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Posts Tagged ‘Charlie Hebdo’

CHE bello il caldo, commosso abbraccio tra Madonna e Luz, ovvero tra Madonna e Charlie Hebdo, a Canal Plus, di fronte a mezza Francia. Un gesto semplice, solare, carnale tra una vecchia ragazza celeberrima e un disegnatore che tutto avrebbe desiderato, nella vita, tranne diventare famoso come erede di un martirio. Vedendo quell’abbraccio, così platealmente affettuoso, tornano in mente, tutte insieme, le perplessità di molti intellettuali europei rispetto all’oltranzismo satirico di Charlie. Alcune di quelle perplessità le ho condivise: temo di essere diventato pure io, a mia insaputa, un intellettuale.

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Le proteste

Assaltate chiese cattoliche in Niger, sette morti. Imbrattato a Gaza il centro di cultura francese, migliaia in strada in Inguscezia. E il presidente afgano Ghani accusa la rivista: “Irresponsabili le vignette sul Profeta”.

NIAMEY – Una ventina di leader religiosi è comparsa ieri sugli schermi delle tv nigerine, invitando alla calma i dimostranti che hanno appiccato il fuoco ad almeno otto chiese cristiane nel Niger. La protesta, già al secondo giorno, è stata innescata dalla nuova copertina del settimanale francese Charlie Hebdo, con la raffigurazione del profeta Maometto in lacrime mentre regge il cartello “Je suis Charlie”. I tumulti hanno fatto almeno 7 morti e 45 feriti nella capitale e a Zinder, la seconda maggiore città del Paese.
A Niamey, sono stati presi di mira bar, alberghi e negozi di proprietà di non musulmani o affiliati a ditte francesi.

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Je suisLunghe code anche ieri davanti alle edicole per accaparrarsi una copia del Fatto con Charlie Hebdo in allegato. Se nel primo giorno di uscita sono state vendute 210 mila copie, ieri a fronte di una tiratura di 360 mila copie ne sono state acquistate 250 mila. In Francia sono state stampate 5 milioni di copie. Un successo per la libertà di stampa e di espressione. Grande interesse anche in Belgio ma non ad Anversa. Il Belgio non ospita solo la sede dell’Unione europea ma è anche un paese abitato da migliaia di immigrati di fede islamica e dai loro figli. Sono soprattutto questi ultimi, nati in Belgio, ad aver minacciato molti edicolanti di Anversa per convincerli a non vendere il nuovo numero di Charlie Hebdo. (altro…)

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Ore otto e trenta del mattino, una costante: “il Fatto è esaurito”, parola di edicolante. Nord, centro, sud, sempre la stessa storia, sempre lo stesso refrain. E ieri è stata anche la giornata del selfie-condiviso, apparso su Facebook o Twitter, decine, centinaia di scatti per raccontare la partecipazione dei lettori, come hanno vissuto una giornata storica per l’informazione. (altro…)

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Natangelo

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in coda

IN FRANCIA 3 MILIONI DI COPIE ESAURITE IN POCHE ORE. IN ARRIVO ALTRE 2. EDICOLANTI IN AFFANNO, ANCHE I TURISTI A CACCIA DEL FOGLIO INTROVABILE.

Parigi – Edicola di piazza della Bastiglia, quella davanti al Café des Phares. Apre alle 6 e 15. Alle 6 e 30 l’ultima delle sessanta copie di Charlie Hebdo è acquistata da un giovane studente che si infila subito al Café per gustarsi le 16 pagine. Ordina il petit dejeneur: cappuccino e caricature. Imbraccia l’iPhone, fotografa la “une”. Manda il messaggio con la foto.   Più in là, un altro chiosco, di fronte al ristorante Léon. Nemmeno il tempo di avvicinarsi che vengo stoppato: “Pas Charlie!”. Come non detto. Passanti trafelati, se hanno la copia di Charlie la tengono ben nascosta. Verso le 7 ho già chiesto ad altre 5 edicole: Charlie Hebdo è andato a ruba.

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VauroÈ l’una di notte di martedì 13 gennaio. Ho appena ricevuto le pagine del numero di Charlie Hebdo che uscirà oggi insieme a Il Fatto Quotidiano. Scrivo subito, a caldo, perché sono felice. Sì, dopo tutti questi giorni incupiti e resi tetri dalla morte violenta e dai cantori di ogni fondamentalismo, sono felice. Ma non sorpreso. Lo sapevo. Ne ero certo che la Satira sarebbe andata in culo a chi si aspettava truci vendette a colpi di matita. A chi pensava e sperava di poterla arruolare per guerre di religione o peggio di “civiltà”. Certo c’è Maometto in copertina. Un Maometto che piange una lacrima. “È tutto perdonato” recita il titolo. Chi perdona chi? Charlie perdona Maometto o viceversa? Sono perdonati i vignettisti assassinati o sono perdonati i loro killer? Ognuno è libero di leggere come crede il disegno di Luz. LIBERO appunto! (altro…)

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Bertelli

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La libertà

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Charlie
Alla manifestazione di oggi oltre quaranta capi di Stato e di governo. Con Renzi e i leader europei anche Netanyahu. Massima sicurezza e timore di attacchi. Migliaia di poliziotti in strada . Marine Le Pen: io non invitata, non ci sarò.
Oggi Parigi sarà la capitale del mondo e della libertà. Con quaranta capi di Stato o di governo e più di un milione di persone in piazza per dire no all’assassinio per conto di Dio. E la Francia si sente sollevata, orgogliosa e un po’ impaurita. Sollevata, perché i fratelli Said e Chérif Kouachi e Amedy Coulibaly, i killer islamisti che da mercoledì hanno fatto diciassette morti, sono stati uccisi. La donna più ricercata di Francia, Hayat Boumeddiene, moglie e forse complice di Amedy, non sarà trovata tanto presto perché si è rifugiata in Siria prima che iniziasse il macello, quindi nemmeno lei è più in condizione di nuocere. Insomma, dopo tre giorni di guerra, la situazione sembra, se non normale, tranquilla.

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Giannelli

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Noti islamologi

Vauro immagina i vignettisti di Charlie Hebdo che, appena saliti nel paradiso islamico, si trombano tutte le vergini promesse ai kamikaze. A noi piace figurarceli affacciati a una nuvoletta mentre sghignazzano rivedendo il raid che li ha portati all’altro mondo. Una tragedia che solo la pietà e il politically correct ci impediscono di guardare con gli occhi della satira. Una scena a metà fra I soliti ignoti con Totò, i film dell’ispettore Clouseau con Peter Sellers e quelli di Louis de Funès tipo Tre uomini in fuga, Sei gendarmi in fuga e la serie di Fantomas. Mentre in Italia i soliti esperti prêt-à-porter di nonsisachè, assisi h24 nei talk show con le piaghe da decubito, esaltavano il commando “perfettamente addestrato” e “altamente professionale”, il non plus ultra dell’efficienza terroristica e della “geometrica potenza”, si scopriva che i due macellai di boulevard Richard Lenoir avevano, nell’ordine: sbagliato il numero civico dell’obiettivo, perso una scarpa durante la fuga e infine lasciato una carta d’identità sull’auto abbandonata. (altro…)

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Charlie hebdo

I SUPERSTITI DELLA RIVISTA SATIRICA SI SPOSTANO NELLA REDAZIONE DEL QUOTIDIANO.

Parigi – Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio”. Aveva dichiarato sulle pagine di Le Monde il direttore di Charlie Hebdo, Stéphane Charbonnier, alias Charb, quando nel 2011 decise di pubblicare le vignette del profeta Maometto col turbante a bomba in testa. Ed è per questo che Charlie Hebdo deve uscire. A tutti i costi. Nonostante gli assassini che martedì mattina hanno commesso una strage nella redazione uccidendo otto di loro, tra cui il direttore. Mercoledì prossimo dunque Charlie Hebdo sarà nelle edicole come sempre. Anzi riempirà le edicole. Perché di copie ne saranno stampate un milione, e non le solite 60mila. Il giornale da oggi ha una nuova redazione. Si trasferisce da Libération, al numero 11 della rue Béranger, a due passi dalla place de la République dove migliaia di persone si sono riunite mercoledì sera alzando le matite al cielo in nome della libertà di parola. 

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Charlie
L’orrore.
Il fermo immagine del poliziotto ferito al suolo e finito con naturalezza meccanica dallo sparatore, indifferente al braccio alzato in cerca di pietà, ha un’invincibile doppiezza: noi lo guardiamo con raccapriccio, ma altri avranno esultato.
GLI assassini urlavano “Allahu Akbar”, il poliziotto si chiamava Ahmed. Quando ieri le aperture in rete dei giornali hanno scelto il fermo immagine del poliziotto ferito al suolo, raggiunto e finito con indifferente esattezza dal suo sparatore, non conoscevano il nome del morente. Si chiamava Ahmed, dunque quando ha avuto ancora la forza di alzare un braccio, forse per un gesto estremo di protezione, forse per chiedere pietà — che cosa c’è di più umano che aspettarsi pietà anche dal proprio assassino? — può aver pronunciato anche lui, in altro tono, il nome di Allah?
Hanno ammazzato Wolinski e Ahmed, e gli altri.

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Sangue sulla libertà

IN DUE, ARMATI E MASCHERATI, FANNO STRAGE NEL SETTIMANALE SATIRICO CHE PRENDEVA IN GIRO L’ISLAM RADICALE: 12 MORTI (8 GIORNALISTI E DUE AGENTI).

Parigi – Abbiamo vendicato il profeta. Abbiamo ucciso Charlie Hebdo”. Sono le parole che avrebbero pronunciato i due uomini incappucciati e armati che ieri mattina hanno fatto una strage nella redazione del famoso settimanale satirico uccidendo dodici persone. Secondo il sito Le Point, citando fonti confidenziali, si tratterebbe di due franco-algerini, di 32 e 34 anni, tornati in Francia quest’estate dalla Siria.

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Je suisIeri mattina, sul sito di Charlie Hebdo appariva la scritta “Danger” , “Pericolo”, parola premonitrice non della strage di qualche ora più tardi, ma della precaria condizione finanziaria del settimanale satirico (comune alla stampa più piccola e più libera) costretto a chiedere aiuto ai propri lettori. La stupida ferocia dei terroristi inneggianti e bestemmianti il Profeta fa sì che dalle ore 11 di mercoledì 7 gennaio 2015, Charlie Hebdo sia diventato il giornale più importante del mondo.

E che il blitz sanguinario che avrebbe dovuto uccidere quella testata insieme ai suoi giornalisti (“Charlie Hebdo è morto” gridavano stoltamente gli assassini) abbia avuto l’effetto diametralmente opposto con milioni di persone che in queste ore diffondono un tweet globale: “Je suis Charlie Hebdo”. A che prezzo, si dirà. Certo, il prezzo della stupidità. (altro…)

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VignettaLa stampa in trincea.
Il ceppo di Charlie e del suo antenato Hara Kiri è quello del radicalismo laico e repubblicano, molto solido in Francia. Con una forte innervatura sessuomane, anarchica e anticlericale esplosa con lo spirito sessantottardo ma ben presente anche prima, lungo Nove e Ottocento.

NON è vero che a Charlie Hebdo niente è sacro. Sacra, in quel vecchio giornale parigino, è la libertà. Danzava, la libertà, allegra e nuda come le donnine di Wolinsky, attorno alla fragile trincea di scrivanie coperte di carta, matite, giornali, pennarelli (l’arsenale delle vittime) sulle quali sono caduti gli impenitenti artisti della satira francese, molti dei quali anziani, freddati dai loro giovani assassini.

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