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Vince lui – Da Prodi (l’eccezione) a B. fino a Monti e Letta: il fiorentino batte tutti secondo Bloomberg.

Se fosse una gara vincerebbe a mani basse. E invece è un triste primato per Matteo Renzi. Con un po’ di perfidia l’autorevole agenzia Bloomberg ha fatto i conti agli ultimi quattro governi italiani usando il debito pubblico come parametro di riferimento, come piace al giornalismo anglosassone. Quello italiano, alla fine di febbraio 2014, quando Renzi si è insediato, era a quota 2.110 miliardi. A novembre scorso, ha comunicato l’Istat, era di 2.230 miliardi. Durante il governo del fiorentino, quindi, il debito pubblico è aumentato di 2.617 euro a persona, nonostante “la sua promessa – spiega Bloomberg – di tagliarlo per ‘il bene delle generazioni future’”. (altro…)

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flessibilitàLe raccomandazioni della Commissione: correzione di oltre 9 miliardi nel 2017. Ma Moscovici già apre: “L’importante è il deficit all’1,8%”.

Terminate le celebrazioni per la flessibilità ottenuta dalla Commissione europea – cioè il permesso di far salire deficit e debito – per 14 miliardi, arrivano le raccomandazioni specifiche Paese per Paese di Bruxelles. Il punto più delicato per l’Italia è quello che riguarda la richiesta di interventi nel 2017: “Ottenere un aggiustamento fiscale dello 0,6 per cento del Pil verso l’obiettivo di medio termine”. (altro…)

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ROMA – Se il Pil arretra, e i prezzi sono inchiodati intorno allo zero, il debito pubblico cresce invece a ritmo sostenuto: la Banca d’Italia certifica un nuovo aumento di 2,1 miliardi a giugno. A quota 2.168,4 miliardi, in totale nei primi sei mesi di quest’anno il debito è aumentato di 99,1 miliardi: 36,2 riflettono il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche, mentre 67,6 corrispondono all’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro. Al contrario, le entrate tributarie sono in calo: a giugno sono state pari a 42,7 miliardi, in diminuzione del 7,7 per cento (3,5 miliardi) rispetto allo stesso mese del 2013. Più contenuta la diminuzione nel confronto tra i semestri: la riduzione è di 1,3 miliardi, lo 0,7 per cento in meno. (altro…)

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Il commissario Ue: scettico su Roma, ho ancora l’incubo del 2011.

BRUXELLES-HO PRESO nota delle buone intenzioni del governo italiano su privatizzazioni e spending review. Ma lo scetticismo è un valore profondamente europeo. E io ho il preciso dovere di restare scettico, fino a prova del contrario. In particolare per quanto riguarda i proventi delle privatizzazioni e i loro effetti sul bilancio del 2014». Parla così Olli Rehn, vicepresidente della Commissione europea e responsabile per gli affari economici.

REHN resta convinto che la Finanziaria messa a punto da Letta e Saccomanni non ci consenta margini di manovra e che per di più debba essere corretta sul fronte del debito. Ma si dice anche pronto a ricredersi se, entro febbraio, il governo fosse in grado di presentare dati concreti sui tagli effettivi di spesa e introiti delle privatizzazioni. (altro…)

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“C’era un paese che aveva nei confronti delle potenti banche estere un debito di diversi miliardi, pari a decine di migliaia di euro di debito a carico di ciascun cittadino! Le banche creditrici, appoggiate dal governo, hanno proposto misure drastiche a carico dei cittadini, che ciascun cittadino avrebbe dovuto pagare con tasse e/o minori servizi, qualcosa come 100 euro al mese per 15 anni! I cittadini sfiduciarono il governo, si fece strada l’idea che non era giusto che tutti dovessero pagare per errori e ruberie commessi da un manipolo di banchieri e politici, decisero poi di fare un referendum che con oltre il 90% dei consensi stabilì che non si dovesse pagare il debito. (altro…)

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IL PRIMO film, “Too Big to Fail”, è giа nei cinema. Henry Poulson, il segretario al Tesoro Usa ai tempi del fallimento di Lehman Brothers, viene magistralmente interpretato dal William Hurt. Ben Bernanke è impersonificato (la somiglianza è notevole) da Paul Giamatti. Il secondo episodio dell’epopea è in corso di lavorazione. Avrà come protagonisti il presidente del Consiglio italiano e quello della Bce. A interpretare i due Mario, Monti e Draghi, due attori italiani. E come titolo “The Debt Strikes Back” (Il debito colpisce ancora). La sceneggiatura dei due episodi inizialmente è la stessa: entrambe le crisi sono maturate fuori dai mercati finanziari — la bolla immobiliare statunitense nel primo episodio, il debito greco mascherato nel secondo —per poi investire il sistema bancario e, di lì, acquisire rilevanza planetaria. (altro…)

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Pagamenti completamente trasparenti per recuperare la crescita. In un momento come questo ognuno ha il dovere di dare il proprio contributo, anche con l’apporto di idee. Non sono una economista, non sono un’esperta di finanza, ma una giornalista generica che ogni tanto prova a capire temi complessi, per poi spiegarli agli utenti. Oggi, come tutti, mi pongo questa domanda: «Come se ne esce?» Il debito italiano conta 1.843 miliardi, il Pil 1.548. I mercati non si fidano del fatto che l’Italia possa ripagare i propri debiti.  (altro…)

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A Wall Street, lo chiamano «il concorso di bruttezza» – la battaglia tra America ed Europa per stabilire chi stia peggio, tra economie in tracollo, deficit enormi e monete allo sbando. Venerdì sera la competizione è diventata ancora più brutta. Per la prima volta nella storia, gli Stati Uniti hanno perso l’importantissima «tripla A». L’agenzia di credit rating Standard & Poor’s ha bocciato la politica economica Usa, togliendo al Paese il rating più alto – un imprimatur che, per 70 anni, ha rassicurato investitori e governi del fatto che lo zio Sam paga sempre i suoi debiti. La decisione bomba della S&P è stata subito contestata dall’amministrazione Obama che ha accusato l’agenzia di un errore di calcolo di 2 triliardi di dollari. S&P – una delle tre «big» nel mondo del rating che contribuì alla crisi finanziaria del 2008 non è certo senza peccato. Ma il tempo delle recriminazioni è ormai passato. (altro…)

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LE TEMPESTE non vengono mai sole, ma una ne porta appresso un’altra. Si pensava che nella giornata finanziaria di domani il sole si sarebbe aperto un varco tra le nuvole nere dei giorni scorsi e che i mercati avrebbero respirato. Ma probabilmente non sarà così: l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato il debito americano. Non era mai avvenuto e gli operatori si aspettano il peggio in tutto il mondo a cominciare dal governo cinese che ha chiesto ad Obama con toni ultimativi di prendere drastiche decisioni per ridurre il disavanzo federale americano.

Non si era mai visto prima d’ora che uno Stato estero desse ordini alla Casa Bianca. Semmai accadeva il contrario. C’è di che aspettare col fiato sospeso che cosa accadrà domani nelle Borse asiatiche, in quelle europee e soprattutto a New York quando alle nove del mattino (le tre del pomeriggio per noi) si apriranno le contrattazioni a Wall Street. A quell’ora Piazza degli Affari a Milano sarà già da sei ore sull’Ottovolante. Forse ci sarebbe stata in tutti i casi perché la conferenza stampa di venerdì sera a Palazzo Chigi non era stata affatto rassicurante. Se l’America ha il raffreddore  –  si diceva un tempo  –  in Europa abbiamo la polmonite. Ma se la polmonite ce l’ha l’America, che cosa può accadere qui? (altro…)

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Dai «politici del tè» alla crescita incerta: così si è inceppata la macchina del negoziato.

NEW YORK — Com’è possibile che un Paese che incassa duemila miliardi di dollari l’anno di tasse, con un Tesoro che ha sempre ottenuto capitali dal mercato a tassi irrisori e le cui imprese hanno ammassato ricchezza per altri duemila miliardi, rischi l’insolvenza come l’Argentina di dieci anni fa? Da dove viene questo mondo capovolto nel quale oggi il presidente Cristina Kirchner da Buenos Aires invita Barack Obama a fare ordine nei suoi conti? La dinamica di questa crisi è piena di variabili ma, incrociando i dati dello choc economico seguito al crollo finanziario del 2008 coi mutamenti radicali intervenuti nel tessuto politico americano e nel sistema della comunicazione, è possibile individuare almeno 4 fattori che rendono lo scontro in atto a Washington diverso da tutti gli altri. (altro…)

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