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Posts Tagged ‘disoccupati’

Gli “scoraggiati”.

L’università Cattolica di Milano fa la fotografia di un fenomeno che conta in Italia 2,4 milioni di giovani non studenti disoccupati per scelta.

MILANO – Non sono sui libri e non hanno nemmeno un impiego. Quasi due milioni e mezzo di giovani vite sospese che non riescono a trovare un ruolo nel mercato del lavoro, nella società. E in questo momento fanno fatica anche solo a immaginarlo. L’Italia è la più grande fabbrica di Neet in Europa. Ragazzi fra i quindici e i ventinove anni fuori da qualsiasi circuito scolastico e lavorativo che di fatto vivono ancora sulle spalle di papà e mamma. Molti non hanno mai finito le superiori. Ma dentro quest’universo inerte finiscono sempre più laureati che non sono in grado di uscire di casa nemmeno dopo anni dalla discussione della tesi.

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Diversamente occupati

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Primo-maggio-Torino-cariche

Nel capoluogo piemontese cori contro le forze dell’ordine per il caso Aldrovandi. Lancio di oggetti dei No Tav contro gli agenti, che hanno risposto con cariche di alleggerimento.

Sindacati a Pordenone e scontri a Torino. La giornata del Primo Maggio è all’insegna della tensione nel capoluogo piemontese tra i manifestanti e un gruppo di antagonisti e No Tav, che si definiscono lo “spezzone sociale” del corteo, venuto a contatto con la coda della manifestazione, dove era presente la rappresentanza del Pd. A far scattare la scintilla l’arrivo del senatore Stefano Esposito, noto per le sue posizioni a favore della Tav. Qualche spintone, poi la polizia è intervenuta a separare i due gruppi, divisi da un nutrito cordone di forze di polizia. Bersaglio di cori, inoltre, per gli applausi del Sap agli agenti condannati per l’omicidio di Federico Aldrovandi: “Assassini, vergogna, tutto il loro corpo è marcio”. Dallo “spezzone sociale” della manifestazione sono volati oggetti contro le forze dell’ordine, tra cui alcune sedie dei dehors dei bar. Le forze dell’ordine hanno risposto con cariche di alleggerimento. Alcuni manifestanti sono stati bloccati. L’intervento delle forze dell’ordine ha poi riportato la calma. Calma momentanea. (altro…)

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RecordI GIOVANI FERMI SONO 678 MILA. UN TASSO COSÌ ALTO NON HA PRECEDENTI IL PARADOSSO: PER BRUXELLES SONO ACCETTABILI FINO A 2,8 MILIONI DI DISPERATI.

Quello che segue è una parte del comunicato Istat sulla disoccupazione. In realtà sarebbe più propriamente definibile un bollettino di guerra: “A febbraio 2014 gli occupati sono 22 milioni 216 mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente (-39 mila) e dell’1,6% su base annua (-365 mila)”; “il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 307 mila, aumenta dello 0,2% rispetto al mese precedente (+8 mila) e del 9,0% su base annua (+272 mila)”; “Il tasso di disoccupazione è pari al 13,0%, sostanzialmente stabile in termini congiunturali ma in aumento di 1,1 punti percentuali nei dodici mesi”; “il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 42,3%” (in persone, fanno 678mila giovani disoccupati). (altro…)

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Cassintegrati, precari, disoccupati, esodati, somministrati, partite Iva alla fame, pensionati al minimo, studenti senza futuro, gay e immigrati senza diritti, vecchiette in coda al discount, mamme in lista d’attesa per l’asilo e panettieri a cui la banca ha appena tolto il fido.

Sono certo che si alzano al mattino e la prima cosa che si chiedono è se il candidato premier del Pd dev’essere il segretario oppure se le due posizioni debbano restare distinte.

Da PIOVONO RANE di Alessandro Gilioli.

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Senza ideeNessuna ricetta per loro.

In Italia ci sono 2,9 milioni di disoccupati, tanti quanti gli elettori delle primarie di centrosinistra, all’incirca. Eppure non sono protagonisti della campagna elettorale. Non c’è nessuno, per ora, che si lanci in promesse come quella di Silvio Berlusconi nel 2001 (“un milione di posti di lavoro, dimezzare tasso di disoccupazione”, non ci è riuscito). Eppure tutta la campagna elettorale americana è stata sui “jobs”, i posti di lavoro creati da Barack Obama e quelli che Mitt Romney prometteva di far apparire. In Italia no. Pier Luigi Bersani ha vinto le primarie promettendo due priorità: “Lavoro e moralità”. Ma non sono noti dettagli su come pensi di raggiungere il primo obiettivo. A destra la confusione politica ha oscurato il vuoto di idee. L’approccio dei tecnici – meno tutele, più flessibilità in cambio di un dinamismo che dovrebbe incentivare gli investimenti – non sta funzionando. Lavoce. info ha notato come la riforma Fornero ha determinato un crollo del ricorso al lavoro intermittente, quello più precario, ma l’apprendistato, modello contrattuale su cui si regge la riforma, non decolla. (altro…)

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Chiudere baracca per andare in Serbia anche se le cose non vanno affatto male,lasciare a casa quasi trecento lavoratori beneficiando degli ammortizzatori sociali, migliorare i conti e promettere un fantomatico investitore che riassorbirà tutta la manodopera. Nerino Grassi,
padre-padrone della Golden Lady, sembra quasi un Marchionne al cubo. L’ad Fiat, infatti, promette anche lui investimenti risolutori, ma dalla sua, almeno, ha la crisi evidente del settore auto. Le calze Omsa, invece, funzionavano e funzionano eccome. Eppure il padrone del vapore ha deciso (era il gennaio 2010) di chiudere lo stabilimento di Faenza ed emigrare nei Balcani, dove per ogni operaio assunto (pagato 250-300 euro al mese) riceve migliaia di euro di contributi pubblici. Niente e nessuno ha saputo impedirglielo. La battaglia delle lavoratrici Omsa, simbolo anche mediatico della crisi italiana, non è finita, anzi. Il licenziamento collettivo di 239 persone annunciato dall’azienda il 27 dicembre – nonostante l’impegno precedentemente assunto al ministero del Lavoro per “trovare un’occupazione a tutti il lavoratori dello stabilimento Omsa e ad assegnare incentivi economici a chi non si oppone alla messa in mobilità” – è stato ritirato. (altro…)

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Disoccupazione giovanile, articolo 18. Prima di discuterne, forse bisogna ricordare alcune verità.
La prima è che i giovani disoccupati non sono affatto 1 su 3, come da mesi si sente ripetere senza tregua, ma 1 su 14. Per l’esattezza: non il 33%, bensì il 7,1% della popolazione nella fascia dai 15 ai 24 anni. Più o meno quanti erano nel 2006-2007 quando l’economia cresceva, molti di meno che negli Anni Novanta e nei primi Anni Duemila. In Spagna, i giovani disoccupati sono circa il triplo che da noi (20%), nel Regno Unito il doppio (14%), in Grecia e Portogallo sono il 12%, in Svezia e Danimarca il 10%, in Francia, Finlandia e Belgio l’8%.
Fra i Paesi con cui di solito ci compariamo, solo la Germania sta meglio di noi, con il suo 4,8% di giovani disoccupati. (altro…)

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“Chiediamo solo lavoro e diritti”. Il Natale (listato a lutto) di precari, disoccupati, donne.

“In Italia ci sono 2,1 milioni di persone senza lavoro. Speriamo che Babbo Natale abbia bisogno di nuovi assistenti”. Su facebook e twitter sono tantissimi i messaggi ironici (ma anche le proposte al governo) di chi è duramente colpito dalla crisi e spera in una via d’uscita rapida.

“E Babbo Natale, dopo la foto coi bambini, si tolse la barba e chiese: ‘Non è che può aiutarmi a trovare un lavoro?”. Corrono su Twitter e sui social media i messaggi di disoccupati, precari e cassintegrati, alle prese con un Natale in cui un lavoro sarebbe il miglior regalo sotto l’albero. Quella di oggi è un’Italia profondamente segnata dalla crisi e già coinvolta nella spirale della recessione. Infatti, secondo il centro studi di Confindustria, è prevista una contrazione del Pil pari al 2% tra l’estate scorsa e la primavera 2012. I cittadini poi, oltre ai sacrifici imposti dalla crisi, dovranno anche affrontare i tagli della manovra lacrime e sangue del governo Monti per risanare i conti pubblici. (altro…)

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Il Centro per l’Impiego di Milano, in Viale Jenner, apre alle 9.00. Ma il primo luglio, alle 7.45, ci sono quasi centocinquanta persone davanti alle porte. Il solito disoccupato organizzato, evidentemente esperto, tira fuori carta e penna e invita i presenti a scrivere il proprio nome secondo l’ordine di arrivo. Per evitare ressa e colpi di mano quando gli uffici apriranno.
Al momento di inserirsi nell’elenco, due disoccupati nervosetti vengono alle mani. I presenti devono separarli.
Arrivo alle 9.00 in punto e, dopo una piccola coda all’ingresso, raggiungo l’atrio, dove un impiegato urla “Insegnante?” , mi consegna un modulo da compilare e un bigliettino verde.
Sono l’utente numero 302. (altro…)

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Più che l’ultima frontiera del precariato sembrano il frutto di una assurda sperimentazione sociale. Perché in quale paese normale può accadere che uno vince un concorso e poi non viene assunto? Accade in Italia, a circa 70mila più o meno giovani vincitori di concorso pubblico. Non sanno neppure loro come chiamarsi. «Vincitori non assunti. Precari anche noi», hanno scritto su uno striscione, prima di andare a Montecitorio, con una maschera da «vecchi neoassunti», a mescolarsi agli altri. Precari della scuola. Precari in presidio permanente. Almeno se dici «precario» la gente capisce. Ma come la spieghi la storia di decine di concorsi finiti su un binario morto? Come lo spieghi che ministeri, enti di ricerca, istituti di previdenza continuano persino a bandirli i concorsi mentre il governo ha deciso che non si assume più nessuno? Storia di Giulia Nicchia, 32 anni non ancora compiuti. (altro…)

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TERZA TRANCHE DI TAGLI ALLE SCUOLE LICENZIATI ANCHE 14.200 TECNICI.
 
Non ci sono solo precari nella parte “peggiore” del Paese: da settembre, a ingrossare le file degli sgraditi al ministro Renato Brunetta ci saranno anche 33.900 disoccupati in più tra docenti e personale tecnico della scuola. Quando i bambini torneranno sui banchi non troveranno 19.699 insegnanti che fino all’anno scorso li hanno seguiti. Nonostante l’altro ieri il Consiglio di Stato abbia accolto la class action contro le classi “pollaio”, i tagli imposti dai ministri dell’Istruzione e dell’Economia, Mariastella Gelmini e Giulio Tremonti, con la Finanziaria 2008, continuano a falcidiare la scuola pubblica. A farne le spese saranno gli studenti, costretti a rinunciare a molte ore di lavoro con i loro docenti e le famiglie che dovranno rinunciare al tempo pieno. 

In Lombardia, per esempio, saranno tagliate 2.415 cattedre tra scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I e II grado, di cui la metà nella sola città di Milano che eliminerà 482 insegnanti nelle scuole superiori. Non va meglio agli studenti piemontesi che su un totale di 42 mila cattedre ne vedranno tagliate 1.179 di cui 625 a Torino e, complessivamente, 796 alle elementari. La situazione del Sud non è più rosea: in Campania il taglio sarà di 2.234 insegnanti, più della metà nella città di Napoli. (altro…)

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C’è un video in Rete che vi consiglio di guardare. Si intitola «Non siamo scarti» e consiste in una lettera aperta al ministro Tremonti, letta con ciglio asciutto e garbo antico da un gruppo di uomini e donne che hanno perso il lavoro intorno ai 50 anni. Hanno facce e occhi che ti stringono il cuore, perché ci leggi l’umiliazione e la vergogna per una condizione di vita così innaturale: troppo vecchi per trovare un altro posto e troppo giovani per andare serenamente in pensione. Sono esseri umani azzoppati al culmine della loro maturità esistenziale, quando l’esperienza si aggiunge all’energia e produce una miscela irripetibile di forza e affidabilità. Rinunciare a un simile apporto è peggio che un crimine: è una sciocchezza. Una società abitata da giovani sottopagati e da adulti emarginati ha un futuro bigio. E una classe dirigente degna del nome che porta non dovrebbe pensare ad altro, giorno e notte, tutti i giorni e tutte le notti. (altro…)

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Il 9 aprile 2011 sarà una grande giornata di mobilitazione in cui finalmente noi precari, disoccupati, lavoratori autonomi, studenti, noi giovani senza diritti scenderemo in piazza per manifestare, uniti, la nostra esistenza, per rivendicare i diritti che oggi ci sono negati, per far sentire la nostra voce e raccontare chi siamo, perché vogliamo un altro paese, un paese che investa sulla ricerca e sulle giovani generazioni invece di relegarle ai margini del sistema produttivo, mortificandone le competenze e cancellando ogni possibilità di realizzazione personale. (altro…)

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I dati della Ragioneria generale dello Stato: nel 2009 gli occupati sono diminuiti dell’1,89 per cento rispetto all’anno precedente. I tagli maggiori riguardano il personale docente e non docente del comparto scolastico. Aumenta la presenza femminile soprattutto nella Sanità negli enti locali; lo stipendio medio è di 34.500 euro.

Calano i dipendenti pubblici, soprattutto per effetto dei tagli agli insegnanti, ma chi rimane ha per lo Stato un costo più elevato: più della metà sono donne (55 per cento) e guadagnano mediamente 34.500 euro. Sono alcuni dei dati forniti dalla Ragioneria generale dello Stato nel Conto Annuale, aggiornato al 2009 e appena pubblicato, sul pubblico impiego. Per quanto riguarda il numero degli occupati, la Ragioneria segnala che nel 2009 la cifra ha subito una riduzione rispetto all’anno precedente di circa 64.000 unità (-1,89 per cento) determinata principalmente dalla contrazione del personale docente e non docente del comparto scuola per 55.000 unità, di cui 26.600 a tempo determinato annuale e non annuale. Si è passati così da 3.366.376 unità nel 2007 a 3.375.440 nel 2008 per scendere a quota 3.311.582 nel 2009.

Aumenta la presenza femminile e la sua incidenza sul totale a tempo indeterminato: 1.840.440 unità nel 2007 (54,7 per cento); 1.859.951 unità nel 2008 (55,1 per cento) e 1.827.271 unità nel 2009 (55,2 per cento). La variazione in aumento della presenza femminile è determinata soprattutto dai comparti sanità, Regioni ed autonomie locali, ma anche enti di ricerca, magistratura e corpi di polizia. Nella scuola, nelle università e nei ministeri si registra una riduzione della presenza femminile solo in termini assoluti, mentre a seguito della contrazione complessiva dei comparti, in termini relativi, l’incidenza della componente femminile è comunque di segno positivo. (altro…)

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Forse voi. Io no. Io sono la solita vecchiaccia ipercritica e non ne posso più di tutto questo buonismo, di questi inviti al “volemose bene” che tanto non cambiano la vita di alcuno. Di questa corsa al regalo ed alla tavola di prelibatezze dal costo proibitivo. Che poi magari il tuo vicino ti sta pure antipatico, ma è natale e non glielo puoi dire… e questo è proprio il meno.

Sono stanca di un babbo natale che sarà pure rosso, come dice Crozza, ma è anche parziale e fazioso, visto che continua a portare il superfluo a chi non sa che farsene e agli altri, se va bene, nulla.

Data la premessa, non credo vi stupiranno i miei auguri… che cominciano con una “frase storica”:

“Caro Gesù Bambino, ti ringrazio per aver esaudito i miei desideri dell’anno scorso. Ti avevo chiesto di eliminare la fame nel mondo, ed infatti quelli che avevano fame sono quasi tutti morti.” (Giobbe Covatta)

e adesso, una galleria di immagini. Nemmeno tutte, sono stata attenta a non disturbare troppo la sensibilità di qualcuno…

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http://solleviamoci.files.wordpress.com/2010/12/natale2bnero1.jpg?w=300

Infine gli auguri veri e propri: ai diseredati della terra, agli emarginati, ai diversi, agli studenti incupiti, ai lavoratori cassintegrati precarizzati sfruttati disoccupati mobilizzati, alle parti civili dei processi contro aziende criminali, ai profughi, agli immigrati in cerca di futuro e pace, ai preti di strada, a chi combatte mafia e poteri forti, ai poliziotti democratici, ai malati, ai giudici coscienziosi, ai volontari, agli aquilani traditi, ai napoletani presi per i fondelli, ai comunisti in cerca di casa, a chi fa quello che dice, agli anarchici bastonati, agli ultimi ed agli umili ed a tutti gli amici che condividono le mie passioni e le mie lotte va il mio pensiero e l’augurio che l’anno nuovo ci porti una società più equa e solidale e pacifica (senza scordare che ce la dobbiamo conquistare).

A tutti gli altri, gerarchie ecclesiastiche e politiche, ai potenti della terra, ai sepolcri imbiancati di qualsiasi tipo e natura ed ideologia, alle forze dell’ordine dal manganello facile, ai duri con i deboli e servi con i forti, ai carrieristi, ai liberisti, ai ladri, ai collusi, ai dittatori più o meno in atto… auguro che si possano svegliare un giorno con il dio in cui dicono di credere che chiede loro conto del comportamento tenuto, e che li giudichi con giustizia.

Perché per me, o è natale per tutti, o non lo è per alcuno.

solleviamoci.blogspot.com

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