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Posts Tagged ‘cemento’

L'allarme

Allarme dell’Ispra: basta costruire o sarà troppo tardi “Nel solo 2014 coperti 200 chilometri quadrati di suolo”.

NEMMENO la grande crisi ha fermato l’unica impresa comune nella quale gli italiani delle ultime generazioni sembrano essersi coalizzati: il consumo irreversibile del sacro suolo della patria. Cioè il più evidente dei nostri vari suicidi collettivi.
È questa la più impressionante tra le moltissime notizie contenute dal rapporto 2015 sul consumo di suolo che dopodomani sarà reso pubblico dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, l’Ispra. Nel 2014 abbiamo “tombato” col cemento altri duecento chilometri quadrati di suolo: ogni giorno perdiamo 55 ettari, ogni secondo ci giochiamo tra i 6 e i 7 metri quadrati di futuro. In totale il suolo consumato in Italia è arrivato a quota 21mila chilometri quadrati, cioè il 7 per cento del territorio.
Dai numeri dell’Ispra appare consolidata la tendenza per cui, dal 2008, il Nord Ovest guadagna (cioè perde…) terreno rispetto al Nord Est. (altro…)

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ExpoLE BUONE PRATICHE.

Sulle reti Rai sono finalmente partiti gli spot di presentazione di EXPO, l’esposizione universale che si terrà a Milano dal 1° maggio al 31 ottobre 2015.   Tema centrale: il cibo. Lo slogan: nutrire il pianeta, energia per la vita.   Le immagini, i suoni, le suggestioni proposte ai telespettatori in pochi secondi sono coinvolgenti. Un ottimo messaggio, degno di una brillante forza politica ecologista. In pochi frame si diffondono impulsi e stimoli sulla necessità di cambiare paradigma: tutelare le risorse naturali, preservarle per le prossime generazioni, garantire a ciascun abitante del pianeta il diritto al cibo pulito e a buon mercato. Questo è quello che milioni di telespettatori guarderanno dai tinelli in formica e dalle sale da pranzo in noce di tutto il Paese. Gli spot saranno sempre di più. (altro…)

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Vauro

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BurlandoRAPPORTI & POLITICHE.

Io non sono un cementificatore”. Il terrore di Claudio Burlando, dopo trent’anni da dominatore della Liguria, è che l’epitaffio sulla sua carriera sia questo: il cementificatore.   Ma quale eredità ambientale lascia Burlando? L’ultimo capitolo è nell’inchiesta sull’imprenditore Gino Mamone, arrestato giovedì con l’accusa di aver corrotto dirigenti pubblici a colpi di mazzette e prostitute per assicurarsi 10 milioni di appalti, spesso legati all’alluvione (i soldi sarebbero stati portati in Svizzera dalla moglie nascosti negli assorbenti). “Gli facciamo venire il cagotto a Burlandino”, dice Mamone (in Liguria signore degli appalti pubblici per rifiuti e movimento terra), lasciando intendere, scrivono i pm, di pretendere aiuto dal governatore in cambio del silenzio sui loro passati rapporti. Un ricatto? Un fatto è certo: Burlando ha avuto rapporti con Mamone, che sponsorizzava la sua associazione Maestrale. (altro…)

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Contro natura

DAL 1985 LA POLITICA PERDONA GLI ABUSI EDILIZI CHE VIOLENTANO IL TERRITORIO.

L’Italia non sarebbe così sfasciata e fragile se negli ultimi trent’anni non si fosse coalizzata una santa alleanza dell’abuso edilizio che coinvolge tutti. Dai cittadini che alla meno peggio si sono tirati su la casetta, alle imprese del mattone che hanno fatto spuntare come funghi villaggi in riva al mare e interi quartieri fuori legge, fino ai sindaci e assessori, certi che con il pugno duro si sarebbero scavati la fossa, elettoralmente parlando. Ma siccome come dicono a Napoli “o pesce fete da’ capa”, il pesce puzza dalla testa, la scriteriata propensione nazionale al cemento selvaggio non si sarebbe trasformata in una catastrofe epocale, se non fosse stata tollerata, anzi, incentivata dai governi in cambio di consensi a buon mercato.  (altro…)

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SE AVETE per caso letto l’implacabile articolo di Tomaso Montanari sulla cementificazione dell’Italia ( Repubblica di ieri), o altri resoconti di analogo spessore, vi sarete fatti un’idea della catastrofe strutturale che sta a monte di ogni frana e alimenta ogni alluvione. “Strutturale” non è aggettivo che si possa usare spensieratamente. Dice che non la contingenza o l’incidente o il dettaglio, ma la struttura stessa del nostro sviluppo, la sostanza della quale esso è fatto (l’ingordigia imprevidente, figlia di una povertà secolare e della fretta cieca di allontanarsene) è la causa dei nostri mali.
Se questo è vero, altrettanto strutturale dovrebbe essere il mutamento: culturale, politico, economico.

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Cemento

Dopo un mese di latitanza, s’è visto finalmente un membro del governo sui luoghi di un’alluvione a caso. È il sottosegretario Graziano Delrio, avvistato a Genova. In politica da 15 anni, prima nel Ppi, poi nella Margherita, ora nel Pd, Delrio ha subito dato aria alla bocca incolpando i “governi precedenti”. Tesi originale quant’altre mai: peccato che fra i governi precedenti ci siano quelli di centrosinistra che ha sostenuto anche lui e quello di Letta in cui era ministro degli Affari Regionali. Ma la moda furbastra dei renziani di spacciarsi per marziani è troppo comoda per rinunciarvi, specie in tempi di sondaggi in calo e piazze in subbuglio. Renzi invece, tra un koala e un give-me-five al vertice australiano, ha fatto sapere che è tutta colpa delle regioni. (altro…)

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MilanoLe cause del dissesto
Dalla Liguria al Veneto, mezzo secolo di delirio edilizio che ha mangiato oltre 5 milioni di ettari di campagna. E mentre il Paese frana sotto la pioggia, passa la legge voluta dal governo che sblocca i nuovi cantieri.

LASCIA interdetti lo scaricabarile tra il Presidente del Consiglio e il Presidente della Liguria sulle responsabilità del dissesto del territorio italiano. E non solo perché è indecoroso mettersi a discutere mentre i cittadini e la Protezione civile lottano contro il fango: ma anche perché la questione è troppo maledettamente seria per liquidarla a colpi di dichiarazioni e controdichiarazioni tagliate con l’accetta.
Andrà scritta, prima o poi, la vera storia della cementificazione dell’Italia. Quella storia che oggi ci presenta un conto terribile. Andranno identificati, esaminati, valutati i giorni, le circostanze, i nomi, le leggi nazionali e regionali, i piani casa, i piani regolatori, i condoni, i grumi di interesse che — tra il 1950 e il 2000 — hanno mangiato 5 milioni di ettari di suolo agricolo.

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Colate

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cemento

I recenti dati sullo stato delle coste italiane sono terribili. Probabilmente nessun Paese, con uno sviluppo costiero così cospicuo (quasi 8000 km), ha maltrattato e distrutto il fulcro del suo patrimonio turistico.

E lo ha fatto con una perseveranza che non trova riscontro neppure in Grecia o in Spagna, e che non si ferma nemmeno davanti ai ripetuti allarmi per l’eccessivo consumo di suolo lanciati negli ultimi anni. In Italia l’occupazione delle coste è al 60% contro una media mediterranea del 40%, ma raggiunge vette dell’85% nel Lazio; in Liguria solo 19 km di coste su 135 sono liberi dal cemento, in Emilia Romagna 24 su 104. Il tutto aggravato da una feroce erosione delle coste che le ha ridotte del 40% negli ultimi decenni; erosione che trova la sua ragione nella moltitudine di dighe e cave lungo il corso dei fiumi che così non possono ripascere le spiagge.

Con le spiagge ce la siamo presa particolarmente: su circa 3500 km, quasi 1000 sono occupati dagli stabilimenti ufficiali, poi bisogna aggiungere campeggi, villaggi turistici, infrastrutture varie e le opere residenziali (molte abusive), arrivando a circa una buona metà del demanio marittimo occupato per usi privati. Solo il 29% delle coste italiane (circa 2200 ettari) è libero da insediamenti e integro. Quasi il 60% è invece stato già fatto oggetto di occupazione intensiva che ha comunque sempre comportato almeno la cancellazione della duna e della macchia. Come se non bastasse, il restante 11% è in via di occupazione.

Una volta la grande bellezza italica era anche il mare, ma negli ultimi 25 anni le nostre coste si sono sostanzialmente trasformate in aree urbane. Se aggiungiamo che siamo il paese più caro del Mediterraneo, per quale ragione i turisti stranieri dovrebbero venire, e soprattutto tornare, al mare da noi? E’ vero, il patrimonio artistico, storico e monumentale dell’ex Belpaese è ancora attraente, ma è sommerso dalla grande bruttezza di periferie inguardabili o assediato da costruzioni moderne nemmeno completate. Il valore di contesto, quello che rendeva unico un paese in cui, passeggiando in riva al mare, trovavi il teatro greco o il porto romano, le tagliate etrusche e i villaggi padani, è sfregiato orribilmente. Soprattutto è l’ambiente a essere stato improverito e distrutto, così la qualità dei soggiorni, soprattutto dei turisti nord-europei è scaduta e ci lasciano a favore delle mete tradizionali (Grecia, Croazia e Spagna) o di quelle nuove (Cina e Sudest asiatico). Perché dovrebbero cercare una natura che non esiste più in Calabria o in Sicilia quando in Thailandia o Indonesia è ancora in gran parte intatta, costa molto meno e viene offerta con una ospitalità che noi abbiamo dimenticato? Forse fra dieci anni anche questi luoghi saranno ricoperti di costruzioni, ma questo è il nodo cruciale del turismo mondiale, la legge non scritta per cui, quando l’infrastrutturazione supera un certo limite, allora il godimento si abbassa in maniera intollerabile e arrivano le infiltrazioni malavitose. E la costa perduta è perduta per sempre.

Se vogliamo conservare e potenziare il motore economico del nostro sistema turistico estivo, abbiamo davanti una strada obbligata, che serve anche a tutelare natura e ricchezza della vita. Portare a 1000 metri dal mare il divieto di costruire (oggi è di 300) e applicare una moratoria di almeno cinque anni alle nuove costruzioni. Le coste sono i nostri gioielli di famiglia esattamente come i monumenti, per via di un legame fra cultura e natura che è da noi più stretto che altrove. Il nostro patrimonio non è tanto la somma dei monumenti, ma il contesto: quello che rende(va) unico in tutto il mondo un Paese che dovrebbe ancora porre a perno della propria identità nazionale e della propria memoria collettiva i valori culturali e naturalistici.

Da La Stampa del 11/08/2014.

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WWF

Un dossier dell’associazione ambientalista dimostra l’aumento delle edificazioni lungo le aree costiere italiane negli ultimi 25 anni. Il 10% delle nostre coste alterato dalla presenza di infrastrutture pesanti. Il maggior numero di casi in Sicilia e Sardegna. Chiesta una moratoria a Governo, Regioni e Comuni.

UNA delle più grandi ricchezze dell’Italia è il mare. Oltre 8mila chilometri di coste che andrebbero tutelati, valorizzati e preservati dall’invadente intervento dell’uomo. E invece dal 1988 ad oggi ben 312 “macro attività umane” hanno sottratto suolo naturale lungo le nostre coste: villaggi, residence, centri commerciali, porti, autostrade, dighe e barriere hanno alterato il profilo e il paesaggio del nostro paese facendo perdere biodiversità e patrimonio naturale.

IL RAPPORTO DEL WWF pdf

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consumo-suolo

L’associazione ambientalista presenta lo studio sul consumo di suolo. La crisi non ferma il mattone: 720 chilometri quadrati cementificati negli ultimi tre anni. Con qualità scarsa e senza risolvere il problema abitativo.

E ancora cemento: 720 chilometri quadrati quelli spalmati in Italia negli ultimi tre anni che portano il Paese in testa alla classifica europea nella produzione e nel consumo del materiale. Il 30%del suolo cementificato è stato utilizzato per la costruzione di case che, probabilmente, rimarranno vuote. Sono infatti 2,7 milioni quelle disabitate nel Belpaese a fronte, tra l’altro, di 650mila famiglie che, per reddito, avrebbero diritto a un alloggio popolare. Questi i numeri contenuti nell’ultimo dossier di Legambiente, “Basta case vuote di carta”, che analizza il consumo di suolo nel Paese, mettendo il luce il fitto intreccio fra problematiche ambientali, economiche e sociali che girano intorno al ciclo del cemento. (altro…)

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Dissesto-italia

Oggi un’insolita ma sempre più collaborativa alleanza, fatta dai costruttori dell’Ance, dal Consiglio nazionale degli architetti, dai pianificatori, paesaggisti e conservatori (Cnapcc), dal Consiglio nazionale dei geologi e da Legambiente, ha presentato  #DissestoItalia, la prima grande inchiesta multimediale sul dissesto idrogeologico che sta annegando e sommergendo di fango il nostro Bel Paese. Un Paese che non sembra più in grado di reggere a un inverno piovoso. (altro…)

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La tragediaQuelle sei bare in fila nella città sommersa “È l’apocalisse di Olbia”
Ieri i primi funerali. “L’acqua ha inghiottito tutto”
Il racconto

ROMA— Primi funerali in Sardegna dopo le morti per il ciclone di lunedì. Il vescovo di Olbia: «La mano dell’uomo non estranea alla catastrofe». Proclamato il lutto nazionale. I sindaci delle zone alluvionate in rivolta: «Troppi allarmi, siamo lasciati soli».

Non c’è ancora sole sul corpo strappato di Olbia. Un corpo che butta sangue e fango, chinato sul proprio dolore per raccogliere se stesso dalla terra che si è ripresa il suo posto. È pomeriggio, una luce rosastra buca le nubi appoggiate sulla città divelta dall’acqua. Il cuore degli olbiesi è salito a battere sotto il guscio ottagonale del palazzetto del Geovillage, resort per vacanzieri e congressisti e unico spazio al chiuso in grado di contenere la folla, qualche migliaio di persone, accorsa per l’addio alle sei vittime. Sei di sedici, le sei di Olbia (le esequie di altre tre vittime sono state celebrate a Tempio Pausania). (altro…)

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Ellekappa

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Come sono noiosi i commenti alle catastrofi italiane, identici da anni, da decenni: l’incuria del territorio, il dissesto idrogeologico, la cementificazione demente… Si potrebbero scrivere con il “copia e incolla”, magari aggiungendo qualche nota peggiorativa sul riscaldamento causato dai gas serra, altra piaga arcinota e arcimaledetta, e vanamente medicata da quei congressi-placebo nei quali le potenze industriali giurano solennemente che in un paio di secoli ridurranno del niente per cento le emissioni nocive. La verità è che, seppelliti i morti, è comodo e conveniente lasciare che le cose continuino come prima. (altro…)

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Due anni fa il referendum sull’acqua e per la difesa dei beni comuni e ancora stiamo aspettando che la politica lo applichi nella sua interezza.
Difendendo i beni comuni e sottraendoli dalle logiche di profitto.
Invece, quello che vediamo è che ogni tanto si torna a parlare di nucleare e, sull’acqua, i privati continuano a fare affari: ma la volontà dei cittadini non andrebbe rispettata?
Alla fine è inutile chiedersi come mai la gente non vada più a votare, a che serve?La difesa dei beni comuni comprende anche la difesa dell’ambiente dell’aria: ma questa crisi non solo sta distruggendo anche imprese e posti di lavoro, ma mette a rischio la difesa dell’ambiente. (altro…)

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palazzoAlla vigilia del Convegno Nazionale su “RiutilizziAMO l’Italia” che si terrà a Roma oggi e domani, il WWF diffonde sul web il primo Report completo contro il consumo del suolo e la riqualificazione del territorio italiano. Al centro del convegno vi saranno una proposta di legge contro il consumo di suolo e laboratori territoriali in ogni regione.

È on line da ieri il primo “manuale di difesa” contro l’aggressione del territorio italiano. Lo studio, intitolato“Riutilizziamo l’Italia – Report 2013: dal censimento del dismesso scaturisce un patrimonio di idee per il Belpaese”,  la pubblicazione più completa, mai uscita in Italia, sul consumo di suolo e sulla rigenerazione del territorio e del tessuto urbano.

Un “vademecum” sul recupero e il riuso delle aree dismesse o degradate che  il WWF mette a disposizione alla vigilia del Convegno Nazionale “RiutilizziAMO l’Italia”, che si terrà a Roma oggi, venerdì 31 maggio, e domani, sabato 1 giugno, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Roma Tre  (Largo G.B. Marzi n. 10), all’interno del cosiddetto “Ex-Mattatoio”, sede simbolica poiché ricavata da una “area riutilizzata”.  (altro…)

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Mani di cementoNoi siamo per la conservazione attiva del territorio”. La chiamava così Massimo Caleo (Pd), allora sindaco di Sarzana. Erano i giorni dell’alluvione in Liguria. Che cosa intendesse Caleo era presto detto: il progetto della Marinella, un mega-porticciolo da quasi mille posti barca, 750 residenze, 200 esercizi commerciali, 25 stabilimenti balneari. Proprio alle foci del fiume Magra che provoca alluvioni un anno sì e l’altro pure. Un’operazione da centinaia di milioni che vede impegnato il Monte dei Paschi di Siena, la banca rossa. Nel cda della società sedeva in passato il cassiere della campagna elettorale del Governatore della Liguria, Claudio Burlando. Una conservazione “molto attiva”. Caleo è stato promosso senatore e, pochi giorni fa, capogruppo Pd alla commissione Ambiente del Senato.  (altro…)

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Salviamo il paesaggioSabato 4 maggio, a distanza di un anno e mezzo dalla sua costituzione, il Forum nazionale “Salviamo il paesaggio” tiene a Bologna la sua terza assemblea nazionale. Tra gli obiettivi dell’assemblea, quello di tratteggiare un punto della situazione sulle azioni fin qui sviluppate.

Sabato 4 maggio, a distanza di un anno e mezzo dalla sua costituzione, il Forum nazionale “Salviamo il paesaggio” tiene a Bologna la sua terza assemblea nazionale.

Da fine ottobre 2011, la rete è cresciuta e oggi ne fanno parte ben 911 organizzazioni, 90 nazionali e 821 tra associazioni e comitati locali. (altro…)

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