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Posts Tagged ‘di matteo’

i sogni della mafia

Nino Di Matteo Il magistrato contrario alle modifiche del governo all’articolo 4 bis: “Lo volle Falcone, è a rischio la legislazione sui pentiti”.

Palermo – La revisione dell’articolo 4 bis? “Mi sembra un passo pericoloso nella direzione dell’ulteriore svilimento del principio della certezza e dell’efficacia della pena. Non vorrei che oggi nel silenzio, nel disinteresse o nella sottovalutazione generale si iniziasse a realizzare ciò che da sempre ha costituito uno scopo politico essenziale delle mafie”. Dopo che il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha manifestato la sua “assoluta contrarietà” alla revisione dell’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario, da ieri in discussione alla Camera,è assai perplesso anche il pm del processo della trattativa Stato-mafia, Nino Di Matteo:“Oggi–dice–potremmo assistere alla realizzazione di una delle aspirazioni fondamentali delle menti raffinatissime degli strateghi di Cosa Nostra”.  

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dimatteo

L’uomo dell’anno è l’Onesto, una specie rara, ma ancora presente nel nostro Paese. Può sembrare un caso da manuale psichiatrico. Un signore (signora) che non si fa corrompere, che paga le tasse, che non parcheggia in doppia fila, che insegna ai suoi figli il piacere dell’onestà. Un problema in una società di disonesti in cui il figlio di… fa carriera e il meritevole deve emigrare, il magistrato onesto viene isolato dalle istituzioni. E’ un esempio in negativo per i corrotti e per gli acquiescenti. Dove infatti c’è l’Onesto, il disonesto appare in tutto il suo lerciume. L’Onesto, ogni tanto, si chiede chi glielo fa fare, poi pensa ai figli, all’idea di un mondo migliore e non si fa scoraggiare. (altro…)

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Messina DenaroPalermo, lo rivela il collaboratore di giustizia Galatolo “Ma l’ordine è arrivato da un mandante esterno”.

PALERMO – Da qualche tempo – non è ancora chiaro perché – ha messo da parte i suoi affari e ha deciso di tornare ad essere l’uomo delle stragi. Così racconta l’ultimo pentito di mafia, Vito Galatolo, di Matteo Messina Denaro, il padrino di Cosa nostra che da vent’anni lo Stato non riesce ad arrestare. «È lui che progetta l’attentato nei confronti del magistrato Nino Di Matteo, per conto di entità esterne. È lui che ha procurato l’esplosivo». Parola di mafioso, figlio di mafioso di rango, che fino alla settimana scorsa era uno dei capi delle famiglie palermitane.
Stanco del 41 bis, Galatolo junior ha deciso di cambiare vita. E ha subito avvertito i magistrati di Palermo e Caltanissetta delle intenzioni di Messina Denaro, già condannato all’ergastolo per le stragi del 1993. Le parole del neo collaboratore sono finite in una nota riservata trasmessa dal procuratore Sergio Lari al Viminale. Ecco perché martedì, in gran fretta, il ministro Angelino Alfano ha convocato un comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza, a cui è stato invitato anche Di Matteo.

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La lettera
Luigi Di Maio, Vice Presidente della Camera dei Deputati scrive 
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MATTEO RENZI
AL MINISTRO DELL’INTERNO ANGELINO ALFANO 
E AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA ANDREA ORLANDO
 
chiedendo spiegazioni sulla perdurante inattività del Governo in merito alla già richiesta intensificazione delle protezioni previste per la salvaguardia dell’incolumità del PM Antonino Di Matteo, impegnato nelle indagini sulla Trattativa Stato-Mafia, alla luce delle ultime notizie di stampa che parlano dell’intensificarsi delle possibilità di un attentato nei suoi confronti.
Da altra-informazione.blogspot.it

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Napolitano

Non contento di aver impartito per otto anni ordini e moniti a tutte le categorie professionali, dai parlamenti ai governi, dai partiti di maggioranza a quelli di opposizione, dagli elettori ai magistrati, dalla Consulta ai giornalisti, dai movimenti di piazza ai sindacati, dagli storici agl’intellettuali, senza dimenticare i calciatori, i produttori cinematografici, i registi e gli attori, con l’eccezione forse dei cantanti e dei trapezisti, Re Giorgio I e II di Borbone ha voluto insegnare ai pm antimafia come si fa il pm antimafia. L’ha fatto col solito messaggio trasversale da Pizia di Delfi, senza nomi, affinché chi ha orecchie da intendere intenda, in occasione della consegna di una medaglia a Maria Falcone: “Ricordo che la lotta contro la mafia la si fa come la faceva Giovanni”. La sorella di “Giovanni”, come lo chiama Napolitano, manco fossero compagni di birilli, ricorda “l’efficacia del metodo Falcone, lo scrupolo con cui veniva trattato ogni dettaglio, cercando sempre il riscontro giuridico della prova”. (altro…)

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riina-italia-mafiaTecnicamente si chiama “eterogenesi dei fini”: quando un’azione produce l’effetto opposto a quello sperato dal suo autore. È quel che accade ai nostri politici che tentano di negare o sminuire la trattativa Stato-mafia, e più ci provano più ne confermano l’esistenza e l’importanza. L’altro giorno sono state depositate e rese note alcune conversazioni fra Totò Riina e il suo compare di 41-bis, in cui il boss delle stragi augura la morte a don Luigi Ciotti. Il presidente Napolitano e il premier Renzi hanno subito telefonato al sacerdote per dargli la solidarietà delle istituzioni, com’è giusto, doveroso e normale che sia. Purtroppo non hanno fatto altrettanto nove mesi fa, quando furono divulgate le frasi di Riina che non si limitava a voler morto il pm Nino Di Matteo, ma aggiungeva ripetutamente, ossessivamente che va eliminato con una strage tipo Capaci e via D’Amelio, e che “dobbiamo farla subito”. (altro…)

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Di MatteoNINO DI MATTEO, NELL’ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI VIA D’AMELIO, ATTACCA IL COLLE: “IL CONSIGLIO NON È AUTONOMO E INTANTO SI TENTA DI SOTTOPORRE IL PM ALL’ARBITRIO DEL PROCURATORE CAPO”.

Palermo – Davanti all’Ulivo con centinaia di cappellini bianchi appesi ai rami, nel tratto di asfalto squarciato 22 anni fa dal tritolo agevolato dalle complicità di Stato che da allora coprono una verità ancora lontana, il j’accuse del pm Nino Di Matteo è duro, frontale e duplice: “Non si può ricordare Paolo Borsellino e assistere in silenzio al preminente tentativo di trasformare il magistrato inquirente in un semplice burocrate sottoposto alla volontà e all’arbitrio del proprio capo, di quei dirigenti degli uffici sempre più spesso, purtroppo, nominati da un Csm che rischia di essere schiacciato e condizionato nelle sue scelte di autogoverno dalle pretese correntizie e politiche e dalle indicazioni sempre più stringenti del suo presidente”.

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Mannelli

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Di MatteoI MAGISTRATI DI PALERMO CONTRO LA CIRCOLARE DEL CSM CHE TOGLIE LE INCHIESTE SULLA TRATTATIVA STATO-MAFIA A CHI NON FA PARTE DELLA DDA.

Quando ha visto la circolare del Csm, raccontano in Procura, il capo dell’ufficio Francesco Messineo si è lasciato sfuggire un commento eloquente: “Ecco la norma anti Di Matteo e anti Tartaglia”. Ma non ha potuto far altro che applicarla, così il fascicolo top secret sulla Falange Armata, con l’ultimo indagato nell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, oggi ha sulla copertina due nomi cancellati: quelli, appunto, dei pm Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia. Da quel foglio, nei prossimi giorni, sarà tagliato anche il nome del pm Francesco Del Bene. A coordinare i nuovi sviluppi investigativi dell’inchiesta più “scottante” della Procura di Palermo – sul possibile coinvolgimento dei servizi militari nella stagione stragista del ’92-’93 – resterà solo l’aggiunto Vittorio Teresi, dopo che una circolare del Csm, spedita il 5 marzo scorso alle procure d’Italia, ha stabilito che tutte le nuove inchieste antimafia devono essere assegnate solo ed esclusivamente ai sostituti della Dda, vietando le “applicazioni” di magistrati ordinari, finora indispensabili, come nel caso di Tartaglia, alla ricerca della verità su 40 anni di misteri irrisolti. (altro…)

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paolo_borsellinoChi pensava che i peggiori pericoli per i magistrati antimafia venissero dalla mafia, soprattutto dopo le condanne a morte pronunciate da Riina, si sbagliava. Le minacce più insidiose arrivano sempre dal Palazzo. Il Csm – l’organo di autogoverno della magistratura che dovrebbe garantirne l’autonomia e l’indipendenza – ha inviato una circolare a tutte le Dda, cioè ai pool antimafia delle varie procure per raccomandare che ai pm che si sono occupati per 10 anni di mafia, camorra e ‘ndrangheta non vengano assegnate nuove inchieste in materia. Il diktat calza a pennello sulla Dda di Palermo, dove i principali pm titolari delle nuove indagini sulla trattativa Stato-mafia (rivolte al ruolo dei servizi segreti e della Falange Armata) hanno potuto finora occuparsene perché “applicati” dal procuratore Messineo. Nino Di Matteo è “scaduto” dopo i 10 anni canonici nel 2010, trasferito dalla Dda al pool “abusi edilizi” e da allora “applicato” per proseguire il lavoro sulla trattativa; Roberto Tartaglia l’ha seguito qualche tempo dopo; fra un mese scadrà anche Francesco Del Bene. (altro…)

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Di MatteoStop alle indagini per Di Matteo: “Non è un pm della Dda” Le nuove regole, in vigore da marzo, non ammettono deroghe.

PALERMO – Nino Di Matteo non potrà fare più nuove indagini sulla trattativa fra i vertici della mafia e pezzi dello Stato. Anche Roberto Tartaglia dovrà fermarsi. E, fra un mese, la stessa sorte toccherà a Francesco Del Bene. Tira un’aria pesante nelle stanze blindate della Procura. Il pool di Palermo è praticamente azzerato, resta soltanto il coordinatore del gruppo, il procuratore aggiunto Vittorio Teresi. È il primo drammatico effetto di una circolare arrivata dal Consiglio superiore della magistratura il 5 marzo scorso: ordina che tutti i nuovi fascicoli d’inchiesta sulla mafia debbano essere affidati esclusivamente a chi fa parte della Dda, la direzione distrettuale. E Di Matteo è formalmente scaduto da quattro anni, ufficialmente è assegnato al gruppo che si occupa di abusi edilizi. Tartaglia, invece, non fa ancora parte della Dda. (altro…)

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Di Matteo

LA CASSAZIONE RESPINGE L’ISTANZA DEGLI EX ROS SUBRANNI, MORI E DE DONNO.

Non bastano le minacce di un boss, sia pure come Totò Riina, per spostare da Palermo il processo sulla Trattativa Stato-mafia: in tempi brevi, anzi con un’insolita velocità (il verdetto è giunto in tarda mattinata dopo solo due ore di camera di consiglio), la sesta sezione penale della Cassazione, presieduta da Stefano Agrò, ha respinto l’istanza di rimessione depositata il 5 marzo scorso da tre imputati: gli ex ufficiali del Ros Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, e li ha condannati a pagare le spese processuali fissando un principio disatteso negli anni ’70, quando i processi di mafia si trasferivano a Bari o a Catanzaro per ragioni di ordine pubblico. In questo caso non ne è stata ravvisata alcuna, e la Suprema Corte ha deciso che il dibattimento, aperto il 27 maggio 2013 e presieduto da Alfredo Montalto, proseguirà a Palermo fino alla sua conclusione e alla sentenza finale.  (altro…)

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Stato-Mafia

IL CSM PROSCIOGLIE IL PM DI PALERMO, ACCUSATO DA 18 MESI PER UN’INTERVISTA SULLE INTERCETTAZIONI (GIÀ SVELATE DAI GIORNALI) TRA MANCINO E IL PRESIDENTE.

Il pm Nino Di Matteo è stato prosciolto dalla sezione disciplinare del Csm da un’accusa che non avrebbe mai dovuto essere mossa, tanto era chiaro fin dall’inizio che il magistrato del processo sulla trattativa Stato-mafia non aveva rivelato in un’intervista a Repubblica , del 22 giugno 2012, l’esistenza di intercettazioni tra il presidente Giorgio Napolitano e l’ex ministro Nicola Mancino, circostanza già riportata dal settimanale Panorama. Ma c’è il Quirinale di mezzo: il capo dello Stato prende spunto da quell’intervista e da una risposta della Procura di Palermo, in punto di diritto, per sollevare a tutta velocità, il 12 luglio, un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta che vincerà: telefonate distrutte senza ascolto delle parti. Su input del segretario generale del Quirinale, Donato Marra, il procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani, a fine luglio avvia una pre-istruttoria disciplinare, sfociata nell’apertura di un procedimento disciplinare, a marzo 2013, che ha per finale la richiesta di proscioglimento a dicembre, dopo oltre un anno, da parte del Pg Ciani.

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mafia_trattativa_protagonis

Meno male che ci sono gli ex generali Subranni e Mori e l’ex capitano De Donno, altrimenti rischieremmo di dimenticare che: 1) a Palermo è in corso un processo che non s’ha da fare, quello sulla Trattativa; 2) sia gli imputati mafiosi sia quelli istituzionali non vedono l’ora di liberarsi del pm Di Matteo e dei suoi colleghi (sia pure con metodi diversi); 3) l’ordinamento italiano è ancora infestato da leggi-vergogna come la Cirami (imposta da B. nel 2002 per allargare i casi di “rimessione” dei processi in altra sede per “legittimo sospetto” e mai cancellata dai suoi presunti avversari). In questo senso l’istanza dei tre ex ufficiali del Ros alla Cassazione per trasferire il processo lontano da Palermo, come avvenne per il delitto Matteotti e per la strage di piazza Fontana, è un ottimo promemoria. (altro…)

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trattativa_interna

Ormai l’abbiamo capito: il processo sulla trattativa Stato-mafia non s’ha da fare. Per trovarne uno altrettanto osteggiato da politica, grande stampa, intellettuali e magistratura, tornare indietro al caso Andreotti non basta: bisogna riavvolgere il nastro fino a metà anni 80, al maxiprocesso contro la Cupola istruito dal pool di Falcone e Borsellino. La mafia, e dunque la politica, la stampa e l’intellighentija al seguito sapevano bene dove potevano arrivare quei magistrati, a lasciarli fare. Così come oggi Riina, e dunque la politica, la stampa e l’intellighentija al seguito sanno benissimo dove potrebbero arrivare i pm di Palermo, a lasciarli fare. (altro…)

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Napolitano-Di Matteo

PROCESSO A DI MATTEO PER UN’INTERVISTA : IL MANDANTE È IL COLLE UN DOCUMENTO UFFICIALE RIVELA CHE LA SEGNALAZIONE PER UNA AZIONE DISCIPLINARE CONTRO IL PM CHE INDAGA SULLA TRATTATIVA STATO-MAFIA PARTÌ DAL QUIRINALE.

Fu Donato Marra, cioè il braccio destro del Presidente, a “denunciare” al Pg della Cassazione il pm della Trattativa per un’intervista sulle telefonate con Mancino. La notizia delle intercettazioni era già uscita su tutti i giornali, eppure da 18 mesi il magistrato più odiato da Riina è sotto azione disciplinare, senza aver violato alcun segreto.

Da un anno e mezzo, cioè da quando la Procura generale della Cassazione trascinò Nino Di Matteo, il pm più odiato da Totò Riina, sotto procedimento disciplinare dinanzi al Csm, si sospettava che l’incredibile iniziativa non fosse spontanea. Ma “spintanea”, suggerita dal Quirinale, visto che Di Matteo, dopo l’uscita di Antonio Ingroia dalla magistratura, è anche il magistrato più detestato da Giorgio Napolitano. Ora il sospetto diventa certezza grazie a un documento ufficiale: la richiesta di proscioglimento depositata a fine dicembre dal Pg Gianfranco Ciani e dal sostituto Antonio Gialanella. (altro…)

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cancellieriPare incredibile ma, dopo tutto quel che è riuscita a combinare, Anna Maria Cancellieri è ancora ministro. E non di una cosa qualunque, ma della Giustizia. Insieme a Boldrini e De Girolamo, si propone come insuperabile testimonial dei nemici delle quote rosa. L’avevamo lasciata alle prese con la famiglia Ligresti e col decreto svuotacarceri che quasi dimezza le pene ai criminali, mafiosi compresi. Ma da un po’ di tempo la sua missione prediletta è minimizzare la condanna a morte di Totò Riina contro il pm Nino Di Matteo, che indaga sulla trattativa Stato-mafia e dunque è il nemico pubblico numero uno sia dei vertici dello Stato sia di quelli della mafia. Il defunto consigliere giuridico di Napolitano, nei suoi allegri conversari con l’indagato Mancino, lo chiamava affettuosamente “il solito Di Matteo”. (altro…)

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Trattativa stato-mafiaRicapitolando: siccome ogni detenuto sigillato al 41-bis ha diritto di trascorrere le ore di “socialità” con un suo simile per scambiare quattro parole, il Dap e la Dna designano per far compagnia a Totò Riina il capomafia pugliese Alberto Lorusso. La scelta, a posteriori, si rivela infelice perché Lorusso è uno specialista in linguaggi cifrati, con cui riesce a trasmettere fuori dal carcere i suoi messaggi criminali, seguitando a gestire le estorsioni nella sua zona fra Taranto e Brindisi. In ogni caso la Procura di Palermo non viene consultata e decide autonomamente di intercettare Riina, che s’è appena confidato con un agente sulla trattativa con lo Stato: insomma sembra in vena di parlare. (altro…)

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Di Matteo

IL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI.

Tra il 9 e l’11 novembre del ’93, nel pieno della stagione della trattativa Stato-mafia, pochi giorni dopo la mancata proroga dei 334 provvedimenti di 41 bis da parte del Guardasigilli Giovanni Conso, sul territorio italiano venne disposta un’esercitazione militare del Comando Nato. Chi la autorizzò? Se lo è chiesto il procuratore generale Roberto Scarpinato, ricostruendo i buchi neri della stagione stragista dal ’91 al ’94, nel corso del suo intervento sul palco del teatro Golden di Palermo, dove ieri il Fatto Quotidiano ha organizzato una manifestazione in segno di solidarietà a Nino Di Matteo e ai pm della trattativa Stato-mafia. All’appello del Fatto , i palermitani hanno risposto con un abbraccio caloroso: numerose le persone rimaste fuori dal cine-teatro dove gli applausi ai magistrati e agli uomini delle scorte hanno introdotto il saluto deldirettore Antonio Padellaro. (altro…)

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Napolitano-MancinoSi spera che la delegazione del Csm, guidata dal sempre garrulo e ridanciano vicepresidente Michele Vietti in un’epocale trasferta a Palermo, abbia trovato la città di suo gradimento. Che il clima fosse dolce, la temperatura mite, l’albergo accogliente, le sarde a beccafico cotte a puntino, il pane con panelle fragrante, la cassata e i cannoli alla ricotta appena sfornati. Se così non fosse, sfuggirebbe il senso della gita fuori porta di quello che un tempo era l’organo di autogoverno della magistratura e da tempo s’è ridotto all’ennesimo ente inutile, anzi dannoso in quanto molto costoso, al servizio di Sua Maestà Re Giorgio. (altro…)

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