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Posts Tagged ‘Dario Del Porto e Conchita Sannino’

L’emergenza.

L’ex governatore nominato commissario: “Meno burocrazia, più trasparenza”. Pronto il piano per le prossime settimane: tra primi i risultati da raggiungere il ripristino dei servizi pubblici.

RIETI – La sua missione è il futuro di oltre 4mila sfollati. Rifondare Amatrice, Accumoli, Pescara, Arquata con tutti gli altri borghi rasi al suolo. E quasi tutti sepolti, dal grande terremoto, nel mare di 1 milione e 120mila tonnellate di macerie che adesso rappresentano il primo banco di prova da cui ripartire. Molti numeri e una road map già tracciata affiorano dal dossier che accompagna da ieri Vasco Errani. Il neo commissario straordinario alla ricostruzione fissa un’agenda fittissima di incontri e sopralluoghi, ma non ha ancora scrivania né struttura. «Quello verrà dopo».

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Terremoto

Da Amatrice ad Accumoli: l’indagine punta sulle responsabilità delle Giunte. Primi cittadini presto dai pm. Verifiche sulla casa sotto il campanile e l’Hotel Roma.

RIETI – L’inchiesta ora entra direttamente nei Comuni. Le indagini sul terremoto che ha devastato l’Italia centrale bussa delle amministrazioni di Amatrice e Accumoli. Per aprire cassetti, chiedere carte e trovare risposte agli interrogativi più inquietanti che emergono dalle storie di quelle 292 vittime. Gli investigatori delegati dalla Procura di Rieti acquisiscono atti negli uffici tecnici dei due paesi devastati dal lutto. La documentazione su appalti e lavori di ristrutturazione viene chiesta anche al Genio civile. Nello stesso giorno, scattano i primi sequestri, a cominciare dalla scuola Capranica di Amatrice. Sotto la lente finiranno innanzitutto i crolli che hanno provocato vittime: dal caso dell’hotel Roma collassato alla tragedia del campanile crollato su un’abitazione di proprietà comunale.

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la mappa

L’allarme della Dia: record di infiltrazioni negli enti locali Le regioni del centro-nord come terra di conquista.

IL SANGUE non macchia i soldi. Dimenticate morti ammazzati e regolamenti di conti, le mafie 2.0 seminano più tossine nell’economia che cadaveri nelle strade. Si alleano con «le devianze» dell’apparato dello Stato. Inquinano il tessuto imprenditoriale e i ceti professionali di intere aree del territorio, in Italia e sempre più all’estero, dove la ‘ndrangheta calabrese assurge al ruolo di «holding mondiale del crimine ». È capillare e severa, l’ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia.

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Tangenti

La difesa del sindaco Pd di Ischia: “Non sapevo nulla della convenzione con il mio albergo e della consulenza a mio fratello” Ma i pubblici ministeri non gli credono. E sugli appalti della Cpl Concordia in Puglia ora indaga anche la procura di Foggia.

NAPOLI – «Giudice, ho letto le carte, ma trovatemi un atto, una mia azione amministrativa a favore di questa gente, mai! La convenzione stipulata dalla Concordia con l’hotel di famiglia? Fatta a mia insaputa. La consulenza data a mio fratello Massimo? A mia insaputa. Anzi, se lui ha detto qualcosa, ne risponda». Giuseppe Ferrandino, sindaco pd dimissionario di Ischia, risponde ai magistrati. In carcere da due settimane nell’inchiesta per corruzione che coinvolge la Cpl Concordia, difeso da Alfonso Furgiuele e Gennaro Tortora, nega su tutta la linea. Un interrogatorio a tratti aspro, quello che emerge dai verbali depositati al Riesame. Ferrandino smentisce di essere mai stato in Tunisia a spese o in compagnia dei vertici della società: «Mai stato lì in vita mia». (altro…)

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Tangenti

Dopo Ischia, un altro comune campano travolto dagli scandali: nove sotto accusa, tra cui i vertici della giunta di centrosinistra “Associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta”. Primarie a rischio: qui a gennaio il caso degli iscritti legati alla camorra.

NAPOLI – Appalti, Pd e cooperative: dopo Ischia e la Concordia, una nuova inchiesta coinvolge un comune amministrato da una giunta dem. Nella bufera finisce Ercolano, la città degli Scavi visitata pochi giorni fa da Angela Merkel. Nove indagati, tra cui il sindaco Vincenzo Strazzullo e il suo vice Antonello Cozzolino, raggiunti da un avviso di garanzia con altri politici e imprenditori. Gravi le ipotesi di reato: associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Strazzullo e Cozzolino sono in corsa, con il renziano Ciro Buonajuto, per le primarie Pd in programma domenica: appuntamento che rischia di saltare. La vigilia era già stata avvelenata, a gennaio, dal boom degli iscritti, tra i cui elenchi erano finiti 36 nomi sospetti, legati a famiglie di camorra. Ora il nuovo scandalo. (altro…)

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I puntiL’inchiesta.
Dalle carte della procura emerge la rete politica della Cpl Concordia. “Le gare falsate grazie a un articolato sistema corruttivo”. E spunta la trattativa con la prefettura di Modena per ottenere la certificazione antimafia” . Ma avevano legami con il clan dei Casalesi.

NAPOLI – Voti in cambio di appalti. Scorciatoie istituzionali per entrare nella White list delle prefetture e ottenere le certificazioni antimafia, proprio mentre, per paradosso, in Campania si accordavano con ditte ritenute vicine al boss dei casalesi, oggi pentito, Antonio Iovine. E poi, rapporti diretti con «esponenti di rilievo del mondo politico e imprenditoriale». È la «rete » della Cpl Concordia, come la descrivono i carabinieri del Noe nelle 570 pagine a sostegno dell’inchiesta sulle tangenti per la metanizzazione di Ischia, condotta dai pm Woodcock, Carrano e Loreto con il coordinamento dell’aggiunto D’Avino. Un’informativa dove spiccano oltre cinquanta fogli bianchi: il volume degli “omissis”. Che ora fanno tremare ambienti politici e imprenditoriali. (altro…)

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BardiNapoli, tra i favori anche un posto barca per il generale. Contro di lui ora ci sono le testimonianze di alti ufficiali.

NAPOLI – Hanno parlato. Offrendo ricordi, racconti, dettagli. Non solo imprenditori, ma anche alti ufficiali della Guardia di Finanza ora chiamano in causa il comandante generale in seconda delle Fiamme Gialle, Vito Bardi, indagato per corruzione a Napoli. Una valanga che rischia di diventare la nuova “Mani pulite” della Guardia di Finanza.
Si profila un vero e proprio “sistema” di corruzione molto più vasto, dietro il blitz della Procura che, dopo la perquisizione al Comando generale e l’arresto del colonnello Fabio Mendella — con l’accusa di avere intascato un milione di euro in tangenti dai due imprenditori, i fratelli Pizzicato — punta alle alte sfere. Il comandante Bardi avrebbe chiesto «favori e utilità» a vari imprenditori, i cui nomi vengono secretati nelle carte dell’inchiesta, ma emergono da filoni già esplorati. Tra i regali destinati al generale, ci sarebbero viaggi, soggiorni e «un posto barca ad Ostia». (altro…)

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iovineIl superboss pentito Iovine: “Nella rete tutti i partiti” E nelle rivelazioni di O’ Ninno spunta Alemanno

“Omicidi, affari e soldi ai politici così sono diventato il re di Gomorra”.

PRIMI VERBALI DEL CAPO DI GOMORRA: “ERAVAMO I RE DEGLI APPALTI”
Ho cominciato a uccidere negli anni Ottanta». Ecco il racconto di Antonio
Iovine.

SANTA MARIA CAPUA VETERE .
«Ho cominciato a uccidere negli anni Ottanta. È iniziato tutto con l’aggressione alla famiglia Nuvoletta, da parte di Antonio Bardellino». Così nasce un padrino. Da killer a mente strategica dei casalesi. Ecco il racconto che Antonio Iovine sta consegnando ai pm Antonello Ardiduto e Cesare Sirignano, con l’aggiunto Giuseppe Borrelli. Verbali depositati nel processo per collusioni contro un ex sindaco Pd, Enrico Fabozzi, oggi consigliere alla Regione Campania nel gruppo misto.
LA LATITANZA E GLI OMICIDI
«Ho partecipato all’omicidio del vigile urbano di San Cipriano. Poco prima c’era stato quello di Antonio Bardellino nell’88, in Brasile: mi chiesero di andare con loro, ma io non vi partecipai perché non avevo il passaporto per partire. In quel periodo, trascorrevo la latitanza a Toulon, presso Nizza. Ci riunivamo in una grande villa, ero con mia moglie e mia figlia. Avevamo creato una compagnia di amici. Tra gli omicidi da me commessi prima del 1988 ricordo quello di Nicola Griffo. Poi quello di tale Ciccillo ‘ o suricillo ( il topolino, ndr) di Casal di Principe, ucciso nei pressi di una discoteca, e poi il quadruplice omicidio di Pagano, Mennillo, Orsi e Gagliardi per il quale sono stato condannato. E ancora: poi anche quello di Liliano Diana, nel marzo del 1991. Nello stesso periodo fu ammazzato, a Cascais, in Portogallo, Mario Iovine: da uno straniero assoldato da Nunzio De Falco. Nel 1991 mi arrestarono, sono stato dentro fino al ’95. All’uscita dal carcere, la mia prima preoccupazione fu quella di capire perché era stato ammazzato mio fratello».
LA CAMORRA IMPRENDITRICE
«Da quando sono uscito dal carcere, il clan ha assunto una dimensione essenzialmente imprenditoriale, di cui io e Michele Zagaria siamo stati senz’altro i principali protagonisti. Si tratta di un sistema che vede coinvolti imprenditori e funzionari pubblici e consente di controllare l’assegnazione e l’espletamento degli appalti nei diversi comuni controllati dal clan. Non c’è stato bisogno, tante volte, non solo di usare la violenza, ma addirittura nemmeno di parlare in maniera esplicita. I funzionari pubblici sono stati costantemente corrotti. All’imprenditore offrivamo una sorta di pacchetto completo: che comprendeva anche il fatto che lui si rapportava esclusivamente con me e poi io provvedevo di volta in volta a regolare i conti con chi territorialmente aveva diritto a una quota»
LA REGOLA DEL 5 PER CENTO
«Si tratta di una mentalità che possiamo definire
“casalese” che ci è stata inculcata fin da giovani. È quella che posso definire la regola del 5 per cento, della raccomandazione, dei favoritismi, la cultura delle mazzette e delle bustarelle che prima ancora che i camorristi, ha diffuso sul nostro territorio proprio lo Stato che è stato del tutto assente nell’offrire delle opportunità alternative e legali alla nostra popolazione. Tanti gli appalti. Tra i grandi lavori che abbiamo gestito, l’affare della rete di distribuzione del gas metano nei sette comuni dell’agro
aversano, e anche il Polo calzaturiero».
I RAPPORTI CON LA POLITICA
«C’erano soldi per tutti, un sistema completamente corrotto. Qui va considerata anche la parte politica e i sindaci, i quali avevano interesse a favorire essi stessi alcuni imprenditori in rapporti con i clan: per avere vantaggi durante le campagne elettorali in termini di voti e finanziamenti. Non faceva alcuna differenza il colore politico del sindaco perché il sistema era ed è operante allo stesso modo. Anche una personalità come l’ex parlamentare Lorenzo Diana, che pure ha svolto una dura azione politica di contrasto, ha permesso che continuassimo ad avere questi appalti anche quando c’erano sindaci della sua parte politica». Ma Diana replica
a Repubblica: «Iovine si metta d’accordo con se stesso. Perché voleva uccidermi, allora? Sette pentiti hanno raccontato che il clan voleva farmi saltare in aria. Sono sotto scorta da 18 anni, per le mie denunce».
IL BUSINESS COL MINISTERO
«A Villa Literno si dovevano realizzare le piazzole per le ecoballe dei rifiuti: un settore nel quale giravano molti soldi e qui la faceva da padrone Michele Zagaria che, con il fratello Pasquale, aveva rapporti privilegiati con la struttura della Regione che doveva assegnare questi lavori e decidere i siti per le piazzole. Un altro affare riguardava il rimboschimento: lavori appaltati attraverso finanziamenti del ministero dell’Agricoltura. Se non sbaglio, i finanziamenti si riferiscono al periodo in cui il ministro era Alemanno: lui venne a San Cipriano per una manifestazione elettorale, su invito di mio nipote Giacomo Caterino, anch’egli in politica, tanto che è stato candidato alle elezioni comunali e provinciali ed è stato anche sindaco di San Cipriano». Ma Alemanno (estraneo alle indagini) smentisce: «I fatti risalgono a un periodo antecedente la mia gestione al Ministero. La nostra amministrazione è quella che ha scoperto lo scandalo “Forestopoli”. Quanto a quel comizio,
era un normale appuntamento elettorale e su Caterino non gravava alcun sospetto».
70MILA EURO AL MESE
«Nel luglio 2007 ero in vacanza ad Ajaccio, in Corsica, con la famiglia. Mentre eravamo sulla spiaggia di Porticcio, mio figlio Oreste mi disse che nella spiaggia a fianco si trovava Michele Zagaria, che noi chiamavano in via convenzionale “zio Angelo”». Erano entrambi superlatitanti, da una dozzina d’anni. «Ci vedemmo al ristorante, ci demmo appuntamento a settembre per trovare un comune accordo su alcune cose. Ma Zagaria era ormai mosso solo dal suo interesse per i soldi. Ho gestito la cassa del clan fino al 2008. Ogni mese il clan dei casalesi poteva contare su circa 350 mila euro di introiti, senza contare gli incassi personali che ciascun capo poteva ottenere. Riuscivo a racimolare con tutti questi affari tra i 130 e i 140mila euro al mese; avevo l’onere di versarne 60mila per gli stipendi». Ne restavano per lui almeno 70mila al mese.
Un lusso che ora appartiene al passato, per Iovine. «Voglio cambiare vita e chiudere una pagina. Ho 50 anni, e credo sia giunto il momento di avere una vita più giusta della precedente».

Da La Repubblica del 29/05/2014.

 

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UN «patto scellerato» da tre milioni di euro. Concepito da Silvio Berlusconi per comprare il senatore Sergio De Gregorio. Obiettivo: «sabotare» il governo Prodi.

De Gregorio confessa. Indagato l’ex premier
L’inchiesta.

NAPOLI-SETTE anni dopo l’insediamento nella primavera del 2006 di quella risicata maggioranza, all’alba di una nuova Repubblica, un parlamentare confessa di aver venduto la propria funzione. De Gregorio, eletto con l’Idv di Di Pietro e poi passato nel centrodestra proprio mentre diventa presidente della Commissione Difesa, fornisce le prove. Mette a verbale la verità: «Due milioni li ho avuti in nero, il resto come sostegno al mio movimento». Intermediario e “postino”: Valter Lavitola. E sottolinea: «Non mi voglio giustificare, so che è un reato». Ma «avevo debiti fino al collo». I pagamenti? «Avvenivano inesorabilmente, mese dopo mese». Dilazionati anche perché, secondo i magistrati, Berlusconi non si fidava. Soldi che, per uno strano giro, dai conti del senatore finiranno anche a gente di camorra. (altro…)

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Missione a Lugano. Le dichiarazioni dell´ex capo delle relazioni esterne di Finmeccanica Lorenzo Borgogni portano i magistrati napoletani fino in Svizzera. Si cercano i riscontri a un´altra ipotesi di riciclaggio e tangenti. Al centro di questo filone, un affare da 51 milioni di euro che fa tremare la Lega e allunga ombre sull´attuale amministratore delegato del colosso di Stato, Giuseppe Orsi.
L´abitazione e dieci società ritenute riconducibili a Guido Ralph Haschke, imprenditore con la doppia cittadinanza che si muove prevalentemente sul mercato indiano, sono state perquisite ieri a Lugano dalla Procura di Napoli. Sul decreto, ottenuto per rogatoria dalla Procura federale della città svizzera, torna l´ipotesi di corruzione internazionale. L´indagine parte dalla vendita di 12 elicotteri al governo indiano da parte di Agusta Westland, la società di cui è stato amministratore Giuseppe Orsi, oggi al vertice di Finmeccanica. Al rientro dalla Svizzera, gli inquirenti appaiono ottimisti. Tra le carte e i contratti sequestrati ad Haschke, avrebbero trovato prime, importanti conferme al quadro delle accuse. «Siamo molto soddisfatti, andiamo avanti», commentano gli investigatori. (altro…)

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