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Posts Tagged ‘conflitto d’interessi’

Art. 35 del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, che, al 3° comma:

L’esercizio dell’azione sociale di responsabilità e di quella dei creditori sociali contro i membri degli organi amministrativi e di controllo e il direttore generale, dell’azione contro il soggetto incaricato della revisione legale dei conti, nonché dell’azione del creditore sociale contro la società o l’ente che esercita l’attività di direzione e coordinamento spetta ai commissari speciali sentito il comitato di sorveglianza, previa autorizzazione della Banca d’Italia”.

Sono queste le righe del DL sul Bail in, dove viene fuori il probabile conflitto di interesse (tra il ministro e l’ex vicepresidente di una banca): probabile perché in Italia come al solito tutte le leggi sono scritte per essere interpretate in modo diverso.
Come le opportunità politiche per cui Lupi si dimette, Marino va a casa, mentre invece quelle contro il ministro Boschi sono solo diffamazioni.

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etruria

Ho capito una cosa: che quando si parla di conflitto di interessi e di libertà di stampa (quella che si permette di criticare), non c’è molta differenza tra renziani e berlusconiani.

L’articolo di Stefano Feltri e Carlo di Foggia sul Fatto Quotidiano (ormai ribattezzato fango quotidiano” per i leopoldini) sulla storia della banca Etruria e sui conflitti di interesse

“Quando la Banca d’Italia commissaria la Popolare dell’Etruria, nel febbraio 2015, della banca non è rimasto praticamente nulla, come ha rivelato Giorgio Meletti sul Fatto : il Common Equity Tier 1, indicatore di solidità patrimoniale, è allo 0,66 per cento invece che all’8-9 per cento considerato ottimale. Boschi fa parte di quella “commissione consiliare informale”che, secondo l’accusa di Bankitalia, prende le decisioni vere sulla banca, poi solo ratificate in cda. La vigilanza di via Nazionale riscontra 198 operazioni per 185 milioni di euro deliberate dagli amministratori in conflitto di interesse.

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Proposta di legge

Forse non tutti sanno che il 27 maggio 2013 (oltre un anno fa) il M5S ha depositato alla Camera la famosa legge sul conflitto di interessi che manca in questo paese. Una legge che manca non perché Berlusconi si è fatto i propri interessi (cosa deprecabile ma comprensibile dal suo punto di vista) ma perché è stato il centro sinistra a non volerla. Oggi il PD, assieme a noi, ha i voti per approvarla domani mattina. Una legge che sembrava fondamentale qualche anno fa ricordate? Ricordate i girotondi, le manifestazioni, le promesse veltroniane, dalemiane, fassiniane? Il centro-sinistra in TV parlava ogni istante del conflitto di interessi “se andremo al governo la faremo approvare!”. Quanta falsità.

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MarcegagliaCONFLITTO D’INTERESSI.

Il conflitto di interessi non è stato ancora rottamato e, a giudicare dalle mosse di Matteo Renzi, mai lo sarà. La scena dell’altroieri al ministero dello Sviluppo economico, dove Emma Marcegaglia, noncurante della nomina alla presidenza dell’Eni, si è seduta, per conto della famiglia, al tavolo sulla siderurgia, è riassuntiva di un’Italia che non cambia verso per niente. La ex presidente di Confindustria era stata già avvertita del possibile conflitto tra gli affari della Marcegaglia Spa e quelli nell’energia da parte dell’Eni. E aveva assicurato, dimettendosi dalle cariche di famiglia, che sarebbe stata inappuntabile. Eppure, eccola lì, senza remore, a discutere di come formare una cordata di imprenditori per rilevare l’Ilva di Taranto.   (altro…)

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interessi_silvio“LA LEGGE SUL CONFLITTO di interessi la fa Forza Italia, grazie al Pd di Renzie”. Lo scrive il gruppo del M5S alla Camera sul blog di Beppe Grillo lanciando l’hashtag “Glielo chiede Silvio” e la spiegazione: “Questa settimana prende avvio in commissione Affari costituzionali la discussione sulla legge sul conflitto d’interessi. E il Pd, ancora una volta, lascia la materia in mano a Silvio Berlusconi. Il relatore del provvedimento, che unisce diverse proposte di legge, fra le quali quella del Mo-Vimento è infatti il forzista Francesco Paolo Sisto, presidente della Commissione”. “Il Pd – questa la conclusione del post – ha già deciso di appaltarla a Forza Italia, facendola affossare ancora una volta, in nome delle larghe intese. Berlusconi, e tutti i grandi potentati di questo Paese, ringraziano”. (altro…)

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Bonsai

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ALLA vigilia di un’elezione politica, la vendita di qualsiasi giornale – anche regionale o di provincia – susciterebbe sospetti e polemiche.
Figuriamoci quella di una rete tv come La 7 che aspira a rappresentare un “terzo polo” fra due colossi come la Rai e Mediaset. E oggettivamente non c’è dubbio che di una procedura accelerata si tratti, nella logica frettolosa del fatto compiuto che ha distorto nel corso degli anni il mercato televisivo italiano.
Basterebbe già questa coincidenza temporale per avanzare legittime riserve sulla decisione con cui il Cda di Telecom ha dato il via libera a una “trattativa in esclusiva” con l’editore Urbano Cairo. (altro…)

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PIÙ che una “manifestazione di interesse” sarebbe un’ennesima manifestazione di conflitto di interessi. La disponibilità di Mediaset ad acquisire Telecom Italia Media, che controlla La7 e Mtv, dimostra che la tv generalista non è superata. Sbaglia chi la ritiene ormai finita a vantaggio di Internet e degli altri nuovi media. Questa è invece l’ultima roccaforte di un potere in declino, la piattaforma ideologica su cui s’è fondato il regime televisivo che ha dominato l’Italia nell’ultimo infausto ventennio. Si tratta, verosimilmente, di un fuoco di sbarramento che ha un duplice obiettivo: da una parte, eliminare un pericoloso competitor sul mercato degli ascolti televisivi e della raccolta pubblicitaria; dall’altra, soffocare un terzo polo tv capace di fare opinione e influire sulle scelte elettorali. È, quindi, ancora una volta un problema di concentrazione, di pluralismo e di libera concorrenza. Una questione politica e nello stesso tempo economica. (altro…)

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Toh, Mediaset vuole comprarsi La7 da Telecom Italia Media. Direttamente o tramite una testa di legno. Chi l’avrebbe mai detto. Alla vigilia della campagna elettorale in cui si gioca tutto come nel ’94, B. vorrebbe neutralizzare la riserva indiana in cui si sono rifugiati gli artisti e i giornalisti cacciati da Mediaset e Rai. Ma sarebbe una notizia se non volesse farlo: vorrebbe dire che non è più lui. Invece è sempre lui, dunque non c’è notizia. Infatti gli unici a stupirsene sono quelli che lo davano per morto, anzi trovavano comodo darlo per morto. Per rimuovere il problema, evitare esami di coscienza e nascondere un fatto imbarazzante: cioè che da nove mesi governano con lui. Stiamo parlando del Pd, dell’Udc, dei fan acritici del governo Monti e dei loro house organ. Avete mai sentito le parole “antitrust” e “conflitto d’interessi” nelle bocche capienti di Bersani, Renzi (il suo spin doctor è Giorgio Gori e ci siamo capiti), Casini, ma pure Vendola? Le avete più lette su Corriere, Stampa, Repubblica, Unità? Nominarle significa infrangere un tabù, agitare il drappo rosso dinanzi al Caimano, rinfocolare l’antiberlusconismo (non sia mai), turbare la quiete dei tecnici. E resuscitare vecchi interrogativi che è meglio lasciar sepolti: perché il centrosinistra nel biennio 2006-2008 e il governo tecnico da novembre a oggi non han neppure tentato di riformare la legge Gasparri? Troppo pericoloso, meglio lasciar perdere. L’ultimo a parlarne, a parte noi del Fatto e il solito Di Pietro, fu Beppe Grillo nel V-Day del 2008, quando lanciò un referendum (poi bocciato dalla Cassazione) contro la Gasparri: il solito populista antipolitico che fa il gioco della destra. (altro…)

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Berlusconi subisce la cacciata di Minzolini dal TgUno ma ottiene la nomina di Maccari(Pdl) ad interim ma solo per un mese. Cambiano i governi, ma nulla cambia nel sistema di potere tv.

C’è sempre nebbia sul Tg1. Non si capisce mai la notizia. No, non è la rimozione coatta di Augusto Minzolini, rinviato a giudizio per peculato. No, non è il successore scelto, il grigio Alberto Maccari (quota Pdl), ex vicedirettore vicario di Clemente Mimun. La notizia è un ritorno atteso: il Tg1 è ancora telecomandato dal Cavaliere. È ancora affare suo, di Silvio Berlusconi.

I vertici Rai cedono al ricatto del centrodestra: il sacrificio di Minzolini, attore protagonista, vale la nomina di una comparsa affidabile. E dunque, preoccupata di perdere la poltrona, il dg Lorenza Lei propone un interim di 50 giorni per Alberto Maccari, già direttore dei telegiornali regionali, in pensione dal prossimo 4 gennaio. Sempre attenta a leggi, commi e regole , il direttore generale ignora una delibera di pochi mesi fa: è vietato prorogare il servizio ai pensionati. La promozione di Maccari, soluzione per prendere e perdere tempo, riesce a sedare i bollenti spiriti dei berlusconiani. (altro…)

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Il direttore del Tg1, sotto inchiesta per le spese fuori controllo a carico della Rai, spiega che alla Stampa lasciava conti ben più salati. Ma ormai pare averlo mollato anche il direttore Masi. E passata la par condicio, il premier ricomincia a dilagare.

“Altro che megafono, io sono un eroe”. Augusto Minzolini non delude mai. Quando non si dedica ai suoi ormai celebri editoriali dalla finestra del Tg1, rilascia interviste a Il Giornale in cui dà il meglio di sé. Il “rapace del Transatlantico”, come lo chiama l’intervistatrice, non ci sta a passare per “fazioso” e all’accusa di essere, come dice di Pietro, “l’Emilio Fede della Rai” rilancia: “Ah, giusto. Perché per loro pluralismo dell’informazione significa che c’è una scaletta di notizie che dai grandi quotidiani arriva ai telegiornali. Non vogliono giornalisti, ma megafoni». (altro…)

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“Il Capo ci ha convocato” Mimun, Deborah e gli altri così operava la struttura Delta .  Il premier e i Tg nelle telefonate della Bergamini .  Ieri ho chiamato il dottore per un problema sul contratto di Vespa: mi ha detto che noi dobbiamo vederci. Qualcuno ha sentito il capo, qualcuno ha avuto il coraggio? Decidiamo una roba, perché tra poco ci friggono.

MILANO – Opera nell´ombra, senza farsi vedere. Funziona così, per usare le parole di Joseph Conrad, la Struttura Delta. Forse esiste anche oggi in Rai, ma nel 2005 i vertici erano Alessio Gorla, Gianfranco Comanducci, Clemente Mimun, Fabrizio Del Noce e Deborah Bergamini, come testimoniano le intercettazioni del processo Hdc, la società fallita di Luigi Crespi. (altro…)

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Il 2 dicembre 2010 conferenza stampa del Popolo Viola presso la sala stampa della Camera, palazzo Marini ore 10. Nell’occasione.  Il Popolo Viola presenterà la struttura della prima convention fissata per il 5 dicembre a Roma al teatro Vittoria ore 9.30, sempre il 2 dicembre nel corso della conferenza stampa illustreremo i primi dati di un sondaggio commissionato ad un’importante società sull’anatomia del movimento, composizione sociale e politica dei propri sostenitori, dati che saranno divulgati completamente durante la convention. I temi cardine sono la legge elettorale, il conflitto d’interessi cui si sono aggiunti tramite sondaggio tra i propri iscritti il lavoro, la scuola, l’informazione e il web. Sempre in occasione della conferenza stampa verranno indicati sia i nomi dei relatori che delle personalità che quel giorno desiderano manifestare la loro vicinanza agli scopi che da sempre il Popolo Viola si propone e un tributo a Mario Monicelli, vicino al popolo viola sin dal No-B-Day.

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