abbado – due scienziati e due artisti che hanno portato il nome dell’Italia in giro per il mondo – che partono le polemiche sullo “spreco” di risorse pubbliche. Sono i leghisti e i Cinque Stelle i più critici con la scelta del Colle. “Decurtatevi lo stipendio e versate le eccedenze sul conto statale per il fondo di finanziamento alle imprese su cui versano le loro eccedenze anche i portavoce al Senato del M5S. Sarebbe un buon inizio”, dice il senatore grillino Alberto Airola. Le nuove nomine sono una “presa per il culo per gli italiani che fanno sacrifici” taglia corto la camicia verde Matteo Salvini. Nel Pdl, invece, si disperano per non vedere tra quei nomi quello di Berlusconi e nemmeno Gianni Letta. Parla Daniela Santanchè e si dice “dispiaciuta, delusa, amareggiata”. I quattro neosenatori non replicano alle polemiche. Solo la Cattaneo accenna alla questione: “Non so se ho un nuovo stipendio. Probabilmente non avrò più il vecchio stipendio, penso che siano incompatibili. Sono un dipendente pubblico. Comunque, quando avrò un quadro chiaro studierò cosa farne e come”.

L’archistar che ha ridisegnato Genova e il Centre Pompidou.

RENZO PIANO.

GENOVESE, classe 1937. Renzo Piano è l’architetto italiano vivente più noto al mondo. Figlio di costruttori, frequentò il Politecnico a Milano dove si laureò nel ‘64 con una tesi sulle costruzioni arabe nell’entroterra ligure. Viaggia per il mondo. Nel 1970, accompagnato da buona fama, realizza il padiglione per l’industria italiana all’Esposizione Universale del 1970 a Osaka. La grande fama arriverà però l’anno seguente, quando, con Richard Rogers e Gianfranco Franchini, vinse il concorso internazionale per la progettazione del centro Georges Pompidou di Parigi, manifesto dell’architettura high-tech (etichetta che mai piacque all’ ”artigiano” Piano), ancora oggi tra le strutture più visitate della capitale francese. Nel 1988, in vista delle Colombiadi del 1992 (i cinquecento anni dal viaggio del genovese Cristoforo Colombo in America), la giunta comunale della città della Lanterna gli affida il progetto di riconversione dell’area del porto Antico: nascono il grande acquario di Genova, ritrovano vita i vecchi magazzini del cotone, il “b i go”, l’ascensore panoramico sul molo, fornisce con l’apertura della città al mare, un nuovo orizzonte alla città dei caruggi. Nel ‘92 ottiene anche il progetto di Potsdamer Platz a Parigi. Il suo segno architettonico lo lancia in mezzo mondo. A lui si devono l’Aeroporto Internazionale del Kansai in Giappone (costruito su un’isola artificiale a tre chilometri dalla terraferma), il Centro Paul Klee, museo di Berna, la nuova sede del New York Times, lo Shard London Bridge a Londra, l’atelièr di Hermès a Tokyo. In Italia firma progetti di grande impatto, dall’Auditorium Parco della Musica di Roma allo Stadio San Nicola di Bari. Nel capoluogo pugliese inciampa pure nel pasticcio di Punta Perotti, le torri costruite sul lungomare e fatte abbattere dopo lunga battaglia legale con i costruttori Matarrese. Il segno di Piano si rivede da San Giovanni Rotondo al Vulcano Buono, centro commerciale di Nola.

La biologa sempre in prima fila per i diritti civili.

ELENA CATTANEO.

È LA PIÙ GIOVANE senatrice a vita della storia. A 51 anni, Elena Cattaneo, riceve il più alto riconoscimento della Repubblica. Merito della sua carriera da ricercatrice, cominciata subito dopo la laurea in Farmacia, nel 1986. Tre anni al M.I.T. di Cambridge, una cattedra all’Università di Milano: è lei che dirige il prestigioso Centro di Ricerca sulle Cellule Staminali. Il presidente Carlo Azeglio Ciampi la insignì di una medaglia, Romano Prodi la nominò vicepresidente del Comitato nazionale di Bioetica – venne poi dimissionata, tra le polemiche, insieme ad altri due colleghi dal presidente Casavola –, Rita Levi Montalcini fece il suo nome quando le chiesero di immaginare un’altra donna premiata con il Nobel. Nel 2001 ha scoperto “l’interruttore” dei neuroni, ovvero il meccanismo attraverso cui le cellule neonate del cervello da indifferenziate si trasformano in cellule nervose adulte e specializzate: poter controllare lo sviluppo di queste cellule apre la strada alla possibilità di produrre neuroni per sostituire quelli danneggiati da malattie degenerative come l’Alzheimer o da un ictus. È tra i firmatari (solo 4 gli italiani) delle linee guida internazionali per la ricerca sulle cellule staminali. Da sempre impegnata nel dibattito pubblico, ha fatto del suo mestiere una bandiera di civiltà. Appelli, lettere aperte, petizioni: la Cattaneo ha sempre messo la faccia (e la professionalità) al servizio di battaglie politiche come il testamento biologico, la procreazione assistita, la ricerca sulle staminali. “Perché scartare una possibilità di ricerca? – disse durante il dibattito sulla legge 40 – Si può forse dire a un astronomo che una parte dell’universo non va esplora t a? ”. È uno degli scienziati che più si è esposto contro il metodo Stamina (“Di prove non ce ne sono, non so di che cosa stiamo parlando”) e infatti Davide Vannoni ieri ha festeggiato la sua nomina dicendo: “Spero che abbia meno tempo per occuparsi di me”. Sarà difficile che si trasformi solo in una politica. Dei senatori alle prese con il voto sul testamento biologico, nel 2009, disse: “I politici sono pensatori privi di logica: sono inutili i preservativi, sono inutili le cellule staminali embrionali, tra un po’ ci diranno che è inutile studiare l’evoluzione”.

Lo scopritore del bosone Premio Nobel per la Fisica.

CARLO RUBBIA.

GORIZIANO, classe 1934, premio Nobel per la Fisica, è figlio di un ingegnere elettronico e di una maestra di scuola elementare, lascia Gorizia nel secondo dopoguerra. Si iscrive alla facoltà di Ingegneria al Politecnico di Milano dopo aver fallito l’ingresso alla Normale di Pisa, città nella quale comunque si laurea nel ‘57 con una tesi sui raggi cosmici. Per il dottorato è alla Columbia University. Dopo un breve approdo alla Sapienza, a Roma, dal 1960 è al Cern di Ginevra, di cui sarà Direttore generale dal 1989 al 1994. Lavora sulla fisica delle particelle elementari, completando esperimenti sulle “interazioni deboli”. La fama internazionale arriva nel 1983 quando, su questa via, scopre le particelle che sono responsabili dell’interazione debole, i bosoni W e Z. L’anno seguente riceve con l’olandese Simon van der Meer il Premio Nobel per la fisica. Rubbia conta 32 Lauree Honoris Causa, da Oxford a Cuzco, passando da Mosca, Boston e Madrid. A 65 anni, nel 1999, diviene presidente dell’Enea. Nel luglio 2005 scrive su Repubblica una lettera di denuncia sull’umiliazione della ricerca (in cui lamentava le scarse conoscenze scientifiche dei consiglieri d’amministrazione nominati dal governo all’Enea e il fatto che facessero coalizione contro di lui). Ne seguì il suo siluramento. Va quindi in Spagna, dove prosegue i propri lavori sulla termodinamica solare. Il “progetto Archimede”, quello di una centrale elettrica solare basato sugli specchi ustori di Archimede, che per tre anni aveva provato a installare a Priolo, in Sicilia, troverà nella penisola iberica il proprio sponsor. Tornerà in Italia anni dopo, consulente sulle energie alternative del ministro dell’Ambiente del secondo governo Prodi, Alfonso Pecoraro Scanio. Socio onorario dell’Accademia Nazionale dei Lincei, della Pontificia Accademia delle Scienze, della National Academy of Sciences americana, dell’Accademia Russa delle Scienze, della Royal Society e di numerose altre accademie europee e americane, porta il suo nome anche un asteroide.

Il direttore d’Orchestra per vent’anni alla Scala.

CLAUDIO ABBADO.

OTTANT’ANNI li ha compiuti a giugno. Figlio di un violinista, si laurea al Conservatorio di Milano nel 1955. Cinque anni dopo, a soli 27 anni, debutta alla Scala. Diventa direttore del più prestigioso teatro italiano nel 1968 e lo resterà fino al 1986. Passa all’opera di Stato di Vienna, ed è maestro della Berliner Philarmoniker, una delle orchestre più importanti del mondo. Viene considerato un grande scopritore di talenti, da sempre sostenitore dei giovani concertisti. Tra le tante occasioni che ha voluto offrire loro nel corso della sua carriera c’è la “Gustav Mahler Jugend Orchester” con 138 giovani di paesi che non facevano parte della Comunità europea (siamo nel 1987): ungheresi, cecoslovacchi, jugoslavi, finlandesi. Lo hanno chiamato per la celebrazione di opere nazionali ed eventi internazionali: dal Lingotto di Torino fino al compleanno di Fidel Castro, a l’Avana nel 1999. Proprio dall’isola caraibica annunciò l’intenzione di formare un’orchestra sinfonica composta da giovani musicisti cubani, venezuelani e provenienti da altri Paesi latinoamericani. Grande impegno artistico, più rare le apparizioni nel dibattito pubblico: all’inizio del ‘94, parlando con un settimanale tedesco che gli chiedeva se nel futuro intendesse interessarsi alla politica, rispose: “No, grazie. Non sono mai stato iscritto ad alcun partito”. E a proposito della situazione del-l’Italia, appena uscita da Tangentopoli, sentenziò: “Una ca-t a s t ro fe ”, a cui si era arrivati perché “i politici pensano solo al proprio bene o a quello del partito e non al bene della gente e del paese”. Sempre critico nei confronti dei governi che hanno tagliato gli investimenti sulla cultura. Nel 2008 se la prese con l’allora ministroSandro Bondi (“pura dimostrazione di ignoranza”). Nel 2009 ha dedicato a Roberto Saviano il suo concerto a Napoli.

Da Il Fatto Quotidiano del 31/08/2013.

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