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Posts Tagged ‘civati’

Il leader di Possibile punta il dito contro Sel: “Posizione incomprensibile, la sconfitta era assicurata”. E chiude sull’ipotesi di una sua candidatura a sindaco del capoluogo lombardo: “Serve un candidato civico, no a scelte calate dall’alto”. Ma in ballo c’è anche Roma: “Fassina farebbe bene a ritirarsi? Non spetta a me dirlo, ma si dovrebbe trovare un nome che rappresenti tutti quanti”.

Il messaggio è chiaro. “Per mesi mi hanno dato del ‘pirla’, oggi molti mi dicono ‘avevi ragione’ – dice Giuseppe Civati ailfattoquotidiano.it –. Meglio tardi che mai…”. Il deputato ex Partito democratico, oggi leader di Possibile, non nasconde l’amarezza per come sono andate le primarie dem per la candidatura a sindaco di Milano. (altro…)

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L’usanza di guardare al dito e non alla luna è uno dei difetti più antichi della politica nostrana e solo di recente si è, per fortuna, iniziato a metterla in discussione.

Sto parlando di quell’abitudine a giudicare non i contenuti ma chi li sostiene: schierandosi a favore o contro i contenuti in questione senza entrare nel merito, ma per pura simpatia o antipatia nei confronti del proponente.

È probabilmente questa (pessima) pratica il maggiore ostacolo che incontra la raccolta delle firme per otto referendum sui cui contenuti potrebbe trovarsi d’accordo una larga fetta dell’opinione pubblica: si propone infatti di abolire le parti più odiose del Jobs Act, quelle più antidemocratiche dell’Italicum e quelle più autoritarie della riforma della scuola, più altri sacrosanti quesiti sulle trivellazioni e le grandi opere. (altro…)

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CivatiBANDIERINA ROSSA Affollamento, divisioni, vecchi rancori da Possibile alla Coalizione sociale fino a tre partiti comunisti.

Passano gli anni, ma il vecchio vizio della sinistra di scindere l’atomo non sembra passare di moda. Dal Pd, per esempio, nelle ultime settimane se ne sono andati Pippo Civati e Stefano Fassina. Per lo stesso motivo: non condividono l’idea di governo e di partito di Matteo Renzi. Logica vorrebbe che si mettessero insieme per dare vita a un nuovo soggetto. E invece no. Civati e Fassina se ne stanno ognuno per conto suo. Il primo sabato,da Firenze,ha lanciato il suo nuovo movimento, Possibile, che si rifà allo spagnolo Podemos di Pablo Iglesias. (altro…)

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I nomiROMA – Stefano Fassina pensa a “comitati per il lavoro”, dopo l’annunciata uscita dal Pd. Sergio Cofferati entro giugno battezzerà l’Associazione per la cultura e la politica, di cui è già pronto lo statuto e alla quale lavora da quando ha lasciato il partito di Renzi. La “coalizione sociale“ di Maurizio Landini tiene la sua convention a Roma il 6 e il 7 giugno. Ma soprattutto c’è la fuga in avanti di Pippo Civati, che alla sua associazione “Possibile” ha dato ora un simbolo e l’ha presentato, con il tempismo del buon marketing, all’indomani della vittoria di Podemos in Spagna. Peccato che abbia irritato Nichi Vendola. Il leader di Sel infatti puntava alla “condivisione”, avendo offerto sponda ai fuoriusciti dem già da tempo e dichiarandosi pronto a sciogliere il “suo” partito per «una nuova forza politica».
Eppur si muove qualcosa, nella sinistra italiana. Anche se molto dipenderà dal risultato delle regionali.

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Le frasiL’ex segretario: il centrosinistra ha vinto altre volte Referendum di Civati contro i nominati dell’Italicum.

ROMA – Dopo le regionali «costruiremo un punto di vista alternativo a Renzi». Roberto Speranza dice che lo strappo sulla fiducia all’Italicum è stato già molto forte, che non è questo il momento per dividersi e poi la vecchia scuola della sinistra impedisce colpi di testa alla vigilia delle elezioni. «Io faccio campagna elettorale a tappeto. Vado dappertutto per far vincere il Pd e i suoi candidati», racconta l’ex capogruppo. Ma «un attimo dopo» gli oppositori di Renzi cercheranno una linea comune contro la narrazione renziana. E sembrano pronti a farlo attraverso la «mobilitazione » che significa piazze, appoggio a piattaforme sindacali e di categoria — dalla scuola al lavoro — opposizione dura alla legge costituzionale con i numeri del Senato sempre in bilico e attraverso le feste dell’Unità che scattano all’inizio dell’estate.

 

Un banco di prova fondamentale per misurare la forza di un progetto di sinistra. Dentro il Pd, per ora.
L’ex Pippo Civati parte subito oggi presentando un quesito pilota per affossare la nuova legge elettorale con un referendum. «È un contributo aperto a tutti, anche alla minoranza del Pd. Punta a cancellare i capolista bloccati, chi ha fatto quella battaglia spero sia dei nostri», dice il fuoriuscito. Il messaggio è rivolto a Bersani e ai suoi fedelissimi, che sulle preferenze avevano preparato le barricate. Alfredo D’Attorre non esclude un sostegno: «Vediamo i quesiti anche se i temi sociali ed economici mi sembrano più urgenti e mobilitanti». Lo stesso ex segretario, al Tg1, indica un altro bersaglio del futuro immediato: la riforma costituzionale. «La norma non va bene. Crea un Senato dei consiglieri regionali e già li immagino seduti a un tavolino che si spartiscono i posti di assessore o di senatore. Bisogna cambiare».

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EllekappaCIVATI ANNUNCIA L’ADDIO AI DEMOCRATICI: “ORA SONO IN PACE CON ME STESSO” SUBITO SI MOBILITANO SEL ED EX CINQUE STELLE: “PRONTI A UN NUOVO PROGETTO”.

La prima cosa che non avresti mai detto, è che nel giorno in cui tutti lo cercano, “Pippo” non c’è. Che fine ha fatto Civati, pilastro della sala fumatori per ogni cronista in cerca di una battuta fuori dal mainstreaming? Si è intravisto di mattina, seduto a battere sui tasti di un computer di Montecitorio. Forse è lì che ha buttato giù il suo “Ciao”: 4761 caratteri in cui annuncia il suo addio al Pd. Ed eccola, la seconda cosa che non avresti mai detto: alla fine, Pippo, se n’è andato davvero. Dalla prima volta in cui l’aveva minacciato, è trascorso un periodo di tempo sufficiente a stampargli addosso la patente di eterno indeciso (“Una mossa fulminea durata due anni”, lo ha gelato ieri il pd David Sassoli). Eppure, a cinque anni di distanza dalla prima Leopolda, quella in cui lui e Matteo Renzi diedero il via al fortunato cammino della rottamazione, il quarantenne di Monza ha girato le spalle al suo coetaneo di Firenze.   (altro…)

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CARO Pippo Civati, è da una vita che preferisco quelli come te, gli irrequieti, i curiosi, i movimentisti, li sento più affini, più liberi, perfino più convincenti, ma alla fine butto il mio voto, per sicurezza, nel calderone più grande a disposizione, quello del partitone di massa. Per fare numero, per cercare di vincere (ogni tanto) oppure di perdere un po’ meno (quasi sempre). Non mi pongo come esempio, magari sono speculare a Montanelli quando, da destra, invitava a votare Dc turandosi il naso (certi giorni bisognerebbe averne due, di nasi da turare, per votare Pd), forse sono uno che ha imparato ad accettare e perfino a rispettare la mediocrità della democrazia.

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Stimo Pippo Civati e la coerenza della sua opposizione a Matteo Renzi, ma quando dopo la coltellata dell’Italicum ho visto il titolo della sua intervista al nostro Luca De Carolis (“Per me addio a un passo”), mi sono cadute le braccia. Ho pensato: siete ancora a un passo? Dopo tutto quello che il caudillo vi ha fatto ingoiare? Né mi sono ripreso quando, inoltrandomi nel roveto delle incertezze, ho letto che “c’è un problema politico insormontabile”, che “si aprono due strade”, “che bisogna essere pronti a rischiare tutto”, eccetera. E intanto confuso/ nel dubbio funesto/ non parto non resto (Metastasio). Per ciò che conta, penso che l’uscita dal Pd di qualche frammento della sinistra sarebbe l’ultimo favore fatto a Renzi. (altro…)

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CivatiIl dissidente Pippo Civati.

La battuta ha l’eco dell’addio: “Ho concluso presidente, in tutti i sensi”. Con quella risposta a Laura Boldrini durante le dichiarazioni di voto, Giuseppe Civati sembra aver certificato lo strappo definitivo con il Pd.   Lei ha lasciato ufficialmente il partito.   La battuta mi è venuta sul momento.   Ma pare ugualmente un addio.   Ho voluto dire che c’è un problema politico insormontabile.   Quindi?   Ora si aprono due strade: o ci sarà un atteggiamento determinato e compatto della minoranza del Pd, oppure questo governo non potrà più essere sostenuto. E quindi non si potrà più fare parte della maggioranza. Per essere più chiari, non sono mai stato così vicino a lasciare il Pd.   Potrebbe cambiare idea solo se la minoranza cambiasse passo. Esattamente. Bisogna dimostrare di essere pronti a rischiare tutto. E da qui a qualche giorno. Ma qualcosa si muove tra i dissidenti? No, siamo ancora al punto di dover capire cosa succederà il giorno dopo. Ma ora i nodi sono arrivati al pettine: nel Pd ormai si è rotto tutto.

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CivatiI DISSIDENTI DEM CONVERGONO SULLA VECCHIA LEGGE ELETTORALE PER FERMARE L’ITALICUM. MA HANNO BISOGNO DI ALLEATI.

L’ultima carta. Prima dell’apoteosi renziana e di una frattura dentro l’ex ditta: forse definitiva. Si chiama Mattarellum, la risorsa finale dei dissidenti dem per tentare di fermare l’Italicum “e rimettere assieme il Pd, proprio come ha fatto il presidente Mattarella da cui prende il nome”. Pensieri e parolediGiuseppeCivati,chechiama a raccolta le minoranze democratiche “perché ora più che mai o la va o la spacca per il Pd”.
MA IL DEPUTATO guarda anche altrove, in direzione Cinque Stelle. Perché come sempre conteranno i numeri, anche nella Camera dove l’otto aprile il ddl approderà in commissione, iniziando così l’iter verso quello che potrebbe essere il suo ultimo passaggio parlamentare. (altro…)

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CivatiAI FERRI CORTI.

Bologna – Lancia ultimatum, traccia programmi, chiama a raccolta per nuove adesioni. Ma alla fine, ancora una volta, rimanda a data da destinarsi il passo della rottura definitiva. Così Giuseppe Civati detto Pippo, il deputato della minoranza Pd, l’eterno dissidente tormentato dai mal di pancia, prepara il terreno per una nuova realtà di sinistra. Senza però spingersi oltre la teoria.   IERI, CIVATI HA CONVOCATO i suoi a Bologna per una sorta di contro Leopolda in salsa emiliana. Un summit che ufficialmente serviva per presentare il “Patto non del Nazareno”, un progetto di governo alternativo, ma che nei fatti si è tradotto nell’occasione per lanciare l’aut aut a Matteo Renzi. E il dubbio amletico “scissione sì, scissione no” alla fine si è risolto in un “scissione forse”. “Io dal Pd non me ne vado con infamia da scissionista, ma c’è un limite e se si vota a marzo con il programma del Jobs act e delle cose che dice, io non mi candido con quella roba lì”, ha detto in serata, al termine del suo discorso conclusivo.

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CivatiROMA – Pippo Civati è il punto di riferimento di tre dei 14 senatori autosospesi del Pd: Tocci, Ricchiuti e Casson. La minoranza di una minoranza. È convinto che nessuno uscirà dal gruppo del Pd, ma considera la questione tutt’altro che chiusa. «Quei senatori saranno chiamati a votare in aula. Non credo che Renzi li abbia messi nella migliore disposizione d’animo».
Il capogruppo del Pd Zanda ha annullato la riunione del gruppo fissata per stamattina. Considera il caso chiuso?
«Io temo di sì. Che ci sia una chiusura dei vertici del Pd è sicuro, c’è il tentativo di rivendicare una posizione molto dura. Ho cercato una mediazione prima dell’assemblea nazionale, ma non è andata a buon fine».
Cosa rimprovera al segretario? (altro…)

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CivatiEMENDAMENTO, ISPIRATO DALLE PROPOSTE DEL PM GRECO, PER INTRODURRE IL CARCERE FINO A 12 ANNI.

Il testo dell’emendamento che introduce il reato di autoriciclaggio è pronto. Nei prossimi giorni sarà presentato alla commissione Finanze della Camera, che da oggi comincia a esaminare il decreto governativo da convertire in legge sulla voluntary disclosure, cioè sulla collaborazione volontaria per far rientrare in Italia i capitali nascosti all’estero. L’emendamento è stato proposto dai due parlamentari del Pd Giuseppe Civati e Lucrezia Ricchiuti, con l’idea di farlo diventare proposta comune di tutto il partito: per unire alla norma che favorisce il rientro dei soldi in nero anche quella che punisce chi ricicla o reimpiega i soldi illeciti dei suoi delitti. Finora in Italia è punito soltanto chi ricicla denaro frutto di reati altrui. L’autoriciclaggio era stato inserito nel decreto del governo Letta e poi stralciato, con l’intenzione di inserirlo in un altro pacchetto normativo.  (altro…)

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Il reato di autoriciclaggio

UN EMENDAMENTO DI CIVATI PROVA A INTRODURRE IL REATO DECISIVO CONTRO GLI EVASORI CHE FAREBBE RECUPERARE UN TESORO. DA CHE PARTE STARÀ MATTEO?.

Il Parlamento si prepara a discutere l’introduzione di due norme che qualche soldo potrebbe farlo entrare nelle casse dello Stato, per realizzare le mirabolanti promesse annunciate da Matteo Renzi. La prima è quella sulla voluntary disclosure, cioè sulla collaborazione volontaria per far rientrare in Italia i capitali nascosti all’estero. La seconda è quella che introduce il reato di autoriciclaggio, cioè la possibilità di punire anche in Italia il riciclaggio di denaro di provenienza illecita, compiuto dalla stessa persona che ha ottenuto il denaro in maniera illecita. (altro…)

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CivatiCivati: “Decideremo domani, io mi sento già all’opposizione ma mi dispiacerebbe uscire dal partito”.

ROMA — Matteo Renzi legge la lista dei ministri del nuovo governo. Nome dopo nome, cresce la delusione di Pippo Civati. E si traduce in un’escalation di sms e insofferenza: «Dal rimpasto al rimpiastro ». Peggio: «Mi sembra un governo straordinario – digita – mi spiace solo che non ci sia Verdini… ». Fino all’ironica citazione delle recenti uscite pubbliche del nuovo premier. «Il rimpasto mi fa venire le bolle (cit.)».
Onorevole Civati, questo governo proprio non le piace?
«Ehm… (silenzio, ndr)».
Ecco la lista. È il momento di tirare le conclusioni.
«Dopo Gianni ed Enrico, direi che c’è il Matteo Letta…». (altro…)

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CivatiI paletti dei cuperliani: lavoro, unioni civili e stop al rigore Ue
Il centrosinistra.

ALTA tensione alla sinistra di Matteo Renzi. Mentre i leader salgono al Colle per le consultazioni, le minoranze dem fanno a gara per alzare l’asticella del nuovo governo. Mugugnano,  fissano condizioni, mettono nero su bianco proposte. Si preparano insomma a sfidare il segretario sul terreno delle riforme.

CON l’obiettivo di far pesare la folta pattuglia parlamentare e condizionare l’esecutivo. Nichi Vendola, invece, sbatte direttamente la porta in faccia al Pd, negando il consenso al sindaco fiorentino.
Il più duro di tutti è Pippo Civati. Il giovane deputato si infuria per le voci di trattative sotterranee fra Renzi e il ras berlusconiano Denis Verdini. Minaccia di non votare la fiducia. Sostiene che una dozzina di senatori sono in bilico – ma al momento ne risultano solo sei – e non esclude neanche la scissione: «Quasi quasi fondo il Nuovo Centro Sinistra». (altro…)

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CivatiPippo Civati è rimasto chiuso a lungo in una stanza del centro Frentani di Roma, quartier generale del suo comitato elettorale. Chiuso dietro una porta assieme ai suoi collaboratori in attesa del risultato definitivo delle primarie del Pd. Il risultato aveva già preso forma quando, dopo le 22, il Pierino democratico, un po’ scosso, ha deciso di aprire quella porta.
UN SILENZIO prolungato, quello di Civati, che la dice lunga sulla delusione per un risultato parecchio al di sotto delle aspettative e delle speranze. Nel pomeriggio di domenica, in un moto di entusiasmo, aveva confessato di sperare in un risultato al di sopra del 20%, di volersi lasciare alle spalle Gianni Cuperlo e arrivare secondo in questa folle corsa alla segreteria del Pd. Alla fine la dimensione romantica dell’armata artigianale e movimentista che lo ha accompagnato in questa avventura non è bastata a convincere l’elettorato democratico. (altro…)

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I risultatiHa “smacchiato” tutto oltre il 69% vota Renzi.

Grazie, grazie di cuore a tutto e a tutti”. Quando Matteo Renzi (abito scuro e cravatta viola) arriva, la musica è assordante, l’entusiasmo è alle stelle. “Commovente è dire poco”, dice lui. “Non lo avremmo mai detto caro Pippo che in solo tre anni la Leopolda sarebbe stata maggioranza del Pd”. Poi, “un grazie particolare a Gianni Cuperlo. Se c’è uno con cui voglio dialogare è lui”. E un messaggio che sa di risposta: “Non è la fine della sinistra, è la fine di un gruppo dirigente della sinistra”. Quindi: “Grazie alla mia famiglia”. E “grazie al mio staff, siete davvero pazzi”. Il primo messaggio politico è all’indirizzo di Grillo: “Gli italiani hanno risposto al disgusto con la giornata dell’insulto domenica scorsa. Questa domenica hanno reagito allo stesso disgusto nel segno della proposta”. (altro…)

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I votanti

Epifani: “Più siamo, più saranno forti partito e governo”. Polemica sui membri di diritto.

I seggi e le regole.

ROMA— Niente è scontato in questa domenica di primarie democratiche, a cominciare dalle file ai gazebo. Per i tre sfidanti alla segreteria del Pd – Matteo Renzi, Gianni Cuperlo, Pippo Civati – la prima scommessa è questa: risalire la china della disaffezione per la politica e per il Pd. Tanto che Guglielmo Epifani, il segretario uscente, lancia un ultimo invito: «Più siamo ad andare a votare e più si rafforza tutto il partito, non solo il nuovo segretario, ma anche chi sta al governo, gli stessi militanti saranno più forti». Non dice, Epifani, per chi voterà: «Lo farò sapere a urne chiuse».
I timori sulle primarie-flop vanno e vengono. I segnali però afferma il leader uscente – sono abbastanza buoni: «Incontro sempre più persone che assicurano di non mancare». Il ripensamento di Prodi – che tornerà da Mosca in tempo per andare ai gazebo nel giorno dell’Immacolata – si spera abbia un effetto traino. (altro…)

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PDI DEMOCRATICI E LA SCELTA DEL SEGRETARIO. RENZI FAVORITO. L’INCOGNITA PARTECIPAZIONE.

Arriveranno in due, mandati dal partito per vigilare sulle croci messe da chi sta in fila davanti ai gazebo. Lavoro titanico quello che li aspetta a Salerno, la città del congresso commissariato e del democratico acchiappavoti (e incarichi) Vincenzo De Luca. Tanto che, ironia del destino dei cognomi, per controllare la regolarità del possibile plebiscito (nei circoli Renzi fece quasi l’en plein) servirà la costanza di Francesca d’Ulisse e e la vista di Filippo Quattrocchi. A Enna, invece, nessun controllo ufficiale nel seggio che Mirello Crisafulli ha allestito niente meno che nella sua segreteria. Qui la macchina del consenso gira per Cuperlo e i sostenitori di Renzi minacciano di farsi giustizia da soli: “Non sarà lui – dice il deputato Davide Faraone – a decidere chi può partecipare al voto. Non siamo più disposti ad accettare un altro imbroglio: il Pd è della gente libera e non di uno solo. Oggi ad Enna o votano tutti o non vota nessuno”. (altro…)

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