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Posts Tagged ‘cina’

Renzi in Cina

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greggioLo scenario.

Dalle incognite del nuovo modello di sviluppo di Pechino al controshock energetico: così arriva il peggior inizio dell’anno sui mercati. Le mosse della Fed.

NEW YORK – Cina, petrolio, debiti: tre motori della crisi si stanno avvitando a vicenda. Le condizioni di una “tempesta perfetta” si addensano sull’economia globale. È il peggiore inizio d’anno in assoluto, da quando si misurano i valori di Borsa. L’indice mondiale Dow Jones — che le riassume tutte — ha perso il 20% dai massimi ed è quindi tecnicamente un periodo dell’Orso. La turbolenza non riguarda solo chi ha investito in azioni: petrolio e valute ci stanno indicando problemi in arrivo anche per l’economia reale.

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Pechino

In un rapporto di WWF, che possiamo anticipare, Pechino viene promossa: l’anno scorso ha diminuito l’utilizzo del carbone del 2,9%. E entro il 2050 potrebbe generare l’84% della sua elettricità da fonti rinnovabili.

Giornata complicata sul fronte diplomatico, alla COP21 di Parigi. Si comincia ad entrare nel vivo delle questioni più spinose al tavolo negoziale. E come era facile prevedere almeno in questa prima fase i rappresentanti delle diverse delegazioni tengono duro sulle loro priorità. In particolare la delegazione indiana e quella dei Paesi produttori di petrolio, a cominciare dall’Arabia Saudita hanno mostrato ben poca disponibilità a venire incontro alle proposte delle altre parti. Uno dei negoziatori dell’India, il segretario all’Economia Shaktikanta Das, ha ad esempioaccusato i Paesi occidentali di truccare al rialzo i dati sui loro contributo alla finanza climatica. Il presidente delle COP21, Laurent Fabius, da parte sua ha chiesto ai protagonisti di «stringere i tempi». Ma ci vorrà pazienza e nervi saldi.  (altro…)

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pricipitevolissimevolmente

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La crescitaSi allontana il traguardo del Pil +1,4% nel 2016. Confindustria: “Pochi effetti sui 10 miliardi di export in Cina” Lo scudo della Bce sui titoli di Stato.

ROMA – La Cina è vicina. E così la ripresa italiana, già debole, rischia di rallentare ulteriormente, lasciando il mercato del lavoro congelato. Rimarremo — prevedibilmente — inchiodati allo “zerovirgola” di crescita del Pil nel 2015 e toccare l’1 per cento nel 2016 (il governo stima l’1,4 per cento) non sarà per nulla semplice. Per ora le previsioni non cambiano, ma non è escluso che la crisi cinese possa pesare pure sulla stesura prossima manovra finanziaria da almeno 25 miliardi di euro. «C’è chi ha abbassato le stime di crescita per il 2016 all’1 per cento, mi pare una previsione ottimistica», commenta l’economista Giacomo Vaciago, docente alla Cattolica di Milano.

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Li KeqiangSBOOM Il Partito comunista sapeva che la crescita stava finendo.

All’apertura dell’annuale Congresso del Partito comunista cinese, il primo ministro Li Keqiang annunciò ufficialmente che l’obiettivo di crescita in Cina per il 2015 era di “circa il 7%”, un dato molto più basso che in passato.ADavos, in febbraio, il premier aveva detto che il Paese era “entratonellafasediunanuova normalità scalando marcia e assestandosi su una velocità media”. Dopo i primi due anni del mandato di Xi Jinping,l’economia cinese era cresciuta solodel7,4%nel2014–iltasso più basso dal 1990 – inducendo i responsabili politici cinesi a modificare la linea politica nella convinzione che i precedenti tassi di crescita non erano più sostenibili.   (altro…)

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In rosso

La giornata.

L’epicentro è in Cina ma tutti i mercati sono stati colpiti da un’ondata di vendite. Casa Bianca in allarme, consulto tra la Merkel e Hollande. Petrolio sotto 40 dollari.

NEW YORK – Quasi come nel 2008, un vento di panico travolge le Borse di tutto il mondo. L’epicentro della crisi è cambiato rispetto a 7 anni fa, stavolta non è l’America ma la Cina. Lo scoppio della bolla speculativa di Shanghai moltiplica i timori sulle conseguenze per l’economia reale. La frenata della crescita cinese ha già contagiato pesantemente tutte le altre economie emergenti. Le svalutazioni competitive si susseguono, e i danni ora lambiscono l’Occidente.
IL LUNEDÌ NERO PARTE DA ORIENTE
Dopo il venerdì nero che aveva visto un tracollo di oltre 500 punti nell’indice Dow Jones (a -3,58%) e perdite settimanali del 7% sulle piazze europee, le avvisaglie di una giornata drammatica arrivano ancora una volta da Oriente.

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Per Pechino e Washington “la guerra è una scelta”.

E’ scontato che il prossimo conflitto del nostro pianeta veda Stati Uniti e Cina affrontarsi in guerra per l’egemonia? Lo sostengono a Pechino i falchi, persuasi da 3000 anni di timori di accerchiamento del Regno di Mezzo. Se i marines arrivano in Australia, ci sono manovre militari congiunte tra Vietnam e gli antichi nemici yankee e la US Navy pattuglia l’Oceano Indiano, non si vuole così isolare la Cina? Meglio annunciare un aumento alle spese militari dell’11,2%, per un totale di 85 miliardi di euro (e restano fuori le milizie paramilitari). Altrettanto sostengono i falchi di Washington, per una volta però volando assieme alle colombe: studiosi come Kaplan vedono la guerra avvicinarsi con i monsoni dal Pacifico allo Stretto di Hormuz, a sinistra si crede che l’espansionismo cinese e la mancanza di diritti civili, vedi Tibet, finiranno in un conflitto. Insomma per interessi economici, geopolitica, cultura e valori, è «inevitabile» la guerra Usa-Cina? (altro…)

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Un anno fa il saggista americano Robert Kaplan pubblicò un affascinante volume, «Monsoon», storia dell’Oceano Indiano da sempre mare di pace e commerci, come di guerra e battaglie. La Cina e la sua ambizione di varare una flotta d’alto mare, sono al centro di «Monsoon» e qualcuno storse il naso, ripensando ai falchi «neoconservatori» di George W. Bush. Ieri però, il presidente cinese Hu Jintao, giunto quasi alla fine del suo mandato, ammonisce la Marina cinese di «prepararsi alla guerra», o a «combattimenti militari», o «lotta militare», secondo altre traduzioni. E di nuovo gli analisti si interrogano: la rivalità Pechino-Washington resterà geopolitica ed economica, il debito americano, la produzione cinese, le rotte dei commerci, la supremazia Usa nell’innovazione tecnologica e lo sforzo immane dei cinesi di primeggiare ora anche nell’high tech? O precipiterà nello scontro militare? (altro…)

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Ma il ministro del Tesoro che ora sta con il cappello in mano a chiedere aiuto a Pechino è lo stesso tipo che sei anni fa andava in piazza a protestare contro l’invasione dei prodotti cinesi, chiedendo di usare i dazi? E il capo del governo è lo stesso che cinque anni fa aveva accusato la Cina di aver bollito i bambini per concimare i campi, con conseguente protesta diplomatica?

da PIOVONO RANE di Alessandro Gilioli.

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I tecnici giapponesi stanno iniettando azoto nei reattori della centrale per evitare esplosioni dovute all’accumulo di idrogeno.

Pechino – Sono state rilevate tracce, pur lievi, di iodio radioattivo sulle foglie di spinaci coltivate in Cina. Lo riferiscono le autorità cinesi, sottolineando però come il livello di tossicità non ponga alcun rischio per la salute umana. La contaminazione sarebbe avvenuta a causa delle recenti piogge che hanno provocato un accumulo di particelle radioattive sulle foglie di spinaci sulle piantagioni nella regione di Pechino e di Tianjin, nel nord della Cina, e nella provincia di Henan, nel centro del Paese. (altro…)

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Avvistato giovedi’ scorso aveva causato chiusura scalo.

(ANSA) – PECHINO, 10 LUG -Rimane misteriosa l’ origine dell’ oggetto volante non identificato che giovedi’ scorso ha provocato la chiusura di un aeroporto in Cina. Il China Daily scrive che l’inchiesta aperta allo scalo di Hangzhou ‘non ha ancora dato risultati’ e che ‘fonti che conoscono la vicenda’ hanno parlato di un ‘collegamento con i militari’. In una foto scattata da un passeggero, l’ Ufo appare come un grosso aereo bianco e rosso, mentre un impiegato dello scalo ha detto che sui radar ‘non si vedeva niente’.

La notizia è stata riportata anche dal Corriere della Sera.

Sotto invece il video dell’oggetto misterioso.

Guardate voi e giudicate.

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