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Posts Tagged ‘deficit’

slideIl premier ha scelto accuratamente i numeri da usare per raccontare agli italiani, in occasione dei suoi primi 30 mesi a Palazzo Chigi, “come stavamo prima dell’arrivo del nostro governo” e “come stiamo adesso”. Nessun cenno all’aumento del debito pubblico, al fatto che l’occupazione sale solo per gli over 50 e alla restituzione del bonus. Quanto al pil, l’andamento negativo del 2013 viene confrontato con un “+1%” che è il dato – non paragonabile – relativo al primo trimestre 2016 rispetto allo stesso mese del 2015. (altro…)

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Miliardi

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renziNuovo post propagandistico del premier che tenta di usare i dati come gli fa più comodo: “Le chiacchiere stanno a zero”.

Un quotidiano è una brutta bestia. Ti costringe a seguire qualunque cosa accada, anche la più superflua. Ieri, per dire, Matteo Renzi – stavolta via Facebook e in un italiano tanto volgare quanto legnoso – ha fornito la solita pletora di numeri anti-gufi per dimostrare che lui è “il miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni” (copyright: Silvio B.). Fuori da un quotidiano uno potrebbe ignorare il cherry picking – scegliersi il dato che fa più comodo – del premier, lasciando che sia la realtà a rimetterlo a posto. In un quotidiano no: tocca ogni volta tentare di separare la realtà dalla propaganda (“le chiacchiere stanno a zero”, come dice lui) e spiegare, per quanto è possibile, come sta l’Italia a marzo 2016. (altro…)

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Il retroscena

Lunedì le pagelle di Bruxelles alle manovre dei 19. Ma sull’Italia il parere definitivo sarà rinviato.

Il punto fermo è il congelamento del giudizio fino a marzo. Nel nome della flessibilità il governo nel 2016 porterà il deficit nominale al 2,2% (contro l’1,8 concordato) chiedendo oltretutto di salire al 2,4% per tagliare l’Ires grazie alla flessibilità per l’emergenza rifugiati. Bruxelles però non dà garanzie, e anche se non dovesse, come sembra dopo l’intervento di Renzi, dire subito di no a parte della flessibilità, lunedì non si sbilancerà sulla possibilità di concederla in primavera (riforme, investimenti e migranti).

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Il governo non neutralizza la sentenza sui disavanzi Orlandi: “Le agenzie fiscali rischiano di morire”.

ROMA – Scontro aperto tra Regioni e governo su disavanzi e sanità. Mentre, dopo nove giorni dal varo, si attende per oggi in Parlamento il testo della Stabilità (ieri sera era previsto l’invio al Quirinale): atterrerà in commissione Bilancio del Senato dove ieri è stato eletto il nuovo presidente Giorgio Tonini (Pd).
Il clima resta teso e sullo sfondo riemergono le polemiche su tasse, contante, Bruxelles. A riscaldare la situazione ieri le dimissioni, irrevocabili, del presidente della Conferenza delle Regioni Chiamparino.

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Il deficit

Nelle previsioni d’autunno la Commissione europea ritiene che nel 2015 il nostro Paese non riuscirà a ridurre il disavanzo strutturale di 4,5 miliardi, come si è impegnato a fare Padoan nella lettera a Katainen, ma che si limiterà ad abbassarlo soltanto di 1,5 miliardi.

ROMA – «Tutto normale, contatti di routine», dice Pier Carlo Padoan in occasione dell’Eurogruppo. Mentre Renzi continua ad incrociare le spade con Juncker. Ma in realtà la questione che è emersa negli ultimi giorni sui conti pubblici italiani rischia di trasformarsi in una ennesima grana e acuire la tensioni tra Roma e Bruxelles.
Le ultime valutazioni di autunno della Commissione, pubblicate martedì scorso, se guardate con attenzione, fanno emergere che il rafforzamento dell’ultima ora di 4,5 miliardi varato da Padoan il 27 ottobre in risposta ai rilievi dell’allora commissario agli Affari monetari Katainen, non è servito a molto. Il mega-assegno, pari allo 0,3 per cento del Pil, firmato dal nostro ministro dell’Economia, è stato considerato praticamente «a vuoto».

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Ellekappa

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SaccomanniIL 30 SETTEMBRE L’ISTAT COMUNICA ALLA COMMISSIONE EUROPEA CHE NEL 2013 IL DISAVANZO NON È IL 3,1% DEL PIL MA IL 3. PERÒ LA MANOVRA PER EVITARE LA PROCEDURA D’INFRAZIONE È DEL 9 OTTOBRE.

C’è qualcosa che non va nei conti pubblici che l’Italia ha presentato a Bruxelles, numeri delicatissimi che servono alla Commissione europea per capire se un Paese è sulla strada giusta o rischia di tornare sotto procedura d’infrazione. Numeri che sono la base per le previsioni che saranno diffuse oggi dal commissario Olli Rehn. L’Istat, l’istituto nazionale di statistica, lo scorso 21 ottobre ha comunicato alla Commissione europea che nel 2013 l’Italia avrà un Pil di 1557,307 miliardi, con un saldo primario (entrate meno uscite prima del conto degli interessi) pari a 36,763 miliardi e un indebitamento netto (il deficit) di 47,186 miliardi. Risultato: il rapporto tra deficit e Pil è 3,0, proprio quanto serve per evitare che l’Italia torni, dopo soli sei mesi, sotto procedura d’infrazione europea, con blocco di finanziamenti, bocciatura da parte dei mercati e marchio d’infamia annessi. Tutto bene, se non fosse che quei numeri sono un esercizio di ottimismo, più che una fotografia.  (altro…)

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Il deficit

Il Tesoro blocca i pagamenti ai fornitori. Bankitalia agli istituti di credito: prestiti solo a chi merita.

UN COMPITO ingrato attende la Commissione europea dopodomani: deve indicare il livello di disavanzo che, a suo parere, l’Italia raggiungerà quest’anno. Sembra solo un numero in una casella delle previsioni economiche d’autunno, ma è una scelta carica di conseguenze.

SE I tecnici di Bruxelles concludono che il deficit stia di nuovo superando il 3% del Prodotto interno lordo (Pil), dovranno rimettere il Paese sotto procedura per violazione delle regole europee di finanza pubblica. Il governo perderebbe lo spazio per nuovi investimenti, circa tre miliardi, che sono alla base della manovra sul 2014. I saldi sull’anno prossimo tornerebbero in gioco, le speranze di ripresa si allontanerebbero. (altro…)

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Iva e deficit

La paura del Pd: una crisi ora aiuterebbe Berlusconi
Lo scontro.

ROMA— A un passo dalla crisi di governo, con le dimissioni del ministro Saccomanni sul tavolo, Enrico Letta ha deciso: l’aumento dell’Iva dal 21 al 22 per cento sarà bloccato fino al 31 dicembre. Un congelamento che costa un miliardo di euro, ma che serve al premier per tamponare la falla politica che rischiava di mandare a fondo l’intera barca del governo.
La mossa successiva è già stata discussa ieri mattina in una telefonata tra Letta e Saccomanni, durante la quale il capo dell’esecutivo ha fornito «piena copertura politica» al ministro dell’Economia. Soprattutto gli ha fornito «ampie garanzie» sul rientro al 3% nel rapporto defcit/pil. (altro…)

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Letta

IL GOVERNO PRESENTA I NUMERI (UN PO’ ABBELLITI) PER LA LEGGE DI STABILITÀ.

La parola gli sfugge, perché l’uomo è trasparente e alla fine anche onesto. Il ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, spiega che l’Italia deve dare “l’impressione” di una leggera deviazione dal sacro totem del deficit al 3 per cento del Pil.

Fuori dai parametri

Ieri mattina il governo ha presentato la cosiddetta nota di aggiornamento al documento di economia e finanza 2013 (Def), cioè i numeri su cui da oggi verrà impostata la legge di Stabilità che definisce il bilancio dello Stato dei prossimi tre anni. E i fatti sono questi: al momento l’Italia non rispetta il vincolo europeodeldeficital3percento del Pil (dopo mille ricalcoli la cifra indicata è 3,1), non ha mantenuto l’impegno preso dal governo Berlusconi nell’estate 2011 di raggiungere il pareggio di bilancio strutturale quest’anno (il deficit strutturale, cioè depurato dalle spese dovute solo alla recessione, è 0,7 invece che 0 o 0,5 come previsto).  (altro…)

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Le stimeGOVERNO IN DEFICIT.

IL BLUFF È FINITO: QUESTA SETTIMANA LETTA PRESENTERÀ I VERI NUMERI SULLA FINANZA PUBBLICA E LE MISURE DA APPROVARE PER RISPETTARE I VINCOLI EUROPEI DI BILANCIO.

La linea di palazzo Chigi è netta e politicamente esplicita: “Non sarà questo governo a portare l’Italia fuori dal tetto del 3 per cento del deficit sul Pil”. D’altra parte il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni avverte che sul deficit 2013, oggi stimato al 2,9 per cento, ci saranno “scostamenti dal 3 per cento minimi e gestibili”. Se oggi siamo sopra il 3 per cento e se il governo vuole rimanere comunque sotto il 3, la conclusione è una sola: proporrà al Parlamento interventi per raggiungere l’obiettivo. Tagli o tasse. E allora si vedrà se qualcuno osa votare contro, se è disposto ad assumersi la patente di irresponsabile che vuole condannare l’Italia alla gogna del ritorno sotto procedura d’infrazione europea. Ecco quello che bisogna sapere per capire cosa sta succedendo.  (altro…)

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La parola “stagflation” è un neologismo inglese da tempo entrato nel lessico economico. Indica una perversa combinazione di inflazione e recessione che, quando si verifica, penalizza pesantemente i “fondamentali” dell’economia, deprime i consumi e gli investimenti, falcidia i redditi, il commercio, l’occupazione, il credito e la tenuta dei conti pubblici. Avevo accennato a questo rischio nelle ultime righe del mio articolo di domenica scorsa prendendo spunto dalle cifre diffuse dalla Commissione di Bruxelles, ma non immaginavo che a distanza di poche ore la Banca centrale europea e il suo presidente l’avrebbero definita come un fenomeno incombente. (altro…)

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Una grandinata di dati s´è abbattuta ieri sull´orizzonte economico del Paese: pochi e di flebile consolazione quelli positivi. Tanti e tutti di allarmante prospettiva quelli negativi. Di buono, in sostanza, c´è soltanto che il Pil del 2010, secondo l´Istat, è aumentato dell´1,3 per cento: un decimale in più dell´1,2 stimato dal governo. Il che ha consentito di migliorare di uno 0,8 il rapporto deficit/Pil rispetto al 2009. Peccato che questo risultato rischia di non ripetersi nell´anno in corso per il quale a Bruxelles si prevede che l´Italia crescerà un poco meno ovvero soltanto dell´1,1 per cento rispetto al più 1,8 della media europea.
Per il resto sono guai. Nell´ultimo anno l´occupazione è scesa di un ulteriore punto e mezzo, cosicché il tasso globale dei senza lavoro risulta stagnante ma cresce ancora drammaticamente per gli italiani più giovani portandosi al 29,4 per cento. Bisogna risalire al 2004 – tre anni prima dello tsunami finanziario che ha cambiato il mondo – per ritrovare un livello analogo. Le notizie peggiori vengono comunque dal fronte dell´inflazione, tanto attuale che futura. (altro…)

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