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Posts Tagged ‘consumi’

Incentivare i consumi senza ritornare nella logica perversa del consumismo», suggerisce monsignor Bagnasco, che non presiede la Confcommercio ma il Consiglio episcopale. Il timore, però, è che la «logica perversa dei consumi» sia tutt’uno con l’ossessione di «incentivarli», secondo il mito della Crescita Obbligatoria che ha il piccolo difetto di essere irrealizzabile (e di conseguenza: irrealizzato). Si attende da tempo — diciamo: almeno dall’esplodere della crisi nel 2008 — la prima voce autorevole che abbia il coraggio di dirci che no, i consumi non torneranno MAI a crescere tanto quanto servirebbe a risanare i nostri conti, quelli privati e quelli pubblici.

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L'inflazione

Consumi fermi, inflazione allo 0,7%. Disoccupati, nuovi record
La crisi.

ROMA— Meno lavoro e prezzi più bassi: la disoccupazione continua ad aumentare, raggiungendo fra i giovani picchi mai visti, e il costo della vita rallenta. Anzi, fra agosto e settembre, i prezzi al consumo sono addirittura diminuiti (meno 0,3 per cento) dimostrando che, al di là degli annunci, nell’economia reale non si vedono segnali di ripresa. Al contrario, si rischia di restare impigliati nella spirale della deflazione: si spende di meno, i listini scendono, ma la domanda continua a calare in attesa di prezzi ancora più bassi. L’esatto contrario di quanto serve al rilancio di un’economia. (altro…)

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La parola “stagflation” è un neologismo inglese da tempo entrato nel lessico economico. Indica una perversa combinazione di inflazione e recessione che, quando si verifica, penalizza pesantemente i “fondamentali” dell’economia, deprime i consumi e gli investimenti, falcidia i redditi, il commercio, l’occupazione, il credito e la tenuta dei conti pubblici. Avevo accennato a questo rischio nelle ultime righe del mio articolo di domenica scorsa prendendo spunto dalle cifre diffuse dalla Commissione di Bruxelles, ma non immaginavo che a distanza di poche ore la Banca centrale europea e il suo presidente l’avrebbero definita come un fenomeno incombente. (altro…)

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Due grandi rappresentazioni di un futuro scenario distopico furono “1984” di George Orwell e “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley. Il dibattito, tra coloro che supponevano si stesse andando incontro al totalitarismo corporativo, si incentrava su chi dei due avesse ragione. Saremmo stati, come scriveva Orwell, dominati da repressivi apparati di stato per la sorveglianza e la sicurezza che ricorrevano a forme di controllo dure e violente? Oppure, come immaginava Huxley, ipnotizzati da divertimenti e spettacoli, ammaliati dalla tecnologia e sedotti da consumi sregolati per raggiungere la nostra stessa oppressione? Alla fine sia Orwell, sia Huxley avevano ragione. Huxley aveva previsto il primo stadio della nostra riduzione in schiavitù, Orwell il secondo.

Siamo stati gradualmente espropriati dei nostri diritti da uno stato corporativo che, come previsto da Huxley, ci ha sedotti e manipolati attraverso gratificazione dei sensi, prodotti di massa a buon prezzo, credito sconfinato, teatro della politica e divertimento. Mentre ci distraevamo con intrattenimenti, le regole che prima tenevano sotto controllo il potere predatorio delle corporazioni sono state annientate, le leggi che prima ci tutelavano sono state riscritte e ci siamo ritrovati impoveriti.

Ora che il credito si sta prosciugando, i buoni posti di lavoro per la classe operaia sono finiti per sempre e non ci possiamo più permettere i prodotti di massa, ci ritroviamo trasportati da “Il mondo nuovo” a “1984”. Lo stato, menomato da forti deficit, da una guerra senza fine e dagli atti illeciti delle corporazioni, sta scivolando verso la bancarotta. E’ tempo che il Grande Fratello sorpassi l’universo di Huxley. Stiamo passando da una società in cui veniamo astutamente manipolati da legami ed illusioni ad una in cui siamo apertamente controllati.

Orwell ci metteva in guardia rispetto ad un mondo in cui i libri vengono banditi, mentre Huxley uno in cui nessuno legge libri. Orwell descriveva uno stato di guerra e paura permanenti, Huxley una cultura deviata dal piacere insulso. Orwell dipingeva uno stato in cui conversazioni e pensieri vengono monitorati e il dissenso viene brutalmente punito; Huxley uno stato in cui la popolazione concentrata su banalità e gossip, non si preoccupa più di informarsi e di conoscere la verità. (altro…)

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 Parte con il “paracadute” la rivoluzione delle bollette elettriche. Da ieri, è vero, circa 20 milioni di famiglie sono già entrate nel nuovo sistema obbligatorio di calcolo biorario. Entro fine anno diventeranno 26 milioni, la totalità.  

Sarà un anno di prova: l’elettricità la sera costerà un po’ meno e di giorno un po’ di più, ma il divario sarà appena accennato in questi primi 12 mesi. Il 1° gennaio 2012 diventerà, invece, più incisivo. E allora: meglio “allenarsi” perché il rischio di stangata è dietro l’angolo; e ancor meglio guardarsi intorno, sul mercato libero, a caccia delle offerte più convenienti. Che non mancano.

Il sistema biorario è stato voluto dall’Authority Energia per realizzare una maggiore equità fra consumatori. Oggi infatti chi consuma nelle ore convenienti, paga anche una parte dei costi di chi consuma nelle ore più costose. Il nuovo meccanismo, se sposterà il 10% dei consumi nelle fasce più favorevoli, potrà fare risparmiare 200 milioni all’Italia e anche molta Co2, ma potrà costare caro a chi sfora i tetti orari. Infatti, è premiato con un prezzo più basso chi usa l’elettricità dalle 19 alle 8 del mattino, nei giorni festivi, il sabato e la domenica. Chi invece concentra i consumi tra le 8 e le 19 subirà un prezzo più alto, perché più alto è il costo dell’energia.

Con i prezzi biorari si può risparmiare, dunque. Ma a condizione di concentrare i 2/3 dei propri consumi nella fascia serale o nel week end. Altrimenti si spende di più di quanto non si spenderebbe oggi. E bene saperlo. (altro…)

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