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Charlie

Perché lo facciamo? Perché venerdì scorso, quando abbiamo chiamato il caporedattore superstite di Charlie Hebdo, ci siamo sentiti dire: “Grazie, siete l’unico giornale italiano che ce l’ha chiesto”. Perché quella risposta ci ha regalato una scossa d’orgoglio e qualche timore: come mai solo noi, visto che ci avranno pensato in tanti negli altri giornali? Perché ci siamo interrogati sull’opportunità di uscire in edicola con un gruppo di persone che, dopo aver assistito all’uccisione dei propri colleghi e amici, non avrebbero sicuramente concesso sconti a profeti e califfi vari. (altro…)

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Libertà di stampaTRA LE DECINE DI CAPI DI STATO E DI GOVERNO CHE HANNO SFILATO DOMENICA A PARIGI ALMENO 20 “IMPRESENTABILI” CHE NEI RISPETTIVI PAESI NON RISPETTANO I DIRITTI SULL’INFORMAZIONE E I GIORNALISTI.

Con i due milioni di parigini in piazza hanno sfilato anche 50 capi di Stato e di governo. La foto dei leader apparsa su tutti i giornali del mondo ha puntato a rappresentare i milioni scesi a manifestare. Ma, scorrendo i loro nomi, e al netto dei giudizi politici, non sempre sono in grado di onorare la loro presenza. Basta leggere l’elenco e guardare alla situazione dell’informazione nel rispettivo paese.   Re Abdallah di Giordania. In prima fila accanto alla bella moglie Ranja, guida un paese in cui la libertà di informazione è talmente ridotta da figurare al 149° posto nella classifica stilata da Reporters sans frontieres (Rsf). È di pochi giorni fa la condanna ai lavori forzati dello scrittore e accademico palestinese Mudar Zahran.   Ahmet Davutoglu, primo ministro turco. (altro…)

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LA MANIFESTAZIONE di Parigi non è stata la risposta all’attacco di pochi invasati che il groviglio mondiale ha promosso ad avamposti jihadisti.
UNA manifestazione come quella non può ripetersi all’indomani del prossimo attentato, e così via. Però è stata molto di più. È successo a milioni di persone, e a me fra loro, di cantare alla Bastiglia in un pomeriggio del 2015 la Marsigliese, e prenderla sul serio fino alle lacrime. La Francia repubblicana ha fatto una figura meravigliosa, cittadini e governanti: non ha avanzato alcun distinguo sulle vignette, non ora, ha detto: “Sono io, siamo noi”, e ha portato i governanti di mezzo mondo dentro un unico pullman (pazzia, dal punto di vista della sicurezza) a sfilare per quella libertà — per la libertà. Non un corteo, piuttosto una trasfusione innumerevole degli uni negli altri, col sentimento che la città sia stata inventata per rendere possibile questo, essere una casa di tutti perché tutti tornino ad avere una casa propria.

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