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Posts Tagged ‘Chiara Saraceno’

L’ITALIA appare come il secondo Paese più razzista d’Europa. È anche il Paese più islamofobo. Del resto, secondo i dati Istat, il 40% della popolazione ritiene che le religioni “altre” da quella maggioritaria siano un pericolo e che andrebbero contenute, tanto più nel caso della religione musulmana. Del sessismo pervasivo fino alla violenza abbiamo, ahimè, documentazione quasi quotidiana. Un po’ più del 50% degli 11-17enni è oggetto di qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di coetanei almeno una volta al mese.

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IL 2016 non ha segnato alcun miglioramento sul fronte della povertà assoluta, che anzi è diventata più grave. Non solo, a fronte di una sostanziale stabilità dei numeri complessivi, continua il peggioramento della situazione dei minori. Su 4 milioni 742 mila individui in povertà assoluta (che non riescono a consumare un paniere di beni essenziali), pari al 7,9% della popolazione residente, poco meno della metà è infatti costituita dai più giovani.

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L’ultimo rapporto dell’Inps ha calcolato il prezzo che pagano le donne in termini retributivi quando scelgono la maternità.

Diventare madre comporta un taglio del salario del 35%.

Decidere di avere un figlio per una donna occupata è rischioso sul piano economico. Non solo perché, ovviamente, aumentano i costi diretti, ma perché mette a rischio la continuità occupazionale ed anche se questa tiene, provoca nel medio e lungo periodo una perdita secca sul piano salariale, quindi in prospettiva anche sulla pensione futura. Il rapporto annuale Inps di quest’anno ha stimato l’ordine di grandezza di questo costo per le occupate nel settore privato. Considerando tutte le donne che erano occupate prima della nascita del figlio, a 24 mesi dalla nascita di questi si osserva una perdita secca del 35%.

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È VERO che il matrimonio non è più inteso come una sistemazione a vita. E che non se ne ha più una concezione patrimoniale, come scrivono i giudici della Corte di Cassazione, ma per quanto stipulato come scelta di libertà e di reciproco affetto, esso è basato su aspettative di solidarietà e di mutuo riconoscimento di ciò che ciascuno dà e riceve nel rapporto.
Un rapporto che, soprattutto nella società italiana continua a essere asimmetrico sia nella divisione del lavoro famigliare, sia nelle opportunità che uomini e donne hanno nel mercato del lavoro, come mostrano da un lato i dati sull’uso del tempo, dall’altro sui tassi di occupazione femminile e maschile, sui redditi da lavoro di uomini e donne, sulla distribuzione di uomini e donne lungo la scala delle carriere professionali.

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CHI È ipocrita sulla questione dei salvataggi in mare dei migranti? Le Ong e chi le sostiene finanziariamente (ma anche la marina italiana e Frontex) perché effettuano i salvataggi pur sapendo che c’è chi lucra sui migranti sia nei luoghi di partenza che nei luoghi di arrivo, o chi fa finta di non vedere e non sapere che premono alle porte dell’Europa persone così disperate da correre rischi inenarrabili, compresa la morte, pur di sfuggire alle condizioni di vita che sono loro toccate in sorte? Basta vedere i minori non accompagnati, le donne incinte, gli anziani che sbarcano dalle navi dopo mesi di cammino e spesso sofferenze indicibili per capire che nulla li può fermare, salvo un cambiamento radicale nelle loro condizioni di partenza. Non è che non conoscano i rischi che corrono, non solo in mare, ma lungo tutto il percorso che li ha portati su quei barconi. (altro…)

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IL RAPPORTO sulla spesa pubblica della Corte dei Conti offre utili elementi per capire se la crisi sia stata colta dai diversi governi che si sono avvicendati come una occasione per modificare, in direzione di una maggiore efficienza ed equità, le tradizionali caratteristiche di frammentazione categoriale, squilibrio a favore delle pensioni, sottosviluppo dei servizi, marginalità dei sostegni per le famiglie e ancor più per chi si trova in povertà, insieme ad ampie differenze territoriali.

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DIVENTANO padri sempre più tardi, ma sono padri sempre più coinvolti. Prima ancora della nascita del/della figlia sono presenti accanto alla futura madre nei corsi pre-parto e soprattutto sulla scena stessa del parto. Se c’è qualcuno accanto alla donna in sala parto, infatti, in oltre il 90 per cento dei casi si tratta del padre (era il 60 per cento nel 2000), anche se con una differenziazione tra Centro-Nord (dove la percentuale è sempre superiore al 90 per cento) e Mezzogiorno, dove (salvo che in Molise) è sempre inferiore, toccando il punto più basso, 57,6 per cento, in Campania. Soprattutto i padri sono presenti nelle attività quotidiane di cura dei figli piccoli, di nuovo, più al Centro-Nord che al Sud.

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QUALE è il diritto da privilegiare nel decidere con chi deve stare un bambino, quello alla stabilità affettiva e identitaria di una bambina che non conosce altri genitori se non quelli che la hanno allevata negli ultimi cinque anni o quello dei suoi genitori naturali, cui era stata ingiustamente sottratta da un tribunale quando aveva ancora poche settimane? Quello della filiazione e genitorialità basati sulla cura e assunzione di responsabilità quotidiana o quello dei legami di sangue e della importanza della gestazione?

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È NOTO che le disuguaglianze economiche incidono sulle disuguaglianze nella salute. Chi ha una laurea può aspettarsi di vivere 5 anni in più rispetto a chi non arriva alla licenza media. In genere si dice che queste differenze dipendono dagli stili di vita, nel senso che le persone a più bassa istruzione e più povere si nutrono peggio, fumano di più, fanno meno sport di quelle con una istruzione più alta.

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LA LEGGE sulle unioni civili è finalmente operativa in modo pieno. Questo annuncio — «ora sono legge» ha dichiarato la sottosegretaria Maria Elena Boschi al termine del Consiglio dei ministri che ha dato il via definitivo a tre decreti attuativi — può sorprendere chi credeva che il faticoso processo che aveva portato alla sua approvazione fosse stato concluso già diversi mesi fa, la primavera scorsa, quando la legge era stata approvata in modo definitivo.

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CI SONO molte buone ragioni perché lo Stato intervenga a sostegno delle banche. Accanto alla protezione dei piccoli risparmiatori ingannati da impiegati senza scrupoli e soprattutto da amministratori non particolarmente competenti, occorre anche evitare un effetto domino sull’intero sistema creditizio italiano, con conseguenze devastanti sulla tenuta dell’economia del Paese. Anzi, come è stato osservato da più parti, nel caso Monte dei Paschi l’intervento è stato troppo tardivo e preceduto da decisioni pasticciate e inefficaci, che hanno fatto ulteriormente alzare il prezzo del salvataggio.

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LE PESANTI minacce rivolte da De Luca a Bindi rappresentano in modo esemplare il concentrato potenzialmente esplosivo di utilizzo del linguaggio dell’odio e del sessismo. Un concentrato che si ritrova spesso sui social media, ove all’insulto pesante contro le donne, o una donna in particolare, si accompagnano minacce, inviti alla violenza altrui (il più comune è lo stupro, possibilmente di gruppo) e/o all’autoviolenza, al suicidio.
È un tipo di violenza cui sono esposte tutte le donne, a prescindere dal loro ruolo pubblico, come testimoniano anche gli ultimi drammatici fatti di cronaca, ma cui sono particolarmente esposte le donne in politica, a motivo non solo della loro maggiore visibilità, ma del loro trovarsi in un luogo e con funzioni che ancora troppi considerano non di loro pertinenza.

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ORA che Tina Anselmi è morta tutti si ricordano di lei e ne esaltano la figura politica ed umana, il ruolo importante che ha avuto nella costruzione della democrazia italiana fin dalla sua origine, con la Resistenza, e successivamente con il lavoro nel sindacato e poi, da politica e ministra, con il sostegno attivo alla parità tra le donne e gli uomini, al diritto alla salute tramite l’istituzione del servizio sanitario nazionale. E, ancora, come presidente della Commissione di indagine sulla P2, che le costò l’isolamento e poi l’ostracismo da parte del suo partito per l’inflessibile integrità con cui la condusse e la tenacia con cui continuò a chiedere che se ne traessero le conseguenze sul piano giudiziario e politico. Quell’ostracismo che prima la fece emarginare dalla politica e poi è diventato un lungo oblio.

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NELLA vertenza sul “diritto al panino” in corso nelle scuole torinesi, ma che presumibilmente si allargherà a macchia d’olio in tutta Italia, si rischia di perdere non solo di vista, ma di fatto, alcune conquiste preziose in termini di solidarietà sociale e investimento nella crescita dei più piccoli. Trovo sorprendente che Miur, presidi, sovrintendenza scolastica, nell’opporsi a chi vuole mangiare a scuola il cibo portato da casa abbiano avanzato ogni sorta di impedimenti più o meno capziosi — dalla necessità di avere un luogo separato per evitare contaminazioni al costo dell’acquisto di micro-onde per riscaldare i pasti — senza mai accennare, per quanto mi risulta, alle questioni sostanziali. Questioni, per altro, ignorate anche dal divieto sinora vigente fatto a chi si porta il cibo da casa di rimanere a scuola con i compagni, divieto che ha, appunto, scatenato i ricorsi al giudice.

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LA TRAGEDIA di questi giorni, con il suo corredo di ricerca delle responsabilità, non per il terremoto, ma per le sue conseguenze evitabili in termini di distruzione e di morte, ci mette di fronte alle troppe semplificazioni con cui si è affrontata e si affronta tuttora, in vista del referendum, la riforma costituzionale, da parte sia di chi è a favore sia di chi è contro. Una delle “ragioni forti” avanzate dai sostenitori della riforma è che, superando il bicameralismo perfetto, si sveltirebbe il processo legislativo, rendendo più efficienti ed efficaci i processi decisionali.

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NON occorre essere femministe, né donne e neppure simpatizzanti politici per trovare inaccettabili i violenti attacchi ormai quotidiani cui esponenti leghisti, a cominciare dal segretario Matteo Salvini, sottopongono la Presidente della Camera Laura Boldrini. Anche se spiace che ci siano donne non solo a ridere compiaciute di fronte alla associazione tra Boldrini e una bambola gonfiabile (tipica fantasia maschile un po’ malata e infantile, che dovrebbe se non altro rendere sospettosa qualsiasi donna), ma anche tra chi avanza auspici insieme violenti e sessisti. Ieri la capogruppo leghista del Comune di Musile di Piave ha auspicato la sua «eliminazione fisica».

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DOPO una falsa partenza oltre un anno fa, ritardi in parte dovuti a motivi tecnici, ma in larga misura a motivi istituzionali e politici, da qualche giorno è finalmente online il Portale di informazione anti-discriminazione Lgbt (http://www.portalenazionalelgbt.it/).
Organizzato attorno a sette aree tematiche, il sito vuole essere un punto di incontro e di confronto, « plurale e pluralistico » , che « attraverso i contributi di studiosi afferenti a diverse discipline, la collezione di dati normativi, giurisprudenziali e di prassi amministrative, la raccolta di materiale utilizzato in strategie di divulgazione e di comunicazione » mira a creare uno spazio di discussione condivisa su quelle « tematiche che riguardano i diritti e le libertà di molte persone, la loro identità ed il modo di svolgere le loro relazioni e di declinare le proprie affettività » .

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ANCORA una volta ci si mobilita contro la violenza e il femminicidio. Con l’hashtag #saranonsarà e #rossopersara, è stata lanciata l’iniziativa dei drappi rossi: vestiti, sciarpe, bandiere rosse da appendere a finestre, balconi, panchine, perché governo e Parlamento considerino il femminicidio non un fatto emergenziale ma strutturale, che avvelena la nostra società e i rapporti tra i sessi e che va affrontato in modo non episodico.
In effetti, a settant’anni dall’accesso delle donne al voto, quindi alla piena cittadinanza politica, la lunga serie di violenze sulle donne e di femminicidi come quello di Sara ci ricorda che per le donne il diritto civile fondamentale, l’habeas corpus, il diritto alla propria integrità fisica e psichica, persino alla vita, è uno dei diritti più insicuri, meno garantiti non solo nello spazio pubblico, ma proprio là dove le donne a lungo sono state relegate, lo spazio delle relazioni private.

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UN ANZIANO di 84 anni residente in provincia di Lucca ha tentato di uccidere a martellate la moglie di 82 anni, malata di Alzheimer; poi ha cercato di uccidersi a sua volta. Non è l’ennesimo caso di violenza sulle donne né di tentato femminicidio. Piuttosto è la testimonianza della solitudine drammatica in cui si trovano molte anziane coppie in cui un grande anziano, spesso anch’egli/ella in salute malandata, e comunque in condizioni di fragilità fisica e psichica, deve fronteggiare senza, o con pochi, aiuti la dipendenza grave di un coniuge.

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UN FIGLIO costa denaro e tempo, non solo nei primi anni di vita, ma lungo tutti gli anni della crescita (e in Italia ben oltre), anche se in diversa combinazione. Se il “costo” in termini di tempo è elevatissimo nei primi anni di vita per diminuire progressivamente, quello in termini di denaro invece aumenta con gli anni. Pensare di incoraggiare la natalità concentrandosi quasi esclusivamente sul sostegno al reddito nei primi anni di vita, quindi, è un approccio sbagliato. Come emerge chiaramente dai dati statistici, molte donne non vengono assunte da datori di lavoro che “temono” una loro eventuale maternità; e molte madri sono costrette a lasciare il lavoro dopo la nascita di un figlio (soprattutto se è il secondo o il terzo) perché non riescono a conciliare le domande di cura dei figli con quelle del lavoro remunerato.

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