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Posts Tagged ‘Claudio Tito’

In complesso i vertici devono versare 910 mila euro. Per Pierluigi Boschi 40 mila euro. Ammende ridotte, ma tutti gli illeciti vengono confermati.

HANNO nascosto la grave situazione finanziaria della banca e non hanno informato correttamente i clienti interessati ad acquistare le loro obbligazioni del livello altissimo di rischio che avrebbero dovuto affrontare. Sono queste in sintesi le motivazioni con cui la Consob assesta la prima stangata all’intero ex Consiglio di amministrazione di Banca Etruria che tra il 2012 e il 2014 ha messo in vendita una serie di bond che si sono poi rivelati ‘’tossici’’.

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le campagneIl retroscena.

Il capo della campagna Usa 2012 ha incontrato il premier a Roma mercoledì scorso Contratto da 100 mila euro, lavorerà anche per le elezioni.

ROMA – «Le migliori soluzioni si basano sui migliori dati». Nell’homepage del suo sito, questo è uno degli slogan che usa. Ma non è solo un motto. I “Big data” sono il metodo di Jim Messina, capo della campagna elettorale di Obama nel 2012. Quella che ha portato alla rielezione del presidente americano. Un curriculum lungo. Con consulenze ad alcuni degli attuali leader mondiali. Dall’attuale inquilino della Casa Bianca, appunto, al premier britannico David Cameron.

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Le tappeIl governo

Lettera di Bruxelles contro il gruppo siderurgico. L’ipotesi di appellarsi ai giudici di Lussemburgo anche su Tercas e decreto salva-banche. Sullo sfondo la lotta sul deficit al 2,4%.

ROMA – Ormai lo scontro è totale. E non riguarda un solo settore. Lo spettro della conflittualità si è allargato a 360 gradi. Ma adesso ci sono tre fronti su cui ogni miccia è stata accesa. Si tratta delle banche, dell’Ilva e del deficit italiano. Sono le tre partite su cui si giocano i rapporti futuri tra il governo di Renzi e la commissione europea. Tra il premier e la Merkel.
La linea rossa tra Bruxelles e Roma è dunque diventata improvvisamente incandescente. E negli ultimi giorni i rapporti sono addirittura peggiorati.

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IL RETROSCENA
ROMA  – Un complotto non riuscito. Un tentativo di indebolire il Papa e bloccare gli sforzi innovativi del Sinodo. Un’operazione fallita per provare a tenere una sorta di referendum sul Pontefice argentino. Chiusi i lavori dei padri sinodali, le persone più vicine a Francesco tracciano un primo bilancio di quel che è avvenuto nelle ultime tre settimane. E nel quadro, nonostante l’esito finale che il Santo Padre considera sufficientemente positivo, non mancano le pennellate con le tinte più oscure. «Ora però — spiega chi ha consuetudine con le stanze più riservate del Vaticano — si apre la fase due».

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CI SONO alcune domande che la sinistra italiana non si pone mai: fin dove può arrivare la discussione interna? Qual è il punto finale dello scontro intestino?

SI PUÒ sistematicamente mettere in gioco la permanenza stessa in quella comunità o la vita del governo di cui si fa parte? Il virus che porta alle scissioni e a colpire il leader del momento non riesce proprio ad essere eliminato. Il Partito Democratico sta davvero diventando una sorta di grande incubatore di questo agente patogeno. Il voto in dissenso, ormai, è una costante dei suoi gruppi parlamentari. È accaduto di recente sulla riforma della governance Rai, in precedenza si è verificato sulla cosiddetta “buona scuola”. Tutte le premesse fanno pensare che anche in autunno un gruppo di senatori dem non sosterrà la riforma costituzionale.

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Berlusconi“Votando insieme per la riforma della Costituzione è giusto scegliere insieme anche il capo dello Stato”.
«IL PROBLEMA non sono le radici politiche. Ma che sia un presidente della Repubblica equilibrato, un garante ». Niente pregiudiziali, nemmeno nei confronti di un rappresentante del Pd. O di quella area.
Silvio Berlusconi cambia lo schema di gioco. Ogni volta che negli ultimi venti anni si è eletto il capo dello Stato, il paletto piantato con forza è stato sempre lo stesso: non uno di sinistra. Adesso la tattica viene rivoluzionata. È pronto a «concorrere » anche per la scelta di un Democratico. Purché capace di essere «garante di tutti». Una svolta in grado di cambiare marcia al dibattito in corso sul successore di Giorgio Napolitano.
L’attuale presidente della Repubblica, infatti, non ha ancora rassegnato le dimissioni, ma giovedì scorso ha confermato che il giorno dell’addio è ormai «imminente ». Il suo secondo mandato con ogni probabilità terminerà a metà gennaio. E le prime votazioni per il nuovo capo dello Stato non ci saranno prima della fine di gennaio. Eppure, nonostante manchi più di un mese a quell’appuntamento, la grande corsa verso il Quirinale è già partita. Una “maratona” con tanti candidati e soprattutto una quantità enorme di punti interrogativi. Il leader di Forza Italia, allora, vuole sgombrare il campo da alcuni di questi. E dai dubbi che ruotano intorno alla linea che seguirà il suo partito.
Come spesso capita da quasi un anno a questa parte, da quando cioè ha cominciato a scontare la sua condanna dopo la sentenza del processo Mediaset, l’ex Cavaliere è rimasto per tutta la domenica a Villa San Martino, ad Arcore. Impegnato nella registrazione di un video che sarà trasmesso per Natale nei club di Forza Italia.
Il tono della voce è basso. La condizione di affidato ai servizi sociali ha avuto un evidente effetto sul suo umore. «Tutti mi chiedono come sto. E come vogliono che stia? In libertà condizionata », ammette senza troppi giri di parole. «Anche se tra poco finirà». «Fino ad allora preferirei non fare interviste, non voglio parlare. Ho evitato di espormi, non ce n’è bisogno».
Capisco, però ormai tutti sono concentrati sulla presidenza della Repubblica. Ne discutono tutti, è uno spartiacque di questa legislatura. La gara per salire sul Colle è iniziata. Lei avrà delle preferenze?
Si ferma un attimo. Sembra quasi che non voglia rispondere. Ma poi si lascia andare. «Guardi, nei giorni scorsi mi hanno anche attribuito l’indicazione di Giuliano Amato. Ma non è vero. Io ho tracciato un identikit. Ho sempre pensato e ancora penso che il presidente della Repubblica debba essere una persona equilibrata, seria, competente e che non stia da una parte sola».
Ritiene che questo identikit si attagli su qualcuno?
«Qualunque cosa io dica, verrebbe interpretata come il tentativo di bruciare questo o quel candidato. E io non voglio bruciare nessuno. Non intendo fare liste prima che l’argomento debba essere affrontato ufficialmente ».
Il punto, però, è se lei e il suo partito sarete della partita oppure no.
«Ecco, di questo sono sicuro. Ossia, sono sicuro che dobbiamo concorrere all’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Del resto, è una logica conseguenza ».
Una logica conseguenza di cosa?
«È una logica conseguenza del fatto che noi stiamo partecipando all’approvazione delle riforme. Noi non ci sottrarremo né sulle modifiche alla Costituzione né sulla nuova legge elettorale. Quindi pensiamo di poter contribuire anche sul capo dello Stato».
Fa parte dunque del patto del Nazareno?
«No, non ne fa parte. Dico solo che votando insieme la nuova Costituzione, si può votare insieme anche per il Quirinale».
Ne ha già parlato con Renzi?
«No. Ma vedo che il presidente del consiglio continua a dire che il successore di Napolitano va scelto con il concorso di tutti. Con il concorso nostro, della Lega, del Movimento 5Stelle. È giusto così, siamo d’accordo».
Anche i grillini?
«Lo dice Renzi. Per quanto ci riguarda, comunque, il discorso è semplice: per eleggere il presidente della Repubblica c’è bisogno di un certo numero di voti. Noi in Parlamento abbiamo circa 150 “grandi elettori”. Vogliamo concorrere. Non c’è niente di diverso da questo. La mia posizione è assolutamente in linea con quello che serve».
Lei dice che Forza Italia ha 150 tra parlamentari e rappresentanti delle regioni. Però il Pd ne ha oltre 450. È probabile che tocchi a democratici indicare un nome.
«Vedremo cosa accadrà. Vedremo se e cosa il leader dei democratici ci dirà».
Ma sarebbe un problema per lei se il candidato fosse espressione di quel partito o di quell’area?
«Noi guardiamo alla persona. Non ha importanza se è di quella parte o di quell’altra. Non va giudicata dal fatto se ha radici in un’area o in un’altra. Si deve trattare di una persona seria, accettata da tutti. Deve essere un garante per tutti quanti. Che svolga il suo ruolo di garanzia nei confronti di ognuno e non di una sola parte. Solo questo, punto e basta».
Ed è sicuro di portare con se l’intera dote dei 150 “grandi elettori” di Forza Italia? Nel suo partito sembra esserci un bel po’ di confusione.
«Non mi pare che ci siano divisioni. Ne sono certo e poi tra un po’ spero di tornare in pista».
Perché dice “spero”?
«Perché i magistrati devono decidere se applicare lo sconto dei 45 giorni ogni sei mesi di pena ».
Ha dei dubbi?
«Io no. La mia buona condotta non è in discussione. Sono stato assolutamente ligio alle direttive. Non sono mai mancato un giorno nell’espletamento del mio servizio sociale. E lì, alla Sacra famiglia sono proprio contenti di quel che ho fatto. Nessuno si è lamentato, anzi sono sistematicamente apprezzato. Quindi spero a febbraio di poter tornare in pista. Ora devo salutarla. E non mi faccia dire niente ».
Da La repubblica del 22/12/2014.

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La riforma elettoraleDopo le elezioni regionali Berlusconi non garantisce la tenuta Contatti con il premier. Ritorna l’ipotesi del voto anticipato.
ROMA – «Io mi sono stancato di trattare. Di farlo con tutti. Così diventa una palude». Ci può essere già una prima vittima, al momento invisibile e non dichiarata ufficialmente, di questo terremoto elettorale che ha avuto il suo epicentro in Emilia Romagna. È il patto del Nazareno. L’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sulle riforme. Sull’Italicum e sull’abolizione del Senato. Nessuno lo dice apertamente, ma le sue fondamenta rischiano di sbriciolarsi. La sostanziale implosione di Forza Italia sta infatti mettendo all’angolo la sostanza e la tempistica di quell’accordo. La disaffezione mostrata dalla tradizionale base del consenso Pd non aiuta certo a puntellare un edificio che già scricchiolava. Aprendo così uno scenario che in questa fase sembrava accantonato: le elezioni anticipate.

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PD

Alfano: proponiamo un contratto di governo solo per un anno
La maggioranza.

MA NON accetta l’idea che l’esecutivo possa diventare un monocolore democratico. Anche il vicepremier propone un patto per il 2014 per poi tornare alle urne nel 2015. Ma avverte il probabile segretario del Pd: «Non abbiamo paura di andare a votare anche prima. Decida lui se assumersi la responsabilità di far cadere il presidente del consiglio del suo
partito».
Renzi ha detto che lei si deve adeguare perché ha trenta deputati e il Pd trecento. Si è offeso?
«A parte che dice numeri sbagliati, comunque no, non mi sono offeso. È un contrasto politico in cui lui gioca una partita abbastanza chiara». (altro…)

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RuiniMonsignor Fisichella e la regia di Ruini
Il retroscena.

NESSUNO del Pd. Ed è proprio lì che è maturata la scelta di arrivare alla frattura dentro il Pdl: gli alfaniani da una parte e i berlusconiani dall’altra. «I cattolici da una parte, i laici dall’altra», ripetevano.
A organizzare le riunioni era Monsignor Fisichella, ex cappellano di Montecitorio ed ora titolare del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Gli ospiti erano stabilmente tre membri del governo Letta: i due pidiellini Angelino Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello; e l’ex montiano Mario Mauro. In almeno una occasione si è unito anche il vicepresidente del consiglio Angelino Alfano. (altro…)

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LA POLITICA non sempre è fatta di razionalità, lucidità e calcolo. Le emozioni, i sentimenti, anche quelli incontrollabili, a volte condizionano le scelte. Oppure le determinano.

Un esempio lo ha fornito ieri il centrodestra. L’idea di far dimettere tutti i parlamentari del Pdl – o Forza Italia – risponde ad un solo stato d’animo: la disperazione. I racconti che quasi tutti gli esponenti berlusconiani fanno del loro leader, sono su questo punto assolutamente convergenti. Il Cavaliere si sente sull’orlo del precipizio per l’avvicinarsi della decadenza e per la paura che, senza le protezioni del suo mandato parlamentare, possa essere raggiunto da richieste di custodia cautelare a causa dei processi in cui è coinvolto. (altro…)

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Le tappeCommutare solo l’interdizione il piano-salvezza di Berlusconi cerca un varco al Quirinale
La Giunta dovrebbe frenare. Gelo di Napolitano e Pd
Gli scenari

Pressing sul Colle per far commutare solo la pena accessoria.

COMMUTARE solo la pena accessoria. Ossia, solo l’interdizione dai pubblici uffici. È questa la carta segreta che gli uomini di Silvio Berlusconi vogliono giocare in queste ore. Il Cavaliere, impressionato anche dagli effetti rovinosi di una crisi (per ora solo minacciata) sui titoli delle sue aziende quotate in Borsa, ha dato carta bianca a Gianni Letta per verificare se questa strada sia concretamente praticabile. La “mission” però è piuttosto complicata. E sta irritando il Quirinale.

CHE già prima di Ferragosto aveva avvertito esplicitamente che non avrebbe più tollerato forme di pressione su qualsiasi tipo di atto di clemenza.
L’operazione infatti consiste non solo nel convincere Napolitano a garantire con quest’ultimo stratagemma “l’agibilità politica” del leader del centrodestra, ma anche nel persuadere Palazzo Chigi e soprattutto il Pd a prendere un po’ di tempo.
E già, perchè per attivare questo «nuovo meccanismo» — che verrebbe avviato con una richiesta formale degli avvocati di Arcore — bisognerebbe aspettare che la Corte d’appello di Milano emetta la sua decisione proprio sull’interdizione. (altro…)

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IL PDL agita la bandiera della “agibilità politica” del suo leader. Ma è un terreno scivoloso. Contestarne l’assenza comporta dei rischi. Quando un’importante forza politica mette in campo questo concetto, dovrebbe essere consapevole del fatto che muove un’accusa precisa e grave.

È come se dicesse: nel nostro Paese non c’è democrazia, non è permesso a tutti e a tutti i partiti di svolgere la propria attività. È come se rimproverasse la classe dirigente attuale, il governo, le massime istituzioni di muoversi lungo un percorso antidemocratico. È questa la situazione che si vive in Italia?
No, non è e non può essere questa. A parte una evidente contraddizione, visto che l’attuale esecutivo è sostenuto da una maggioranza di cui fa parte anche il Popolo delle libertà, la condanna di Silvio Berlusconi non ha nulla a che vedere con la tenuta del nostro sistema né con l’agibilità politica di un leader che ha personalmente guidato il Paese per una decina degli ultimi 19 anni e che nello stesso periodo ha influenzato la vita complessiva del paese, sul piano politico e culturale, in maniera determinante. (altro…)

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La giornata più lunga di Berlusconi “Bisogna bloccare la sentenza ma non farò cadere il governo”.
Letta ricuce con il Pdl: mai però un intervento sui processi.
Lo scontro.

«BISOGNEREBBE trovare una soluzione per rinviare questa maledetta sentenza. Un modo per farla slittare ci sarà pure. Perché io non ho più voglia di fare una campagna elettorale. Non so se mi va di far cadere il governo e ricominciare tutto daccapo». La tensione nel Pdl è alle stelle. Il centrodestra è sull’orlo di una crisi di nervi. E anche sul ciglio di una spaccatura che potrebbe segnarne la fine.

CON i “falchi” da una parte e le “colombe” dall’altra. Con Silvio Berlusconi che si sente chiuso in un cul de sac. Senza via d’uscita. Alla ricerca di un «escamotage» che gli permetta di non sentirsi definitivamente in trappola. (altro…)

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SILVIO Berlusconi è sempre in campagna elettorale. O almeno ne prepara sempre una. Anche quando non si vota. È quello che gli riesce meglio. Questo governo, del resto, certo non potrà durare cinque anni. Come ha detto il presidente della Repubblica, nasce su una alleanza fisiologicamente «a termine ». E il capo del centrodestra si premunisce. Pur appoggiando questo esecutivo, ha bisogno di prenderne le distanze.

Trattarlo di fatto da “governo amico”. Attacca l’Unione europea, i trattati economici che sono alla base dell’Ue per prendere di mira Palazzo Chigi. Il Cavaliere non muove le sue pedine sulla base di un interesse nazionale. Il suo orizzonte si limita quasi sempre ai confini più o meno angusti del suo tornaconto. In questo caso politico. (altro…)

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I precedentiControllare la Giunta per le autorizzazioni per bloccare l’interdizione.

DOVRÀ pronunciarsi sulla conferma o meno della pena a quattro anni di reclusione e sull’interdizione dai pubblici uffici. Con conseguente decadenza (potenziale) dal mandato parlamentare. Ossia, l’addio al Senato e alla politica attiva.
Un’ipotesi con cui il Cavaliere e l’intero stato maggiore del Pdl hanno già iniziato a fare i conti. Mettendo a punto le possibili contromosse. O meglio, la “possibile contromossa”. E già, perché nel fortino di Arcore ormai non si parla d’altro. Mettendo nel conto le opzioni più radicali. Compresa la crisi di governo. Da provocare non ora, ma quando e soprattutto se i “messaggeri” dell’ex premier avranno maturato la convinzione che la Cassazione non offre «chances positive».
Il “Piano B” di Berlusconi è dunque pronto. Poggia su tre pilastri: il mantenimento dell’attuale legge elettorale – il Porcellum – il ricorso alle elezioni anticipate e il conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale. «È chiaro – va ripetendo il capo del centrodestra – che io non mi faccio incastrare dalle bugie di quei magistrati. Come ho detto a Brescia, “io ci sono e ci sarò”. Se fosse per me, il governo Letta potrebbe durare anche tutta la legislatura, ma se la Cassazione…».
L’ex presidente del consiglio lo considera un extrema ratio, eppure ha messo a punto il suo “disegno” in quasi tutti i suoi aspetti e passaggi. Il punto di riferimento è costituito dai regolamenti parlamentari in vigore a Palazzo Madama e alla Camera. Perché? Basta leggere l’articolo 66 della Costituzione: «Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità». (altro…)

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IN QUESTA difficile crisi politica giocata quasi integralmente sul ruolo del presidente della Repubblica Napolitano e sul possibile incarico al segretario del Pd Bersani di formare il governo, c’è un convitato di pietra con cui tutti sono costretti a fare i conti. Ossia Silvio Berlusconi. Il leader del Pdl al momento non è seduto intorno al tavolo che dovrà decidere le sorti del futuro esecutivo e di questa zoppicante legislatura. Eppure la sua ombra si sta già stendendo sulle soluzioni più nefaste. L’ex premier ha rappresentato un vero e proprio tappo che ha impedito per vent’anni il rinnovamento e il cambiamento della politica, a destra e a sinistra. (altro…)

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C’È UN piano in tre mosse nell’agenda di Silvio Berlusconi. Un disegno per rimettersi in gioco nella prossima legislatura, riconquistare un ruolo e puntare dritto su una sorta di “salvacondotto giudiziario”. Un progetto con tre step: scommettere sul pareggio al Senato, provare ad aprire il dialogo con il centrosinistra e tentare di concordare il nuovo presidente della Repubblica. Obiettivo: un “Grande Patto” che gestisca i prossimi cinque anni. «Ma – va ripetendo il Cavaliere – dobbiamo trovare un interlocutore nel Pd». Quell’interlocutore in realtà ancora non c’è. La proposta, però, è ormai sul tavolo al primo piano di Palazzo Grazioli. (altro…)

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La trama segreta di Mario “Fermiamo la Lega al Pirellone e al Senato mi serve il pareggio” Le garanzie sul caso Albertini. Pierluigi non si fida.

«ALBERTINI sarà capolista al Senato solo se si candida anche per la Regione». I due non si parlano più da qualche settimana. Dopo tredici mesi di cordialità e reciproco affidamento, la campagna elettorale ha trasformato Mario Monti e Pierluigi Bersani in due “sfidanti”. Incapaci di interloquire. Ma questa volta il presidente del Consiglio un messaggio al suo “ex alleato preferito” l’ha dovuto spedire. Il “caso Lombardia”, infatti, si sta innescando come una bomba a tempo. NON un semplice “casus belli” ma la vera partita su cui si gioca il futuro della prossima legislatura. Che riguarda il successore di Formigoni ma soprattutto la maggioranza che si formerà a Palazzo Madama. (altro…)

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CHI GIOCA ALLO SFASCIO. 

Saltano le trattative, ma il Quirinale non si arrende.

MENTRE il Paese sembra lentamente uscire dalle secche in cui era stato trascinato in questi anni dal centrodestra, Silvio Berlusconi sta ormai facendo di tutto per riportare indietro le lancette dell’orologio politico e istituzionale.
Aver bloccato l’accordo sulla riforma elettorale, equivale infatti a congelare l’attuale sistema dei partiti. Il leader del Pdl ha bisogno proprio della peggiore legge elettorale, il Porcellum, per tentare di conservare un ruolo nel prossimo Parlamento. È pronto anche a digerire il consistente premio di maggioranza a favore del Pd pur di mantenere le liste bloccate. (altro…)

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«NOI dobbiamo lasciare il Paese in ordine e consentire a chi verrà dopo di proseguire nell’opera di risanamento». Prima delle brevi vacanze che si è imposto e che ha imposto ai suoi ministri, Mario Monti ha voluto fare un rapido giro di consultazioni con i leader della sua “strana maggioranza” e con i vertici istituzionali: il capo dello Stato Napolitano e i presidenti di Senato e Camera Renato Schifani e Gianfranco Fini.
E con tutti Monti ha ripetuto come un mantra quello che considera l’obiettivo primario dell’esecutivo: rimettere in ordine i conti pubblici italiani e rivitalizzare un’economia boccheggiante. Ma quella tornata di incontri e telefonate ha prodotto una novità insperata: è ricomparso a palazzo Chigi un dossier che appariva sempre più sfocato nell’orizzonte visibile della politica italiana. (altro…)

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