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Posts Tagged ‘crescita’

slideIl premier ha scelto accuratamente i numeri da usare per raccontare agli italiani, in occasione dei suoi primi 30 mesi a Palazzo Chigi, “come stavamo prima dell’arrivo del nostro governo” e “come stiamo adesso”. Nessun cenno all’aumento del debito pubblico, al fatto che l’occupazione sale solo per gli over 50 e alla restituzione del bonus. Quanto al pil, l’andamento negativo del 2013 viene confrontato con un “+1%” che è il dato – non paragonabile – relativo al primo trimestre 2016 rispetto allo stesso mese del 2015. (altro…)

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Nel secondo trimestre è mancata la spinta dell’industria automobilistica (ossia Fiat Chrysler) e le vendite di luglio si sono attestate al livello più basso da due anni e mezzo. Intanto le aziende hanno smesso di sostituire impianti e macchinari usurati, con il risultato che lo stock di capitale si erode di anno in anno. In questo quadro un aumento del pil dell’1% è un miraggio.

La ripresina dell’economia italiana rischia di essere già alle ultime battute. L’Istat ha diffuso oggi il dato sul prodotto interno lordo del secondo trimestre dell’anno, che risulta invariato rispetto ai primi tre mesi a fronte di attese che speravano in un piccolo progresso dello 0,2%. Economia ferma, quindi. Ma il dato sul pil guarda al recente passato. Il vero problema è che anche i dati più recenti, compresi quelli che cercano di anticipare i futuri andamenti, sono ormai in territorio negativo. Le esportazioni non tirano più da mesi, i consumi non ripartono, gli investimenti non lo hanno mai fatto e l’industria accusa un inatteso passaggio a vuoto. Quanti indizi servano per comporre una prova è questione spesso opinabile, ma di questo passo la già di per sé non esaltante previsione di un pil 2016 vicino al +1% si trasforma in un miraggio. (altro…)

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produzione

La ripresa è più debole del previsto. Il premier a fine dicembre aveva parlato di un +0,8%. Il rallentamento è stato costante: +0,4% nel primo trimestre, +0,3% nel secondo, +0,2% nel terzo, +0,1% nel quarto. Il dato complica il quadro in vista del verdetto sulla legge di Stabilità atteso a maggio. Proprio mentre l’esecutivo progetta l’affondo sulla flessibilità contando sul fatto che alla Ue la rottura non conviene.

L’economia italiana è più debole del previsto e la crescita sta rallentando. Lo scorso anno il Pil corretto per gli effetti di calendario è infatti aumentato dello 0,6%, stando ai dati flash diffusi venerdì dall’Istat. La variazione è dello 0,7% se si considerano i dati grezzi, cioè non depurati dall’effetto dei giorni lavorativi e delle fluttuazioni stagionali. Si tratta del primo segno più dopo tre anni di cali, ma la stima del governo contenuta nella nota di aggiornamento del Def, su cui è basata tutta la programmazione economica del governo, era di +0,9%. (altro…)

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Giannelli

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I nodiDomani i numeri sul Pil 2014: si prevede tra – 0,1 e +0,1% Sempre più lontano il pareggio strutturale chiesto da Bruxelles.

ROMA – L’Italia di nuovo in recessione? Possibile. Lo sapremo domani alle 11. Quando l’Istat comunicherà la variazione del Pil nel secondo trimestre dell’anno. Se dopo il – 0,1% dei primi tre mesi arriverà un altro – 0,1%, sarà recessione tecnica. Due segni negativi in due periodi consecutivi. Non si scappa. Il governo lo teme. Al punto da aver ristretto la forchetta anticipata dall’Istituto di statistica a fine giugno. L’Istat prevedeva allora un Prodotto interno lordo oscillante tra – 0,1% e +0,3%: quasi inferno e promessa di paradiso. Intervallo ora compresso, nelle valutazioni dello staff economico di Palazzo Chigi, tra -0,1 e +0,1%. Parlare di decimali, di zero virgola, certo non fa una grande differenza per il Paese reale fermo. Per chi cerca e non trova lavoro. Per le famiglie che stentano a quadrare i conti, bonus o non bonus. Ma per il governo Renzi sì.

E non solo per una questione di comunicazione: i titoli sulla recessione da spiegare, gli italiani da tranquillizzare. Ma per una strategia di politica economica tutta da reimpostare, con variazioni importanti da apportare entro settembre al Def, il Documento di economia e finanza, laddove il Pil per quest’anno è dato a +0,8%. E forse con una manovra correttiva da mettere in pista, non più esclusa nemmeno dallo stesso Renzi che, nell’intervista di ieri a Repubblica , assicurava che «in ogni caso non toccheremo le tasse». D’altro canto un secondo segno meno per il Pil non è certo un bel lasciapassare con l’Europa. Il premier è certo che «resteremo sotto il 3%» nel rapporto tra deficit e Pil (quest’anno il Def lo fotografa al 2,6%). Ma per Bruxelles potrebbe non bastare. (altro…)

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Quando i migliori allenatori vogliono motivare le loro squadre prima delle partite più impegnative, li caricano all´ingresso in campo con un “dovete crederci!”. Sanno che solo i giocatori convinti nell´impresa possono dare il massimo. E anticipare le mosse dell´avversario, spingere il pubblico dalla loro parte e disorientare anche gli avversari più temibili. Chi non ci crede è già sconfitto in partenza, rassegnato a subire l´iniziativa della controparte. Un governo che non ci crede non riuscirà mai a cambiare le aspettative di investitori che continuano a essere molto negative sul nostro Paese: anche ieri, l´ottimismo dei mercati dopo l´annuncio di politiche monetarie espansive coordinate tra le due sponde dell´Atlantico non ha intaccato lo spread fra i nostri titoli di Stato e i Bund tedeschi, ritornato ai livelli di prima degli interventi della Bce. (altro…)

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Ci si chiede se i leader mondiali, rinunziando a dare assoluta priorità alla tematica della crescita, non stiano sottovalutando la gravità, la durata, la strutturalità della crisi globale. Obama è l’unico che prepara, nell’anniversario del Labor day, misure per un rilancio della crescita. Nel frattempo politiche restrittive e recessive vengono adottate simultaneamente dai governanti europei, con il governo Berlusconi in cima alla classifica per la tragicomicità della manovra, giunta alla sua quarta convulsa riscrittura. Il fatto è che in tutto l’Occidente una disoccupazione persistentemente molto elevata (22,7 milioni i senza lavoro in Europa, 14 milioni negli Usa) segnala che uscire dalla recessione si sta rivelando molto più difficile del previsto, poiché, se la domanda aggregata crolla, il settore immobiliare declina e i consumi flettono, anche la liquidità creata da politiche monetarie accomodanti non prende la via degli investimenti. (altro…)

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