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Posts Tagged ‘clan’

Ad Angelo Vassallo la parola eroe non sarebbe piaciuta. Perché gli eroi sono quelli che poi alla fine muoiono, e invece lui aveva una gran voglia di vivere. Per questo quando leggo “il sindaco eroe” penso a Vassallo e lo immagino incazzato.
Era un anno fa. Cinque settembre. Domenica. Ad Acciaroli, frazione di Pollica (Sa), una raffica di proiettili squarciò il silenzio di una serata di fine estate. Angelo Vassallo venne colpito in pieno. Stava tornando a casa. Il piombo lo sfigurò, gli sfondò il torace. Rimase immobile, lì, nella sua Audi. Dei killer si perse ogni traccia. E a dodici mesi da quell’omicidio i colpevoli non hanno ancora un nome. (altro…)

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“La strage in cui morì Borsellino non fu decisa e attuata solo dai clan. C’era dietro un’entità diversa da Cosa Nostra. Noi l’abbiamo sempre saputo”. Parla da una località segreta il pentito di mafia Vincenzo Calcara.

“Dietro la strage di via D’Amelio non c’è solo Cosa Nostra. C’è anche un’entità esterna alla mafia. E chi sa, oggi, non abbia più paura e parli: ci sono finalmente le condizioni perché si faccia chiarezza fino in fondo sull’attentato del ’92 costato la vita a Borsellino e ai cinque poliziotti della sua scorta”.

Vincenzo Calcara parla da una località del Nord Italia dove vive da ex collaboratore di giustizia. Nel ’91, da affiliato a Cosa nostra, guardò in faccia Paolo Borsellino nel carcere di Favignana e gli rivelò: “Dottore, dovevo ucciderla per ordine della famiglia mafiosa di Castelvetrano”. Calcara era un “soldato” del clan di Francesco Messina Denaro, il padre di Matteo, il super-latitante oggi al vertice di Cosa nostra e protagonista della stagione delle bombe del ’92-’93. Calcara decise di collaborare con la giustizia, chiedendo di parlare proprio con Borsellino, perché si rifiutò di ucciderlo in un attentato progettato dalla potente cosca legata al sanguinario Totò Riina e a Bernardo Provenzano.

Calcara oggi segue le evoluzioni delle indagini di Caltanissetta sulla strage Borsellino, delle inchieste di Palermo sul “patto” tra pezzi deviati dei servizi segreti e Cosa nostra negli anni delle stragi, quelle di Firenze sugli attentati del ’93. E spiega: “Io l’ho sempre detto, conoscevo i movimenti e i segreti della cosca di Castelvetrano: dietro la morte di Borsellino c’è una “entità” esterna che agisce e pilota Cosa nostra. Quando parlai per primo di una valigetta piena di soldi dei boss siciliani destinata allo Ior (la banca del Vaticano, ndr), o delle complicità e dei legami dei Messina Denaro, non mentivo. E’ stato tutto riscontrato nei processi”.

E oggi che Gaspare Spatuzza sta ricostruendo le verità nascoste sull’attentato a Borsellino, lei cosa pensa?
“Che lui e anche il pentito Nino Giuffrè dicono le mie stesse parole. Se gli inquirenti mi chiamassero, ripeterei loro che non c’è solo Cosa nostra dietro l’attentato a Borsellino, che Cosa nostra da sola sarebbe vulnerabile. Ecco perché parlo di quelle “entità” esterne che fanno diventare Cosa nostra così forte”. (altro…)

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