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Posts Tagged ‘Dario Di Vico’

Si è aperto in questi giorni in contemporanea al meeting di Cernobbio un confuso dibattito sull’eventualità di ricorrere a un governo Monti bis dopo le elezioni. L’ipotesi ha fatto leva anche sull’apprezzamento dell’operato dell’esecutivo espresso dagli imprenditori presenti al convegno. Detto che la nostra Costituzione non assegna ancora alle riunioni delle grandi élite italiane il potere di indicare il capo di un governo per di più post elettorale, sostenere oggi il Monti bis è un errore. Nell’immediato non ci aiuta nel cammino di risanamento/riforma intrapreso e soprattutto introduce un elemento di ambiguità nel rapporto tra istituzioni e Paese reale. (altro…)

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Bisogna saperlo. La trattativa sulla riforma del lavoro che si apre oggi a Roma parte al buio. In passato iniziative di questo tipo erano accompagnate dal lavoro certosino degli sherpa ministeriali e alcuni di loro sono stati delle figure-chiave non solo per l’esito dei negoziati che avevano curato ma più in generale per l’evoluzione delle relazioni industriali italiane. Si parte al buio, dunque, ma in compenso il governo si è dato un calendario plausibile visto che pensa di arrivare a produrre un’intesa grosso modo entro la fine di marzo. Due mesi. Con molta probabilità userà un disegno di legge con delega «aperta» per evitare la doppia insidia del decreto (giudicato eccessivamente decisionista) e del disegno di legge tout court (troppo dilatorio). Un ulteriore e relativamente inedito motivo di conforto viene dal clima cooperativo che si respira tra le tre grandi confederazioni sindacali e tra loro e la Confindustria. (altro…)

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È difficile dar torto ai delusi delle liberalizzazioni. Questo governo ha in squadra Mario Monti e Antonio Catricalà, il commissario europeo antitrust per antonomasia e l’ex presidente dell’autorità per la concorrenza, eppure si presenta con il carniere quasi vuoto. Le liberalizzazioni, dicono i sacri testi, sono importanti per un doppio ordine di motivi, creano un ambiente imprenditoriale propedeutico alla crescita e Dio sa quanto in questa congiuntura ne abbiamo bisogno. In qualche caso poi l’apertura dei mercati produce in tempi brevi nuovi posti di lavoro. Non è automatico ma è sicuramente una condizione necessaria. (altro…)

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Per dirla con lo slang giornalistico il governo Monti ha un solo colpo in canna. Vuoi per il peggioramento delle condizioni del contesto internazionale vuoi perché il tempo è una risorsa scarsa, l’esecutivo dei tecnici non può assolutamente sprecare la sua (vera) prima mossa. Deve assolutamente andare a segno. L’operazione non è delle più semplici, perché la politica ha lasciato marcire buona parte delle contraddizioni della società italiana senza avere il coraggio di affrontarle di petto negli anni della crescita. Basta leggere il contenuto delle decine di lettere aperte e di appelli che dalle categorie, e persino da singoli cittadini di buona volontà, sono stati indirizzati in forma pubblica al governo Monti. (altro…)

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La decisione di Mario Monti di consultare anche i giovani ha un valore che va al di là dell’episodio e dell’occasione che lo ha generato. I giovani non sono una «categoria» e non hanno nemmeno una loro forma di rappresentanza sufficientemente testata ma ascoltarne l’opinione vuol dire in qualche modo prefigurare una democrazia degli interessi che vada oltre le colonne d’Ercole della concertazione. Gli studiosi di matrice liberale hanno sempre bollato come neocorporativo il triangolo governo-Confindustria-sindacati che pure ha svolto un ruolo di primo piano nelle scelte di politica economica dell’Italia del Novecento (si pensi all’ingresso nell’euro). A questo punto, però, è sempre più evidente come quello schema non copra tutte le esigenze di rappresentanza delle società complesse e anzi renda più cocente l’esclusione degli outsider. Monti «chiamando» i giovani sul breve ripara a questo torto ma sul medio periodo prefigura un assetto diverso del rapporto tra politica e società. Tenta di riformare la concertazione in chiave universalistica e liberale, portando direttamente al tavolo gli interessi degli esclusi. (altro…)

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Denunce e fiaccolate anticorruzione

È ovvio che il precedente che viene alla mente non può che essere Milano e la stagione di Mani Pulite iniziata nel ’ 92. A Parma, infatti, mutatis mutandis sta succedendo qualcosa del genere: la politica è in mora e si è creato un circuito di consenso diretto tra magistratura e opinione pubblica. Dal 24 giugno scorso, giorno in cui sono stati arrestati per tangenti negli appalti pubblici in un colpo solo ben 11 tra alti dirigenti del Comune, funzionari e imprenditori, è scoppiata una piccola rivolta anticorruzione. Il copione in fondo è semplice: i cittadini sono stanchi di piccole e grandi malversazioni e chiedono ai giudici di fare piazza pulita, di aiutarli a liberarsi di una casta fastidiosa e costosa. La sera stessa in cui in città si era sparsa la notizia del clamoroso blitz la ribellione si è espressa con un vero e proprio assedio al municipio, un centinaio di persone che scandivano a gran voce la richiesta di dimissioni del sindaco, Pietro Vignali, individuato come il responsabile del malcostume amministrativo. (altro…)

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Le imprese Il lavoro L’ «area grigia» degli invisibili L’ «area grigia» degli invisibili che non chiede nemmeno aiuto Ex operai e impiegati senza lavoro né status A Milano l’esperienza della Diocesi.
I sociologi li definiscono «i vulnerabili» e sono coloro che hanno subito più di altri i contraccolpi della Grande crisi. Prima che scoppiasse la recessione non vivevano in condizione di povertà o marginalità assoluta, ora però vi sono precipitati a causa di una sorta di mobilità sociale alla rovescia. Sono operai ed ex operai generici o specializzati delle piccole imprese della subfornitura, lavoratori e piccoli imprenditori del terziario debole o del sommerso. I motivi della retrocessione che ricorrono con maggiore frequenza sono il licenziamento, la fine del contratto a termine o della cassa integrazione, la riduzione dell’orario di lavoro oppure il fallimento dell’attività indipendente che con tanti sacrifici avevano messo su e poi la crisi ha spazzato via. (altro…)

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