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Posts Tagged ‘crisi’

Il trio
SONO DUE TEDESCHI E UN DANESE. AD ATENE NON LI AMANO IL GOVERNO GRECO: “È MEGLIO SE NEGOZIAMO A PARIGI”.

Il soprannome “Men in black” gliel’ha appioppato Cristòbal Montoro, ministro delle Finanze di Mariano Rajoy in Spagna. I tre, d’altronde, prediligono la grisaglia scura d’ordinanza tra i travet di alto livello che guidano le grandi istituzioni internazionali. Ci si riferisce ai signori Troika, i tre dirigenti che formano il vertice della struttura messa insieme da Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione Ue per concedere prestiti ai paesi in difficoltà e ridisegnarne la politica economica in senso fortemente liberista.   CERTO, formalmente ne fanno parte anche i loro capi – Christine Lagarde, Mario Draghi, José Barroso e il responsabile degli Affari economici Jyrki Kaitanen – ma la Troika vera sono loro. (altro…)

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IL FATTO che i prezzi diminuiscono in genere è una buona notizia per le famiglie. Perché allora il calo dei prezzi dei beni ad alta frequenza d’acquisto certificato ieri dall’Istat dovrebbe preoccuparci?

IL RISCHIO è quello che l’Italia cada in una trappola deflazionistica. È un rischio abbastanza paradossale per un paese che per decenni ha vissuto con un’inflazione a due cifre, ma tutt’altro che remoto. Per capire di cosa si tratta bisogna uscire dalla dimensione della singola famiglia o impresa e ragionare dal punto di vista dell’economia nel suo complesso. Se le famiglie si aspettano un forte calo dei prezzi in futuro, decideranno di rimandare piani d’acquisto in attesa di avere condizioni più favorevoli. Questo fa calare i consumi, dunque la domanda delle imprese, che potranno a loro volta reagire alla caduta dei ricavi contenendo i costi, a partire da quelli del lavoro. Significa salari più bassi e, soprattutto, licenziamenti. (altro…)

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La troika

ECCO COME LA TRIADE BCE-FMI-UE POTREBBE COMMISSARIARE L’ITALIA E COSA CI SAREBBE DA ASPETTARSI.

C’è gente in Italia che si augura che arrivi. La Troika, s’intende, ovvero la struttura mista Commissione Ue, Bce e Fondo monetario internazionale che, in cambio di prestiti, impone ai governi la sua ricetta politica. Eugenio Scalfari l’ha persino scritto in una delle sue omelie domenicali. Matteo Renzi, ogni volta che gli capita, dice che non succederà, eppure un certo umore circola in giro: le banche d’affari invitano a non comprare italiano, il Pil cala, Moody’s vede nero, Mario Draghi chiede “cessioni di sovranità”. Non siamo ancora all’estate 2011, quando la Troika s’affacciò per la prima volta da noi, ma anche allora le cose precipitarono assai in fretta: ad aprile lo spread era 122 punti, più basso di adesso, ad agosto 400, a novembre 552 e i rendimenti sui Btp decennali oltre il 7%. Al tempo arrivò Mario Monti, stavolta il commissariamento sarebbe completo.  (altro…)

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Credo che solo un pazzo furioso possa gioire delle pessime notizie estive sull’economia italiana. Voglio dire: il “tanto peggio tanto meglio” andrebbe semplicemente abrogato dai nostri cervelli come zona erronea da non frequentare, dato che il peggio sarebbe solo immensamente doloroso per tutti o quasi.

Quindi ci si avvicina all’autunno con una grande paura: la produzione che non riprende, anzi; gli 80 euro che chi li prende non li spende, quindi consumi fermi; la Bce che chiede “cessioni di sovranità” e fa venire i brividi alla schiena; il ministro degli interni che tenta il vecchio trucco di spostare le tensioni su altro – i «vù cumprà», in questo caso – per evitare scoppi d’ira altrove diretti, al rientro. (altro…)

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Brutti numeriDOPO LE GRANDI BANCHE D’AFFARI, CHE CONSIGLIANO AI CLIENTI DI NON COMPRARE TITOLI DEL BELPAESE, ANCHE L’AGENZIA DI RATING RIVEDE AL RIBASSO LE STIME SUL PIL E PREVEDE: “SARÀ SCONTRO CON MERKEL”.

E alla fine arriva Moody’s. Ammesso che sia la fine. Le grandi istituzioni finanziarie internazionali non credono a Matteo Renzi o meglio guardano l’Italia con in mente il portafogli dei loro clienti e prevedono un autunno parecchio difficile: si potrebbe pensare che sia un “invito” corale, per così dire, a fare le famigerate riforme, ma è più una sfiducia complessiva nella capacità di rialzarsi dell’Eurozona con l’Italia nel ruolo di grande malato.   Era stata la potente banca Usa Goldman Sachs, due settimane fa, a dare il la: non comprate titoli italiani. Poi nei giorni successivi, ciascuno a suo modo, s’erano aggiunte Barclays e Morgan Stanley. Ora, come detto, arriva Moody’s, agenzia di rating statunitense il cui primo azionista è il finanziere Warren Buffet, uno degli uomini più ricchi del mondo. (altro…)

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EllekappaDa eccesatira.blogspot.it

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Draghi

In preda all’estasi comunicativa che gli italiani hanno conosciuto con B., Matteo Renzi ha salutato i telespettatori della trasmissione di La7 In Onda con un “gli italiani vadano in vacanza belli allegri”. Gaffe memorabile. Nella testa delle moltitudini che in vacanza non ci possono andare è risuonato l’originale di Dario Fo: “E sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re”. I casi sono due. O i drammatici dati economici gli provocano effetti allucinogeni e, come il maestro, l’allievo ha visioni di ristoranti pieni. O più semplicemente fronteggia le difficoltà con il mai rottamato sistema democristiano della dissimulazione. La mazzata di Mario Draghi (“in Italia le riforme non sono condotte con sufficiente impegno”) viene ammortizzata con un abbraccio: “Ha detto una cosa sacrosanta”, come se il presidente della Bce non parlasse di lui. È stata una delle più drastiche bocciature che mai si siano sentite nelle ovattate conferenze stampa di Francoforte. (altro…)

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Il teatrinoSOLO PAROLE.

TUTTI GLI ANNUNCI DEL PREMIER: DAL PIL ALL’EXPORT, FINO ALLA RIPRESA CHE È “COME L’ESTATE: PRIMA O POI ARRIVA”.

Le frasi sono colte fior da fiore, nel Renzi-pensiero. Che, sul piano economico, si rivela debole, ricco di concessioni alle immagini e alla propaganda. Un punto di Pil viene scambiato per un raggio di sole, se c’è o non c’è poco cambia. Tutto ruota attorno agli 80 euro, nell’illusione che con 10 miliardi l’economia possa ripartire. La realtà, però, si dimostra più ostica delle speranze renziane.   Bastano dieci miliardi, che ci vuole   12 marzo – “Sì”. Matteo Renzi risponde seccamente alla domanda se sia convinto che con 10 miliardi sia possibile far ripartire l’economia nonostante non sia successo prima pur avendo speso 330 miliardi in leggi finanziarie.   L’idea di rivoluzionare la stagnazione italiana con gli 80 euro sembra efficace. Peccato sia molto elettorale.   (altro…)

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Renzi

Secondo le stime Istat appena diffuse il Pil del secondo trimestre fa segnare un -0,2% (-0,3 su base annua). Altro che crescita e ripresa. L’Italia è in piena recessione. Il vero gufo è Renzie.

“Nessuna slide propagandistica può nascondere la verità sostanziale: il Paese è fermo, è ufficialmente in recessione tecnica. L’Istat ha appena diramato il dato sulla (non) crescita dell’economia del secondo trimestre: il Pil fa segnare un -0,2% (-0,3 su base annua). Dunque, siamo al palo. L’Italia è in recessione.
In queste ore le pressioni politiche sui vertici dell’Istituto di statistica si sono infittite. In fondo nulla è cambiato dai tempi in cui Tremonti ministro del Tesoro diceva che l’Istat trasmetteva “una rappresentazione discutibile della realtà”. I partiti credono di poter piegare tutto ai loro interessi, anche i numeri che arrivano da enti presunti terzi. Ma la verità è che, in ogni caso, la recessione tecnica sgretola ogni falsa rappresentazione allestita dal governo in un Def che è già carta straccia. (altro…)

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Ellekappa

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In ginocchio

LA CRISI CONTINUA.

PEGGIO DELLE PEGGIORI STIME   CONTINUA IL SEGNO MENO SIAMO TORNATI INDIETRO   Siamo tornati in recessione dopo la breve parentesi di fine 2013. Dopo il -0,1 del primo trimestre, il secondo chiude a -0,2% (-0,3 rispetto al 2013). Peggior dato degli ultimi 14 anni. A questo punto non solo l’obiettivo dello 0,3% previsto (al ribasso, rispetto allo 0,8 stimato nel Def dal governo) per il 2014 è a rischio, ma soprattutto è a rischio la crescita dell’anno prossimo, stimata tra l’1,1 e l’1,3%. Mentre quest’anno, a crescita invariata, il risultato finale rischia di essere -0,3%. Un Pil piatto spinge il deficit 2014 verso la pericolosissima soglia del 3% dal 2,6 previsto dal governo. E quindi non è escluso che a fine anno si renda necessario un ritocco.   (altro…)

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Merkel

Allarme a Bruxelles dopo il dato sul Pil: “Le nostre valutazioni definitive con la Legge di Stabilità” Oggi si riunisce la Banca centrale europea. Botta e risposta Parigi-Berlino sul sostegno alla crescita.

BERLINO – Il senso delle valutazioni estere sui conti del nostro Paese lo dà subito il sito web dell’ Handelsblatt, titolando senza mezzi termini e in italiano “Arrivederci Dolce Vita”. Ma il quotidiano finanziario tedesco non è il solo a leggere i dati economici con preoccupazione. Da Bruxelles è arrivato immediatamente l’avvertimento del commissario Jyrki Katainen, responsabile degli Affari economici, secondo cui il dato sul Pil è «nettamente peggiore rispetto alle previsioni della Commissione, che per il secondo trimestre di quest’anno indicavano +0,3%». Dunque «la ripresa economica tarda ad arrivare» e l’Europa si aspetta «un impatto negativo sulle finanze pubbliche». (altro…)

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Renzi

Ieri mattina, in tre ore di discussione appassionata su soglie di sbarramento e preferenze del popolare Italicum, Silvio Berlusconi ha fornito a Matteo Renzi anche alcuni consigli sulla crisi economica. Non è chiaro se si sia trattato di un impulso di generosità del vecchio pregiudicato o se sia stato il giovane premier a chiedere lumi. Certo è che, non appena l’evasore fiscale è uscito da palazzo Chigi con i fidi costituzionalisti Letta e Verdini, l’Istat ha comunicato che l’economia italiana nel secondo trimestre 2014 è tornata al livello del 2000: 14 anni persi. Mentre la politica è da mesi ostaggio di un’incomprensibile rissa sulla riforma del Senato, siamo tornati nel baratro della recessione (due trimestri consecutivi in calo) da cui eravamo appena usciti con il governo Letta, licenziato per scarso rendimento. Così l’Italia ha cambiato verso. Ha messo la retromarcia.   Contrariamente agli strafottenti spot del premier, l’Italia non si divide in cuor contenti e rosiconi. Questa economia che non riparte (unica in Europa) distrugge la speranza di tutte le famiglie, le più gufe e le più renziane. (altro…)

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Ellekappa

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I nodiDomani i numeri sul Pil 2014: si prevede tra – 0,1 e +0,1% Sempre più lontano il pareggio strutturale chiesto da Bruxelles.

ROMA – L’Italia di nuovo in recessione? Possibile. Lo sapremo domani alle 11. Quando l’Istat comunicherà la variazione del Pil nel secondo trimestre dell’anno. Se dopo il – 0,1% dei primi tre mesi arriverà un altro – 0,1%, sarà recessione tecnica. Due segni negativi in due periodi consecutivi. Non si scappa. Il governo lo teme. Al punto da aver ristretto la forchetta anticipata dall’Istituto di statistica a fine giugno. L’Istat prevedeva allora un Prodotto interno lordo oscillante tra – 0,1% e +0,3%: quasi inferno e promessa di paradiso. Intervallo ora compresso, nelle valutazioni dello staff economico di Palazzo Chigi, tra -0,1 e +0,1%. Parlare di decimali, di zero virgola, certo non fa una grande differenza per il Paese reale fermo. Per chi cerca e non trova lavoro. Per le famiglie che stentano a quadrare i conti, bonus o non bonus. Ma per il governo Renzi sì.

E non solo per una questione di comunicazione: i titoli sulla recessione da spiegare, gli italiani da tranquillizzare. Ma per una strategia di politica economica tutta da reimpostare, con variazioni importanti da apportare entro settembre al Def, il Documento di economia e finanza, laddove il Pil per quest’anno è dato a +0,8%. E forse con una manovra correttiva da mettere in pista, non più esclusa nemmeno dallo stesso Renzi che, nell’intervista di ieri a Repubblica , assicurava che «in ogni caso non toccheremo le tasse». D’altro canto un secondo segno meno per il Pil non è certo un bel lasciapassare con l’Europa. Il premier è certo che «resteremo sotto il 3%» nel rapporto tra deficit e Pil (quest’anno il Def lo fotografa al 2,6%). Ma per Bruxelles potrebbe non bastare. (altro…)

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Lady appartamenti fa pace col fisco (come prima di lei, altri vip o signori comeGreggio, Rossi, Prada..): dopo che il fisco le contestava un mancato pagamento delle tasse per 300 milioni (su 2 miliardi nascosti al fisco per i sui suoi 1.243 immobili), ha ora sanato la situazione pagando 47 milioni di euro.
Per nascondere la sua evasione (perché di questo si tratta) la signora Armellini aveva portato i soldi in Lussemburgo, e poi li aveva anche scudati.
Da 2 miliardi di profitto siamo arrivati a nemmeno 50 milioni di multa. Non male direi.

Ecco, in questi giorni il governo è a caccia di quei 20 miliardi necessari nel 2015 per mettere in sicurezza i conti.
Perché gli 80 euro non sono stati sufficienti a spingere la ripresa e non verranno nemmeno estesi.
Perché servono soldi per la cassa integrazione vista l’emorragia dei posti di lavoro.
Perché ci sono gli accordi europei sul bilancio, il prepensionamento degli insegnanti (a quota 96) deciso nella riforma della ppaa.
Perché ci sono i tagli alla spesa pubblica decisi dal governo Letta per 5 miliardi. (altro…)

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CON la pubblicazione ieri da parte dell’Istat dei dati sulla povertà nel 2013, cominciamo ad avere un quadro abbastanza completo di cosa è successo alla distribuzione dei redditi in Italia in questa interminabile crisi. Bene chiarire subito che è stato uno shock senza precedenti nella storia repubblicana.

IL reddito medio è calato in sei anni del 13 per cento, riportandosi ai livelli di un quarto di secolo fa. Per ritrovare un potere d’acquisto medio comparabile dobbiamo risalire al 1988, per capirci l’anno del disgelo fra Stati Uniti e Unione Sovietica, con la visita di Ronald Reagan a Gorbaciov nel freddo inverno moscovita. Bene che i politici e coloro che fanno informazione si ricordino di questo meno 13% nel commentare le prese di posizione delle rappresentanze di interessi che lamentano il calo dei redditi delle categorie da loro rappresentate. (altro…)

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L’AUMENTO della “povertà assoluta”, che ormai affligge un italiano ogni dieci, conferma che la società di mercato questa volta non sembra più in grado di rigenerare ciò che ha perduto, come fa la lucertola con la sua coda. Chiunque rifletta sulle nuove penurie, sui buchi lasciati nel tessuto sociale dal salto d’epoca delle tecnologie (giganti del web, a pari fatturato, generano un centesimo dei posti di lavoro che offriva una grande azienda meccanica), si domanda quando, e quanto, gli esclusi si metteranno in moto per presentare il conto, e reclamare la fine della propria sfortuna; se lo faranno a gruppi sparsi, secondo i modi della “società liquida”, o riusciranno a quagliare in qualche maniera fino a farsi “classe”; (altro…)

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Lavoro

ROMA – Neanche le agevolazioni riescono a far decollare le assunzioni dei giovani: con il bonus in funzione dall’agosto dell’anno scorso, al momento sono stati confermati poco più di 22.000 contratti, meno di un quarto dei 100.000 previsti entro il 30 giugno 2015. Un risultato sicuramente al di sotto delle aspettative, e se a gennaio si era parlato di successo con le prime 14.000 assunzioni, l’ultimo bilancio mostra un deciso rallentamento: finora sono stati spesi solo 160 milioni dei 794 stanziati per tutto il periodo. L’incentivo, istituito dal governo Letta, prevede un contributo pari a un terzo della retribuzione (con un tetto di 650 euro) per chi assume a tempo indeterminato un giovane tra i 18 e i 29 anni, purché però l’assunzione porti a un aumento occupazionale dell’azienda rispetto all’anno precedente. (altro…)

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Mannelli

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